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Tutte le recensioni di R. Montagnoli

Il bosco degli urogalliIl bosco degli urogalli
di Mario Rigoni Stern - Einaudi
  • Prezzo: € 10.00
  • Nostro prezzo: € 8.00
  • Risparmi: € 2.00 (20%)
4.0
Non solo caccia, 18-11-2008
, ritenuta utile da 3 utenti su 6
«Lo ammetto, non amo la caccia, non amo uccidere degli animali indifesi, anzi tendo a rispettarli nella loro specificità, e quindi non vedo mai con simpatia un cacciatore.
Tuttavia, nonostante questa mia avversione, la lettura di questo libro mi è risultata estremamente appagante, forse perché Rigoni Stern è riuscito a dare una visione di questa "specie" di sport del tutto particolare.
La lunga marcia sulla neve per avvicinarsi alle prede, il silenzio dei monti nel freddo dell'alba, i boschi in cui si svolge la contesa donano un tocco di magia grazie a una vera e propria prosa poetica e danno l'idea di un ritorno dell'uomo alle origini, quando era in armonia con la natura.
In questa atmosfera, quasi ieratica, la caccia diventa un rito, in cui l'uomo e l'animale sono personaggi che si affrontano sullo stesso piano, ognuno con i mezzi di cui dispone, e non è sempre chi ha il fucile che ne esce vincitore.
E poi non ci sono solo racconti di caccia agli animali, ma altri in cui ricorre la metafora dell'uomo che è in competizione con suoi simili, come nello stupendo Esame di concorso, la ricerca spasmodica di un povero travet di una posizione migliore, la sua caparbietà in un mondo di miseria, i suoi sogni, le speranze, puntualmente deluse, quasi che l'autore volesse dirci che in questo mondo di cacciatori le prede non sono sempre lepri o volpi.
E a proposito di volpi Oltre i prati, tra la neve è un brano in cui uomo e canide fanno a gara in astuzia, in una serie di mosse e contromosse di grande effetto, al punto che viene spontaneo dividere i propri favori fra l'uno e l'altro.
Poi ci sono racconti in cui la caccia è solo un pretesto per parlare d'altro, come Vecchia America, oppure lo straziante Dentro il bosco o il commovente Alba e Franco, un omaggio a due cani del tutto particolari.
Non posso però tralasciare Chiusura di caccia, l'ultimo, che si conclude con alcuni spari nel vuoto, una sorta di sfogo della tensione di cui c'è un antecedente nel Sergente nella neve, quando Rigoni Stern, ultimo ad abbandonare la postazione in Russia all'inizio della ritirata, spara raffiche a casaccio; anche là è una liberazione, ma soprattutto è il grido di dolore di un uomo che si sente tradito da chi ha avviato quella guerra.
Sono due atteggiamenti uguali, ma provocati da diversi stati d'animo, e in ogni caso sono la reazione di un uomo al suo destino.
Il bosco degli urogalli è un altro libro di Mario Rigoni Stern che è senz'altro meritevole di essere letto. »

