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Ricordi dal sottosuolo

Ricordi dal sottosuolo

di Fëdor Dostoevskij

5.0

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Uscito a puntate, nel 1865, sulla rivista "Epocha" (Epoca), "Ricordi dal sottosuolo", scritto sotto forma di un monologo-confessione, è uno dei più terribili e impietosi viaggi all'interno della coscienza umana della letteratura europea. Il protagonista è un ipocondriaco che vive ai margini della società, scrutandola (e scrutandosi) con odio e sospetto. È il romanzo della svolta artistica e filosofica dello scrittore russo. Come scrive Pacini nella sua Introduzione, in questo romanzo "Dostoevskij ha individuato e descritto il nemico da combattere: quel sottosuolo che è la quintessenza di ciò che chiude l'uomo nel cerchio dell'odio e della lotta, che lo fa arroccare su se stesso, condannandolo a macerarsi nella solitudine e nella disperazione. Da questo momento la sua via come romanziere è definitivamente segnata, ed egli la perseguirà convinto che sia l'unica via praticabile, quella che conduce verso l'amore e verso Cristo".

Note su Fëdor Dostoevskij

Fëdor Mikhajlovi? Dostoevskij è considerato uno dei più grandi scrittori di ogni tempo. Nacque l'11 novembre 1821 a Mosca. La passione per la letteratura gli fu trasmessa dalla madre, la quale gli insegnò a leggere, facendogli conoscere Puskin, Zukovskij e la Bibbia. Nel 1838, per volere del padre, iniziò a studiare ingegneria militare alla Scuola Superiore del Genio Militare di San Pietroburgo. Nel 1941 prestò servizio in qualità di sottotenente presso il comando d'ingegneria di San Pietroburgo, ma nel 1944 rinunciò alla carriera militare per dedicarsi alla sua vera passione, la letteratura. Sfidando la miseria e la salute cagionevole, scrisse il suo primo romanzo, "Povera gente", che verrà pubblicato nel 1846, tra gli elogi della critica. Nel 1949 venne arrestato e condannato a morte per sovversione, ma lo Zar Nicola I commutò la pena di morte in lavori forzati a tempo indeterminato. Dopo la deportazione in Siberia, nel 1854 venne liberato per essere assegnato ad un battaglione dell'esercito, di stanza sul confine cinese. Nel 1959 venne congedato e, trasferitosi a Tver, ricominciò a scrivere, regalando alla storia alcune delle più belle pagine della letteratura. Tra i numerosi capolavori ricordiamo "Memorie del sottosuolo" (1864), "Delitto e castigo" (1866), "L'idiota" (1869), "I demoni" (1871), "I fratelli Karamàzov" (1880). Morì a San Pietroburgo il 28 gennaio 1881.

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 2 recensioni)

5.0Ricordi dal sottosuolo, 25-02-2011
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Leggendo il libro mi è capitato di appuntarmi una frase di P. Valery sul retro di copertina che mi sembra quanto mai appropriata: "Se decidi di entrare in te stesso, sii armato fino ai denti". Questo libro segna lo spartiacque tra due modi diversi di intendere la letteratura.
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5.0l'inconscio come sottosuolo, 02-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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“Ci sono, fra i ricordi d’ogni uomo, cose che non si raccontano a tutti, ma appena agli amici. Ce ne sono altre che neanche agli amici si raccontano, ma appena a se stessi, e per di più sotto suggello di segreto. Ce ne sono, infine altre ancora che persino a se stessi si ha paura di raccontare, e di tali ricordi ogni uomo anche ammodo ne mette insieme parecchi”. Ed è nel sottosuolo, misterioso spazio dell’io individuale che Freud chiamerà inconscio, che questi scomodi ricordi si affollano, ed è sempre da questo sottosuolo che, partendo dalla consapevole conoscenza della loro natura, la voce che nel libro dice «io» – vero e proprio antieroe – lancia la sua invettiva contro il perbenismo ipocrita delle classi elevate e contro la diffusa sopravvalutazione della vita sociale rispetto alla dimensione individuale, sotto le forme di una vibrante apologia della propria prospettiva esistenziale.
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