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Tutte le recensioni di P. Truzzi

Il correttore di bozzeIl correttore di bozze
di Francesco Recami - Sellerio Editore Palermo
  • Prezzo: € 12.00
  • Nostro prezzo: € 9.60
  • Risparmi: € 2.40 (20%)
4.0
Il correttore di bozze, 05-08-2011
«E' una lettura affascinante, ma mi sa tanto di lavoro lasciato volontariamento incompiuto, la scrittura mi è piaciuta, in fondo. Questo entrare ed uscire da più piani narrativi: il correttore, il libro da correggere, l'autore che sembra intervenire. Questo poi cercando di confondere le acque, facendo apparire che qualcosa possa succedere. Però, purtroppo, non succede. Ed alla fine, che immane tristezza, questa dell'essere solo a leggere per entrare nella parola dell'autore. Questo capirne i trucchi e non esserne abbagliato (il disincanto di chi molto ha letto, ma che molto vuole ancora leggere). Alla fine, tanta tristezza, perché il correttore è e sarà sempre un gregario che può correggere la forma, ma che non ha la scintilla per essere dall'altra parte della pagina stampata, di quella così detta creativa. L'irrisolto mi viene da tutta questa carne, che messa così al fuoco poteva portare a lungo, a fondo in altre vertigini di lettura. Magari a ritrovare tutti i fili sparsi qua e là lungo le pagine. Certo, mi si dice che spesso la vita è così, un po' sospesa. Che spesso non tutto si riesce a portare a compimento. Ma questa è la vita e quello è un libro. O no? Ma ne consiglio vivamente la lettura, sperando che capiti anche a voi lo spaesamento e l'emozione, dopo un po' di pagine, di saltare sulla sedia quando Lucilla si accorge di avere un "carattere di meda" (tra virgolette perché così c'è scritto nella bozza). »

L' enigma del gallo neroL' enigma del gallo nero
di C. J. Sansom - Sperling & Kupfer
  • Prezzo: € 10.50
  • Nostro prezzo: € 8.40
  • Risparmi: € 2.10 (20%)
4.0
L'enigma del gallo nero, 28-07-2011
, ritenuta utile da 3 utenti su 3
«Discreto thriller, ottimo per rinfrescarsi durante queste lunghe serate afose di Luglio. Una vicenda dalle torbide atmosfere, una cornice affascinante, quella di un monastero benedettino sullo sfondo di un periodo storico turbolento, quello della Riforma della Chiesa Inglese, e un sottofondo di forti passioni, dall'odio all'amore cieco, dalla bramosia di potere alla vendetta. Questi gli ingredienti di L'enigma del gallo nero, bellissimo giallo storico dal sapore di "Il nome della rosa" del quale effettivamente ricalca molti elementi. A partire dalla coppia protagonista, un avvocato riformista, Mastro Shardlake e il suo giovane assistente Mark, gunti in un monastero della provincia inglese per indagare sulla morte di un commissario riformista, mandato lì per persuadere i monaci a lasciare la casa e poi ritrovato decapitato nelle cucine... L'assassino non si è limitato a questo: ha profanato una famosa reliquia del monastero e sull'altare della chiesa ha lasciato la carcassa di un gallo nero. E' mistero. Dagli interrogatori con i monaci del monastero (ciascuno con una sua caratterizzazione psicologica e non, abbiamo il folle, o almeno che sembra tale, l'avido bramoso, il pervertito pentito, l'infermiere fidato e l'abate figura maestra) emergono storie e particolari interessanti, mentre dal passato e dai dintorni del monastero vengo alla luce segreti inconfessati (e nuovi cadaveri) . E il finale non mancherà di stupire, rendendo il romanzo un lavoro molto buono. L'unica cosa che mi ha fatto un po' storcere il naso è la durezza con cui è descritto mastro Shardlake: mi ha ricordato il ruvido e antipatico Dante del tremendo "Il delitto del mosaico" di Giulio Leoni. Avrei preferito un protagonista più garbato e umano, anche se mi rendo conto che la sua caratterizzazione dipende dalla volontà dell'autore di rappresentare in un uomo la severità di un'epoca storica dura e difficile. Il romanzo è comunque un'ottima compagnia per ogni lettore, che affascina con le sue ombre e con la sua piacevole inquietudine. Perfetto da leggere in una notte di pioggia, avvolti da una coperta calda, con una luce soffusa sullo sfondo e una tazza fumante di thè. »

