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Tutte le recensioni di T. Pascoli

La libertàLa libertà
di Ludovico Geymonat - Rusconi Libri
  • Prezzo: € 7.23
3.0
LA LIBERTA' RELATIVA - MARXISTA, 05-09-2011
«Così come precisato nella recensione a L'ELOGIO DELLA MITEZZA di Bobbio che secondo Domenico Settembrini alla caduta del muro di Berlino, aveva lamentato i cambiamenti del vecchio PCI, oggi critico l'incoerenza di questo preteso paladino delle libertà di conio collettivista.
E' utile confrontare le proprie idee con chi non condivide le mie; mi aiuta non solo a meglio capire ragioni e contraddizioni altrui, ma anche a consolidare le mie convinzioni. Dunque, partendo dal titolo stimolante LA LIBERTA' con distratta mente rivolta a John Stuart Mill per citarne uno mi chiedo come mai Geymonat e compagni, siano rimasti fedeli al comunismo anche dopo l'inevitabile crollo del "paradiso del proletariato" di cui Ludwig v. Mises, con profetico tempismo in SOCIALISMO, aveva anticipato già nel 1922, come perché quell'esperienza non avrebbe resistito. Infatti, nel 89 l'illusione svanirà.
Qui posso concludere che, pur apprezzando l'onesta ostinazione in difesa della coerenza nella sua ricerca della verità, con cui Geymonat esorta all'individuale e costante rivolta contro le consuetudini, ciò che ci rimanda direttamente al capolavoro de L'UOMO IN RIVOLTA di Camus che Geymonat stranamente non menziona -, devo manifestare le mie perplessità dinanzi alla sua astratta analisi della libertà. Con la dialettica tenta la difesa di una certa libertà marxista, mentre quegli stessi valori che molto bene elenca in rapporto alle meno qualificate libertà liberali, possono essere altrettanto bene applicati a ciò che egli chiama coerenza, sincerità e cosi via.
Condivido l'utilità di schierarsi contro gli abusi, in difesa della propria indipendenza, revisionando ad ogni momento il proprio pensiero in funzione dello stato di cose e delle circostanze del particolare contesto nel tempo. Tutte cose che saranno pur sempre soggette alle inevitabili limitazioni interpretative di ogni singolo individuo. Ma le sue contestualizzazioni non sono in totale conflitto proprio con quella stessa coerenza e sincerità in rapporto alla fedeltà che Geymonat e gli altri compagni rifondazionisti sembrano depositare incondizionatamente nell'ideale collettivista?
Egli contestualizza John Stuart Mill ed il suo tempo e concordo sull'analisi dei limiti di libertà del fascismo; ma perché non contestualizzare anche Marx, Engels, Lenin ed i rispettivi assiomi del loro tempo? La repressione alle "libertà" di conio comunista, soprattutto sotto gli umanissimi Stalin e Mao no si considerano? Che dire dei paradisi del proletariato dove masse intere erano state costrette alla più tragica repressione, al punto di far perire di fame decine di milioni di individui sradicati dalle loro terre, ridotti in schiavitù con il lavoro forzato per l'inutile gloria di faraoniche opere pubbliche, mettendo in scena le più sanguinose farse propagandistiche di quell'emblematico totalitarismo, nel deleterio tentativo di dimostrare al mondo una presunta efficienza e validità dei loro modelli coercitivi? Cosa fare delle legittime individuali libertà di scelta di cui ci parlano Milton e Rose Friedman in LIBERI DI SCEGLIERE?
D'accordo, la libertà non potrà mai essere assoluta, sarà sempre relativa per tutti; ed essa deve costituire una conquista, quella più ambita. Condivido pure il suo sdegno dinanzi ai sistematici scandalosi metodi d'incentivo alla vile delazione, lo stimolo al tradimento praticato dai nostri governanti nei confronti dei cosiddetti pentiti; ma, per caso, non è ciò che i regimi polizieschi comunisti hanno ampiamente fatto, mettendo i figli contro i genitori, dove gli stessi fratelli non potevano più fidarsi fra di loro? Ma che genere di libertà marxista è questa, se all'individuo non è nemmeno concesso il diritto alla libertà di esprimersi liberalmente con i suoi stessi cari, negandogli perfino la più elementare libertà di circolare nel proprio territorio, come avveniva in questi Paesi totalitari? Il male dei fascisti deve avere lo stesso valore del male anche se praticato dai comunisti, no?
A quale libertà può aspirare, allora, l'individuo ridotto ad essere insignificante, semplice pedina in balia del potere onnipotente di regimi totalitari di cui Orwell, al ritorno da quell'inferno, con i suoi metaforici capolavori delle parodie LA FATTORIA DEGLI ANIMALI e 1984 ci ha ironicamente rappresentato?
Geymonat non c'è più, ma ci sono ancora alcuni suoi compagni che non esitano ad alzare ancora il minaccioso pugno sinistro chiuso; a loro va rivolta la domanda che il celebre autore di questo strano saggio non può rispondere, senza l'ambiguo "linguaggiare" della retorica che egli stesso affermava di detestare. »

