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Tutte le recensioni di R. Montagnoli

Sulla riva del fiumeSulla riva del fiume
di Giovanna Giordani - Aletti
  • Prezzo: € 12.00
5.0
Un fiume di versi, 20-08-2009
, ritenuta utile da 5 utenti su 6
«Giovanna Giordani, nell'ultima di copertina scrive, fra l'altro:
"Il mio poetare non è ricercato, lo definirei naif, semplice, vero che ubbidisce ad una voce arcana che mi detta le parole per dar forma scritta alle emozioni, ai sentimenti."
E' una testimonianza sincera, benché l'autrice trentina non si sia accorta di aver enunciato con estrema semplicità e quindi con la massima chiarezza il segreto meccanismo con cui nasce una poesia.
E allora io aggiungo che, a fronte di tanti artificiosi formalismi e di contorti pensieri che esposti in modo inutilmente complesso si rivelano poi poca cosa, è meglio la schiettezza, quell'andare al sodo che sa di lontana matrice contadina, che chiama le cose con il loro giusto nome e che è di immediata comunicatività.
In questo suo libro raccoglie le migliori poesie della sua produzione, con temi diversi, che vanno dall'amore alla natura, dal fantastico all'introspezione, temi in ogni caso svolti in modo lineare, proprio con quella semplicità che l'autrice, giustamente, si attribuisce.
Sarà una poesia naif la sua, ma di certo non appare improvvisata, cioè solo estro e niente costruzione, poiché la linearità prevede che, più o meno consapevolmente, il poeta sappia tradurre in lettere l'idea scaturita dal sentimento o dall'emozione secondo una struttura logica atta a raggiungere un equilibrio formale, cioè il ricorso a uno stile.
Per esempio, prendiamo Il senso della vita (Conosce la sua meta / la rondine / dal cielo rapita / / e vola verso il nido/ / l'unico senso / della sua vita).
Poesia assai breve, ma armonica e che esprime metaforicamente assai più di quello che un lettore disattento percepisce.
Oppure
Il silenzio è sovrano / sulla montagna / s'ode soltanto / il canto / lontano / di una campana.
Anche questa è assai breve, eppure riesce a ricreare l'atmosfera ieratica della maestosità delle cime, quel senso di profondo coinvolgimento interiore che dapprima sgomenta, ma che poi trascina a uno stato di intensa serenità.
Quindi ben venga la semplicità di Giovanna Giordani, purché si tratti di questa apparente semplicità, che non viene mai meno anche quando si entra nel fantastico, permeato da una struggente malinconia, come in Ofelia (.../ Crudele destino ti ha carpita/ annegando amore ed i suoi sogni / e non sai che lui mai t'avea tradita.)
Per questo, per i suoi contenuti, per la varietà dei temi Sulla riva del fiume è una silloge che accompagna dolcemente la lettura, infonde serenità, aiuta anche a volare, insomma è un libro da prendere e tenere a portata di mano per quando l'affanno giornaliero ci fa dimenticare che non siamo solo carne, ma anche spirito. »