La libreria del buon romanzoLa libreria del buon romanzo
di Laurence Cossé - E/O
  • Prezzo: € 18.00
  • Nostro prezzo: € 14.40
  • Risparmi: € 3.60 (20%)
3.0
La libreria del buon romanzo, 28-07-2011
«Divertente è divertente, purtroppo come alcuni fanno notare presenta alcune lacune nell'intreccio. Ma poi si perde in troppe, troppe pagine, volendo cercare di fare un libro raffinato sulle orme di Zafon, rovesciandolo in salsa francese. Ma non ne ha ancora tutte le frecce. Cerca poi di "prendere in prestito" humour ed altro ad altrettanto grandi scrittori. Ma, tanto per dirne una, il tentativo di camuffare il nome di cose e persone alla maniera di Boris Vian risolta un po' goffo (tipo chiamare "le Bigaro" il quotidiano "le Figaro", e così via). Ribadendo quindi che è molto impregnato di salsa francese, e che difficilmente se ne colgono aspetti al di fuori, sia della Francia che del mondo letterario, l'idea di base è quasi carina. Anche se possiamo cominciare a discuterne ora e finire più o meno mai. Un gruppo di persone (una con i soldi, un libraio con le idee, e poco altro) decide di aprire una libreria che venda soltanto dei romanzi "buoni". Il primo scoglio è capire come fare a definire buoni i romanzi, chi lo deve scegliere. I nostri eroi decidono di nominare un comitato di persone, ignote tra loro, che elenchi 600 libri ritenuti da loro "buoni romanzi". E questi verranno venduti nella libreria che si va ad aprire vicino a place de l'Odeon. Ogni anno, il Comitato sceglie ulteriori 50-60 libri per aggiungere le novità. Questa è la trama di fondo. E su questa idea (al di là dello svolgersi della storia) già si potrebbe cominciare a discutere. Scelta elitaria? Chi escludere? Il best-seller è per forza brutto? Dan Brown o Anna Maria Ortese? Questo è un po' il dibattito tra le parti buone del libro. Che risolvono la questione così: è una scelta di parte, qui troverete sempre un buon romanzo, anche se poco conosciuto; se non c'è quello che volete possiamo cercarlo, trovarlo, e così via. Diventa più un circolo di lettori, alla maniera di anobii, più che una libreria in senso stretto. E comunque su questo spunto si può cominciare e continuare a discutere per ore. Poi, invece, prima e dopo, l'autrice cerca di costruire un "vero" romanzo. Con i cattivi che cercano di soffocare l'iniziativa, prima a colpi di pubblicità negativa, poi alla fine anche a colpire in modo vero e proprio i nostri "buoni". E così per le 400 pagine si svolge questa lotta tra la buona e la cattiva editoria. Tra le librerie artigianali e le grandi catene di distribuzione. In tutto inframmezzato da siparietti descrittivi di alcune situazioni di vita dei vari romanzieri, che, a mo' di raccontini nel grande fiume del romanzo, hanno la loro dignità. Ma dopo un po' tutto questo stanca, non tiene la corda, è un po' ripetitivo. Anche il "mistero" su chi stia scrivendo il romanzo che stiamo leggendo diventa un altro modo di allungare il brodo. Alla fine manca il sale e tutto risulta un po' sciapo. Insomma ci si poteva aspettare di più. Ci potevano essere innamoramenti e colpi di cuore, che in parte ci sono, ma tracciati con una levità che non lascia traccia neanche sulla sabbia più asciutta. Ci poteva essere una netta vittoria dei buoni, o una loro altrettanto netta sconfitta. Un modo di schierarsi di qua o di là. Più che un buon romanzo, alla fine direi, una buona occasione. Ribadisco però che l'idea della libreria che vende solo buoni romanzi è da discutere, magari legandola a quella (anche se ormai sfruttata) della "Formica con le ali" di parigina memoria. »

