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Tutte le recensioni di R. Montagnoli

La palude degli eroiLa palude degli eroi
di Marco Salvador - Piemme
  • Prezzo: € 20.00
  • Nostro prezzo: € 16.00
  • Risparmi: € 4.00 (20%)
5.0
Un romanzo storico stupendo, 21-04-2009
, ritenuta utile da 11 utenti su 12
«In questo romanzo Salvador ci parla dei da Romano, quella famiglia che raggiunse l'apice della sua fama e fortuna con il condottiero Ezzelino, validamente coadiuvato dal fratello Alberico, ma la figura di questo personaggio, conosciuto, a torto o a ragione, come un sanguinario scompare quasi subito nella narrazione, poiché muore dopo la sconfitta subita a Cassano d'Adda per le gravi ferite riportate. Il fulcro invece di tutta la narrazione è costituito da uno straordinario personaggio, Guido da Romano, figlio adottivo di Alberico e figlio naturale di Ezzelino.
Non intendo raccontare la trama, che presenta in 501 pagine tanti fatti e accadimenti, una vera "summa" di questo protagonista, ultimo rimasto dei da Romano dopo la crudele esecuzione da parte dei papisti di Alberico e dell'intera sua famiglia. Non ci sarebbe infatti abbastanza spazio per una sintesi logica, né è mia intenzione privare il lettore di scoprire pagina dopo pagina il succedersi degli eventi.
Preferisco quindi scrivere di quello che ha suscitato in me questo romanzo, delle impressioni che ne ho ritratto, dell'emozione di cui è riuscito a pervadermi.
Ci troviamo davanti a una vera e propria opera d'arte, abbastanza fedele storicamente, e con tutta una serie di ceselli, che vanno dalla descrizione dei costumi per arrivare perfino alle abitudini alimentari, inseriti con abilità in modo non solo da soddisfare la curiosità, ma da consentire al lettore di immergersi progressivamente in un'epoca.
Fra l'altro, questo risultato è ottenuto in modo mai greve, tanto che il romanzo, se non fosse per la sua notevole lunghezza, si leggerebbe tutto d'un fiato.
Avevo già notato questa capacità di Salvador di avvincere in occasione della lettura del suo ciclo sui longobardi, ma in questo lavoro si è veramente superato, al punto che si ha l'impressione di essere presenti nella vicenda, come spettatori estasiati di un torneo o pavidi testimoni di una battaglia, di cui si ode lo scontro delle armi, si avverte il senso di paura e di follia che anima i contendenti e, perfino, sembra di fiutare l'odore dolciastro del sangue che inzuppa il terreno.
Ma questo, che pur è molto, non è nulla in confronto con la capacità di Salvador di rendere dinamiche le scene, così che si vedono i cavalli galoppare, giungere a contatto con quelli degli avversari, con campi lunghi e altri più ristretti, cogliendo particolari essenziali, proprio come in una pellicola cinematografica.
Adesso, quindi, potete capire il perché questo romanzo risulti particolarmente avvincente e il coinvolgimento è totale, nel senso che ci si dimentica di stare comodamente seduti su una poltrona, ma ci si vede accanto a Guido a duellare, oppure ad ascoltarlo quando si dichiara alla bella e umile Aurora. E questo alternarsi di scene cruente, di supplizi dolorosi, con immagini elegiache della campagna trevigiana, con stacchi incisivi su personaggi minori, che però sono funzionali al racconto, consente di trarre respiro, permette al lettore di abbassare il ritmo, pause indispensabili in una trama che galoppa come un cavallo selvaggio.
Non posso anche dimenticare l'abile caratterizzazione dei protagonisti, nessuno tutto buono o tutto cattivo, ma uomini con pregi e difetti, sia fra gli alleati di Guido che fra i suoi nemici. Se la figura di Ezzelino da Romano viene un po' rivalutata, nel senso che la sua ferocia non era dissimile da quella dei potenti della sua epoca, un trattamento particolare viene riservato alla Chiesa di Roma, intrigante, superba, prepotente e sempre pronta a incrementare i suoi possedimenti. Per fortuna, però, esistono anche umili preti, che con il loro esempio, la loro fede e umanità consentono che una religione non venga identificata con la sua struttura politico-amministrativa; nel romanzo ne troviamo, ancore di salvezza in un mondo di lupi che si sbranano e in cui i potenti, come oggi, decidono delle sorti degli altri uomini.