Il visconte dimezzatoIl visconte dimezzato
di Italo Calvino - Mondadori
  • Prezzo: € 9.00
  • Nostro prezzo: € 7.65
  • Risparmi: € 1.35 (15%)
5.0
Il doppio, 16-08-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 5
«La prima edizione del Visconte dimezzato usci nel febbraio del 1952 per i tipi di Einaudi e già pochi mesi dopo Calvino diede conto di questa sua stranissima opera in una lettera inviata a Carlo Salinari.
Scrive, fra l'altro "Quando ho cominciato a scrivere Il visconte dimezzato, volevo soprattutto scrivere una storia divertente per divertire me stesso, e possibilmente per divertire gli altri; avevo questa immagine di un uomo tagliato in due ed ho pensato che questo tema dell'uomo tagliato in due fosse un tema significativo, avesse un significato contemporaneo: tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l'altra".
Per quanto questo romanzo possa essere soggetto a diverse interpretazioni, stante il senso metaforico di non poche parti della trama, sembrerebbe, di primo acchito, che il puro divertimento sia stato il motivo principale per scriverlo e del resto, nel prosieguo della lettera di cui sopra, alcune righe dopo si può leggere "Non sono solo io a pensarla così, ad esempio anche uno scrittore molto attento ai contenuti come Bertolt Brecht diceva che la prima funzione di un'opera teatrale era il divertimento. Io penso che il divertimento sia una cosa seria.".
Mi ha colpito questo quasi ossimoro "penso che il divertimento sia una cosa seria£, anche perché vi si potrebbe leggere un altro significato di questo romanzo, forse il vero intendimento dell'autore, che sembra dirci che siamo uomini imperfetti, che non riusciremo mai a trovare in noi il perfetto equilibrio, e quindi è inutile angustiarci, ma conviene riderci su, stemperare questa amara consapevolezza di insuccesso con una dose di provvidenziale autoironia.
La vicenda, in effetti, oltre a essere paradossale, ha in questa sua credibile incredibilità il pregio di assicurare un sorriso non fine a se stesso, ma che si smorza con una riflessione sul nostro stato. In ognuno di noi vivono due anime, o meglio due parti, una buona e una cattiva, che si mescolano, che a volte vedono prevalere l'una piuttosto che l'altra, in una sorta di eterno dissidio fra l'aspirazione al bene e la tentazione del male.
Questa storia del visconte Medardo di Torralba, diviso perfettamente in due parti (la destra e la sinistra) da una cannonata turca ha quasi un sapore goliardico, una vena di fresca e incosciente gioventù che permea le righe e che in sordina finisce con il coinvolgere e addirittura travolgere il lettore.
Eppure, se ci si sofferma ogni tanto a riflettere, non è difficile vedere nell'esasperazione non solo anatomica, ma anche psicologica dei due visconti, l'uomo moderno, ancor più schiavo che in passato della sua illusione di completezza, con una coesistenza in ognuno di bene e di male che sfumano fra di loro, in quell'eterno conflitto che spesso inconsapevolmente sosteniamo ogni giorno.
Ed è uno stupore continuo nel verificare come Calvino riesca a trattare concetti complessi con una scrittura fluida, che scivola quasi sul foglio, accompagnata da quell'ironia che riesce a stemperare la crudeltà di certi immagini, in un mondo dove si impicca senza colpe e dove pur esistono località dal nome altamente evocativo e sognante come Pratofungo.
Il visconte dimezzato è il primo dei tre romanzi della Trilogia degli antenati, quasi un'introduzione, uno stuzzicante antipasto di qualcosa di molto più corposo come Il barone rampante e Il cavaliere inesistente.
Ne raccomando, per quanto ovvio, la lettura. »

Ofelia e la luna di pagliaOfelia e la luna di paglia
di Antonio Messina - Ass. Culturale Il Foglio
  • Prezzo: € 12.00
5.0
La sublimazione del fantastico, 22-07-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«In noi c'è sempre un modo fantastico in cui rifugiarci per trovare sollievo alle difficoltà della vita reale. E' ciò che vorremmo che fosse e che purtroppo non è mai. E questo è appunto il problema di Nina, una creatrice di videogiochi, prostrata moralmente per la scomparsa del padre. Nel suo lavoro è molto brava, è una delle migliori e quando le viene offerto di collaborare alla realizzazione di un nuovo avveniristico videogame accetta con entusiasmo e non solo per il cospicuo ingaggio. In questa realtà virtuale mette tutto quel mondo che avverte dentro di sé e in particolare allestisce un livello del gioco in cui c'è una figura che ricorda tanto quella paterna.
Non vado oltre nel parlare della trama per non togliere il piacere ai lettori di assaporare la bellezza di questo romanzo. Aggiungo solo che a un certo punto Nina entrerà in quella realtà virtuale, fatta da un arcipelago di incredibile bellezza, da una luna di paglia che sembra bagnarsi ogni notte nel mare e da personaggi, frutto della sua creatività, talmente perfetti da avere un'anima.
Credo che Messina con questo testo sia giunto alla sublimazione del fantastico, permeando visioni oniriche di pura poesia, avvincendo il lettore non solo con una trama incalzante e complessa, ma ponendogli, indirettamente, delle domande su quel che è la vita per ognuno di noi.
Il reale si confonde con il virtuale, l'impressione che si ricava è che gli uomini in fondo siano solo i protagonisti di una rappresentazione a cui ognuno partecipa secondo il ruolo assegnato dagli dei.
In un fantastico caleidoscopio di immagini, dove i sentimenti tuttavia non vengono mai a mancare, tutto scorre su piani paralleli, che a volte si sovvertono, si incrociano, determinando la nostra maggiore o minore razionalità.
E' un viaggio nel sogno, dove tutto è sempre possibile, anche che nulla sia accaduto realmente e nemmeno virtualmente, in un tripudio di sensazioni che finiscono con il portare ad accettare il proprio ruolo.
Sono 160 pagine, cioè nemmeno poche, ma una volta iniziato il libro non riesci a staccartene; e così riemerge poco a poco il mondo interiore di ciascuno di noi che va sempre più somigliando, nella prosecuzione della lettura, a quello del video game, un'oasi di serenità, di pace, con i pescatori che all'alba iniziano la loro giornata, con il Palazzo delle Sorgenti Prossime al Nulla, con la Spiaggia degli Spiriti Vagabondi, con quella Luna di Paglia dal sempre più enigmatico sorriso.
Ho sempre apprezzato la fantascienza filosofica di Antonio Messina, lamentando solo una certa sua complessità, ma in Ofelia e la Luna di Paglia tutto scorre dolcemente come un fiume, senza intoppi, tutto è facilmente comprensibile, ferma restando la straordinaria capacità dell'autore di condurci a profonde riflessioni sulla vita.
Come penso avrete capito ci troviamo di fronte a un autentico capolavoro. »