Il quadrato magicoIl quadrato magico
di Rino Cammilleri - Rizzoli
  • Prezzo: € 12.91
4.0
Molta cultura e forse troppa fede, 31-01-2011
«Ad essere franco non avevo letto niente di questo autore e non sapevo nemmeno che fosse tanto attaccato alla fede cattolica; fortuna mia, altrimenti non avrei forse neppure acquistato il saggio che, in verità, è molto ricco e utile; esso svela tutta una serie di dati su Pompei a chi non la conosce (da me visitata diverse volte); ciò di per sé già ne giustifica ampiamente la lettura. Sì, di fatto, senza troppe esitazioni, non sembra resistere alla tentazione di attribuire origini cattoliche a ogni indizio più semplice che sia e in modo eccessivamente acritico: in molti casi agnostici e scettici potrebbero non essere d'accordo con certe sue discutibili conclusioni. Del resto, la croce, per esempio, prima di diventare il simbolo del nostro cristianesimo - quello di S. Paulo - è un simbolo che si trova un po' in tutte le più antiche culture anteriori al monoteismo biblico cristiano. Forse, proprio la croce nelle sue più diverse forme è anche il simbolo più antico senza sempre aver a che fare con il Gesù mistico. Inoltre, l'autore, sembra dare per scontata la Verginità di Maria e difende a spada tratta il creazionismo, dichiarando che la metà degli scienziati non riconosce la validità delle osservazioni di Darwin. Ne siamo veramente sicuri? Io non oserei sostenerlo; ma, forse, le mie letture sono troppo indipendenti da quelle raccomandate dalla nostra Chiesa. E non sono nemmeno così sicuro che nella stessa Chiesa, oggi, siano tutti unanimi a negare le grandi scoperte dell'evoluzionismo e che io ormai considero scontate, mentre ho sempre più seri dubbi sulla vera storia del Salvatore e dell'ipotetica resurrezione. Ma, a prescindere da tutto ciò e, nonostante la sua granitica fede, l'autore mette in mostra un bagaglio di conoscenza oltremodo rispettabile e non si schiva neanche di fare riferimento perfino a uno studioso dei simbolismi come René Guénon che dalla fede cristiana è passato all'Islam. Detto ciò raccomando certamente questa interessante lettura. »

L' uomo che superò i confini del mondo. Vita e viaggi di Cristoforo Colombo, l'eroe che dovrebbe essere santoL' uomo che superò i confini del mondo. Vita e viaggi di Cristoforo Colombo, l'eroe che dovrebbe essere santo
di Ruggero Marino - Sperling & Kupfer
  • Prezzo: € 20.00
  • Nostro prezzo: € 18.00
  • Risparmi: € 2.00 (10%)
5.0
IL RISCATTO DI UN NOSTRO EROE, 27-09-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
«Mi entusiasma questo instancabile appello al pubblico del bravo Marino, rinnovato in decennale lotta solitaria, battendosi per ristabilire verità di cui la storia ha perso memoria. All’instancabile impegno votato al riscatto di uno dei più eminenti personaggi del nostro passato va reso il giusto omaggio. Come perdere l’opportunità di questa nuova lettura, dopo aver già letto - e favorevolmente commentato - CRISTOFORO COLOMBO – L’Ultimo dei Templari, preceduta da CRISTOFORO COLOMBO E IL PAPA TRADITO? Saluto, nuovamente il coraggio in cui in lunghi anni di meticolose indagini, minuziose ricerche e logoranti riletture di antichi documenti che Marino ha pazientemente spulciato, indifferente a quanto sostenuto per 5 secoli perfino da storiografi di cattedra. Nonostante le falsità, ingiuste accuse, equivoche sentenze e le ingloriose condanne, emanate dai più diversi personaggi, Marino non s’è scoraggiato e nella solitaria battaglia personale contro tante avversità, ha caparbiamente continuato le scrupolose visitazioni di luoghi, musei, biblioteche ed archivi rimasti seppelliti nella secolare omertà, senza esentare consultazioni di confronti con specialisti italiani e stranieri, con l’unica finalità di liberare il grande navigatore dall’indegno discredito prodotto ad arte dai nemici, che avrebbero invece dovuto celebrarne la gloria, su memorabili monumenti. Apprendiamo come per troppo tempo il nostro vero Colombo sia stato ignorato, mentre i meriti venivano usurpati e carpiti da avversari che, nella trama ordita lo hanno privato dei diritti sulle terre scoperte. Sfruttando buona parte delle conoscenze dell’esperto navigatore, con infami raggiri, ne decretavano la disgrazia. Ora ritroviamo il probo idealista pacifista che anticipa la modernità: portava il verbo del Salvatore lontano, colonizzando nuove terre con Cristiani tolleranti, disposti a convivere anche con altre confessioni. L’innocente Colombo, esautorato dalle cariche, assediato dalla coltre di menzogne, subiva la prevalenza di famigerati “conquistadores”, usurpatori della memoria di Gesù, con la croce in una mano e la spada insanguinata nell’altra. Seminando morte, distruggevano intere culture, dalle Antille alla Terra del Fuoco e dell’inestimabile patrimonio, con il contributo dell’inquisizione si salveranno poche briciole, mentre conserviamo il ricordo di una caterva di delitti impuniti. Tacciato come marinaio incolto, avventuriero disumano, Colombo torna in Spagna in catene, vittima del complotto che lo cancella dalla storia. In queste pagine resuscita nella ciclopica dimensione umana; riaffiora, cresce e splende il raro artefice della svolta impressa al destino della storia. Ritroviamo l’immagine del competente cartografo, ricevuto dalle corti europee; fedele ai principi etici, sostenuto dal papa Innocenzo VIII, suo presumibile padre. Vediamo come mette alla prova i propri segreti, le intuizioni e trasforma dubbi in certezze: sulla scorta di antiche carte che indicavano un’ alternativa via dell’Asia approda nel Nuovo Mondo. Accompagnato da traditori, Colombo cade nella trappola e la fama di eroe si trasforma in quella di vigliacco. Nuove versioni storiche sono spacciate dai “cattolicissimi” Fernando e Isabella di Spagna, in combutta col pontefice spagnolo Alessandro VI, Borgia, che evoca i più macabri intrighi della storia ecclesiastica. Consola che la riscoperta dei suoi meriti non deriva da futile sciovinismo. Marino ripercorre le tappe del suo riscatto iniziate dal francese conte Roselly de Lorgues, che per primo rivaluta Colombo, dando inizio a prospettive che redimono la figura del grande Genovese, per riportarlo sul piedestallo che gli compete. Questo nuovo saggio costituisce il valido complemento delle due opere precedenti, con cui Marino ha saputo dissodare un terreno compattato dal tempo e reso arido; liberando le fertili zolle, mostra tutta la fecondità nascosta. Agli specialisti il compito di vangare ancora nello storico compendio, inspiegabilmente dimenticato e taciuto dagli accademici. L’autore porge il testimone a chi dovrebbe investigare ulteriormente, per riportare alla luce l’illuminante verità insabbiata: una realtà ora, in parte, rimessa a nudo e troppo a lungo dissimulata del grande personaggio, denigrato come un martire. La riabilitazione viene riproposta al pubblico con l’accurata ricostruzione ricca di prove e documenti, che illustra il secolare maleficio di cui è rimasto vittima. Perciò, in conclusione, è giunta l’ora della riconoscenza anche per Ruggero Marino che, per tanti anni ha generosamente dedicato le sue energie nella faticosa quanto benemerita ostinazione, alla ricostruzione della vera identità del cristiano-eretico Cristoforo Colombo e del suo pontefice. »