Il volo della martoraIl volo della martora
di Mauro Corona - CDA & VIVALDA
  • Prezzo: € 15.00
  • Nostro prezzo: € 12.75
  • Risparmi: € 2.25 (15%)
4.0
Il libro d'esordio di Mauro Corona, 12-11-2008
, ritenuta utile da 11 utenti su 13
«E' il libro di esordio, nel 1997, di Mauro Corona, una raccolta di racconti dove l'io narrante è sempre e unicamente l'autore stesso, in un omaggio alle genti della sua zona nel riepilogo di fatti e vicende che emergono dalla memoria.
Ci sono ricordi dell'infanzia, ma anche di epoca più recente che sembrano percorrere una strada, secondo un filo logico che li concatena, fino al tragico evento del 9 ottobre 1963 che, oltre a mietere migliaia di vittime, provoca di fatto una frattura insanabile, con la perdita di una realtà fatta da anni di vita legati alla terra, alle tradizioni e al paese, e rende i superstiti orfani della loro storia.
La frana gigantesca del monte Toc, causata indirettamente da chi progettò la diga sul Vajont, rappresenta una scure che divide nettamente due epoche e che proietta nel futuro i superstiti, con un domani tuttavia incerto, per non dire inconcludente, proprio per quello sradicamento dal proprio passato.
Sono racconti che trovano nella semplicità dell'esposizione una freschezza che consente di assaporare i rapporti che esistevano fra i valligiani, le relazioni con la natura, mai vista ostile, in un lungo viaggio che porta il lettore alla consapevolezza che quel mondo che non tornerà più era, pur nelle difficoltà della vita, un microcosmo di comuni sentimenti e modi di agire che connotava una comunità a suo modo strutturata perfettamente.
Ora, senza voler rifarsi al detto che si stava meglio quando si stava peggio, appare comunque evidente una vena di nostalgia nella scrittura di Corona, a tratti anche un rimpianto per un mondo più vero, dove esistevano valori perpetuati nel tempo, dove l'amicizia era un bene supremo e dove il rispetto era reciproco.
Ritorno sullo stile dell'autore, semplice, ma non scarno, e con un notevole senso della misura, soprattutto quando si lascia andare a riflessioni, sempre apprezzabili, senza mai diventare greve.
E' quasi un modo innato, come l'arte di scolpire il legno di cui lui è maestro indiscusso, una capacità di coinvolgimento che con il tempo e l'esperienza si è via via perfezionata, raggiungendo accenti di notevole efficacia, anche attraverso periodi di prose poetiche, come è possibile verificare nel più recente I fantasmi di pietra.
Del resto, anche il prefatore (nientemeno che Claudio Magris!) è rimasto colpito da questo stile e pur non sbilanciandosi, cioè non gridando ai quattro venti che questa raccolta è un capolavoro, ha tuttavia evidenziato la sua ottima valenza, anche con un certo stupore, trattandosi di opera prima.
Da allora Mauro Corona ha fatto molta strada, ma non ha perso, anzi ha affinato le sue caratteristiche, già riscontrabili in modo chiaro e inequivocabile in questo volume di cui raccomando vivamente la lettura. »

La miglior vitaLa miglior vita
di Fulvio Tomizza - Mondadori
  • Prezzo: € 9.50
  • Nostro prezzo: € 7.60
  • Risparmi: € 1.90 (20%)
5.0
La storia di un popolo, 03-11-2008
, ritenuta utile da 4 utenti su 7
«Fulvio Tomizza è riuscito con questo libro a dare una visione completa di un popolo spurio, che solo alla fine della prima guerra mondiale si è accorto di essere italiano o slavo, non per scelta individuale, ma in quanto questa suddivisione divenne forzata.
Questa gente, costituita per lo più da poveri contadini e che parlava un dialetto a metà fra l'italiano e il croato, non appena le terre su cui vivevano passarono all'Italia, si trovò improvvisamente, e non autonomamente, italiana. E così la nostra lingua divenne quella unica e ufficiale a tutti gli effetti, tanto che durante le messe al celebrante fu imposto di usarla, al posto del latino; a quelli che italiani non erano fu rivolto un deciso invito ad emigrare, ad andare nel neonato stato jugoslavo.
In forza di ciò quelle popolazioni decisero di essere italiane o croate, con fratture insanabili anche all'interno della stessa famiglia, e fu in quella circostanza che non pochi, magari aggiungendo solo una vocale, italianizzarono il loro nome.
E sarà un'altra guerra a rimescolare le carte, a far perdere definitivamente la propria identità a quella popolazione contadina, a quel mondo arcaico che in seno all'impero asburgico conviveva senza problemi, consapevole solo di essere una comunità.
Di questa tragedia, perché di tragedia si tratta, Fulvio Tomizza parla in La miglior vita, romanzo certamente non facile, da leggere con attenzione per poter comprendere attraverso il racconto di un sagrestano, Martin Crusich, non solo la realtà di questo microcosmo, ma anche, allargandone la visione, gli aspetti cruciali di un secolo.
Così ci narra di due grandi guerre, di cambiamenti di nazionalità, di esodi volontari oppure forzati, di una grande epidemia di vaiolo, di un terremoto, di una rivoluzione socialista, e questo partendo dal particolare, da quel piccolo paese di Radovani in cui Martin Crusich è ombra fidata dei ben sette parroci che si succedono, dalla figura solenne e ieratica di Don Stepe al personaggio tormentato di Don Miro, vittima di una passione, di cui si punirà autodistruggendosi con il vizio del bere e nulla facendo per curarsi dal cancro che lo ha colpito. Dopo di lui, stante il regime socialista, la parrocchia non avrà più il suo prete e nell'abitazione riservata ai sacerdoti si ritirerà Martin, testimone di un'epoca e custode ultimo della memoria.
Scritto così può sembrare poca cosa, ma questo romanzo, non solo è unico nel suo genere che potremmo definire epico di frontiera, ma è anche una storia di uomini complessi e semplici al tempo stesso, di sentimenti, di gioie e di dolori. Al riguardo, le pagine in cui viene descritto il trasporto a casa su un carretto trainato da un asino e alla cui guida c'è Martin del cadavere dell'unico figlio Antonio, partigiano morto combattendo, sono di una bellezza indescrivibile; non c'è il ricorso alla facile commozione, anzi questo viaggio, che è forse una metafora di un popolo così smembrato e che può ritornare alle sue case solo quando non è più in vita, è descritto con uno stile asciutto, senza indulgere a pietismi, ma proprio per questo tocca livelli di alta drammaticità che segnano profondamente l'animo del lettore, apparendo del tutto naturali.
Il romanzo termina con l'ultima annotazione di Martin Crusich, che avverte che la sua ora sta per arrivare, e che scrive: " Scende sulla terra il vuoto dei cieli o su di noi si spalanca la miglior vita? Questo non sapevo, che il mondo muore a ogni morte di un uomo.". E' un "per chi suona la campana" che conclude in modo superbo un romanzo di rara bellezza.
»

