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Tutte le recensioni di B. Ballo

L' elefante scomparso e altri raccontiL' elefante scomparso e altri racconti
di Haruki Murakami - Einaudi
  • Prezzo: € 12.50
  • Nostro prezzo: € 9.38
  • Risparmi: € 3.12 (25%)
4.0
L'elefante scomparso, 11-08-2011
«Si tratta di un collage di racconti solo all'apparenza eterogenei tra loro, un trait d'union lega molti dei racconti della raccolta: atmosfere, piccoli particolari, professioni ricorrenti, nomi ricorrenti (Watanabe Noboru, in particolare, è il vero nome dell'illustratore dei libri di Murakami, molto amico dello scrittore), situazioni e ambienti.
E' ovvio che si possa parlare anche per Murakami di realismo magico (e non è un caso che il protagonista di un racconto legga un libro di Garca Mrquez) , di un realismo magico metropolitano, profondamente immerso nelle solitudini e nelle dinamiche delle grandi città nipponiche. Un'ascendenza che sicuramente Murakami ha derivato anche dal suo amore viscerale per Carver, con cui condivide alcuni temi, per esempio le dimenticanze o gli intoppi nei dialoghi, che sembrano spegnersi nell'incomprensione, o le persone che si perdono semplicemente di vista senza un vero perché o per un motivo futile.
L'ordine cronologico con cui sono disposti i racconti mostra una traccia evidente di come l'approccio dello scrittore alla narrazione si sia trasformato nel tempo; si parte da un surrealismo più esteriore e legato al mondo, alle cose, all'ambiente, per giungere ad una profonda introspezione, all'analisi dei malesseri che vengono da dentro (e si sa che il sonno con le sue misconosciute profondità, come nel racconto omonimo, è un topos murakamiano di grande rilevanza, basti citare After Dark).
E' insensato fare una classifica dei racconti della raccolta; ogni lettore ne stilerà sicuramente una propria e soggettiva. Personalmente sono rimasta incantata dalla capacità che questo grandissimo scrittore ha di penetrare l'animo umano e i suoi dubbi, le sue inquietudini nascoste nei recessi più profondi dell'anima: penso a Vedendo una ragazza perfetta al 100, ad Affare di famiglia, a Sonno, a Silenzio. Murakami narra sempre in prima persona, e la cosa più sorprendente è che nel racconto che io reputo forse il migliore, Sonno, l'autore riesce a calarsi perfettamente nella psiche della donna che è l'io narrante.
Ovviamente è da ricordare che il racconto L'uccello-giraviti e le donne del martedì è il nucleo da cui si è sviluppato in seguito il bellissimo romanzo che resta uno dei capolavori murakamiani, L'uccello che girava le viti del mondo.
L'elefante forse scompare definitivamente, come nel racconto omonimo, ma Murakami ci invita a non gettare mai la spugna, a tentare sempre di scoprire ciò che altrimenti ci resterebbe ignoto: la certa esistenza dell'inspiegato e dell'inspiegabile, sia esso inquietante o comico, nell'apparentemente banale quotidianità della nostra vita. »

La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romanticaLa carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica
di Mario Praz - BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
  • Prezzo: € 13.90
5.0
La carne, la morte e il diavolo , 11-08-2011
«Il Praz è stato un po' l'icona di chiunque si dedicasse allo studio della letteratura inglese, uno studioso che non ha paragoni nel panorama italiano per la sua grandissima capacità di creare paralleli, collegamenti, di ragionare diacronicamente e sincronicamente per similitudini e contrasti. Questo saggio, scritto nel 1930 e rivisto nel 1942, è una pietra miliare della critica letteraria comparata per quel che riguarda l'amplissima tematica del Romanticismo. Una parola che va ben oltre la corrente artistica o l'atteggiamento poetico limitati nel tempo, per come li si studia riduttivamente a scuola, ma che identifica una precisa condizione dell'anima. Questo Praz si affretta a chiarire nell'introduzione, sottolineando che la famosa antitesi classico-romantico è assurda, e che non ha senso alcuno in quanto l'antitesi di romantico non esiste.