La luna al traguardo del boscoLa luna al traguardo del bosco
di Franco Seculin - Edizioni Sabinae
  • Prezzo: € 12.00
5.0
Versi sussurrati, 21-07-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«I versi possono essere detti, anche gridati, ma la forza non sta nel tono, perché in quest'opera di Franco Seculin sono sussurrati, quasi pudicamente volessero svelare le emozioni dell'autore che desidera mostrare la sua presenza senza imporla, che ama comunicare senza pretendere, un'intima confessione, quasi bisbigliata, il cui ascolto deve essere scevro da preconcetti e da giudizi, perché il poeta racconta se stesso.
Sono episodi di vita, ricordi che riaffiorano in un'esistenza assai movimentata che l'ha portato dalla lontana Eritrea a vagare per l'Italia, vedendo luoghi, conoscendo persone, una casa ogni volta, un riadattamento continuo in una serie di esperienze che inevitabilmente si riflettono nella sua poesia che affronta i temi sempre determinanti dell'amore e della morte. Eros e Thanatos sono il contrappeso che bilancia la vita, con quella certezza di un termine che solo l'amore, pur nella sua possibile aleatorietà, può rendere accettabile.

Come un bimbo meravigliato,
ti ho visto aprire una finestra,
per appendere un azzurro nel sole.
...

Notte che vieni silenziosa,
ascolta:
l'uomo che muore ti dice
il saluto.
...

E' un gioco di ombre e di luci, dove l'amore richiama l'azzurro del cielo e la morte rientra nel buio della notte, e quindi Eros e Thanatos sono sole e profondo nero, speranza e passione da un lato, rassegnata comprensione dall'altro.

E a convalidare questa discrasia pochi, chiari e mormorati versi:

Non c'è sole
Per chi non nasce
Libero.
Nella morte
Di ognuno,
Di noi resta il tempo
Delle cose passate.

E il tempo diventa la misura del vissuto, una serie ininterrotta di eventi che testimoniano che esistiamo, così che ciò che veramente conta è quanto si è fatto e non ciò che faremo.

L'amore per Seculin è passione, senza essere follia, è un sentimento che porta a emozioni contrastanti, a dubbi, a certezze, anche a speranze.

...
Lei.
E' la mantide,
vorace e preziosa,
nascosta in una stella.
Lei.
E' cometa e nemesi, a un tempo.
Per un passato e un futuro.
Incredibili.
Lei è tutto questo, e altro ancora,
ma...non lo sa!