Hotel BosforoHotel Bosforo
di Esmahan Aykol - Sellerio Editore Palermo
  • Prezzo: € 13.00
  • Nostro prezzo: € 10.40
  • Risparmi: € 2.60 (20%)
4.0
Hotel Bosforo, 28-07-2011
«Ottimo giallo, la scrittura fluente riesce a limare anche alcuni difetti di trama. Un'ottima lettura di transizione (che dopo aver letto il libro di Goliarda di cui prima o poi parlerò, ci vuole del tempo per tornare a letture normali) . Una piccola nota preliminare per quanto riguarda la traduzione: il libro è scritto in turco (titolo originale "La libreria") , ma qui ne viene presentata la traduzione dalla traduzione tedesca. Una nota di demerito alla Sellerio. Il libro in sé, comunque, è gradevole. Sia per la parte narrativa in sé che per la parte "d'ambiente". Ci viene presentata la prima "indagine" della libraria Kati, quarantenne nata in Turchia, poi rifugiata in Germania, ed ora di ritorno da 13 anni nella natia Istanbul, dove corona il suo sogno, aprire una libreria di libri gialli. La sua normale routine di immigrataintegrata viene sconvolta dall'arrivo dell'amica Petra, compagna dei tempi berlinesi, ora attrice che si appresta a girare un film in Turchia. E subito dopo dalla morte del regista del film. Trovandosi sfiorata da queste vicende di cui tante volte legge nei libri che vende, Kati non riesce a fare a meno di intricarsi nella vicenda. E svolgendo a suo modo un'indagine fuori dalla norma, arriva all'altrettanto "a-normale" conclusione, dove i fili del giallo (anche se non con la calma che avremmo voluto) vengono riannodati e riassunti. Ma se questa è la storia, altro, e più interessante, ci riserva il libro. Primo su tutto, Istanbul, intesa come città viva, pulsante, caotica, ma in fondo molto amata sia da Kati che dall'autrice. Che riesce a restituircene caratteri ed odori: il traffico caotico, ma anche la calma delle sale de tè, i difficili rapporti umani, ma anche le amicizie vere, di quelle che se hai bisogno sai che ci sono. E così giriamo anche noi, ancora una volta, per Cihangir, per Ortaky, per Eminn, per i vicoli, per i locali a bere una birra, per i caffè, per un kebab vicino all'aeroporto. Vediamo i turchi con il telefonino in mano e la sigaretta in bocca. Vediamo i poliziotti volenterosi ed i criminali gentili della mafia turca. Ma soprattutto vediamo il conflitto tra culture: tedeschi che amano la Turchia e cercano di integrarsi (come turchi che amano la Germania e cercano di integrarsi) , ed espatriati (tedeschi, inglesi, spagnoli) che rifiutano di cercare i bandoli del loro vivere ad Istanbul, e ne rimarranno per sempre fuori. Sotteso, c'è anche un discorso su pedofilia e giusta punizione per i crimini, non facile da affrontare, anche se l'autrice, laureata in giurisprudenza, fa trapelare alcune considerazioni. Come affrontato, ma credo verrà ripreso in altre puntate della vita di Kati che non mi aspetto sia isolata a questa sola uscita, il discorso di amore e sesso. Intanto, c'è anche Fofo omosessuale sempre dietro a nuovi amori. Ma c'è anche Kati stessa con le sue attrazioni e ritrosie verso l'altro sesso, e la sua scoperta che, anche a quaranta anni, può nascere amore profondo (ripeto sua, che noi smaliziati sappiamo bene che l'amore nasce quando vuole, a prescindere) . Piacevole è quindi farsi prendere per mano da Kati, che in prima persona ci fa salire sulla sua macchina sgangherata, si imbufalisce per il traffico, e la mancanza di parcheggi, ci fa visitare la sua libreria, condendo le pagine con un tocco leggero di umorismo che non guasta. Un libro dignitoso, piacevolmente letto (soprattutto, ripeto, per quel riportarci con gusto ai sapori turchi) e graziosamente da consigliare. »