1504. Notte all'Hostaria «La Guercia». Pandolfo Collenuccio uomo di corte del XV secolo1504. Notte all'Hostaria «La Guercia». Pandolfo Collenuccio uomo di corte del XV secolo
di Valentino Rocchi - Agemina Edizioni
  • Prezzo: € 18.00
5.0
Un bellissimo romanzo storico, 31-10-2008
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Già ho scritto qualche tempo fa di questo bellissimo romanzo storico, allorché risultava edito da Argalia e con il titolo di Notte all'Hostaria La Guercia.
Mi risulta quindi difficile riparlarne in altri termini, per quanto in questa seconda edizione non sia cambiato solo il titolo, ora più indovinato ed esplicativo, ma anche perché opportunamente l'autore ha colto l'occasione per apportare piccole modifiche, per la verità nulla di importante, ma che hanno finito per perfezionare un'opera già originariamente di elevato livello.
A suo tempo avevo scritto che era un capolavoro e anche ora il mio giudizio resta invariato, perché l'impronta, la struttura mantengono le stesse caratteristiche che così tanto mi avevano impressionato.
Quella notte trascorsa in una cameretta dell'Hostaria La Guercia è lunga un'intera vita, costituisce l'occasione per l'uomo Collenuccio di ripensare al lungo percorso che l'ha portato fin lì. E se il personaggio storicamente si presenta di notevole interesse, quello che permea di grazia tutta l'opera è la sua essenza, è quello spogliarlo dei panni di protagonista famoso di un'epoca per metterlo a nudo, per ricondurlo al suo stato di uomo fra gli uomini.
È solo così, infatti, che ci è consentito di avvicinarlo, di vivere con lui, di essere parte dei suoi sentimenti.
Se fosse rimasto un personaggio idealizzato, ben staccato nelle sue caratteristiche da quelle di tutti i mortali, non avremmo potuto apprezzare le bellissime pagine della sua iniziazione alla vita sessuale, né avremmo potuto comprendere i suoi tormenti, né essere partecipi delle sue pene d'amore.
Così, in una notte dal futuro molto incerto, anzi dalla sensazione che non ci sarà un futuro, Pandolfo Collenuccio, nel raccontare di se stesso, finisce con il dialogare con noi, proponendoci episodi in cui non è difficile che ci possiamo riconoscere, ma il tutto con una delicatezza che dona al ricordo la dimensione della sacralità, lo fa diventare una testimonianza indelebile di una vita vissuta.
Quel rievocare il tempo andato alla luce dei dubbi e dei patemi d'animo del presente impregna tutto il romanzo di una velata malinconia, umanizza il personaggio e in tal modo lo fa sentire parte di noi.
Così la sua emozione del primo rapporto con Maria, chiamata affettuosamente "susina acerba" per le sue qualità estetiche, diventa anche la nostra emozione, la sua nostalgia per questo primo amore finisce con l'essere anche la nostra e, sebbene per un naturale senso di conservazione non moriamo con lui (una pagina, questa, di altissima letteratura), però siamo lì presenti e diventa veramente difficile riuscire a trattenere le lacrime.
Ma anche l'aspetto storico è tutt'altro che secondario, con la descrizione di un'epoca e con un corollario di personaggi anche famosi che non finiscono lì a caso o che vengono citati solo per convenienza, ma perché c'è una precisa ragione logica che li colloca nella trama, rispondendo di fatto a quello che avvenne veramente.
Si riesce così a tornare indietro nel tempo, quasi ci si cala nel mondo del quindicesimo secolo, in compagnia di questo protagonista che in effetti fu un grande cortigiano e diplomatico.
Incontreremo così Poliziano, Pico della Mirandola, i Borgia e così via, in un affresco storico che nulla lascia alla fantasia, ma che interpretato in chiave romanzesca risulta particolarmente avvincente.
È strana, comunque, la vita. Io non sapevo nulla di questo Pandolfo Collenuccio, ma da quando ho letto questo libro mi sembra che sia diventato un vecchio amico, il cui ricordo ormai mi accompagna.
»