Come in una serie di scatole cinesi, Praz analizza i vari aspetti che nelle grandi letterature europee (fondamentalmente limitandosi a quella italiana, francese, inglese, tedesca per non essere costretto a gestire una quantità immensa di testi ed autori) contribuiscono a identificare un'opera, un autore, un motivo come romantico. E lo fa con una quantità di esempi che pone il lettore non tecnico della materia davanti a un dilemma: andarsi a documentare su quasi ogni nome ed ogni opera, o fare finta di avere letto e saltare intere pagine se non capitoli (un po' come tutti quelli che negli anni '80 avevano in casa Il nome della rosa e asserivano di averlo letto mentre in realtà lo avevano solo usato come fermacarte).
Inoltre è impossibile leggere questo saggio senza conoscere il francese a livello avanzato, data l'enorme quantità di citazioni di letteratura francese non tradotte e da cui è impossibile prescindere se si vuole avere una conferma dei concetti espressi nel testo. C'è anche qualche brano in inglese e in tedesco, ma sono poca cosa rispetto alla mole dei passaggi in lingua transalpina.
In appendice, due scritti posteriori alla prima edizione, uno su Swinburne e uno su D'Annunzio (notevolissima l'interpretazione del controverso Vate pescarese fornita in questo saggio da Praz, un'interpretazione di grande acutezza e raffinato equilibrio critico).
Da non sottovalutare, anzi da rileggere a fine lettura, la coltissima e profonda introduzione di Francesco Orlando, il superlativo critico letterario e musicologo purtroppo recentemente scomparso. »

Acqua di mareAcqua di mare
di Charles Simmons - BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
  • Prezzo: € 8.40
  • Nostro prezzo: € 7.14
  • Risparmi: € 1.26 (15%)
4.0
Acqua di mare, 11-08-2011
«E' bello ogni tanto lasciarsi andare e scoprire autori contemporanei noti solo a una piccola parte di lettori, un autore purtroppo non prolifico, avendo scritto solo cinque romanzi (adesso è ultraottantenne), editor del New York Times Book Review.
Acqua di mare è un piccolo gioiello, un breve romanzo che racconta il passaggio di un adolescente all'età adulta, un passaggio tragico, indimenticabile, che lo segnerà per sempre. Non ci sono dubbi: è tutto chiaro dall'incipit, che basta a farci stregare dal romanzo. Nell'estate del 1963 io mi innamorai e mio padre morì annegato. Così poche parole, dette in maniera fredda e distaccata come se riguardassero un altro e non il protagonista sembrano scolpite nel marmo.
C'è un rapporto di complicità tra un padre e un figlio, c'è un matrimonio che sembra reggersi più sull'affetto che sull'amore (almeno da una parte, quella che si sente forte mentre l'altra si sente inadeguata) e c'è l'attrazione, la passione, l'irrazionale forza che a discapito della ragionevolezza e degli affetti consolidati attira l'essere umano verso un precipizio. Ovviamente c'è una donna, anzi più d'una, ma soprattutto c'è l'amore non corrisposto. Questo è il vero protagonista tragico dell'opera: il sentimento non ricambiato, che pare prendere sempre come se fosse un gioco in un labirinto la strada palesemente sbagliata. Quella che porta al famoso precipizio.
L'ambientazione è meravigliosa, suggestiva, evocativa: una casetta con foresteria a due passi dalla riva dell'oceano Atlantico, su un'isola fittizia al largo della costa del New England. La spiaggia sabbiosa, i rami sbiancati portati dalla marea, le correnti turbinose e mutevoli, il rumore del mare sulle vele della barca: con un periodare incisivo, secco ed estremamente eloquente Simmons mette davanti ai nostri occhi tutto questo e molto di più (gli amanti della vela apprezzeranno particolarmente certe descrizioni, io l'ho fatto).