Quando viaggiare era un piacereQuando viaggiare era un piacere
di Evelyn Waugh - Adelphi
  • Prezzo: € 11.00
  • Nostro prezzo: € 8.80
  • Risparmi: € 2.20 (20%)
4.0
Quando viaggiare era un piacere, 28-07-2011
«E sì, una volta viaggaire era un'avventura, non si sapeva quando si partiva nè quando si tornava. Sono momenti di incontri con gli altri (bellissimi gli armeni che lo accompagnano all'incoronazione del ras etiopico), di descrizione di posti dove non è comodo stare, disagevoli, ma intensi. Incontri con europei sparsi per i quattro angoli del globo. Ma quello che più mi ha attirato di questo mastodontico libro (più di 400 pagine) è proprio la capacità di meravigliarsi di tutto, di essere contento di una buona cena sull'orlo sperduto di una pista africana. O di aspettare un treno per il Brasile che non passerà. O di attraversare l'Africa dall'Eritrea verso il Congo perché forse lì c'è una nave che torna in Europa. Certo, questo è un po' lo snobismo del giramondo britannico, ma non è mai alterigia. E quella bellissima frase che riporto sotto, mi dà il senso di questo viaggiare. Quando, tornato in patria, viene coinvolto in una cena in un pub londinese, con quanta grazia, ma con quanto infinito rimpianto, ripensa al caldo di Zanzibar o all'ospitalità delle più sperdute taverne della Tanzania. Così io ripenso e rivado a quelle cene ad Amman sui panchetti del ristorante Al-Quds, o alle crèpes di Orléans davanti alla statua della pulzella, o al pollo di colore indefinito nelle valli dell'Hadramut yemenita o alla cena da Wharton a Londra. Meglio un'aragosta ben cotta a Bruxelles o del pesce quasi crudo a Pukhet? Ai postumi (della sbronza) l'ardua sentenza, io torno a sedermi sulla mia panchina (e un giorno se ne parlerà) ripensando a Waugh e rimandandogli che going is always good! »

Il vagabondo delle stelleIl vagabondo delle stelle
di Jack London - Adelphi
  • Prezzo: € 13.00
  • Nostro prezzo: € 10.40
  • Risparmi: € 2.60 (20%)
5.0
Il vagabondo delle stelle, 28-07-2011
, ritenuta utile da 3 utenti su 3
«Strana bestia, la fama. Questo scrittore è celebre per aver creato zanna bianca e non per questo classico della letteratura. Giocato su due registri che la sapiente penna di London riesce a far convivere (abbastanza) armoniosamente. La storia "reale" ed immanente, di Darrell Standing, il condannato a morte per futili motivi, e di tutta la sua vita carceraria. Carcere dove entra non per futili motivi (uccide un uomo per amore) ma dove si scontra con l'ottusità di quel mondo, con le sue false regole, con il direttore ed i secondini che cercano in tutti i modi di fiaccarne la caparbietà. Questa è la parte di denuncia, nata dalla volontà di London da una parte di descrivere un mondo da lui sfiorato in gioventù e dall'altra di dare una mano ad un suo amico, Ed Morrell, realmente imprigionato e che realmente vive le quotidiane angherie di carcerieri e carcerati. Su questo filone, si innesta la poesia del detenuto che, per sfuggire a queste torture trova il modo di "uscire da sé stesso", quasi di auto-ipnotizzarsi. Ed in questo stato "comatoso", di rivivere tutte le sue vite passate. Qui bisogna fare un piccolo salto nel percorso piano della logica, accettando questo spirito vagante, che attraversa tutte le ere del mondo. Non è nelle corde del