L' errore di CartesioL' errore di Cartesio
di Antonio R. Damasio - Editmabi. com
  • Prezzo: € 25.82
5.0
COSCIENZA ED EMOZIONE, 20-09-2010
«Con questo bellissimo saggio lo scienziato portoghese restituisce alla nostra specie la sua vera dimensione umana, contestando il noto criterio di Cartesio, secondo cui l'uomo pensa e pertanto esiste. Damasio afferma, invece, e lo dimostra tecnicamente, ma con un linguaggio estremamente comprensibile, come in realtà l'uomo non esiste solo perché ha la facoltà di pensare ma, al contrario, ha la facoltà di pensare per il semplice fatto che esiste.
Così, denuncia un antico equivoco di Cartesio e mette sotto accusa quelle paradossali teorie difese dai positivisti che, nel loro eccesso di presunzione ed altrettanta ingenuità, non potendo ancora conoscere i meccanismi del cervello, abbracciavano frettolosamente l'ambiguo razionalismo, con la pretesa di creare perfino una nuova religione. Si illudevano che, grazie alla nostra capacità di ragionare, si potesse addirittura risalire ad ogni illimitata conoscenza.
Damasio, invece, in modo cattivante, accredita un po' di ragione al fisico Blaise Pascal che affermava giustamente come non tutte le ragioni si spiegano con la ragione, appunto, perché "il cuore ha le sue proprie ragioni che la ragione non intende".
Ecco, l'essere umano recupera le sue vesti, le sue vere caratteristiche più umane e cessa di indossare quella specie di tuta meccanica per ritrovare la sua umile e limitata condizione umana. Così, torna ad agire più da fallace emotivo umano biologico, piuttosto di trasformarsi in automa mosso dalla logica razionale come se fosse una macchina.
Allora, il saggio assume un interesse particolare perché le osservazioni di Damasio - che è pure o soprattutto uno dei più qualificati studiosi del cervello umano del nostro tempo -, ci permettono di capire certi suoi funzionamenti. Identificate, dunque, le diverse specializzazioni delle distinte parti del nostro sistema centrale, scopriamo che il sentimento ha una sua precisa e fondamentale ubicazione. Il sentimento, oltre alla sua specifica funzione, permette o meglio, induce conseguentemente il resto del nostro organismo ad agire chimicamente e reagire fisicamente secondo gli stimoli generati dall'emozione. Senza tale sensibilità cesseremmo di essere individui umani e rischieremmo di trasformarci in ciò che molti temono che la modernità potrebbe farci diventare: degli automi.
Invece, l'essere umano certamente sbaglia fin dalla sua nascita; ma è appunto attraverso i suoi errori che accumula esperienze utili che gli permettono di sviluppare nuove congizioni e conoscenze che a sua volta generano prudenza dalla quale si forma la responsabilità. La responsabilità è una disposizione particolare e specifica degli individui che non può essere ceduta e non deve essere delegata.
Per concludere, quindi, la lettura di questo saggio potrà certamente risultare di immenso piacere, oltre che una conferma per tutti coloro che hanno fiducia nelle capacità umane e nell'individuo in particolare. Infatti, quest'opera aiuta a consolidare le convinzioni sull'insostituibilità, sull'unicità e l'assoluta diversità di ogni singolo individuo creativo che matura esperienze proprie, congizioni singolari, intuizioni particolari ed anche soluzioni specifiche. L'autore ridimensiona, pertanto, quelle tesi sull'ambiguo egualitarismo e svaluta quei modelli politici riduttivi, coercitivi tipici del collettivismo.
Damasio rende un notevole favore al liberalismo perché se ci dovessero essere ancora dei dubbi sul fatto che il progresso nasce dalle osservazioni, dalle iniziative e dalle scelte particolari dell'individuo, questo saggio ci potrà venire in ausilio. E' l'individuo che esce dal gregge in mezzo alla folla e riesce a guardare alla dottrina ed alle ideologie criticamente, in funzione dell'interpretazione particolare della sua realtà, grazie alle proprie singolari capacità interpretative che lo condizionano e lo guidano. Così, se non condivide una misura, si può ribellare ai preconcetti, confrontandosi spontaneamente con i suoi dubbi, per cercare nuove verità, trovando eventualmente altri sbocchi, altre strade capaci di sovvertire vecchi paradigmi per formarne di nuovi: è lui il vero agente innovatore in grado di produrre in continuazione nuove soluzioni per il bene di tutta l'umanità. »