Come in tutte le poesie che si raccontano, che pacatamente ci parlano delle realtà di una vita, si avverte un senso di serenità, di quiete dell'animo, che si propaga contagioso verso dopo verso e, giunti alla fine, non si potrà che apprezzare il silenzio del non detto e il lieve fremito di vento di quanto invece espresso. E' un intarsio di speranze e di timori, è un gioco di luci e di ombre come in una notte di luna in un bosco.
Da leggere, soprattutto la sera, affinché i sogni ci facciano scivolare dolcemente sulla strada della vita. »

Il sentiero dei nidi di ragnoIl sentiero dei nidi di ragno
di Italo Calvino - Mondadori
  • Prezzo: € 9.00
  • Nostro prezzo: € 7.65
  • Risparmi: € 1.35 (15%)
5.0
I motivi alla base della Resistenza, 16-07-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Il sentiero dei nidi di ragno è il primo romanzo di Italo Calvino, scritto nel 1947, cioè quando l'autore aveva 24 anni e già collaborava con la casa editrice Einaudi occupandosi dell'ufficio stampa e della pubblicità.
Chi pensa di leggere una delle sue straordinarie storie fantastiche si sbaglia, anche se, a tratti, emergono risvolti fiabeschi che stemperano la cruda realtà della vicenda, una sorta di neorealismo improntato tuttavia, pur con una sua autonomia, al verismo di Verga de I malavoglia.
La guerra è finita da poco, con tutti i suoi lutti e la sola esperienza positiva della resistenza, ma siamo in un'Italia che risorge dalle ceneri alimentando speranze, già in parte deluse.
E' il periodo in cui finita la sbornia per la ritrovata libertà ci si interroga sul perché degli accadimenti passati, un percorso indispensabile per acquisire coscienza di ciò che è effettivamente accaduto e delle relative motivazioni.
In questo senso Il sentiero dei nidi di ragno è una splendida metafora dei reali motivi che stanno alla base della maggior parte di chi aderì alla resistenza, ma lo è anche per coloro che invece osteggiarono questo straordinario moto popolare.
Il personaggio principale è Pin, un bambino lasciato solo a se stesso, in condizioni di abbrutimento più morale che fisico e che cerca di essere prima del tempo adulto, non per una maturità raggiunta, ma per il desiderio di evadere dal suo squallido mondo.
Cattivo come può essere uno che non appartiene di fatto né all'infanzia, né alla pubertà, si atteggia a grande, rimanendo con l'esperienza di un bimbo.
In un'epoca di furore, di sangue e di rivolta giocherà alla resistenza, rimanendo sempre solo, senza veri amici, tranne uno, un adulto con la mentalità di un bambino, e con lui che assai probabilmente gli ha ucciso la sorella, meretrice collaborazionista dei tedeschi, si allontanerà nella notte, nel buio di una vita di cui nessuno dei due conosce ancora la strada.
E le motivazioni allora quali sono? Le spiega Kim, un giovane commissario politico: i partigiani combattono per un riscatto dal mondo di miseria e di abbrutimento, lo stesso in cui si trovano anche le camicie nere, ma mentre i primi lottano per spezzare le catene, i secondi si oppongono per mantenerle strette.
Sì, perché tutti i personaggi di questo bel romanzo, visti con affettuosa pietà dall'autore, sono dei vinti, tranne forse Kim che, a differenza degli altri, si pone tutti quei perché, le cui risposte daranno coscienza alla sua e alla loro partecipazione.
Scritto in modo scorrevole, dinamico, mai statico, ha già lo straordinario pregio di introdurre gradualmente alla riflessione, che diventa parte e scopo del testo, al punto che, se rimarranno indelebili nella memoria le figure di Pin, di Lupo Rosso, di Cugino e molti altri, finiremo con il porci anche noi le stesse domande e verremo condotti inconsapevolmente per mano a conoscere le risposte.
E' forse superfluo che aggiunga che ne raccomando vivamente la lettura. »

Il contesto. Una parodiaIl contesto. Una parodia
di Leonardo Sciascia - Feltrinelli
  • Prezzo: € 6.00
5.0
Connivenza per il potere, 14-07-2009
, ritenuta utile da 4 utenti su 6
«"In pratica, si trattava di difendere lo Stato contro coloro che lo rappresentavano, lo detenevano. Lo Stato detenuto. E bisognava liberarlo. Ma era in detenzione anche lui: non poteva che tentare di aprire una crepa nel muro."