Serial killer italiani. Cento anni di casi agghiaccianti da Vincenzo Verzeni a Donato BilanciaSerial killer italiani. Cento anni di casi agghiaccianti da Vincenzo Verzeni a Donato Bilancia
di Gordiano Lupi - Editoriale Olimpia
  • Prezzo: € 16.50
5.0
Una rassegna da brivido, 30-10-2008
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Gli assassini seriali sono sempre esistiti e non sono quindi un fenomeno recente. Questo bel saggio di Gordiano Lupi conferma che gli omicidi in serie per opera di uno stesso individuo non erano sconosciuti nemmeno nel XIX secolo, come testimoniato dalla vicenda di Antonio Boggia, il mostro di Milano. E quel che è peggio è che, se si sono più accentuati negli ultimi decenni, frutto anche di indagini più accurate che hanno portato a evidenziare la presenza di un'unica mano dietro delitti apparentemente senza punti di contatto, il futuro non potrà che confermarci che non si tratta di un fenomeno di moda, ma di un pericolo sempre presente. Non a caso l'ultimo capitoletto porta un titolo chiaro e lampante: i killer che verranno.

Ciò premesso, il saggio in questione presenta più di un punto d'interesse che tende a differenziarlo da altre opere analoghe più frequenti in periodi recenti.

L'autore non ha volutamente cercato di suscitare emozioni forti, intense, quasi angoscianti nel lettore; il tono distaccato della narrazione è infatti sempre imperniato su tre cardini fondamentali: quando, come e perché.

Quando accadde, anzi accaddero gli eventi delittuosi; come avvennero e infine il perché ebbero a succedere.

Questo percorso logico farebbe presupporre una certa noiosità nell'esposizione che invece non si riscontra perchè giustamente l'autore ha inteso delineare razionalmente un quadro della situazione senza eccessivi approfondimenti, tipici di un criminologo, ma con risposte basate sul comune senso della logica, lavoro non certo facile, considerato che la quasi totalità degli omicidi seriali presentano accentuati disturbi psichici.

Da questo lavoro di indagine nasce così una sorta di resoconto giornalistico, compassato, che potremmo definire all'inglese, in cui si lascia ampio margine alla fantasia del lettore per immaginare scene che altrimenti potrebbero, pur nella loro drammaticità, gravare eccessivamente sulla struttura, di fatto impedendo lo scopo dell'opera.

Il saggio, infatti, ha come obiettivo quello di rendere edotti di un fenomeno ricorrente, al di là di miti e leggende, affinché si abbia sempre ben presente che certi fatti esistono e che traggono origine, prevalentemente, da traumi giovanili che, associati a un'indubbia predisposizione, posso diventare scatenanti di comportamenti illogici e violenti. Insomma, non si può parlare di comuni delinquenti, visto che, salvo rari casi, lo scopo di questi omicidi seriali non è l'arricchimento attraverso l'azione delittuosa.

