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Le rime

Le rime

di Dante Alighieri


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  • Editore: Garzanti Libri
  • Collana: I grandi libri
  • Edizione: 5
  • Data di Pubblicazione: settembre 2005
  • EAN: 9788811362418
  • ISBN: 8811362415
  • Pagine: XLV-357
  • Formato: brossura
Non fu Dante a dare ordinamento alla propria produzione poetica: "Le rime" (la cui datazione è spesso incerta) non sono dunque un corpus unitario. Esse raccolgono un arco creativo che va dai versi giovanili, in cui motivi della poesia cortese sono ripresi e cantati con liquida levità di parola, alle cosiddette rime "petrose", vertice di virtuosismo stilistico teso ad armonizzare materia e forma poetica, fino alle liriche dottrinali, che introducono l'atmosfera spirituale e morale della "Divina Commedia".

Note su Dante Alighieri

Nasce a Firenze nel 1265, in una famiglia di guelfi di parte bianca, e per tutta la vita si dedica con passione alla letteratura, alla filosofia e alla politica della sua città. Le sue prime opere letterarie risalgono agli anni Ottanta del Duecento, e lo consacrano da subito come autore centrale per l’evoluzione e lo sviluppo della poetica stilnovista. Risalgono a questo periodo i suoi testi giovanili Il detto d’amore e Il fiore, le prime liriche raccolte nelle Rime e il prosimetro Vita nova, in cui Dante racconta in prosa e in poesia la nascita del suo amore per Beatrice, la donna angelicata che, secondo l’ideale stilnovista, è capace di condurre colui che l’ama alla salvezza.
Negli stessi anni Dante si dedica anche attivamente alla politica fiorentina, e proprio il suo impegno civile è alla base dell’evento più traumatico della sua esistenza, ovvero l’esilio a cui viene condannato nel 1302, mentre si trova in missione a Roma presso papa Bonifacio VIII. Per anni Dante prova a ritornare a Firenze, legalmente o per mezzo di un’azione di forza, ma tutti i suoi tentativi falliscono e il poeta non riuscirà mai a rientrare nella sua città natale. Trascorre il resto della sua vita muovendosi tra la Toscana, il Veneto e l’Emilia Romagna, ospite di famiglie amiche e di altri esponenti del partito guelfo. Durante l’esilio compone le sue opere più celebri, destinate a segnare indelebilmente la storia della letteratura italiana, come il Convivio, opera filosofica dedicata a temi civili, il De vulgari eloquentia, testo centrale per lo sviluppo della lingua volgare italiana, e soprattutto la celeberrima Comedìa(ribattezzata da Boccaccio Divina Commedia, nome con cui è comunemente conosciuta oggi), racconto in versi di un meraviglioso viaggio compiuto dall’autore nei tre regni dell’aldilà e vera e propria summa della filosofia, della teologia e del pensiero del Medioevo.
Il Paradiso, ultima cantica della Divina Commedia, è l’ultimo grande testo composto da Dante. Il poeta infatti muore il 14 settembre 1321, probabilmente di malaria, a Ravenna, dove era stato accolto dal signore della città Guido da Polenta che l’aveva nominato suo ambasciatore; la sua tomba si trova ancora oggi nella città romagnola, in un tempio costruito in onore di quello che è universalmente conosciuto come “Sommo Poeta”.

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