L'autore ammette chiaramente il suo debito con Primo amore di Turgeniev, e considera la sua storia una sorta di parallelo moderno del bellissimo racconto russo. Ma ovviamente tra Turgeniev e Simmons è passato un signore di nome Sigmund Freud, e quindi le diversità non possono non essere notevoli in profondità e nella sostanza.
Personalmente, considero questo libro un piccolo capolavoro. Una storia delicatamente elegiaca, triste ma non sdolcinata, pervasa di quel senso ineluttabile di tragedia incombente eppure appena accennato, come una fotografia in bianco e nero (deliziosa e adattissima l'immagine di copertina) di tempi passati che sappiamo non torneranno più.
Se l'incipit è memorabile, non è da meno la frase conclusiva. Racconta tutto il dolore silenzioso e lo struggimento di un ragazzo cresciuto improvvisamente, il rimpianto per il suo paradiso perduto, per la sua innocenza sparita tra i flutti dell'oceano, sotto la luna, mentre lacrime e acqua di mare si mescolano inevitabilmente. »

Il giocatore. Ediz. integraleIl giocatore. Ediz. integrale
di Fëdor Dostoevskij - Newton Compton
  • Prezzo: € 6.00
  • Nostro prezzo: € 4.50
  • Risparmi: € 1.50 (25%)
4.0
Il giocatore, 11-08-2011
«L'enorme talento psicologico di dostoevski viene fuori anche in quest'opera minore, l'ossessione, la mania, la passione febbrile: i personaggi del breve romanzo dostoevskiano sono tutti affetti da questa malattia. Si agitano come bestie in gabbia alla ricerca di qualcosa che sembra sfuggir loro di mano. Tentano di afferrare un sogno, di raggiungere una chimera, forse di soddisfare una lontana ma mai spenta sete di vendetta nei confronti di qualcun altro, della società, delle ingiustizie del mondo.
Le passioni sono qui rese ancor più vive dalla bruciante consapevolezza che l'autore ha del fatto che tutto quanto descritto lo riguardi da molto, molto vicino. Giocatore egli stesso, dilapidatore di fortune col disprezzo della ragionevolezza e dell'opportunità, Dostoevskij scrive delle proprie manie, del proprio sconforto, degli stati alterati e allucinati che egli aveva vissuto e continuava a vivere davanti al tappeto verde, alla folle pallina della roulette, alle carte da gioco che si prendono beffe di chi le tiene in mano.
Un romanzo scritto per necessità (ci sono mai state due cose più legate del gioco e dei debiti?), dove affiorano però non solo la ben nota maestria nella descrizione dei personaggi, ma anche le tematiche e quella raffigurazione del bel mondo europeo in cui spesso i russi sono guardati con condiscendenza, come dei poveri parvenu arricchiti, siano essi principi o conti.
Senso di colpa, trasgressione, punizione ed espiazione, umiliazione e follia: anche in queste pagine c'è tutto il meglio di Dostoevskij. Una specie di sadomasochismo che porta diritto all'autodistruzione, e non è la prima volta che questa spirale nefasta avvolge i personaggi del grandissimo scrittore russo.
A noi lettori non resta che immergerci in questo turbine di denaro, sprezzo del pericolo, amore non ricambiato, sentimenti falsi e convenzioni sociali. Resteremo preda di quella meravigliosa estasi narrativa che Dostoevskij sublime incantatore del suo pubblico sa bene come suscitare. »

Orologio senza lancetteOrologio senza lancette
di Carson McCullers - Guanda
  • Prezzo: € 8.26
4.0
Orologio senza lancette, 11-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
«Cupo e disperato questo libro, il cui tema sembra essere quasi totalmente quello della morte, e non sono solo gli uomini a morire. Muore anche il vecchio Sud confederato, tra gli ultimi spasmi di orgoglio e le sempre crescenti tensioni razziali.
