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Rime. Canzoni d'amore

Rime. Canzoni d'amore

di Dante Alighieri


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  • Editore: SEI
  • Collana: Sestante
  • Data di Pubblicazione: luglio 2013
  • EAN: 9788805073757
  • ISBN: 880507375X
  • Pagine: XXXII-189
  • Formato: brossura

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Nella sua giovanile "bottega d'artista" il poeta dell'Inferno e del Paradiso creò queste "rime sparse" che divennero preziosi documenti per le sue opere immortali e per il suo intero percorso d'artista: rime inanellate dalla costante dell'amore, nelle sue più varie sfumature e occasioni. E rivelano anche al più smaliziato e scettico lettore d'oggi la loro originalità e attualità. L'amore sentimentale e ideale, dai tratti angelicati o dolenti dello Stilnovo. Quelli comici e realistici ispirati a fanciulle con ghirlandetta o a donne dall'animo crudele. L'amore mondano e cortese che evoca eleganze e svaghi quotidiani. Sognanti e magici mondi d'evasione insieme a damigelle e amici. L'amore di poesia che riunisce i suoi "fedeli" e ne sostiene il dialogo nelle frequenti canzoni epistolari, giocose tenzoni con i più cari amici. L'amore pensoso e dottrinale che conduce alle riflessioni morali e religiose. L'amore civile, che sotto il velame dell'immagine femminile accompagna, spiega e consola le ingiustizie dell'esilio. Canzoni d'amore, tutte percorse da ardente inquietudine: un'inquietudine che da sette secoli non cessa di coinvolgere e affascinare il lettore. Con un saggio di Charles S. Singleton. Dossier illustrato: frammenti di un percorso amoroso.

Note su Dante Alighieri

Nasce a Firenze nel 1265, in una famiglia di guelfi di parte bianca, e per tutta la vita si dedica con passione alla letteratura, alla filosofia e alla politica della sua città. Le sue prime opere letterarie risalgono agli anni Ottanta del Duecento, e lo consacrano da subito come autore centrale per l’evoluzione e lo sviluppo della poetica stilnovista. Risalgono a questo periodo i suoi testi giovanili Il detto d’amore e Il fiore, le prime liriche raccolte nelle Rime e il prosimetro Vita nova, in cui Dante racconta in prosa e in poesia la nascita del suo amore per Beatrice, la donna angelicata che, secondo l’ideale stilnovista, è capace di condurre colui che l’ama alla salvezza.
Negli stessi anni Dante si dedica anche attivamente alla politica fiorentina, e proprio il suo impegno civile è alla base dell’evento più traumatico della sua esistenza, ovvero l’esilio a cui viene condannato nel 1302, mentre si trova in missione a Roma presso papa Bonifacio VIII. Per anni Dante prova a ritornare a Firenze, legalmente o per mezzo di un’azione di forza, ma tutti i suoi tentativi falliscono e il poeta non riuscirà mai a rientrare nella sua città natale. Trascorre il resto della sua vita muovendosi tra la Toscana, il Veneto e l’Emilia Romagna, ospite di famiglie amiche e di altri esponenti del partito guelfo. Durante l’esilio compone le sue opere più celebri, destinate a segnare indelebilmente la storia della letteratura italiana, come il Convivio, opera filosofica dedicata a temi civili, il De vulgari eloquentia, testo centrale per lo sviluppo della lingua volgare italiana, e soprattutto la celeberrima Comedìa(ribattezzata da Boccaccio Divina Commedia, nome con cui è comunemente conosciuta oggi), racconto in versi di un meraviglioso viaggio compiuto dall’autore nei tre regni dell’aldilà e vera e propria summa della filosofia, della teologia e del pensiero del Medioevo.
Il Paradiso, ultima cantica della Divina Commedia, è l’ultimo grande testo composto da Dante. Il poeta infatti muore il 14 settembre 1321, probabilmente di malaria, a Ravenna, dove era stato accolto dal signore della città Guido da Polenta che l’aveva nominato suo ambasciatore; la sua tomba si trova ancora oggi nella città romagnola, in un tempio costruito in onore di quello che è universalmente conosciuto come “Sommo Poeta”.

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