Se di Orwell non si può di certo dire che non riuscisse a vedere oltre l'attualità, ma che fosse in grado di preconizzare il futuro, la stessa cosa vale per Leonardo Sciascia, perché in fin dei conti la strategia della tensione, tutta arroccata in lotte di potere, che tanto ha insanguinato l'Italia e che ora in altra forma sembra avere messo radici assai profonde, in un certo senso era stata prevista dal grande scrittore siciliano.
Forse sperava solo che fosse un'intuizione fantastica, tanto da pensare di scrivere un libro al riguardo, quel Contesto che poi si rivelerà drammaticamente anticipatore di un problema da cui ancora non riusciamo a venire a capo.
Come precisa Sciascia nella nota finale, partendo da un fatto di cronaca gli venne l'idea di scrivergli attorno un romanzo, puramente di fantasia, ma si lasciò prendere la mano dalla vicenda di uno condannato ingiustamente che si mette ad ammazzare giudici e del poliziotto che gli dà la caccia e che a poco a poco diventa il suo alter ego; così, nonostante il paese dove accadono i fatti sia del tutto immaginario, un paese dove i principi, proclamati, vengono quotidianamente irrisi, dove le ideologie in politica servono solo a distinguere i contendenti che il potere si assegna, dove l'unica cosa che conta è il potere per il potere, questo paese piano piano assume una straordinaria rassomiglianza con l'italico stivale. E allora la mano comincia a correre per conto suo, trova una strada ben definita che nella vicenda di fantasia ha tutte le basi di una realtà oggettiva, così che, come dice Sciascia, questa storia che cominciò a scrivere per divertimento, la finì che non si divertiva più.
Romanzo scritto in uno stile particolarmente colto, dove citazioni e rimandi a filosofi sono piuttosto frequenti, tuttavia in mezzo ai morti ammazzati, dove una volta tanto la mafia non corrisponde solo alla Sicilia, ma all'associazione di politici e di istituzioni che, sulla pelle dei cittadini, conducono la loro lotta di potere, quello che conta e che offre una dimensione di grande pregio al libro è il significato del contesto.
E' infatti questo la connivenza che lega gli uomini del potere, potere che diventa il vero protagonista del romanzo e che per effetto di legami e di interessi che si intrecciano fra la politica e le istituzioni, dove tutto si afferma e tutto si nega, in cui è labile il confine fra governanti e opposizione, diventa la mafia.
Il romanzo è straordinario, di altissima qualità, e quindi è sicuramente meritevole di essere letto. »