Non mancano quindi anche motivi di riflessione che finiranno con l'emergere una volta ultimata la lettura, toccando argomenti che credevamo antichi e che invece sono ancora del tutto in corso. Questo è un altro dei pregi di questo lavoro ed è giusto sottolinearlo, perché la narrazione non è fine a se stessa e così riesce a coniugare la spettacolarità con la sostanza, compito questo in cui mi sembra che Salvador sia riuscito assai bene.
La palude degli eroi è un'opera d'arte, un romanzo di rara grande bellezza che vi consiglio di leggere, sicuro che alla fine rimarrete stupiti e soddisfatti. »

Linea goticaLinea gotica
di Cristoforo Moscioni Negri - Il Mulino
  • Prezzo: € 10.00
  • Nostro prezzo: € 8.00
  • Risparmi: € 2.00 (20%)
5.0
La dignità offesa, 20-04-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Ai più il nome Cristoforo Moscioni Negri dirà poco, ma quando un amico mi ha consigliato di leggere un libro originale e senza retorica sulla guerra partigiana, citandomi il titolo e l'autore, ho pensato subito che questo doppio cognome non mi era nuovo e che l'avevo già letto da qualche parte. Ho riflettuto un po' e poi è sbucato dalla memoria il capolavoro di Mario Rigoni Stern, Il sergente nella neve; infatti, il sottotenente Cristoforo Moscioni Negri era un compagno d'armi, durante la campagna di Russia, del grande scrittore di Asiago. Del resto, la pubblicazione del suo primo libro, I lunghi fucili, dove si parla appunto della tragica sorte dell'Armir, fu propiziata da Rigoni Stern, che presentò l'opera all'editore Einaudi, opera si cui conto di tornare in argomento non appena letta.
Fatta questa opportuna premessa, dico subito che Linea Gotica è un libro di estremo interesse, perché sono le memorie di Moscioni Negri del periodo intercorrente fra i giorni immediatamente successivi all'8 settembre 1943 e l'avvenuta liberazione delle Marche e di Pesaro, lasso di tempo durante il quale operò nelle formazioni partigiane.
Non starò a raccontare i numerosi episodi di questa guerra per bande, in cui la figura dell'autore è di primo piano, essendo stato comandante di una brigata Garibaldi, ma preferisco soffermarmi sulla valenza storico-politica del testo, peraltro caratterizzato da una scrittura asciutta, raramente incline a ceselli letterari - ma quando ci sono risultano opportuni e pregevoli -, e che mi ricorda un po' il Cesare Pavese de La luna e i falò.
L'importanza del libro sta in ben altro, cioè è costituita dall'analisi dell'autore dei motivi che l'hanno spinto ad aderire alla Resistenza, compendiati sinteticamente nella completa sfiducia nei confronti del regime fascista e dei nostri comandi militari per la disfatta subita in Russia, nonché nell'amara constatazione dell'incapacità del Re e dei suoi generali di organizzare almeno l'armistizio, con tutte le conseguenze che si ebbero.
C'è da dire anche che l'uomo Moscioni ha un alto senso dell'onore e non può quindi che criticare il disinteresse degli anglo-americani per le formazioni partigiane, mal viste, anche se le stesse dimostravano valore e ampia disponibilità di collaborazione.
Inoltre, e questo è tanto più importante nell'imminenza della ricorrenza del XXV aprile, l'autore marchigiano dimostra lungimiranza nel prendere atto che, a liberazione avvenuta, ritornarono in auge e al posto di comando i vecchi antifascisti che, con il loro comportamento passivo, molto avevano contribuito all'ascesa di Mussolini; a questi si unirono ben presto i soliti profittatori, che avevano fatto lauti affari durante il fascismo e sotto l'occupazione tedesca, nonché figure notoriamente di spicco nel ventennio, insomma si era combattuto e sofferto solo per sollevare un vero e proprio polverone senza che nulla cambiasse.