La malattia è insieme fisica e morale, la leucemia del farmacista Malone attacca e distrugge non meno del malessere sociale, del pregiudizio verso la gente di colore, della brutalità e dei conflitti disumani.
Quello che Carson McCullers racconta non è per niente facile da leggere; disturba, disgusta, sconvolge. I termini scostanti e volgari con cui il giudice Fox Clane apostrofa la gente di colore, la freddezza del suo comportamento, il suo insensato progetto di riportare in circolazione il vecchio denaro confederato, la sua abissale distanza dalle nuove generazioni e dall'evoluzione dell'etica sociale in quei travagliati anni '50 sono duri da mandar giù. La McCullers scrive con parole taglienti come coltelli, la violenza fisica e psicologica si percepiscono nell'aria ad ogni gesto, ad ogni frase. I personaggi sono tristemente contraddittori, come il giudice Clane che si strugge nel ricordo della moglie morta ma non è capace di nessun altro genere di pietà umana, solo qualche vaga ombra di rimorsi legati alla sua professione, gestita in passato nel totale disprezzo del principio dell'uguaglianza tra gli esseri umani. Non c'è consolazione per nessuno di loro, anche la religione è incapace di fornire risposte o conforto ai morenti. Tutto scorre per la strada già tracciata dal destino, senza che nulla possa frapporvisi; l'isolamento spirituale condanna senza appello Malone, Fox Clane e il suo giovane nipote Jester. Non c'è che la solitudine per sfogare i propri drammi interiori, solo le lacrime come uniche testimoni del proprio dolore e della propria profonda disperazione.
Passato e presente scorrono e si intrecciano nei ricordi e nei racconti, nei segreti che a poco a poco si svelano, nelle radici sepolte di antichi od, nelle motivazioni oscure di gesti eclatanti. Morte fisica e morte metaforica camminano fianco a fianco nel profondo Sud senza pace e senza redenzione. »

La falsa pista. Le inchieste del commissario Wallander vol.5La falsa pista. Le inchieste del commissario Wallander vol.5
di Henning Mankell - Marsilio
  • Prezzo: € 12.50
  • Nostro prezzo: € 10.63
  • Risparmi: € 1.87 (15%)
4.0
La falsa pista, 11-08-2011
«Quinta indagine per Mankell ed è quella con più ritmo e più vicina ai canoni del thriller americano, forse perché il personaggio del serial killer sanguinario è un ingrediente di sicuro appeal in un giallo che si rispetti e che catturi e tenga desta l'attenzione dei lettori.
Non un romanzo breve, come sempre è tradizione di Mankell. Dialoghi, scambi di idee, riflessioni spesso a vuoto del commissario, che mettono in luce le sue debolezze, le sue incertezze, i suoi tentennamenti nel ragionamento e nella pianificazione dell'indagine.
Come in molti thriller è ormai costume, viene svelata piuttosto presto l'identità del colpevole. Non si tratta quindi di analizzare indizi, scoprire trame, studiare i personaggi e i loro comportamenti sospetti per arrivare all'identificazione del colpevole prima del commissario protagonista. L'osservato è e deve essere Kurt Wallander, con i suoi tortuosi percorsi mentali e la sua profonda paura di sbagliare, il suo timore di scoprire quanto perfido e disturbato possa essere l'animo di un essere umano.
A differenza dei precedenti, la quasi totalità della vicenda si svolge nella Scania, tra Ystad, Malm e Helsingborg, in un'inusuale estate torrida, quella del 1994 e dei mondiali statunitensi, in cui la Svezia guadagnò un terzo posto di tutto rispetto. Naturalmente a uno come Kurt Wallander del calcio non importa nulla, ma ci penseranno una serie di omicidi estremamente violenti e ripugnanti a impegnarlo, mettendo come spesso gli accade a repentaglio le sue ferie estive. Solo il prologo, la cui vicenda si incastonerà nella trama principale durante lo svolgimento degli eventi, è ambientato nella Repubblica Dominicana.