Cefalonia. Sangue intorno alla casetta rossa. La fucilazione degli ufficiali della divisione Acqui. 24-25 settembre 1943Cefalonia. Sangue intorno alla casetta rossa. La fucilazione degli ufficiali della divisione Acqui. 24-25 settembre 1943
di Paolo Paoletti - Agemina Edizioni
  • Prezzo: € 16.00
5.0
Un po' di verità, 09-07-2009
, ritenuta utile da 4 utenti su 5
«Cefalonia non è solo un'isola greca delle Ionie, meta oggi turistica, ma è stata anche il teatro di una delle più atroci stragi compiute dall'esercito tedesco nel corso della seconda guerra mondiale. Lì nel 1943 era di stanza la Divisione Acqui e dopo l'armistizio dell'8 settembre resistette ai tedeschi, per giungere infine alla resa, dopo la quale fu letteralmente distrutta, parte con omicidi deliberati nel corso di azioni di rastrellamento, parte con fucilazioni e il tutto per espresso ordine di Adolf Hitler.
Quante furono le vittime? Non si saprà mai, ma, secondo vari computi e diverse fonti, si calcola siano state fra 1.700 e 9.400.
Paolo Paoletti, storico a cui si devono diverse opere sugli eccidi compiuti dai nazifascisti e che già aveva scritto dei testi sulla dolorosa vicenda, con questo nuovo libro preferisce relazionare ampiamente sulla sorte degli ufficiali italiani a Cefalonia, la maggior parte fucilati in una località caratterizzata da una casetta rossa, nel cui cortile attesero, e si può immaginare con quale strazio, il loro turno nel macabro rituale dell'esecuzione.
L'autore si muove a distanza di molti anni e cerca di arrivare, se non alla verità, comunque di avvicinarvisi.
Il suo è stato un lavoro metodico, professionale, di ricerca di documenti, al fine di trarre delle plausibili conclusioni.
Come ogni buon storico non ha la pretesa di essere sicuro nei risultati e proprio per questo accompagna il lettore con l'indicazione del metodo esperito, affinché possa comprendere come, per effetto della cronica disorganizzazione italiana e per il tempo trascorso, sia riuscito a giungere solo a maggiori chiarimenti del fatto, con la certezza però che esistono ancora tante zone d'ombra; insomma, il frutto di tanta certosina pazienza è solo un po' di verità, ma non la verità.
Laddove ha elementi di valutazione abbastanza attendibili e completi riesce a spiegare comportamenti e cause, come nel caso dell'atteggiamento, che personalmente ho sempre considerato poco chiaro, del comandante della divisione Acqui, il generale Antonio Gandin, medaglia d'oro al valor militare alla memoria, onorificenza forse conferita un po' troppo frettolosamente.
L'eccidio di Cefalonia fu un atto veramente criminale, voluto personalmente da Hitler, e tuttavia non ebbe conseguenze per chi lo attuò, un ulteriore elemento di straordinaria gravità, questa volta imputabile agli italiani, come la vicenda dell'armadio della vergogna, un chiaro esempio di ragion di stato o, meglio, di oscuri interessi.
Anche Gandin, che pure aveva espresso la devozione al Duce e che era molto stimato dai tedeschi, fu passato per le armi. Fra l'altro sembra che non del tutto estraneo alla sorte della divisione Acqui sia stato anche Mussolini, che da pochissimo liberato dalla prigionia sul Gran Sasso voleva dimostrare la determinazione necessaria per riacquistare il potere.
Ma perché fu dato l'ordine di passare per le armi i soldati italiani a Cefalonia?
Sembrerebbe che la causa dell'eccidio sia stata proprio il comportamento del generale Gandin, da cui i tedeschi attendevano la massima collaborazione, alla luce dei suoi precedenti bellici e della sua fede fascista. In effetti all'inizio delle trattative per la resa e anche nei giorni immediatamente precedenti il comportamento del comandante fu consono alle aspettative, ma poi intervenne qualche cosa (e con tutta probabilità fu l'atteggiamento di buona parte degli ufficiali e della truppa, che non intendevano cedere le armi, ma anzi desideravano ricorrervi) che mandò a monte i piani e precisamente fu il laconico comunicato di Gandin con cui annunciava che i suoi uomini non volevano arrendersi.
Da lì iniziarono gli scontri, particolarmente sanguinosi.
Fra l'altro, Gandin rimase con la sua divisione, pur continuando a manifestare un comportamento ben poco chiaro, visto che da un lato sparava addosso agli ex alleati e dall'altro metteva a loro disposizione un'ambulanza con tanto di uomini della sanità.
Insomma, questo generale non seppe decidersi del tutto se stare con l'ex alleato o combatterlo e inoltre dimostrò agli occhi dei tedeschi l'incapacità di dominare le proprie truppe, due fattori negativi contemporanei che portarono alla reazione spropositata.
Il libro è di indubbio interesse e quindi la lettura è sicuramente raccomandabile. »