1984. Con CD Audio1984. Con CD Audio
di George Orwell - Pearson Longman
  • Prezzo: € 9.30
5.0
IL GRANDE FRATELLO, 20-09-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
«1984" è un vero capolavoro per chi si schiera con la libertà e difende i valori individuali della nostra specie. Il saggio costituisce un appello alla coscienza individuale; è un'esortazione a non rinunciare ad essere se stessi, a non abdicare alla propria indole umana.
In un'epoca in cui i laburisti britannici strizzavano l'occhiolino ai marxisti e perfino Roosevelt sembra lasciarsi commuovere dalla commedia stalinista, Orwell lancia l'accusa ed esorta - per così dire - a salire sulle barricate per redimere il patrimonio della coscienza individuale che i collettivisti considerano un pericolo.
Nel suo monito, il socialista Orwell, nauseato, confessa il suo strazio e manifesta la propria delusione per aver pure lui creduto ingenuamente all'ingannevole ideologia, dopo aver osservato i suoi epiloghi nella Spagna repubblicana e nell'Unione Sovietica stalinista. Scoperto l'inganno toccando con mano, dà sfogo alla sua geniale creatività contro il totalitarismo dalle false buone intenzioni che degenera, conducedo fatalmente al completo annichilamento dell'identità individuale.
Privati della loro individualità, gli umani sono ridotti a marionette silenziose in cui la censura con grottesco rigore agisce perfino sul linguaggio mutilato: ambizione, sentimento, sensazione ecc. sono soppresse dal dizionario ufficiale del sistema. Condizionati a schiavitù, il modello dell'ipocrisia premia la rinuncia, l'asservimento è esaltato dal potere occulto e nessuno spazio è lasciato a chi osa pensare; ciò che resta di queste ombre umane, son docili figure manipolate come burattini appesi ai fili dell'organizzatore; obbedienti sudditi passivi non al servizio della collettività, bensì di chi si nasconde nella sala dei bottoni, dietro le quinte dell'immensa sceneggiatura tragicomica, con al comando un potere assoluto orchestrato dal "Grande Fratello". Spogliati della propria dignità, devono solo ubbidire; ormai immuni della propria dimensione, non resta altra prerogativa se non la disciplina nell'anonimato sotto i vigili occhi di chi sorveglia tutto e tutto controlla.
Questo saggio dovrebbe insegnare a riflettere anche noi, all'orizzonte conformista decadente che cresce; al miserabile linguaggio di pessimo gusto che politici, populisti di piantone ed esibizionisti irrresponsabili impongono, indifferenti alle perplessità di chi ancora aspira alla propria civile dignità. Insensibili ad un minimo di decoro, proporzionano spettacoli conditi di strafalcioni, di termini strani, mezzi misteriosi ed incomprensibili, presi in prestito da chissà dove, trasformando la nostra bella lingua in espressione arcana da iniziati, dove molti significati assumono valori soggettivi e perdono i loro veri sensi che scadono per assumere significati che si prestano alle più libere interpretazioni di comodo per demagoghi e politicanti di turno che solo aspirano al potere. Così, invadono le case dei sudditi non pensanti e per mezzo del banale elettrodomestico proporzionano all'ignaro pubblico passivo programmi pieni d'applausi telecomandati ed osano perfino plagiare questa stessa opera letteraria con trasmissioni d'impari volgarità, come quello del "Grande Fratello", fin da temere d'annegare in tanta inezia. Coraggio! Ci rimane il rifugio della lettura di pubblicazioni eloquenti come questa, capace di destare gli individui da questo orribile incubo. Noi, almeno, possiamo ancora ribellarci all'arbitrio e manifestare il nostro rifiuto a piegarci alle contingenze imposte, senza rassegnarci alle consuetudini; all'epoca di asservimento di Stalin ciò sarebbe utopico.
Gli archivi sovietici ora rivelano quanto fosse giustificato l'allarme di Orwell, quando condanna quel preteso "paradiso sovietico" non solo in "1984" ma pure con "LA FATTORIA DEGLI ANIMALI", una favola rivelatasi come saggio in cui denunciava quella tragica realtà, allora sconosciuta nel nostro mondo libero. Così, Orwell invita ad usare il cervello, senza lasciarci incantare da falsi profeti che predicono ideali d'un futuro che non arriverà.
La morale di Orwell esalta il bisogno di esercitre il ragionamento affinché gli individui possano VEDERE PER CREDERE, contro i totalitari che, con ingannevoli ideologie ed ambigue promesse, insegnano a CREDERE PER VEDERE e nella vana attesa rimandano le profezie dei loro miracoli ad un eterno avvenire. »