E così lo spirito della Resistenza, le sue speranze, i suoi ideali cominciarono subito a disperdersi, affondando nella palude putrida del dopoguerra grazie al vecchio ordine che riprendeva i posti di comando.
Ai giovani che avevano combattuto, che sognavano un'Italia nuova e diversa, non rimase altro che constatare con amarezza che l'avevano fatto invano.
E il senso dell'onore di Moscioni non è quello retorico che si richiama in tante cerimonie, ma è la dignità offesa di ogni essere umano che si sente considerato una semplice pedina di un gioco, per lo più sporco, realizzato da pochi altri.
Linea Gotica è un libro assolutamente da leggere. »

In viaggio con Dante all'infernoIn viaggio con Dante all'inferno
di Salvo Zappulla - Fermento
  • Prezzo: € 12.00
5.0
Un inferno alquanto terreno..., 18-04-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Un sogno è la trama di questo libro, ma è uno di quelli fatti a occhi aperti e anche se nasce da un intervento di Dante Alighieri che sveglia l'autore proponendogli di fare un viaggio con lui all'inferno si potrà constatare come il richiamo alla Divina Commedia sia un pretesto, il semplice supporto strutturale per dare vita a un'opera che è completamente diversa.
Pagina dopo pagina ci si accorgerà, così, che quell'inferno, del tutto differente da quello creato da Dante, è purtroppo una realtà e corrisponde all'Italia contemporanea, popolata da peccatori di diverso livello che si trovano a loro agio nei vari gironi, più da considerarsi associazioni di categoria di delinquenti che delle vere e proprie sezioni in cui vengono inflitte le giuste punizioni.
Quello che fa la differenza con altri libri che descrivono l'andazzo del nostro paese sta nell'ironia garbata dell'autore che riesce a fornirci un quadro d'insieme senza ricorrere a una satira sguaiata e spesso becera, senza far leva sulle caratteristiche fisiche o intellettuali dei personaggi, ma facendoci intuire chi siano con poche illuminanti parole.
Più che ridere si sorride e in questo modo si riflette, un fattore determinante questo per accorgerci che in fin dei conti anche noi siamo parte di questo inferno, per lo più vittime consapevoli e spesso rassegnate.
C'è tutto il nostro paese nell'ultimo mezzo secolo, dai giorni in cui è nata la democrazia all'epoca delle trame nere e rosse, fino ad adesso, con personaggi sotto gli occhi di tutti e ancora ben in auge.
Insomma, la Divina Commedia, fatta eccezione per qualche piccolo meccanismo di struttura, non c'entra proprio, e il sommo Dante, guida di questo viaggio, sembra uno che ha veramente smarrito la retta via, e per quanto la fantasia dell'autore nel descriverlo abbia il suo peso non indifferente, finisce con il rappresentare un pover'uomo alla mercé dei tempi, spesso confuso, e incapace di distinguere l'apparenza dalla realtà, dando vita così ogni tanto a situazioni amaramente umoristiche.
E'così che una vicenda surreale si trasforma piano piano nello specchio della realtà, insomma a un inferno, ma in terra.
Scritto in modo assai accattivante, In viaggio con Dante all'inferno è un romanzo che si legge con piacere e che invita a riflettere sulla nostra situazione attuale.
La lettura è quindi più che raccomandabile. »

Il pianoforte a codaIl pianoforte a coda
di Valentino Rocchi - Giraldi Editore
  • Prezzo: € 14.00
4.0
Una bella storia d'amore, 11-04-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 6
«Mi sono abituato ai temi e alle ambientazioni che Rocchi usa trattare nei suoi romanzi. Infatti, fatta eccezione per lo storico 1504 - Notte all'Hostaria La Guercia, che, secondo me, oltre a essere il migliore che ha scritto in assoluto è un capolavoro, è presente sempre quell'ambiente rurale della piccola proprietà contadina o della mezzadria, che gli è evidentemente così caro da renderlo sempre in modo notevolmente efficace, pur nelle differenze delle storie, ambientate o a cavallo fra le due guerre, o nell'epoca immediatamente successiva alla fine della seconda. I suoi personaggi sono loro stessi legati alla terra, a un modo di vita quasi patriarcale ed esprimono, pur negli inevitabili difetti propri di ogni essere umano, qualità positive, in particolar modo quella della continuità, che può tradursi anche nel cambiamenti di un'attività, ma con gli occhi e con il pensiero sempre rivolti al mondo dei campi, ai suoi ritmi, alle sue fatiche, ma anche alle gioie di essere in sintonia con la natura.