Il futuro bruciatoIl futuro bruciato
di Stefano Montanari - Dissensi
  • Prezzo: € 12.00
5.0
La scomoda verità, 01-07-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Il filosofo greco Anassagora scriveva all0incirca 2.500 anni fa "Nulla si crea, tutto si trasforma, nulla si distrugge." Ci vollero però ben 2.200 anni perché questa teoria potesse essere dimostrata dal grande chimico francese Antoine Laurent de Lavoisier.
In quelle poche parole, in quel nulla si crea, tutto si trasforma, nulla si distrugge c'è una verità assoluta che solo un essere stolto come l'uomo, per vanità e potere, non riconosce.
Ora Stefano Montanari, con questo saggio Il futuro bruciato, ha svolto un lavoro di grandissima utilità, rivolto soprattutto ai giovani e alle future generazioni affinché comprendano gli errori compiuti dagli esseri umani negli ultimi 200 anni della nostra storia, cioè da quando, nella seconda metà del XVIII secolo è iniziata la rivoluzione industriale e con essa un consumismo diventato sempre più sfrenato che ha depauperato le risorse del pianeta e creato una quantità di immondizia tale da superare abbondantemente tutta quella accumulata dagli albori dell'homo sapiens fino appunto alla metà del 1.700.
Ma Il futuro bruciato è utile anche per noi, per comprendere quanto siamo stati turlupinati - e continuiamo a esserlo - da individui solo apparentemente disinteressati, disposti a tutto per raggiungere i profitti, anche negando ogni evidenza.
Il percorso tracciato da Montanari parte dalla scoperta del fuoco, dalla sua lenta applicazione per migliaia di anni, e poi all'improvviso aumento della richiesta di energia con l'avvento dell'industrialismo. Fonti energetiche prescelte, sprechi, spazzatura hanno condizionato un pianeta al punto che ora lo stesso appare agonizzante e poiché nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, l'uomo è riuscito in un compito quasi impossibile, cioè rendere invivibile la propria esistenza. L'analisi dell'autore è impietosa, non si limita a una semplice denuncia, ma indica anche soluzioni fattibilissime e non campate in aria, e che proprio per questo non verranno adottate dai governi perché minano l'interesse dei soliti pochi.
Il ricorso alle inesauribili energie alternative, quali il solare e l'eolico, porterebbe un duplice vantaggio: non depauperare ulteriormente il pianeta e non produrre scorie, sia sotto forma di ceneri che di gas, nell'ottenere energia.
I famosi inceneritori, pomposamente chiamati termovalorizzatori, producono un'energia ben inferiore a quella che è stata necessaria per ottenere il combustibile (l'immondizia), oltre a liberare nell'atmosfera gas tossici, particelle infinitamente piccole, ben inferiori ai PM10, di notevole pericolosità per la salute umana.
Al riguardo è giusto che si sappia che nelle vicinanze degli inceneritori, così come nel circondario di una centrale nucleare, il numero degli abitanti con neoplasie è di gran lunga superiore alla media nazionale. Le autorità lo negheranno, forniranno dati addomesticati, ma purtroppo è così.
Se vogliamo poi limitare la massa delle spazzature dobbiamo rivedere il nostro modello di vita, comprando solo ciò che è effettivamente necessario, perché con il superfluo facciamo l'interesse di pochi, danneggiando tutti. Quindi è solo un apparente arretramento del nostro status economico, dove al concetto di quantità sovrabbondante si sostituisce quello di qualità della vita. Basta poco per cominciare, come, per esempio, abolire gli usa e getta, ritornando a quei vuoti a rendere per il latte, per il vino, per la birra che erano la norma nemmeno una cinquantina di anni fa.
Il futuro bruciato, quindi, è più di un libro da leggere, è quasi la Bibbia dell'uomo consapevole e che desidera ritornare a una vita migliore. Sarebbe da diffondere in ogni scuola, dovrebbe essere studiato, ma intacca troppo lo status quo di chi ci comanda e allora non posso far altro che raccomandarvene la lettura, gratificata anche dalle riuscitissime vignette di Vilfred Moneta. »

Le quattro stagioni di un viaggiatore solitarioLe quattro stagioni di un viaggiatore solitario
di Massimo Baldi - Edizioni Creativa
  • Prezzo: € 9.00
5.0
La vita, 01-07-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Il titolo è abbastanza eloquente e la nota introduttiva dell'autore fuga ogni eventuale dubbio: le quattro stagioni sono quelle dell'esistenza, sempre uguali, ma giustamente sempre diverse fra loro.
Largo spazio e prevalenza di poesie è per quelle d'amore, così che non è difficile arguire che le stagioni del cuore appaiono all'autore quelle determinanti e che rendono il percorso terreno unico, irripetibile e fantastico.
E' un tripudio così di omaggi alla compagna di una vita, osservata solo con gli occhi estasiati che può avere un poeta innamorato (Io, te e una terrazza sulla fine rena sabbiosa: / mille, e poi altre mille, onde spumose / in lontananza si increspano /...) oppure (Nei tuoi occhi smeraldo rinasco ogni mattino / e del tuo virgineo sorriso mi compiaccio. /...).
Appare così indubbia l'essenza emotiva che ispira e anima i versi e del resto che l'amore faccia andare il mondo non è solamente una frase fatta, ma è riscontrabile realtà, anche se purtroppo ai tempi attuali ci sono altri stimoli, ben diversi e spesso infimi, che sembrano presiedere alle vite degli individui.
Se nell'amore non c'è spazio per le metafore, nella tarda stagione, l'ultima, il ricorso a questo tropo trova il risultato migliore in La locomotiva in pensione (Sbuffa la vecchia locomotiva a vapore, / è un puntino lontano e avanza veloce in una / nuvola grigia: / e le ruote stridono, puzzo di ferro sulla strada / ferrata; / undici vagoni fedeli la seguono, in lenta processione. /...).
C'è anche spazio per lo sdegno causato dalla guerra, ma soprattutto per quello provocato dall'indifferenza, che senz'altro costituisce uno degli aspetti più negativi dell'attuale società.
E' una visione sconsolata della vita che ha questo viaggiatore solitario, inteso in tal senso in quanto sconosciuto agli altri compagni di percorso; nondimeno sembra dirci che tutto può ricominciare con l'amore, salvezza e anche inizio di un nuovo mondo.
Non manca anche la poesia religiosa, semplice, non tronfia o retorica, ma che sembra il frutto di un dialogo intimo fra il poeta e Dio.
Concludono questo libro alcuni aforismi, o perle di saggezza come preferisco chiamarli io, e uno in particolare mi ha colpito per la sua logica stringente e perché rientra giustamente nel concetto di vita come quattro stagioni.