Fedeli a oltranza. Un viaggio tra i popoli convertiti all'IslamFedeli a oltranza. Un viaggio tra i popoli convertiti all'Islam
di Vidiadhar S. Naipaul - Adelphi
  • Prezzo: € 32.00
5.0
tradizione, fede e progresso, 06-09-2010
«Questo è un saggio, ma può essere letto quasi come un romanzo; un saggio eccellente da leggere e da rileggere; mai noioso, anzi, direi oltremodo interessante per le sue utili analisi delle diverse realtà dei luoghi visitati e degli incontri descritti ed esposti in modo chiaro e scritto anche molto bene. Scritto negli anni ’90, forse è un po’ invecchiato, meritando forse qualche capitolo di aggiornamento.
Tuttavia, il fenomeno del risveglio della coscienza islamica già di allora e con ciò anche il ritorno del vigore di un intollerante fanatismo, inserisce questa opera al centro della nostra attualità ed aiuta anche il lettore più distratto a meglio capire questo fenomeno religioso. Una fede sviluppatasi mentre l’Europa viveva i suoi secoli più bui, poteva considerarsi anche moderna; ma erano in altri tempi e contesti; l’Occidente è andato avanti ed attualmente ciò che era progredito allora, è ormai superato; ed ora stenta ancora ad adeguarsi al XX secolo.
Il tempo dovrà certamente indicare le strade da seguire per raggiungere una certa riconciliazione con la modernità, con il progresso, con lo sviluppo la conoscenza che ormai raggiunge tutti gli individui – donne comprese: un mondo in grado di guardare avanti, senza remore, senza la nostalgia del passato; di epoche in cui la dottrina di Maometto poteva eventualmente avere un senso a noi occidentali ormai non facili da accettare. Anche l’Islam deve giungere alla conclusione che il passato non può essere mai più rivissuto. Il progresso non è conservazione, bensì evoluzione che procede, adeguandosi alle nuove interpretazioni della realtà, senza mai fermarsi.
Del resto, anche se l’autore non lo dichiara, se osserviamo un po’ obiettivamente il processo di demistificazione nell’ambito dello stesso Cristianesimo, generato dalla scienza, dalle nuove scoperte e dalle interpretazioni delle Sacre Scritture in chiave più moderna, è facile comprendere l’imbarazzo anche nei conventi e nelle nostre chiese occidentali.
Insomma, una lettura da raccomandare a chi apprezza contenuti concreti capaci di indurre il lettore alla serena riflessione.
Naipaul, vivendo in Occidente ed essendo lui stesso di origini asiatiche, forse mostra di rimanere toccato dinanzi a ciò che trova, notando come la strada che quei Popoli dovranno ancora percorrere è ancora piuttosto lunga e complicata, ma non è l’unico.
Infatti, ciò avviene con frequenza anche con i nostri oriundi: pure loro sviluppano sovente idee romantiche della patria di genitori e nonni; immaginano i luoghi delle loro origini con la mente condizionata dai loro malinconici ricordi, di cui sentono parlare fin dall’infanzia. Invece, quando giungono in quei luoghi ed incontrano tutto totalmente diverso da quei racconti, la realtà si rivela loro nella forma più cruda e deludente e lo straniamento è inevitabile. Perfino i nostri emigranti, spesso assenti per decenni, al rientro, perplessi dal disagio, non si riconoscono più nel nuovo ambiente; gli abiti, i costumi, la gente, insomma tutto sembra troppo diverso; ciò che trovano non è più com’era alla partenza. Ma anche il loro modo di vedere è cambiato, avendo vissuto altre realtà, ora osservano tutto con occhi e mente influenzati da altre esperienze, da altre circostanze.
E’, dunque, naturale e comprensibile che l’autore, in funzione degli ambienti in cui è cresciuto ed in cui vive, analizzi criticamente, con criteri occidentali, quei Paesi dominati da tante contraddizioni, incapaci di concepire i nuovi parametri che regolano la vita delle attuali tendenze, perché non ancora emancipati dalla modernità, non riescono ad assimilare ancora questa innovativa globalizzazione.
»