Costituisce quindi una vera sorpresa il suo recentissimo Il pianoforte a coda, perché è completamente diverso da tutti gli altri. Infatti è ambientato in questi anni ed è la storia di un impiegato di banca che desidera più libertà e lascia il posto per fare l'ambulante, anche perché si invaghisce di una misteriosa e bella, ricca ereditiera.
Non mancano frequenti colpi di scena, con un'alternanza di passaggi dal giallo al rosa e addirittura con un'intrusione, felicissima questa, nel mondo dell'alta finanza.
E poi sono presenti tanti personaggi, ben delineati, variegati nelle caratteristiche, forse troppo caratterizzati in quelle positive o in quelle negative, sì da rappresentare più che una realtà dei simboli.
Assai piacevole da leggere Il pianoforte a coda si rivela in realtà una bella storia d'amore, anzi di un amore che matura gradualmente, per arrivare poi all'apoteosi nel finale.
Il testo, nel suo insieme, risulterà particolarmente gradito al lettore, perché offre la possibilità di trascorrere piacevolmente alcune ore senza che si debbano provare particolari e accentuati patemi d'animo, pur in presenza di spunti di riflessione sui quali in seguito, a libro ormai chiuso, si potrà indubbiamente ritornare.
Il pianoforte a coda è un buon romanzo e ne consiglio la lettura. »

Fregati dalla storiaFregati dalla storia
di Lodovico Ellena - Solfanelli
  • Prezzo: € 12.00
  • Nostro prezzo: € 10.20
  • Risparmi: € 1.80 (15%)
4.0
Di tutto, un po', 11-04-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Forse il titolo non è dei più appropriati, perché in effetti non mi sembra pertinente con l'argomento svolto, teso a chiarire o spiegare nomi o eventi che generalmente nella maggior parte di noi si hanno come acquisiti, in forza di una conoscenza che si potrebbe definire superficiale.
Ora, il libro di Ellena non ha pretese di approfondire temi, ma di chiarire ed eventualmente di correggere. In questo senso può essere considerato valido e particolarmente riuscito, una sorta di Bignami che, oltre ad essere ovviamente di facile consultazione, invoglia a cercare conferme o a riesumare concetti che spesso esprimiamo senza essere consapevoli.
Così, tanto per fare un esempio, c&'è un intero capitolo dedicato ai simboli misteriosi, fra i quali troviamo la croce celtica e il pentacolo. Tutti sappiamo come sono fatti, forse abbiamo una vaga idea su quel che rappresentano e allora basta andare su questo libro e la nostra naturale e opportuna curiosità avrà l'occasione di essere esaudita.
Ci sono poi notizie su fenomeni di costume, come la notte di Halloween o sul mestiere più antico, insomma, non tutto, ma molto e quel molto spiegato con termini semplici, in modo sintetico, ma non per questo incompleto.
Non mancano anche i personaggi, come i teorici anarchici, o un Napoleone visto sotto una luce diversa, non tanto l'ardimentoso generale, ma il sistematico e freddo repressore dei rivoltosi delle Antille, talmente razzista da dire in una circostanza "Il male che fanno gli ebrei non deriva dal singolo individuo, ma dalla stessa costituzione di questo popolo.".
Poi ognuno trarrà dalla lettura di queste notizie gli elementi che più gli sembreranno utili, magari solo contento di aver avuto una conferma, oppure soddisfatto per aver capito finalmente il significato di certi fatti, come potrà anche dissentire in tutto o in parte, circostanza questa tuttavia meno probabile, perché il rigore scientifico dell'autore è comprovato.