Il tutto, e non è poco, perché il volume conta 291 pagine, è riportato con lo stile mai greve di Gordiano Lupi che sempre si è potuto apprezzare.

Si arriva così velocemente all'ultima pagina attraverso una piacevole lettura che offre altresì il pregio di un'acquisizione di conoscenza in un campo che costituisce florido supporto per gli autori di romanzi noir, in cui spesso la fantasia è assai inferiore alla realtà descritta così bene nell'opera in argomento. »

Nemici miei. Consigli utili per difendersi da scrittori, editori e giornalisti inutiliNemici miei. Consigli utili per difendersi da scrittori, editori e giornalisti inutili
di Gordiano Lupi - Nuovi Equilibri
  • Prezzo: € 9.00
4.0
Un autentico libello, 30-10-2008
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Non è facile trovare libri scritti con intenti dissacratori, ma supportati da una piacevole ironia che alleggerisce l'enfasi del discorso, finendo con il divertire il lettore.
Devo essere sincero, prima di tutto con me stesso: Renzo, avresti mai immaginato che Gordiano Lupi, il narratore di storie horror ambientate a Cuba, sarebbe stato capace di scrivere un libello nei confronti dell'attuale mondo letterario, smussando i toni epici con un'ironia sottile, un humor quasi britannico?
No, lo ammetto: non credevo che la cosa fosse possibile.
E invece "Nemici miei" è un'indagine accurata, anche spietata della letteratura italiana attuale, condotta con mano sicura e con l'occhio attento al lettore, affinché possa conoscere, indignarsi, ma comunque senza che in lui sorga il legittimo desiderio di abbandonare per sempre il piacere di leggere un libro.
Va dato merito, infatti, a Gordiano di avere evidenziato i mali del mondo editoriale senza che il lettore venga indotto a una repulsione, salvando così quelle piccole imprenditorialità che sembrano, al momento, le uniche - se pur deboli - forze in grado di contrastare quella letteratura del nulla che viene imposta dai grandi gruppi.
Non sfugge nessuno della filiera libraria all'occhio attento di Lupi: in primis gli autori, ma anche i recensori, le riviste culturali, gli editori, gli agenti letterari, i giornalisti e perfino le scuole di scrittura, un gigantesco apparato che si regge mediante uno scambio continuo di favori e di alleanze.
E se forse qualcuno non potrà essere d'accordo con uno o più dei nomi degli autori citati a disistima, resta sempre il fatto che emerge chiaro un quadro di un mondo che dovrebbe essere culturale e che invece non lo è.
E' da anni che osservo questa realtà, tanto che ho scritto più di una riflessione al riguardo, e non posso, pertanto, che trovarmi d'accordo con il giusto sfogo di Lupi. Ho detto sfogo, come un discorso fra sé e sé, scritto come tale e infatti è un italiano parlato quello del libro, un italiano anche incavolato, con punteggiatura frammentaria, con quegli errori che emergono solo quando ci si inalbera, come in un dialogo che resta all'interno.
Sono 122 pagine che mi hanno divertito, strutturate come un dizionario e infatti alla lettera A) troviamo "Agenti letterari", poi "Ammaniti Nicolò", e a seguire in perfetto ordine alfabetico, fino all'ultima W, nel caso specifico "Wu Ming".
Quale è il personaggio che mi ha divertito di più? Collina Pier Luigi, sì, proprio lui, il famoso arbitro di calcio, pure scrittore.
Del resto, se molti aspiranti narratori inseguono il sogno di essere pubblicati, consci però dell'estrema difficoltà, questo non accade a personaggi noti, le cui incursioni in campi diversi da quelli che sono loro propri non solo fanno costume, ma vengono caldamente incoraggiate da certi editori, indipendentemente dal livello qualitativo dell'opera.
Soprattutto l'importante è scrivere il nulla, cioè niente che possa costituire un minimo di letteratura. Ci penserà poi la filiera produttiva a imporre il prodotto, la cui qualità solo per qualche raro caso è buona.
Con ciò non deve passare né la voglia di leggere, né la voglia di scrivere; nel primo caso è necessario evitare quasi tutti i best seller per non essere impallinati; nel secondo ci si può sempre rivolgere a qualche piccola casa editrice e lì, se il prodotto è valido, c'è qualche probabilità che un sogno si traduca in realtà.
Da leggere, perchè, oltre che essere istruttivo, è anche divertente. »