I personaggi di contorno ci sono tutti, dalla figlia Linda al padre, dai poliziotti Martinsson e Svedberg al burbero agente della scientifica Nyberg, che ormai ci sono quasi diventati familiari. Può inoltre essere utile aver letto i quattro romanzi precedenti per capire i riferimenti che Mankell fa agli sviluppi della vita privata di Wallander e ad indagini già condotte. Un rilassante passatempo, ovviamente non un capolavoro della letteratura ma un libro decoroso, una piacevole parentesi tra letture di altro peso ed altro genere. »

Il Maestro della Testa sfondataIl Maestro della Testa sfondata
di Hans Tuzzi - Sylvestre Bonnard
  • Prezzo: € 15.00
3.0
Il maestro della testa sfondata, 11-08-2011
«Ottimo giallo italiano per passare una giornata in compagnia senza troppe pretese, risente un po' del lavoro di libraio antiquario dell'autore (quanti conoscono l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze?), ma si regge e si legge bene. "A Melis pareva sempre di non saper trovare ciò che bisognava dire... Si sentiva inadeguato aveva appreso tuttavia che parlare era sempre meglio che tacere" "non è facile assortire una buona compagnia quando si viaggia, e quando se ne trova una, ci pensa il Tempo a portarsela via" »

Mendel dei libriMendel dei libri
di Stefan Zweig - Adelphi
  • Prezzo: € 6.00
5.0
Mendel dei libri, 11-08-2011
«Mi ha ricordato gli apologhi ebraici così tipici di un Joseph roth: Jakob Mendel, ebreo galiziano che procura e rivende libri d'ogni genere, è l'immagine di Zweig, il suo alter ego. Come lui ebreo, come lui profondamente amante della cultura e dei libri, anche Zweig dovrà affrontare a breve ed in questo senso questo racconto può davvero dirsi profetico, essendo stato scritto nel 1929 la distruttiva follia della brutalità di certa natura umana.
Il personaggio di Mendel, prodigiosa memoria dei libri e di tutto ciò che li riguarda, viene riportato paradossalmente alla luce dall'oblio in cui era finito nella mente del narratore, a distanza di venti anni dalle vicende narrate. Da una dimenticanza, quindi, nasce il ricordo di una memoria, di un attaccamento morboso alla parola scritta e alla trasmissione della cultura per opera di quella cosa meravigliosa che sono i libri, che secondo Zweig si fanno solo per legarsi agli uomini al di là del nostro breve respiro e per difendersi così dall'inesorabile avversario di ogni vita: la caducità e l'oblio.
Rivive Jakob Mendel nella memoria del narratore e torna al mondo che lo aveva presto e facilmente dimenticato col suo misero cappotto, seduto al suo tavolino in un angolino del caffè, mentre legge i suoi cataloghi dondolando il corpo avanti e indietro come in una preghiera ebraica.