Quindi sono dell'idea che questo libro presenti caratteristiche di utilità tali da consigliarne la lettura. »

TentazioniTentazioni
di Fabrizio Manini - Ass. Culturale Il Foglio
  • Prezzo: € 10.00
5.0
Tentazioni per vivere, 03-04-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 5
«Un uomo e la vita, un essere brancolante nel buio nella ricerca della comprensione di ciò che veramente caratterizza e dà un senso all'esistenza.
Il poeta, nell'osservare se se stesso e il mondo che lo circonda, adotta una lente che è una specula dell'anima, così che più che parlare della realtà oggettiva descrive le sensazioni che ne ritrae, non sempre condivisibili, ma sicuramente percettibili.
Fabrizio Manini in Tentazioni ci offre la sua interpretazione dei grandi temi della vita, osservati da un'angolazione che, pur portando a una realtà soggettiva, offre al lettore spunti, riflessioni, indagini che finiscono per coinvolgerlo, perché l'esistenza ha eguali elementi salienti per tutti.
Ma se l'amore, così tanto cantato, sognato, idealizzato, sublimato da altri poeti, qui trova una sua malinconica espressione, come di un desiderio soffocato da un velo di pessimismo alla cui base c'è il rifiuto di qualsiasi forma di omologazione, la morte è il tema ricorrente, puntualizzato, ripetuto quasi ossessivamente anche per inconscia sdrammatizzazione.
Dunque, eros e thanatos, temi ricorrenti in poesia fin dai tempi antichi, ma anche metafore, laddove si consideri che l'amore, per quanto tribolato e sofferto, rappresenta la vita, mente la morte è appunto la sua antitesi e, nel pensiero di Manini, è l'unica certezza di tutto un percorso in cui le altre presenze sono solo riflesso di una volontà di celare ai nostri occhi quale è il nostro comune destino.
In questo senso, anche il titolo dell'opera, Tentazioni, trova il suo significato più appropriato, in una chiave di religiosità naturale che vede nei desideri difformi dalla naturale essenza umana delle chimere che ci creiamo per distoglierci dal grigiore quotidiano.
Così, anche il dialogo con la morte finisce con il divenire l'illusorio obiettivo di una congiunzione a priori, una proiezione dei nostri timori, delle nostre angosce che ci rende consapevoli delle stesse, finendo quindi per accettare il nostro stato di pavidi mortali.
In queste poesie c'è tutto il frutto di una lunga maturazione, di una autoanalisi, spesso impietosa, che ha portato il poeta gradualmente a una corrosiva rassegnazione, in un pessimismo sottile che si dilata oltre i normali confini della nostra dolenza, ma che ha il pregio di fargli riscoprire una virtù quasi desueta, quella pietà che ancora può farci accettare la vita per quel che è.
E se l'esistenza è permeata da una magmatica rabbia interiore che porta anche all'odio, a quell'odio di vivere che nei versi traspare in un lacerante urlo silenzioso, resta comunque il malinconico flusso di un pensiero che si fa carne per poter dire:

Qualcuno ha detto/che non si finisce mai/di morire./Non ho fatto altro,/non so fare altro./.....

Questa è una silloge sofferta, ma anche una confessione liberatoria che a tratti travolge il lettore, pur senza sconvolgerlo, perché in ciò che è scritto non è difficile ritrovarsi, giorno dopo giorno, ora dopo ora, in un'esistenza in cui solo le tentazioni permettono di sopportare il male di vivere.
Tentazioni è sicuramente un'opera caldamente raccomandabile. »

Il giorno della civettaIl giorno della civetta
di Leonardo Sciascia - Adelphi
  • Prezzo: € 7.50
  • Nostro prezzo: € 6.00
  • Risparmi: € 1.50 (20%)
5.0
Viaggio all'interno di un inferno, 03-04-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 3
«Basterebbe già lo sfolgorante incipit con quella corriera che sta per partire nella piazza di un paese siciliano, che anzi si avvia fra sussulti vari e poi si ferma perché il bigliettaio si accorge che un ritardatario richiama l'attenzione correndo; ecco, si apre la porta del mezzo, l'uomo vestito di scuro si appresta a salire, ma due colpi squarciati lo fermano un istante a mezz'aria e infine lentamente, quasi al rallentatore, il corpo finisce per afflosciarsi.