Orrori tropicali. Storie di vudù, santería e palo mayombeOrrori tropicali. Storie di vudù, santería e palo mayombe
di Gordiano Lupi - Ass. Culturale Il Foglio
  • Prezzo: € 12.00
5.0
Avvincente, 30-10-2008
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Già leggendo Nero tropicale avevo colto, pur se in forma embrionale, una caratteristica del tutto particolare di Gordiano Lupi e che in questa raccolta di racconti trova piena conferma.
Mi riferisco al fatto che questo autore scrive testi con finalità che vanno oltre i brividi e le tensioni proprie del genere horror, nel senso che tale struttura narrativa è un mezzo per riaffermare la dignità di ogni essere umano di essere liberato da qualsiasi potere, sia esso rappresentato da forze oscure e trascendenti, sia quello che deriva da un governo opprimente e dispotico.
I personaggi diventano quindi un emblema della volontà di riscatto del singolo di fronte a forze più grandi di lui.
Al riguardo Il mistero di Encrucijada, il romanzo breve che fa parte della raccolta, ne è un tipico esempio, dove non è difficile scorgere nella strega, che cerca di tornare in vita sottomettendo psicologicamente una ragazzina quindicenne, un regime che condiziona fin dall'infanzia e che solo con un atto di estremo coraggio di individui che cercano di capire con la loro testa potrà essere sconfitto. Non solo, ma anche il ricorso ad altri poteri costituiti, come nel caso specifico la chiesa cattolica, non può essere una soluzione, perché anche quello religioso è un regime e come tale non può capire ciò che è al di fuori della sua rigida struttura.
Come in Nero Tropicale l'ambientazione e l'atmosfera sono resi in modo esemplare e anche la tensione non è mai spasmodica, come se fatti al di fuori dell'umana comprensione in certi posti possano essere quasi una costante, addirittura un'abitudine.
Chi pensa di trovare un gotico tenebroso, dalle tinte forti, forse rimarrà deluso, ma personalmente preferisco questa versione sudamericana più ariosa, dove all'azione è preferita l'introspezione dei personaggi, con le loro reazioni e le loro angosce che finiscono con il conferire credibilità a vicende di fantasia.
Da solo Il mistero di Encrucijada vale già tutto il libro e, senza togliere nulla agli altri racconti presenti, questo romanzo ha il pregio non comune, pur in presenza di un ritmo blando, di centellinare accortamente fatti e situazioni, tenendo in tal modo sempre vivo l'interesse, e ciò dalla prima all'ultima pagina.
Gli altri brani, più corti, spaziano un po' in tutti i campi dell'horror, e così si va dalla moglie vampira de La pelle bruciata agli zombie di Un terribile rimpianto. Quest'ultimo è un autentico capolavoro, dove sprigiona in tutta la sua evidenza la caratteristica che ho evidenziato sopra, una sorta di parabola che stigmatizza chi si serve del suo potere per schiavizzare gli esseri umani. Credetemi, mai come leggendo questo racconto avvertirete un senso di profonda pietà per i morti viventi.
E per finire c'è Sangue tropicale, testo riuscito e già facente parte di Nero tropicale, ma qui è in versione fumetto, ad opera della capacità creativa e della mano artistica di Oscar Celestini.
Quindi i motivi per leggere questo libro sono tanti, ma ce n'è anche un altro, che ho lasciato per ultimo, ma non è da sottovalutare: il piacere di arrivare all'ultima pagina e il dispiacere che il libro sia terminato. »