reale. E non è neanche nelle corde di filosofie orientaleggianti sottese alla metempsicosi (tra l'altro, qui London fa un po' di tirate filosofiche che sono forse la cosa che meno mi è piaciuta del libro) . Ma una volta accettato questo modo di fuggire dal presente per non esserne travolto, quanta bellezza in tutte queste vite che si innestano una sull'altra, andando su e giù per il tempo e per lo spazio. Quanto sono belli tutti questi micro-racconti che come rami vivi di un grande albero, si innalzano per raccontarci le tante (anche se non tutte) storie dello spirito-Darrell. Come altri meglio di me hanno scritto, sembra di avere tra le mani un martirologio, dove in ogni storia dello spirito-Darrell c'è sempre qualcosa che va male. In fondo, in tutte le sue vite Darrell non fa che morire ogni volta. Più o meno crudelmente. Più o meno di sua volontà. E quando non muore di morte violenta, quasi ne cita i passi salienti ma sorvola un po' . Quasi che il suo interesse sia proprio quello di far vedere la sofferenza. E l'ottusità dell'uomo. Sia dell'uomo Darrell, che a volte ottusamente va verso la morte. Sia del resto dell'umanità. Volano le sue vite, dalla Francia settecentesca, dove muore in duello, al Missouri ottocentesco, dove muore massacrato dagli indiani, da un'imprecisata Corea alla bella storia del vichingo diventato soldato (e cittadino) romano e del suo incontro con Pilato e Gesù nella Gerusalemme occupata (e questa è forse la storia più intensa, dove London, oltre a sentirsi partecipe, non cade nel trabocchetto letterario di cambiare il passato; non è sua intenzione fare un'ucronia, ma raccontare degli uomini e delle loro passioni) . Fino a riecheggiare il Robinson del naufragio ed altri archetipi letterari. L'immagine più tenera a me l'ha data comunque quando, troglodita ai tempi della tigre dai Denti a Sciabola, la sua donna si stringe a lui per non farlo andare in situazioni di morte certa. Che dolcezza in quella stretta. Dolcezza che poi permette a London di fare anche una bella tiratina sulle donne e sul fatto che, in realtà, sono poi loro il motore della vita. La sua penna riesce a saltare dallo ieri e dall'altro ieri al presente, con moti di scivolamento che non danno nessuna rottura all'unitarietà della trama. Insomma, mi è piaciuto, l'ho trovato leggibile anche a distanza di quasi cento anni. E mi ha rimandato due cose: l'immutabilità (purtroppo) di certe situazioni carcerarie (così come, pur lievemente, ho avuto modo di toccare durante i miei seminari) e la forza di volontà del proprio essere, che, di fronte al bivio tra perire o soccombere, trova il modo di volare via e, in definitiva, di non morire mai. »

Grand HotelGrand Hotel
di Vicki Baum - Sellerio Editore Palermo
  • Prezzo: € 14.00
  • Nostro prezzo: € 11.20
  • Risparmi: € 2.80 (20%)
4.0
Grand Hotel, 28-07-2011
«Lo suggerisce anche la copertina, ma è essenziale dopo aver letto il libro guardare anche il film. Uno di quei film del mio immaginario privato, rimastomi incollato per quella bellissima battuta finale: "Grand Hotel, gente che va gente che viene. Tutto senza scopo" (questa è la versione del film italiano, mentre nell'originale la voce fuori campo diceva "Grand Hotel... Always the same. People come, people go. Nothing ever happens. ") . Mentre, qui, nel libro, uno scopo ce l'hanno i sei personaggi in cerca di Vedremo di capire cosa. Ma cercano, il dottore, la ballerina, il barone, il direttore generale, il contabile e quella che con termini attuali potremmo chiamare "escort". Uno scopo, un modo di esistere, un modo di fuggire i propri fantasmi personali (e tutti li hanno) . Il dottore che non si rassegna di non essere