Dico basterebbe, perché la scena è talmente viva che sembra di essere presenti, lì in un'alba livida con le sfilacce di nebbia, e questo non è che l'inizio di un romanzo che avvince, costringe il lettore a convivere con i personaggi, a respirare l'aria di paura, ad annusare il pericolo a ogni svolta, immerso nell'atmosfera quasi rarefatta della realtà di un'isola soffocata e dominata dalla mafia.
La scrittura di Sciascia volutamente tralascia il superfluo, è essenziale, precisa, ritaglia i protagonisti con la precisione di un bisturi nelle mani di un chirurgo estetico. Nulla è lasciato al caso e tanto meno al compiacimento, affinché l'atmosfera sia resa nel modo più esatto possibile.
Le pagine scorrono, le dita le girano impazienti e anche intimidite; il viaggio all'interno di un inferno di apparente normalità è quanto di più grande al riguardo sia mai stato scritto.
Fantasia, invenzione? Certamente, ma è un castello costruito su elementi oggettivi, su situazioni presenti, dove cambiano solo i nomi, magari anche gli eventi, ma la sostanza resta e con essa quel patema d'animo che prende chi si appresta a diventare vittima, chi riesce a mettere le mani sui colpevoli, con la certezza che, nonostante le prove, questi non espieranno mai le proprie colpe.
Tutto questo in un mondo che pare in preda al torpore, dove un capo mafioso si ritiene membro di un ordine cavalleresco, quasi un paladino al punto di tributare al suo avversario investigatore l'onore delle armi, considerandolo degno di essere chiamato uomo per la sua onestà, la sua correttezza, per essere in pratica un nemico che sta vincendo una battaglia, pur consapevole di perdere tutta una guerra.
Ci sono i legami con la politica, per non definirli addirittura, più che convivenze, identificazioni, c'è tanta amarezza nelle figure di chi è chiamato al dovere di servitore dello stato e che lo pratica fino in fondo, fra mille difficoltà, continui ostacoli da parte di esponenti di quello stesso stato per il quale lui si sacrifica.
Il romanzo di per sé è un capolavoro, ma ha anche un pregio di carattere storico, perché è uscito in un'epoca in cui il governo negava esplicitamente che esistesse la mafia, definiva certi omicidi come frutto sì della malavita, ma non di una struttura sorta come un'istituzione dentro allo stato e in antitesi allo stesso, e ciò nonostante l'evidenza dei fatti, a chiara dimostrazione che la cupola dell'organizzazione non stava a Palermo, ma a Roma.
Dal 1960, quando fu scritto questo romanzo, sono passati quasi dieci lustri, ma purtroppo è rimasto di drammatica attualità.
Da leggere, perché è stupendo e perché si sappia veramente che cos'è la mafia. »

Cattive storie di provinciaCattive storie di provincia
di Gordiano Lupi - A.CAR.
  • Prezzo: € 15.00
5.0
Il male oscuro, 27-03-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Tredici racconti per parlare di una vita di provincia, un tempo tanto tranquilla da risultare forse monotona, e ora invece pervasa da quel male oscuro tipicamente metropolitano che in modo sintetico e anche un po' semplicistico si definisce alienazione. La fretta del vivere, la corsa continua senza una meta ben definita e il grigiore, che finisce con l'accompagnare la quotidianità dei gesti e delle parole, a tratti possono esplodere, una specie di sordo rancore che fuoriesce come magma in modo eclatante. In questa raccolta ci sono racconti che partono da un fondo di verità, ovviamente poi interpretato creativamente dall'autore, come nel caso della vicenda di Simone Cantaridi, ancor oggi rinchiuso in carcere, e altri invece che sono frutto esclusivo della fantasia di Lupi, magari con una rielaborazione di leggende, ma che ben esprimono questa inquietudine latente che ormai ha radicato anche in provincia.