Coppie diaboliche. Dal delitto di Marostica al giallo di Megna. 34 casi di «crimine a due» 1902-2006Coppie diaboliche. Dal delitto di Marostica al giallo di Megna. 34 casi di «crimine a due» 1902-2006
di Gordiano Lupi, Sabina Marchesi - Editoriale Olimpia
  • Prezzo: € 16.50
4.0
Quando i criminali sono in coppia, 30-10-2008
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Dopo il riuscito Serial killer italiani Gordiano Lupi torna a scrivere di assassini, questa volta congiuntamente a Sabina Marchesi, nota studiosa di criminologia.
Come dice il titolo, in queste 248 pagine si parla di omicidi compiuti da coppie diaboliche e non necessariamente miste, cioè uomo e donna, ma anche costituite da individui dello stesso sesso, in ogni caso caratterizzati, oltre che dalla comune matrice criminale, da vincoli di carattere sessuale.
Nell'introduzione, un vero e proprio capitolo dedicato, viene esaurientemente spiegato perché in due si uccida meglio, perché il risultato dell'unione non sia una semplice somma, ma assuma rilevanze esponenziali. Sempre, comunque, c'è un individuo dominante e un altro succube, quest'ultimo spesso indispensabile per le sue caratteristiche psicologiche per arrivare a scatenare chiaramente gli istinti brutali dell'altro.
Lungi dal voler fare una cronistoria di tutti i crimini commessi in coppia il libro ha il pregio di parlarci solo di quelli più emblematici e in fondo più significativi di questa aberrazione, assai più diffusa di quanto non si possa immaginare.
E se la vicenda di Bonnie & Clide assume i contorni di una frontiera crepuscolare, di una vocazione al disordine e all'autodistruzione, molto più pragmatiche appaiono le storie di personaggi meno noti, ma che, in misura diversa, hanno lasciato dietro di sé una scia di sangue e di orrore.
Alcune di queste vicende hanno quasi dell'inverosimile tanto sono di una crudeltà inaudita, come quella del "santone" Adolfo De Jesùs Constanzo e della sua amante Sara Aldrete Villareal, dove ai riti magici caraibici, quali la santeria, si uniscono pratiche sadiche di rivoltante violenza, con individui smembrati, torturati e seviziati con tecniche raccapriccianti. Come dicevo, è tale l'orrore che la mente tende a rifiutare l'accadimento, o meglio spera sia frutto di un'invenzione, che purtroppo non è, perché la narrazione di tutti questi casi è basata esclusivamente sui rapporti delle indagini dell'autorità giudiziaria e anche sui resoconti processuali.
Così ci vengono presentati tutta una serie di misfatti compiuti da coniugi, da amanti, da omosessuali, da fratelli o addirittura da padri e figlie, spesso all'apparenza irreprensibili, ma capaci di compiere atrocità spesso nemmeno immaginabili.
Si viene così a comprendere meglio l'esistenza in tutti di un lato oscuro, sovente coperto da consuetudini, da timori religiosi o frenato da sensi etici, e che qualora abbia la possibilità di emergere liberamente raggiunge livelli di parossismo inaccettabili.
Dal delitto di Marostica dei primi del XX secolo a Marc Dutronc, il mostro di Marcinelle, c'è tutta una casistica di fatti che sfuggono a ogni razionale tentativo di comprensione e che lasciano sgomenti, ma, soprattutto, che fanno pensare molto sulla complessità dell'uomo e sui suoi ampi controsensi.
Non mancano anche i casi italiani, come, tanto per citare i più famosi, quelli di Giusva Fioravanti e di Francesca Mambro, oppure di Erika Di Nardo e Mauro (Omar) Favaro, i cosiddetti fidanzatini di Novi Ligure.
Il libro si legge bene, scritto com'è in modo leggero, senza indulgere a giudizi morali, ma eventualmente solo cercando motivazioni e spiegazioni di comportamenti del tutto anomali in soggetti all'apparenza perfettamente normali.
Consigliabilissimo. »