morto in guerra e di continuare a vivere con la faccia deturpata. La ballerina sul viale del tramonto, di cui ben vede i contorni, ma che, come tutta la gente di spettacolo, non sa come affrontare; e l'amore del pur giovane barone darà forza ad affrontare quel viale che in altri film ben fu presentato. Il direttore generale, messo in un posto che non è capace ad affrontare, con l'ombra del suocero su ogni sua azione, che cerca di affermare le proprie esigenze, ma che (con critica feroce) la Baum demolirà pagina dopo pagina. Il barone, spiantato, bello e senza quattrini, ma con un animo pieno a volte di slanci impensati, quasi di pietà; pietà per la ballerina, che poi si trasmuta in amore, pietà per il contabile, in fondo pietà anche verso il sé stesso che è diventato (ed un inciso, anche lui un po' da chicca: durante una scorribanda in macchina con la ballerina, imbocca il lungo rettifilo della prima autostrada a pedaggio del mondo, l'AVUS di Berlino, a me ben noto come sede di uno dei primi Gran Premi automobilistici di F1, anche se ante-literam, vinto da quel grande pilota tedesco che era Rudi Caracciola, il primo ad essere soprannominato "mago della pioggia") . Il contabile, l'unico che sa veramente cosa vuole cercare, ma non sa cos'è; quella vita che i dottori hanno detto ormai breve, ma che con la sua brevità lo porta a rovesciare tutte le sue abitudini, tutti i suoi luoghi comuni. Cosa si finge a fare di mantenere i cocci, quando non si saprà come riempirli. E per chi e per cosa riempirli. La segretaria (escortabile) che cerca un modo di agganciare un futuro improbabile, laddove l'unica sua risorsa è il suo bel corpo (e ben ricordiamo in ciò la giovanissima Crawford, certo un po' tagliata dal perbenismo hollywoodiano) . Non si possono dimenticare poi tutti i caratteristi che affollano il palcoscenico alberghiero. Clienti di passaggio subito dimenticati. Portieri di giorno e di notte. Il direttore, con la sua aria assente, ma che tutto sa, vede, conosce. Le cameriere ai piani. Il ragazzo dell'ascensore. Ed alla fine, lui, il vero protagonista, come ben sottolinea l'interessante post-fazione di Mario Rubino, cioè l'albergo. Anzi il Grand Hotel, come lo ribattezzeranno gli americani. Perché è lui che è sempre presente, con la hall e le sue poltrone dove il dottore passa le sue giornate. Con la sala da ballo dove il barone cerca di spiegare il senso della vita al contabile. Con il giardino dove si passeggia. Ma soprattutto, con quella sua porta girevole, che gira, gira, gira, facendo entrare ed uscire le persone. Che saranno cambiate da queste entrate ed uscite. Perché tutti cercano, bene o male, la vita. La storia non la racconto più di così. Chi ha visto il film la sa. Chi non l'ha visto la legga. Certo è ben lunghetta, e costellata anche da digressioni, che l'autrice fa sulla vita e sul sociale di questa Berlino del 1929. Ma interessante e godibilmente da leggere. In fondo, siamo d'accordo con la Baum, quando si definisce "una scrittrice di prim'ordine fra quelle di seconda qualità". Ed alla fine, rubandolo ad altri contesti, possiamo chiudere dicendo, le persone passano, gli alberghi restano. »

Amici, amanti, cioccolatoAmici, amanti, cioccolato
di Alexander McCall Smith - TEA
  • Prezzo: € 8.60
  • Nostro prezzo: € 6.88
  • Risparmi: € 1.72 (20%)
3.0
Amici, amanti, cioccolato, 28-07-2011
