Ricordi dal sottosuolo

Ricordi dal sottosuolo

5.0

di Fëdor Dostoevskij


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Descrizione

Uscito a puntate, nel 1865, sulla rivista "Epocha" (Epoca), "Ricordi dal sottosuolo", scritto sotto forma di un monologo-confessione, è uno dei più terribili e impietosi viaggi all'interno della coscienza umana della letteratura europea. Il protagonista è un ipocondriaco che vive ai margini della società, scrutandola (e scrutandosi) con odio e sospetto. È il romanzo della svolta artistica e filosofica dello scrittore russo. Come scrive Pacini nella sua Introduzione, in questo romanzo "Dostoevskij ha individuato e descritto il nemico da combattere: quel sottosuolo che è la quintessenza di ciò che chiude l'uomo nel cerchio dell'odio e della lotta, che lo fa arroccare su se stesso, condannandolo a macerarsi nella solitudine e nella disperazione. Da questo momento la sua via come romanziere è definitivamente segnata, ed egli la perseguirà convinto che sia l'unica via praticabile, quella che conduce verso l'amore e verso Cristo".

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 2 recensioni)

5.0Ricordi dal sottosuolo, 25-02-2011
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Leggendo il libro mi è capitato di appuntarmi una frase di P. Valery sul retro di copertina che mi sembra quanto mai appropriata: "Se decidi di entrare in te stesso, sii armato fino ai denti". Questo libro segna lo spartiacque tra due modi diversi di intendere la letteratura.
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5.0l'inconscio come sottosuolo, 02-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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“Ci sono, fra i ricordi d’ogni uomo, cose che non si raccontano a tutti, ma appena agli amici. Ce ne sono altre che neanche agli amici si raccontano, ma appena a se stessi, e per di più sotto suggello di segreto. Ce ne sono, infine altre ancora che persino a se stessi si ha paura di raccontare, e di tali ricordi ogni uomo anche ammodo ne mette insieme parecchi”. Ed è nel sottosuolo, misterioso spazio dell’io individuale che Freud chiamerà inconscio, che questi scomodi ricordi si affollano, ed è sempre da questo sottosuolo che, partendo dalla consapevole conoscenza della loro natura, la voce che nel libro dice «io» – vero e proprio antieroe – lancia la sua invettiva contro il perbenismo ipocrita delle classi elevate e contro la diffusa sopravvalutazione della vita sociale rispetto alla dimensione individuale, sotto le forme di una vibrante apologia della propria prospettiva esistenziale.
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