L'uomo
L'uomo giovane sperimenta la vita, il dolore, la
gioia, l'ira, l'amore, il sesso, la colpa, l'espiazione,
l'uomo vecchio la contempla con distacco e
saggezza.

E non poteva mancare quello sull'amore, che tuttavia non riporto, per quanto riuscitissimo, invitandovi quindi a prendere per le mani questo libro e a leggerlo con calma, perché vi assicuro che ne vale la pena. »

Ti racconto il dieci maggioTi racconto il dieci maggio
di Maurizio De Giovanni - Cento Autori
  • Prezzo: € 3.00
5.0
Il giorno dell'apoteosi , 29-06-2009
, ritenuta utile da 3 utenti su 4
«Premetto che il mondo del calcio, quello sportivo, professionistico per intenderci, mi ha sempre interessato poco, anche se in gioventù, quando il Mantova era in serie A, seguivo tutte le partite in casa, attirato, più che dall'incontro, dalla varietà dei personaggi presenti sugli spalti, un campionario di individui di indubbio interesse.
Maurizio de Giovanni, scrittore di razza e di alta qualità (sua è la serie di bellissimi romanzi con protagonista il commissario Ricciardi), napoletano verace, ha ovviamente nel cuore la squadra di calcio della sua città e con questo racconto la coglie nel momento della sua apoteosi con la conquista del primo scudetto.
La passione per questo sport è presente nel narratore, ma è preponderante l'osservazione dell'ambiente, degli uomini che si agitano negli stadi, insomma diciamo che, un po' come me, ha un occhio più alle gradinate che al campo di gioco. Quello che lo differenzia da me è il saper tramutare in parole scritte le sensazioni e le emozioni di quei momenti, con una verve comica che non nasconde anche una certa ironia, più verso se stesso per quella trepidazione per la squadra del cuore di cui è orgoglioso, pur nella consapevolezza dell'incomprensibile irrazionalità che è propria del tifoso.
Dalla sua penna escono così pagine memorabili, con protagonisti che se non sapessi per esperienza che esistono sembrerebbero inventati, in un'atmosfera gioiosa che non può non trascinare all'entusiasmo il lettore anche se non sostenitore della squadra partenopea.
Riflessivo, quasi a voler far emergere dalla memoria i particolari di un giorno indimenticabile Ti racconto il dieci maggio, resta comunque uno splendido esempio delle capacità di questo scrittore che, oltre a un'indubbia eccellenza stilistica, rivela un'indole non comune nel saper vedere nell'animo dei protagonisti, andando ben oltre quelle che possono solo sembrare le apparenze dei gesti e dei comportamenti.
Leggere le pagine di questo piccolo libro è stato veramente piacevole, addirittura coinvolgente, e quindi sono dell'idea che possa interessare non solo i napoletani, che pure ne hanno fatto incetta, ma tutti, in uno sport come il calcio fatto non solo da ventidue uomini in campo che corrono dietro a una palla, ma anche da un numero imprecisato di individui che, trepidanti sugli spalti, corrono con loro. »


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