«Qui smith sembra perdere in parte la vis narrativa che aveva caratterizzato i suoi precedenti lavori. Come si fa, ad esempio, mettere nel titolo la cioccolata, quando se ne parla, e per non più di 10 righe, solo a pag. 210? Ma se da questo punto di vista perde un po' di punti, ne acquista dall'altro della descrizione dei luoghi, del farmi calare in questa Edimburgo che prima o poi si andrà a visitare. Ed anche nella domanda filosofica etica che sottende a tutto il romanzo. Un trapiantato di cuore cosa sente del nuovo muscolo che batte nel suo petto? Esiste anche una memoria cellulare che va al di là della memoria cerebrale? Certo c'è un minimo di "proto-indagine" per capire di chi sarà mai questo cuore nuovo. Ma anche lì è solo un modo per porre altri problemi, tirar fuori discorsi sulla convivenza, sull'amor filiale. E sui rapporti umani in generale. Bella la nostra Isabella quando si pone domande esistenziali sul comportamento quotidiano. Ci ricorda che l'etica, ed il rispetto, dovrebbero sempre governare le nostre azioni ed essere la cartina di tornasole che ce la fa apprezzare o denigrare. Un po' in ombra l'ex-fidanzato della bella nipote. Di sfuggita la buona Cat, ma solo quel tanto che serve a ricordarci del suo ritrovo-gourmet e farci leccare qualche dito di piacere. Sempre interessante il comportamento quadrato, ma non scevro di impulsi, della tata Grace. Un po' scontate le tirate sugli italiani, ma non ci si deve meravigliare, molto spesso da fuori e da lontano si guarda all'Italia con delle idee un po' rigide (sole, bei posti, ma anche "mafia" e non solo nel senso di comportamenti fuori legge, ma anche nella rete di conoscenze e favori che permeano il nostro tessuto sociale) . Può dispiacerci, ma a volte è meno lontano dal vero di quanto possiamo pensare. Il libro scorre con levità, tra una pinta di birra ed un po' di buon parmigiano reggiano. In un certo senso, mi è piaciuto più del primo, avendone apprezzato meglio queste lievi pennellate. Ah, dimenticavo, anche un po' di whisky scozzese, magari torbato (ed un quadrato di cioccolato all'85) . Buon relax, redattrice della "Rivista di etica applicata", ed alla prossima. »

L' uso sapiente delle buone maniereL' uso sapiente delle buone maniere
di Alexander McCall Smith - TEA
  • Prezzo: € 8.60
  • Nostro prezzo: € 6.88
  • Risparmi: € 1.72 (20%)
3.0
L'uso sapiente delle buone maniere, 28-07-2011
«Lo conobbi tramite una recensione che non mi piacque, ma mi incuriosì circa la vicenda. Detto ciò, il libro è comunque godibile. C'è un piccolo mistero sulla natura di alcuni quadri che ritraggono paesaggi delle isole scozzesi (veri? Falsi? L'autore è morto: si è suicidato? Stata una disgrazia?). C'è la prosecuzione della storia tra Isabel e Jamie, aumentata dalla nascita del piccolo Charlie, e dalla gelosia (vera? Presunta?) della nipote Cat. C'è il presente ed il futuro della "Rivista di filosofia applicata", con i suoi dilemmi angosciosi (il prossimo numero della rivista è infatti dedicato all'etica della fiscalità, ad esempio: quando è giusto pagare e quando no; e quale dovrebbe essere l'atteggiamento di uno stato che chiede soldi) , ma soprattutto con la lotta senza quartiere tra la buona Isabel (quella delle buone maniere) e lo spietato mondo universitario-editoriale che vede la rivista solo come palcoscenico per far fare carriera a qualche professore e non per dibattere le quotidianità della filosofia (piacevoli gli inserti sulla domanda di come avrebbero agito Kant o Hulme di fronte ad un marmocchio come Charlie). C'è la Scozia, sia quella (ormai a noi usuale per averne letto a lungo) di Edimburgo, sia quella da scoprire delle isole (e non solo la famosa Islay dal grande whisky ma anche la piccola Jura ed altri sperduti lembi di terra del mare del Nord). I micro - casi giallo-polizieschi (quelli che fanno urlare in copertina ad Agatha Christie, tanto per intenderci) sono banalotti e presto risolti (se ne capisce per tempo il punto di caduta). Rimane