Del resto, gli atti di efferata violenza non sono più tipici solo della metropoli, ma spuntano un po' ovunque come funghi anche nei piccoli agglomerati, paesi che fino a non molti anni fa sembravano oasi di quiete e che ora invece non sono immuni da questo male oscuro che sembra contraddistinguere sempre di più l'attuale società.
Pertanto questo libro fa riflettere, e non poco, perché riscontra un'involuzione progressiva della coesistenza ben descritta anche laddove la narrazione è di pura fantasia. Prendiamo Il palazzo, un condominio apparentemente anonimo dove gli abitanti, nessuno dei quali ha motivo di essere contento, sembrano convivere solo in funzione dei loro contrasti, una storia caratterizzata da pregevoli descrizioni dei personaggi e che si conclude in modo del tutto inaspettato, ma anche con una felice intuizione dell'autore.
Altri racconti hanno caratteristiche vere e proprie del fantastico, quando addirittura non prendono l'impronta dell'horror, ma quasi tutti, ambientati in una piccola realtà quale Piombino e la zona circostante, mantengono il legame con la realtà, evidenziando uno stato di disagio latente, un tempo del tutto atipico nella provincia.
Gli uomini sembrano in preda ad ancestrali timori che lentamente si radicano, arrivando in taluni casi a un tale stato di paranoia da far esplodere il bubbone e allora ci scappano i morti, spesso senza un movente plausibile, o comunque logico.
Scritti con la ormai ben nota abilità di Gordiano Lupi, questi racconti sono tutti assai piacevoli da leggere, ma la mia preferenza va a un autentico gioiellino, Il palazzo, per il ritmo scandito con la precisione di un cronografo svizzero, accompagnato da una descrizione accurata e convincente dei protagonisti, e poi con un finale, che ovviamente non svelerò, di particolare effetto, un'invenzione creativa che conclude imprevedibilmente, ma non illogicamente, la vicenda.
Consiglio, pertanto, di leggere Cattive storie di provincia, anche per gli spunti di riflessione che offre; raccomando, altresì, di non perdere la riuscita introduzione in forma di racconto, un Amarcord di come era una piccola cittadina non molti anni fa. »

A ciascuno il suoA ciascuno il suo
di Leonardo Sciascia - Adelphi
  • Prezzo: € 9.00
  • Nostro prezzo: € 7.20
  • Risparmi: € 1.80 (20%)
5.0
Un giallo che non è un giallo, 23-03-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Un giallo di raffinata costruzione che tuttavia non è un giallo o almeno, come tale, è del tutto atipico: questo è il bellissimo romanzo di Sciascia A ciascuno il suo.
Del resto Italo Calvino, in una lettera a Sciascia del novembre del 1965, scriveva: " Ho letto il tuo giallo che non è un giallo, con la passione con cui si leggono i gialli, e in più il divertimento di vedere come il giallo viene smontato, anzi come viene dimostrata l'impossibilità del romanzo giallo nell'ambiente siciliano".
Del resto la vicenda è di quelle che appassionano il lettore per arrivare alla soluzione, ma le descrizioni dei personaggi, delle atmosfere, degli ambienti è prioritaria, quasi che Sciascia volesse far sapere che in un simile contesto tutto ciò che avviene non è per caso e rientra in una normalità dettata dalla sempre presente associazione mafiosa.
La trama, con l'investigatore improvvisato, questo professor Laurana che ha un vizio mortale per il luogo dove vive, cioè la curiosità, è peraltro avvincente, ma ripeto che quel che conta è lo sfondo, con la vita di piccola provincia, il circolo dei notabili, la connivenza, magari obbligata, con le attività di malaffare.
Ne esce un quadro di una Sicilia racchiusa in uno schema di ordinaria struttura malavitosa tale da considerarla la norma, in una rarefatta atmosfera di consapevole impossibilità di cambiare le cose.
L'abilità narrativa di Sciascia si conferma anche in questo romanzo, con una realtà che ci viene rappresentata nella sua autentica e ambigua consistenza, ricorrendo ad allusioni, a parole dette e non dette, a personaggi descritti magistralmente.