Fedeli a oltranza. Un viaggio tra i popoli convertiti all'IslamFedeli a oltranza. Un viaggio tra i popoli convertiti all'Islam
di Vidiadhar S. Naipaul - Adelphi
  • Prezzo: € 12.00
  • Nostro prezzo: € 10.20
  • Risparmi: € 1.80 (15%)
5.0
tradizione, fede ed evoluzione, 06-09-2010
«Questo è un saggio, ma può essere letto quasi come un romanzo; un saggio eccellente da leggere e da rileggere; mai noioso, anzi, direi oltremodo interessante per le sue utili analisi delle diverse realtà dei luoghi visitati e degli incontri descritti ed esposti in modo chiaro e scritto anche molto bene. Scritto negli anni ’90, forse è un po’ invecchiato, meritando forse qualche capitolo di aggiornamento.
Tuttavia, il fenomeno del risveglio della coscienza islamica già di allora e con ciò anche il ritorno del vigore di un intollerante fanatismo, inserisce questa opera al centro della nostra attualità ed aiuta anche il lettore più distratto a meglio capire questo fenomeno religioso. Una fede sviluppatasi mentre l’Europa viveva i suoi secoli più bui, poteva considerarsi anche moderna; ma erano in altri tempi e contesti; l’Occidente è andato avanti ed attualmente ciò che era progredito allora, è ormai superato; ed ora stenta ancora ad adeguarsi al XX secolo. Il tempo dovrà certamente indicare le strade da seguire per raggiungere una certa riconciliazione con la modernità, con il progresso, con lo sviluppo la conoscenza che ormai raggiunge tutti gli individui – donne comprese: un mondo in grado di guardare avanti, senza remore, senza la nostalgia del passato; di epoche in cui la dottrina di Maometto poteva eventualmente avere un senso a noi occidentali ormai non facili da accettare. Anche l’Islam deve giungere alla conclusione che il passato non può essere mai più rivissuto. Il progresso non è conservazione, bensì evoluzione che procede, adeguandosi alle nuove interpretazioni della realtà, senza mai fermarsi. Del resto, anche se l’autore non lo dichiara, se osserviamo un po’ obiettivamente il processo di demistificazione nell’ambito dello stesso Cristianesimo, generato dalla scienza, dalle nuove scoperte e dalle interpretazioni delle Sacre Scritture in chiave più moderna, è facile comprendere l’imbarazzo anche nei conventi e nelle nostre chiese occidentali.
Insomma, una lettura da raccomandare a chi apprezza contenuti concreti capaci di indurre il lettore alla serena riflessione.
Naipaul, vivendo in Occidente ed essendo lui stesso di origini asiatiche, forse mostra di rimanere toccato dinanzi a ciò che trova, notando come la strada che quei Popoli dovranno ancora percorrere è ancora piuttosto lunga e complicata, ma non è l’unico.
Infatti, ciò avviene con frequenza anche con i nostri oriundi: pure loro sviluppano sovente idee romantiche della patria di genitori e nonni; immaginano i luoghi delle loro origini con la mente condizionata dai loro malinconici ricordi, di cui sentono parlare fin dall’infanzia. Invece, quando giungono in quei luoghi ed incontrano tutto totalmente diverso da quei racconti, la realtà si rivela loro nella forma più cruda e deludente e lo straniamento è inevitabile. Perfino i nostri emigranti, spesso assenti per decenni, al rientro, perplessi dal disagio, non si riconoscono più nel nuovo ambiente; gli abiti, i costumi, la gente, insomma tutto sembra troppo diverso; ciò che trovano non è più com’era alla partenza. Ma anche il loro modo di vedere è cambiato, avendo vissuto altre realtà, ora osservano tutto con occhi e mente influenzati da altre esperienze, da altre circostanze.
E’, dunque, naturale che l’autore, in funzione degli ambienti in cui è cresciuto ed in cui vive, analizzi criticamente, con criteri occidentali, quei Paesi dominati da tante contraddizioni, incapaci di concepire i nuovi parametri che regolano la vita delle attuali tendenze, perché non ancora emancipati dalla modernità, non riescono ad assimilare ancora questa innovativa globalizzazione.
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La lunga marcia. A piedi verso la CinaLa lunga marcia. A piedi verso la Cina
di Bernard Ollivier - Feltrinelli
  • Prezzo: € 9.00
  • Nostro prezzo: € 7.65
  • Risparmi: € 1.35 (15%)
3.0
L'AVVENTURA INCOMPIUTA, 11-08-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
«Il racconto, scritto un po’ in forma di diario, è certamente interessante ed originale; scritto bene, rende la lettura facile e scorrevole, nonostante le numerose ripetizioni.
Il testo offre al lettore l’opportunità di conoscere meglio la Turchia e la sua gente: un Paese ricco di tradizioni e Popoli che abitano zone di antichissima storia.
Mette anche in particolare evidenza una singolare ospitalità da parte di comunità – di diverse etnie - che secondo un’opinione troppo diffusa in Occidente, si credono ostili agli stranieri; invece, è utile sapere come il musulmano, per fede, ha l’obbligo di concedere ospitalità e vitto al viaggiatore che si presenta bussando alla porta di casa. Naturalmente, non potevano mancare le avventure in cui l’autore, passando per zone militarmente occupate, deve affrontare pericoli e minacce meno gradevoli, fra cui anche una poco velata diffidenza da parte di gente chiusa ed incallita dalla repressione politica che impedisce, ormai da più generazioni che si aspiri alla legittima libertà di realizzare un’ identità propria e di gestire addirittura la propria indipendenza.

