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Riccardo III

Riccardo III

di William Shakespeare

4.5

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Collezione di teatro
  • Edizione: 3
  • Traduttore: Vico Lodovici C.
  • Data di Pubblicazione: gennaio 1997
  • EAN: 9788806073855
  • ISBN: 8806073850
  • Pagine: 138

 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
Riccardo, fratello di Edoardo IV, aspira alla corona. Uccide il duca di Clarence, suo fratello e ne sposa la vedova Anna. Morto Edoardo IV, diventa reggente in attesa che il figlio e successore del re, compia la maggiore età. Fa però subito rinchiudere il ragazzo con il fratello, duca di York, nella Torre di Londra. Ottiene così il trono e fa uccidere i figli di Edoardo IV. Ripudiata Anna, vuole sposare la nipote Elisabetta, ma il duca di Buckingham si ribella e si schiera col duca di Richmond che muove contro Riccardo. Il duca di Buckingham viene ucciso, ma il duca di Richmond vince in battaglia e Riccardo muore combattendo.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.3 di 5 su 3 recensioni)

3.0Riccardo III, 29-03-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Duca di Gloucester prima, incoronato Riccardo III poi, il suo destino era stato delineato fin dall'Enrico IV. In questo dramma storico ci sono molti riferimenti, indubbiamente, alla vita politica inglese dei tempi del conflitto interno detto 'delle Due Rose' , ma anche molta strategia e persino un po' di romanticismo. Un mix di sicuro interesse!
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5.0Riccardo III, 24-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Sul giudizio complessivo dell'opera un profano come me fa fatica a esprimersi. Voglio invece sottolineare la bellezza della traduzione della Valduga, fedele alla metrica originale. Man mano che andavo avanti nella lettura sono stata sempre più conquistata da questa versione per il suo specchiarsi nella cadenza, prima e oltre che nelle parole.
Il confronto verso per verso è possibile e pienamente apprezzabile grazie alla presenza dell'originale a fronte.
La attenzione piena di rispetto e di amore per il testo spinge la Valduga a creare a volte dei neologismi, laddove un giro di parole avrebbe alterato il ritmo.
Le note della traduttrice danno conto dei punti più ostici offrendo anche il confronto con le soluzioni usate nelle precedenti versioni.
Un breve esempio di questa simmetria di ritmi, frutto di un prezioso equilibrio nel perseguire un rigore che non vada a scapito dell'armonia.
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5.0Riccardo III, 14-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Non che si voglia incensare a tutti i costi un grande come shakespeare. Il problema è che anche nelle sue opere giovanili, come questa (scritta che aveva poco più di vent'anni) , il Bardo sta tre spanne sopra gli altri della sua epoca, e anche sopra a quelli successivi. Se a qualcuno non piace il linguaggio, si chieda: ma è colpa di Shakespeare o non del traduttore? Nell'originale, che certo non è facile, e comunque è inglese del 1590 circa, e che tra le opere shakesperiane è una delle più virtuosistiche dal punto di vista retorico, la lingua è antica, ma non vecchia. C'è una differenza tra le due cose. E a rileggerlo, anche la seconda, la terza, la quinta, la decima volta, ci trovi sempre qualcos'altro, ci trovi sempre di più. E soprattuto, questo è il medioevo dipinto da qualcuno che ne scriveva solo cent'anni dopo...
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