l'atmosfera generale, dove seguiamo lo scorrere della vita e delle vicende. Ritroviamo la buona Grace che accudisce casa e Charlie. Ritroviamo il buon Eddie che prepara panini alle olive. Vediamo poco (ormai sta molto al margine) la bella Cat (ma ci sono segnali di risveglio dell'atmosfera pre-Jamie). Entrano ed escono personaggi già incontrati nelle prime tre puntate della saga scozzese. Ecco, un buon libro di passaggio, tra momenti di impegno e di rilassatezza, una buona lettura natalizia, che non dà angosce, ma che, con la solita maestria della docile penna zimbabwo-scozzese come detto ci fa riflettere sui minuti fatti della vita, sugli atteggiamenti quotidiani a volte meccanici, ma sempre, invece, a pensarci bene, che possono nascondere un modo di affrontare la vita. Con quel fondo di onestà che noi sempre abbiamo, e che sempre più vediamo sparire. »

La caccia al tesoroLa caccia al tesoro
di Andrea Camilleri - Sellerio Editore Palermo
  • Prezzo: € 14.00
  • Nostro prezzo: € 11.20
  • Risparmi: € 2.80 (20%)
2.0
La caccia al tesoro, 28-07-2011
, ritenuta utile da 1 utente su 1
«Ormai sembra che il papa' di Montalbano si sia bituato a scrivere con il pilota automatico. A parte la scrittura nel siculo parlato (caratteristica ormai quasi da marchio di fabbrica degli scritti di Camilleri, tanto da far dire ad Eco che la versione in siciliano di Wikipedia sembra scritta proprio dal nostro) , c'erano altre caratteristiche che ci hanno fatto amare il commissario (e non parlo di quelle mie personali, come l'ambientazione in quel triangolo magico per me sempre legato a Scicli) . Le potenzialità "eversive" che mettevano il commissario sempre su lunghezze d'onda non in sintonia con il potere. Il rapporto presente-assente con la bella Livia. Il macchiettismo dei poliziotti di contorno (dal mitico Catarella ad Augello, dai pizzini di Fazio a Gallo) . Una storia che, anche nel giallo puro, rivelava sempre umanità e particolarità. Qui, come nelle ultime non esaltanti prove del commissario, tutte questi punti a favore vengono ridotti a caricature, ad elementi sterili privi di contenuto. L'a-sintonia rimane nel suo contrapporsi al questore o al patologo. Con Livia ora più che altro si litiga a telefono, ma senza un vero perché (forse, che come dice Salvo, si sta invecchiando? ) . Dei poliziotti rimane solo l'esasperazione comica (come le parole crociate di Catarella) . Ed anche la storia, prima tirata in lungo sulla falsariga di una caccia al tesoro, di banale soluzione e di facile smontatura. Poi improvvisamente accelerando dopo metà del libro, verso quello che il chiosatore Salvatore Silvano Nigro chiama il lato "Hannibal Lecter" (ma ce ne vuole) . E poi, nella prima parte, tutte le uscite del commissario che ogni volta si accanisce a fare e scegliere il lato meno intelligente delle attività umane, per poi tentare di farci sorridere quando queste idiozie vengono disvelate e Salvo deve trovare il modo di uscirne. Come non pensare che mettere una bambola di gomma nello sgabuzzino avrebbe fatto impressione alla buona Adelina? O come non pensare che le parole astruse rivolte al Pasquale non avrebbero generato ulteriore confusione tra amori di gomma ed amori mercenari? Detto tutto il male dicibile, rimane comunque una lettura gradevole, che scorre in poltrona con un chill-out sul giradischi. Però si preferiva quel bel jazz alla Coltrane, e lo si rimpiange. E in un certo senso si rimpiangono anche le sparate di Salvo sul suo invecchiare. Almeno creavano un po' di pensieri sul nostro crescere. Alla prossima, magari senza un commissario forse ormai troppo ingombrante. »


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