Purtroppo, va segnalato che il contenuto del libro non onora affatto il titolo; infatti, la “grande marcia” verso la Cina, non passa il confine della Turchia: l’autore, sorpreso da una seria infezione intestinale, è obbligato ad interrompere la sua avventura per improvvisamente rientrare in fretta, in ambulanza, prima ancora di passare il confine con l’Iran. Sotto questo aspetto, dunque, devo sostenere di essere rimasto con l’amaro in bocca e non so se dedicherò altro tempo ai volumi che daranno seguito a questo singolare viaggio. »

Ubar. L'Atlantide del desertoUbar. L'Atlantide del deserto
di Nicholas Clapp - Mondadori
  • Prezzo: € 7.23
5.0
LA REALTA' SVELA IL MISTERO, 24-02-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
«Il mistero di Ubar rievocava solo un antico mito; un mito che molti consideravano una semplice quanto bella e curiosa favola, ma qualcosa è cambiato e la realtà ora supera la fantasia.

In molti credono che la storia abbia bisogno di essere riscritta in continuazione, anche perché - come Popper insegna - la conoscenza non si esaurisce e ad ogni nuovo momento vissuto apprendiamo nuove nozioni, potendo interpretare la realtà in funzione di nuove esperienze e nuove scoperte.
Invece, molti storiografi dall'alto delle loro prestigiose cattedre, non la pensano così e, all'apice delle proprie carriere, soddisfatti ed appagati degli allori conquistati, preferiscono rimanere fedeli a ciò che si sa - o che si crede di sapere - senza troppo scomporsi né scomodarsi. Nella loro presunzione, non ammettono di dover prendere lezioni da profani; essi si negano, quindi, di ritoccare paradigmi ormai consolidati nel tempo. Allora, guai a chi li contraddice; ragione per cui i soliti conservatori, sovente, avversano apertamente chi osa gettar ombra sulle loro posizioni e quando si arrischiano a penetrare i misteri non ancora rivelati.

Tuttavia, per il bene del progresso, ogni tanto, è utile e necessario che fra i legittimi titolari della conoscenza, si affacci qualche anticonformista, quando un impertinente dilettante da buon intruso, si intromette, dando una scrollata a chi è ormai pronto a godersi l'ambita pensione, standosene troppo comodo nella sua conquistata poltrona.

E' capitato spesso in passato, fra l'altro con un certo Schliemann che, indifferente all'arroganza dei presuntuosi accademici, convinto di interpretare correttamente Omero, era riuscito a scavare sul posto giusto fino a trovare lo strato delle ceneri della mitica Troia che, fino a quel momento, i sapienti del tempo consideravano una mera mitica invenzione di un oscuro, seppure esimio narratore. E ciò sembra ripetersi puntualmente; infatti, molte delle grandi scoperte ed invenzioni rivoluzionarie nascono dalla testardaggine di individui che, uscendo dalla via maestra, decidono di seguire strade nuove e sconosciute, indifferenti alle critiche ed alle derisioni e, pur sentendosi umiliati e squalificati come incompetenti, privi di titoli per occuparsi di certe questioni, vanno avanti e spesso si impongono.

Recentemente, abbiamo visto come l'ufficiale della marina britannica Gavin Menzies con il suo saggio 1421, LA CINA SCOPRE L'AMERICA fornisce cognizioni rimaste nascoste nelle biblioteche e nei musei per secoli, mentre il nostro Ruggero Marino, in CRISTOFORO COLOMBO - L'ULTIMO TEMPLARIO, dopo anni di pazienti e meticolose ricerche, ci rivela come il navigatore genovese (figlio del papa Innocenzo VIII) aveva già fatto altri viaggi verso il Nuovo Mondo prima che gli si fosse ufficialmente riconosciuta la scoperta di nuove terre ignote, realizzazione portata a termine in modo assolutamente consapevole e non affatto casuale, come una certa storia condizionata da interessi, ha voluto farci credere.

Ebbene, ecco un ulteriore interessante saggio di uno di questi coraggiosi dilettanti che, per iniziativa propria, va alla scoperta della mitica Ubar, antica città che in un'epoca remota aveva conosciuto un incomparabile benessere grazie all'ambiente favorevole alla crescita della pianta dalla quale si ricavava il migliore incenso prodotto dalla resina dell'olibano.
Eppure, l'opionione comune era che si trattasse solo di una delle tante leggende. Ma Nicholas Clapp, dopo aver ottenuto dei modesti finanziamenti, si avventura nel mondo inospitale del deserto d'Arabia, convinto di poter interpretare correttamente quanto descritto nei testi sacri musulmani e narrato ne LE MILLE E UNA NOTTE, avvalendosi delle più moderne tecniche di ricerca e di osservazione dallo spazio, anche con l'ausilio dei rilevamenti dei modernissimi e sofisticati satelliti artificiali; ed, infatti, percorrendo quei rilievi e superando le tante dune e montagne di sabbia accumulata nei millenni, trova e stabilisce il centro del traffico di tale preziosa essenza, tanto ricercata per le cerimonie religiose dell'antichità.

La città di Ubar è anche considerata l'Atlantide del deserto: uno strano fenomeno geologico la fa sprofondare, lasciando pochissime tracce della sua remota esistenza. Tracce scoperte per iniziativa di un ostinato quanto appassionato dilettante convinto di trovarne l'ubicazione.

