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Il resto di niente

Il resto di niente

di Enzo Striano

4.0

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Portoghese di origine ma napoletana d'adozione, Eleonora de Fonseca Pimentel fu poetessa, scrittrice e una delle prime donne giornaliste in Europa. Amica di intellettuali e rivoluzionari, da Vincenzo Cuoco a Guglielmo Pepe, ebbe un ruolo di primo piano negli sfortunati moti partenopei del 1799. "Il resto di niente" indaga con straordinaria forza evocativa e con rigore da storico la sua parabola di donna e di rivoluzionaria: l'impegno politico, ma anche il matrimonio infelice, la scomparsa prematura dell'unico figlio, gli amori di gioventù e quelli della maturità, la fede, l'amicizia, le passioni, fino alla tragica fine. A far da sfondo all'incredibile avventura intellettuale di Eleonora c'è un'intera città, la Napoli di fine Settecento.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 5 recensioni)

5.0Pietra miliare, 22-05-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Uno dei più bei romanzi che ho letto in tempi recenti. Romanzo storico tipico e tradizionale nello svolgimento, protagonista Eleonora Fonseca Pimental che, a dispetto del suo essere donna, si rende parte principale di una stagione storica. La Napoli descrittaci è verosimile tanto da sembrare vera. E la scrittura è meravigliosa, una continua sorpresa. Da leggere, senza dubbio!
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4.0Il miraggio della libertà, 07-05-2012
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Un piccolo capolavoro. La scrittura preziosa di Striano scorre via che è un piacere. La femminilità e la determinazione della protagonista sono al nucleo dell'evolversi degli eventi. E poi c'è la Napoli dei Borbone, tutta raccolta intorno alla loro lussuosa corte, inabila di sussulti di indipendenza. Quante cose si comprendono di questo Paese immergendosi nei vicoli descritti da Striano.
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4.0Napoli del '700, 28-05-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 4
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Una bella lettura, che riprende la napoli del '700, impegnata nella rivoluzione partenopea, e ne valorizza gli aspetti storici, culturali e sociali.
Tra i numerosi letterati partenopei dell'epoca che presenziano tra le pagine del libro, il personaggio principale è quello di Lenòr (E. De Fonseca Pimentel) , che arricchisce il tutto col suo punto di vista femminile, interprete del ruolo di donna, moglie, madre ed intellettuale sostenitrice della repubblica.
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4.0Storia di Eleonora che è storia di Napoli, 20-09-2010, ritenuta utile da 4 utenti su 6
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Eleonora Pimentel Fonseca è portoghese di nascita, napoletana per scelta. Ha pelle olivastra e capelli corvini. Le sue mani, eleganti per linea, son flebili, deboli, eteree. Destinate per alcuni al ricamo, per altri semplicemente a star ferme. Ma è donna Eleonora. Ed è donna dai tratti addolciti sicuri, dallo sguardo illuminato scontroso, dal carattere vitale a battaglia. È donna e, dunque, sa che è a carezze ostinate e cocciute che si leviga il mondo fino a cambiarlo. Eleonora e Napoli, Eleonora a Napoli. Ad esempio a Posillipo ed a Santa Lucia, ove fissa curiosa la Chiesa di Santa Maria Vittoria, bellissima bianca, e i berretti a calza marrone dei pescatori, pieghi a fatica su reti già lacere. Posillipo, Santa Maria, Mergellina: il mare, certo, ma anche le baracche improvvise in cui lerci friggono pesce destinato ad andare col pane; il mare, certo, ma anche i lazzari che al sole ristagnano tra legni e detriti di barche seppellite sulla rena iscurita. Il mare, certo, e questa brutta misera che s’aggruma, s’attacca, s’appende ad ogni singola cosa veduta. È perciò atto d’amore e dichiarazione di libertà ciò che le sue labbra, a coraggio, pronunciano: «Non mi muovo da Napoli. Non mi muovo da questa città in cui alita savia comprensione e indifferenza gentile, meglio ancora: un supremo senso della vita, in equilibrio tra pietà e disincanto. Qui tutto, dal grande e nobile al futile e meschino, acquista preziosità inestimabile e, al tempo stesso, non vale nulla. Non mi muovo da Napoli. Qui voglio continuare a leggere, scrivere, studiare». Farlo per sé e farlo per gli altri giacché farlo per sé è farlo per gli altri. È farlo per gli infanti di Port’Alba e Toledo, che hanno il capo rasato e gli occhi rossi a tricoma; per le donne del Pallonetto e di San Pietro a Maiella, che son prive a diritti e zitte in parola; per gli anziani dei Tribunali e di Piazza Mercato, che sono invecchiati a ingiustizia e avvizziti per fame. Ed è farlo, fino alla fine fino all’ultimo istante, per questa folla di teste che la osserva al patibolo in piazza. Uomini, donne, fanciulli corrotti a costume, svenduti a moneta, che a spettacolo chiuso torneranno nelle tane, a rosicchiare le briciole, ma che ora fremono di vederla appesa alle nuvole. Vacilla Eleonora, quando è sospinta dal boia. Vacilla poi sale: un passo, lo scaletto che è duro, la corda al collo che è calda d’altri martiri uccisi. Nell’anima a fuoco la serenità di chi è giusto. No, Eleonora, fra centanni, forse duecento, non lascerai a chi legge “nada de nada”, non lascerai il resto di niente.
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3.0La rivoluzione napoletana, 07-07-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 7
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Nel 1799 arriva anche a Napoli il profumo di libertà proveniente dalla Francia rivoluzionaria.Enzo Striano ce lo racconta attraverso la vita di Eleonora De Fonseca Pimentel, una dei meggiori esponenti della rivoluzione napoletana e lo fa davvero in maniera molto particolareggiata. Se la rivoluzione fosse storicamente riuscita, questo libro non lascerebbe l'amore in bocca!
Imperdibile per qualsiasi napoletano
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