Lo sfondo è costituito appunto dalla precisa analisi dell'animo siciliano, dalla naturale presenza della vita e della morte, dal radicato concetto dell'indissolubilità della proprietà e dalle pulsioni erotiche, che prorompono diventando piacevoli sensi di colpa.
Il professor Laurana ha il torto di essere vittima di un sistema, che, pur senza che lui lo voglia scardinare, non può perdonargli la difformità a uno schema precostituito e immutabile nel tempo.
Del resto l'affermazione che chiude il romanzo, per bocca del parroco di Sant'Anna, un prete con poca vocazione, dimostra inequivocabilmente che il pragmatismo può arrivare in un simile ambiente all'assurdo di considerare del tutto normale, perché ormai consolidato, il castello di connivenze, anche solo omertose, con il potere mafioso.
Infatti, alla confidenza che si appresta a fare, con tutte le dovute cautele, il commendator Zerillo e relativa alla figura del professor Laurana, il sacerdote risponde secco, a troncare la discussione: "Era un cretino".
A ciascuno il suo è un romanzo di tale qualità che ne ritengo indispensabile la lettura. »

SegniSegni
di Tinti Baldini - Altromondo (Padova)
  • Prezzo: € 11.00
5.0
Segni poetici, 18-03-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Ogni volta che prendo in mano un libro di poesie, prima di sfogliarlo penso che sto per accedere all'universo segreto dell'autore, dove sentimenti, sensazioni ed emozioni, a lungo celati, si mostrano per la prima volta agli occhi di estranei.
E' come entrare nella casa d'altri, una casa più segreta, più intima, tanto che mi prende un attimo di titubanza, come se il mio, più che un ingresso, fosse un'intrusione.
Segni è l'opera prima di Maria Cristina Baldini, più conosciuta su Internet come Tinti Baldini, un'autrice di cui ho già letto alcune poesie presenti in un paio di siti.
Poetessa delicata, quasi pudica nell'esprimere la luce del suo Io, affronta in questo libro diverse tematiche, una sorta di "summa" della sua coscienza poetica.
Sono versi a volte soffusi, come in Luna (Muta assapora / di nuvole il passaggio / e di stelle / la lontananza / in silenzioso tocco / d'infinito), oppure disperatamente concreti nell'esprimere un'amarezza per quello a cui l'uomo può ridursi, come in Auschwitz ( Dietro vetri appannati / da fiato dolente / montagna immensa / di carrozzine / scarpe e scarponi / e piccole pantofole / stivali e borse / alla rinfusa / e trecce bionde / a migliaia / in mucchio / e sguardi di spettro / in angoli remoti. /...).
Verrebbe da pensare a una poesia semplice, quasi essenziale, un fluire di ricordi che da immagine si trasformano direttamente in parole, ma è solo l'apparenza, perché dietro c'è un'elaborazione, magari inconscia, che fa amalgamare pensieri, concetti, le lettere, i significati, fondendoli, equilibrandoli fino ad addivenire a un risultato di personale armonia.
In queste liriche c'è tutta la vita di una persona, il suo passato, memorie belle e altre tristi; c'è chi si racconta in una biografia, ma c'è anche chi, come Tinti, preferisce farlo in poesia.
Possono essere quasi dei lampi di fotografo, come in Ragazza ( Scintillante / di chioma bruna / aroma di muschio / lasci / al tuo passare.), oppure emozioni che ancora al solo pensiero trascinano, come in La prima volta (Esile e gracilina / come fuscello a Maggio / mi sentii / palpitare tutto / corpo, testa e cuore / in fremito inarrestabile / scintille e tuoni / e mare a naufragare / e pioggia torrenziale /...), o sono rassegnate constatazioni, come in Indifferenza
( Veder passare / ombre / e non scoprirle.).
Tinti ha saputo far riemergere il suo passato alla luce della consapevolezza del suo presente e ce l'ha offerto, ci ha presentato l'immagine di un'esistenza filtrata dalla riflessione, impreziosita dalle parole e ancor vibrante, pur nel suo pudore. »


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