Così, trasportando con sé il curioso lettore che lo accompagna in questa affascinante avventura, finalmente si rivela l'entusiasmante realtà, rimasta nascosta per tanto tempo agli occhi di tante generazioni. »

Socrate al caffè. Come la filosofia può insegnarci, con semplicità e soddisfazione, a capire noi e il mondoSocrate al caffè. Come la filosofia può insegnarci, con semplicità e soddisfazione, a capire noi e il mondo
di Marc Sautet - TEA
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3.0
DAL CANTO DELLE SIRENE AL CANTO DEL CIGNO, 30-12-2009
«Mi era stato suggerito da un conoscente; dopo un inizio promettente, ben presto e purtroppo ho dovuto ricredermi ed ammetto d'esserne molto deluso. Se avessi immaginato che si trattava del vano encomio riservato ai vecchi ideali socialisti, non avrei proprio perso tempo con questa lettura. Al suo termine merita un commento.

L'autore inizia descrivendo gli originali incontri al caffè, organizzati per discutere liberamente di filosofia con partecipanti di ogni inclinazione; poi, come d'incanto, misteriosamente, se ne dimentica del tutto e uno si trova a leggere un vero e proprio monologo, dove egli stesso si pone le domande per fornire le proprie risposte dal suo stretto punto di vista particolare. Non dissimula nemmeno la sua solida fede nello storicismo; infatti, pretende fare una lettura del passato e del presente, analizzando gli eventi e le conseguenze sempre sulla falsariga dell'esperienza maturata dalla democrazia ateniese. Non perde l'ottima opportunità per esaltare Platone ed ogni tanto anche l'oscuro Hegel. Poi procede con apparenti concessioni agli "avversari", riassumendo in grandi linee una sua versione dell'evoluzione del pensiero liberale, gli "apparenti" successi dell'economia di mercato, ma puntando l'indice sugli equivoci commessi da Adam Smith, per subito passare al generoso plauso del profeta Marx, pur condannando Stalin.

Come è buona pratica da parte della sinistra, anche Sautet attribuisce le grandi crisi economiche al capitalismo. Nel caso specifico della grande crisi del '30, oggi, apprendiamo anche da Milton Friedman (FREE TO CHOOSE) che tutto ha inizio con inadeguati interventi economici imposti da Roosevelt, diffondendo panico fra le banche, mentre la crisi che abbiamo appena vissuto, si genera da decisioni di Clinton di stimolare il mercato, incentivando gli istituti di credito a facilitare concessioni ipotecando le case dei privati; in tanta euforia, dopo un'onda di inadempienze, alcune banche non resistono, trascinando buona parte del sistema finanziario nell'incertezza estrema.

Del resto, Sautet non indica alcun successo concreto di modelli economici in Paesi socialisti; ed astutamente evita di far alcun timido accenno al tradimento della Cina moderna che cavalca, con esito sorprendente, la benefica onda del capitalismo, senza troppe concessioni alla democrazia. Così, dopo il fallito canto delle sirene, il lettore meno distratto ha davvero l'impressione di aver fra le mani una nuova versione ricomposta ma che suona piuttosto come specie di canto del cigno dell'obsoleta dottrina collettivista.

Ma lui non si scoraggia e, da buon nostalgico, si ostina e focalizza gli equivoci di Adam Smith, mettendo ovviamente in forte evidenza le famose profezie di Marx. Mai un minimo commento sulle altrettanto note confutazioni di L. von Mises che, con il suo saggio SOCIALISMO, già nel 1922 aveva anticipato come e perché quel modello, non poteva resistere alle leggi dell'economia reale; tace pure su A.F. von Hayek i cui insegnamenti serviranno tanto alla Thatcher come a Reagan per rilanciare la salutare economia di mercato; e Sautet non fa un'unica allusione nemmeno a Popper che con la sua SOCIETA' APERTA ED I SUOI NEMICI, ha ridotto piuttosto male le blasonate figure di Platone, Hegel e Marx. Se non bastasse, presenta David Ricardo come se fosse un liberale pentito; in realtà, era - e così è passato alla storia - un acerrimo laburista le cui teorie ed i rispettivi disastri da esse generate, avevano messo in ginocchio il Regno Unito; danni egregiamente riparati dalla superba azione della famosa dama di ferro, l'indimenticabile Margareth Thatcher - chiaro - totalmente ignorata dall'autore.

Mi auguravo di trovare almeno uno spiraglio di speranza nel suo epilogo; doppia delusione. Frustrato, concludo, quindi, che si tratta solo del solito elogio all'equivoca dottrina egualitaria, tutta condizionata dall'imperdonabile pessimismo congenito, tipico dei collettivisti, dove il militante non può che convincersi delle proprie ermetiche teorie, guidato dal solito principio secondo cui bisogna saper CREDERE PER VEDERE; mentre il liberale, solitamente un po' più modesto e realista, non può sostenere di sapere: nelle sue incertezze si lascia orientare piuttosto dai dubbi; egli sa di poter sbagliare, ma è pure consapevole di dover eventualmente correggere la rotta per riparare; egli non può seguire ciecamente una bella teoria perché è nobile, ma deve sapersi adeguare continuamente alla realtà in modo pragmatico, ricordando che prima di lasciarsi conquistare da qualsiasi conclusione è sempre utile quanto necessario cavalcare il cavallo della prudenza e VEDERE PER CREDERE. »


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