Nero tropicale. Cinque storie cubaneNero tropicale. Cinque storie cubane
di Gordiano Lupi - TEV Registri Vaccaro
  • Prezzo: € 11.00
5.0
Noir dei tropici, 30-10-2008
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Conoscitore della realtà cubana per motivi familiari, Gordiano Lupi riesce a ricreare in questi cinque racconti - di cui uno assai lungo, tanto da potersi assimilare a un romanzo breve (Nella coda del caimano) - un'atmosfera caraibica densa di tensione e di mistero, dove la religiosità e l'esoterismo si fondono in una sorta di modus vivendi proprio di queste popolazioni di origini africane, per le quali il culto dell'animismo non è mai cessato, pur essendo state convertite al cristianesimo.
Le varie vicende, pertanto, sono tutte caratterizzate dalla presenza del soprannaturale che è alla base delle stesse e nell'ambito del quale vengono trovate le soluzioni di morti violente apparentemente inspiegabili.
In un ambiente, ben descritto, di degrado morale e materiale causato dalla dittatura castrista, spesso il ricorso a entità di un altro mondo rappresenta l'unica via di fuga possibile dalla dura realtà quotidiana. Così, accanto a statue di santi a grandezza d'uomo, convivono spiriti maligni, e in contrapposizione ai sacerdoti cattolici troviamo i santéri, paleri e babalaos.
In questo senso il bel volume di Gordiano Lupi ha una funzione che va oltre quella del puro intrattenimento, pur godibilissimo, in quanto cerca di rappresentare un modo di vivere che rifugge dalla nostra logica, ma che, in quell'ambiente e in quelle condizioni, ha una funzione talmente importante da essere radicato nella gente, quasi una certezza acquisita.
Nella narrazione l'autore è riuscito a equilibrare lo spirito creativo con quello didattico, così che tutto procede in modo estremamente scorrevole e il lettore, nel seguire lo svolgersi della trama, riesce anche ad apprendere gli usi e i costumi di quel popolo in modo del tutto naturale.
Dei cinque racconti, almeno al mio gusto, i più riusciti mi sono sembrati La vecchia ceiba e Nella coda del caimano, anche se gli altri tre sono di piacevole lettura. Mi sono anche domandato il motivo di questo maggior gradimento e penso d'averlo trovato nel fatto che in entrambi la vera protagonista è la natura, nel primo un vecchio albero, nel secondo un fiume, cioè un qualche cosa di concreto che controbilancia idoneamente le perplessità di un europeo di fronte a certi miti e leggende. In particolare Nella coda del caimano ha uno sviluppo assai articolato, ricco di imprevisti, di colpi di scena che travolgono letteralmente il lettore, ansioso di arrivare a comprendere come finirà.
Meritevole senz'altro di lettura. »

Piombino tra storia e leggendaPiombino tra storia e leggenda
di Gordiano Lupi, Franco Micheletti, Elena Migliorini - Ass. Culturale Il Foglio
  • Prezzo: € 10.00
4.0
Aspetti locali di interesse generale, 30-10-2008
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Ci si potrà chiedere quale interesse possa suscitare un libro circoscritto a una realtà locale, ma sono dell'idea, che oltre a poter essere utile per i piombinesi, così che riscoprano tradizioni proprie, anche per un lettore non autoctono finisce con l'essere una fonte di notizie preziosa per avere almeno un'idea di luoghi che normalmente appaiono solo come un'entità geografica.
Prefato ottimamente da Mauro Carrara, con delle opinioni di carattere generale sul significato della storia e che largamente condivido, è illustrato preziosamente dai disegni in bianco e nero realizzati da Elena Migliorini.
Si compone di due parti, di cui la prima è opera di Gordiano Lupi, che, dopo, una ricca ed esauriente premessa sulla storia della città, passa a presentare leggende della zona che integrano opportunamente le notizie certe o quasi, fornendoci un quadro di gradevole insieme fra fantasia e realtà e cogliendo così lo spirito che le genti di Piombino hanno radicato nei secoli.
Troviamo così Il torello mansueto e il mistero del Frassine, a metà fra mistero e religiosità, la delicatissima Lorenzo e Maria, fantasmi d'amore a Capoliveri, e molte altre fra cui un cenno particolare meritano per interesse Una strega chiamata Baciocca, dal soprannome dato, storpiando il cognome del marito, a Elisa, sorella di Napoleone, e La leggenda delle bisce in amore e i Canali di Marina, una rielaborazione di una storia originale di Elena Migliorini.
La seconda parte è stata scritta da Franco Micheletti, che ha tratteggiato alcuni tipici personaggi piombinesi, alcuni ancora viventi, ricorrendo a una prosa senza forzature, ma accentuando le loro caratteristiche. Sono uomini che esistono in tutti i paesi, ma ognuno identificabile per la sua originalità, come nei casi di Fabio, detto il Conte Scoglio, dell'ammiraglio Curione, oppure del Campione, dove la parabola di Giancarlo Casti, speranza del pugilato rimasta tale, è scritta con una vena di malinconia che non può non toccare il cuore.
Insomma, questo libro è un lavoro eccellente ed è assai piacevole da leggere. »


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