Dopo la guerra, il mondo non sarà più lo stesso, e nemmeno Jakob Mendel sarà più lo stesso; la storia aveva sconvolto i suoi libri, ignorando che sono proprio i libri a darci una chance di salvarci dal mondo. Come Peter Kien, come gli uomini-libro di Fahrenheit 451, anche Mendel è un disperato superstite di quel mondo fatto di cultura e astrazione, il mondo vagheggiato come un paradiso perduto, che la brutalità e la follia delle nazioni hanno per sempre distrutto. Un superstite destinato a soccombere miseramente. »

Il declino dell'OccidenteIl declino dell'Occidente
di Hanif Kureishi - Bompiani
  • Prezzo: € 15.00
  • Nostro prezzo: € 12.75
  • Risparmi: € 2.25 (15%)
3.0
Il Declino dell'Occidente, 11-08-2011
«Il suo primo romanzo "Ho qualcosa da dirti" mi lasciò l'amaro in bocca, adesso decido di dargli una seconda chance con questa raccolta di racconti. La superficialità che avevo rintracciato in Nell'intimità, la visione maschilista, di parte e piuttosto stereotipata non la si ritrova qui. Forse perché sono passati diversi anni tra le due opere, forse perché è un altro, e completamente diverso, il fil rouge che unisce tutti i titoli qui contenuti. Non più il dissolversi di un rapporto di coppia, ma il dissolversi di tutta una civiltà, quella occidentale, e di tutta una generazione, quella degli ultra cinquantenni (Kureishi è nato nel 1954) che hanno tentato di cambiare la società e che non solo hanno fallito miseramente nel loro intento, ma che per giunta si sono trovati ad un certo punto della loro esistenza dall'altra parte della "barricata", quella capitalista, scoprendo di aver fallito anche con essa.
Si tratta di storie tristi, o forse ancor più giusto sarebbe dire disincantate, di legami d'amore e d'amicizia che il tempo ha snaturato, scolorito e reso ridicoli, tanto da far chiedere ai protagonisti cosa diavolo li accomunasse a quelle persone, ormai lontane migliaia d'anni luce da loro. Capita a tutti, almeno una volta nella vita, di ritrovarsi a dar voce a questi pensieri.
Tutta la vita passata, la gioventù trascorsa a disegnare la propria esistenza in modo alternativo e di rottura degli schemi, sembra parlare un'altra lingua. La società, quella occidentale del benessere, del capitalismo sfrenato, della casa lussuosa, degli agi e dei figli viziati, dei matrimoni in cui ci si dice poco ma che vanno avanti per inerzia e convenzione più che per convinzione, è una società tarlata fin nelle sue radici ma che continuerà a cercare di tirare avanti fino al collasso totale. Questo vede come dargli torto? - Kureishi, quando implicitamente riconosce che le trasgressioni d'antan adesso sono non solo rientrate nei ranghi di una più comoda adesione alle regole sociali, ma hanno perfino rinnegato la loro stessa esistenza.
Otto sono i racconti qui collazionati, tre sono piccolissimi bozzetti che mettono a nudo causticamente e aspramente altrettante nevrosi del nostro mondo. Ma Maggie, Una storia terribile, Philip e il racconto che dà il titolo al libro sono quelli più esemplificativi di ciò che Kureishi vuole dirci. In un mondo minato da una malattia che lo divora, anche vari personaggi devono fare i conti con il disfacimento del loro fisico e a volte anche con una morte prematura. Le certezze sono state distrutte, gli anni '70 e il loro sogno di sinistra non ci sono più, forse quel sogno non si è mai davvero avverato, nemmeno per un momento; è rimasta soltanto un'autocritica impietosa e lucida di una generazione, messa a confronto con i bisogni e gli interrogativi dei giovani di oggi, completamente diversi. »

Neve sottileNeve sottile
di Junichiro Tanizaki - Guanda
  • Prezzo: € 13.00
4.0
Neve sottile, 11-08-2011
«Come Mishima, Tanizaki è maestro nel narrarci di un giappone tradizionale che non c'è più, si respira aria di saga in questo lungo romanzo della maturità di Tanizaki, nonostante gli avvenimenti occupino solo tre anni della vita delle sorelle della famiglia Makioka, una tradizionale famiglia di Osaka, caduta un po' in bassa fortuna ma sempre rispettabile e rispettata. Pubblicato per la prima volta nel 1942 (gli eventi narrati vanno dal 1938 al 1941), fu censurato dal governo giapponese per lo scarso patriottismo espresso dallo scrittore e per la quasi nulla rilevanza data alle vicende della guerra allora in corso. Ci sono gli stranieri, seppur defilati (una famiglia tedesca e dei russi profughi), accenni tiepidi alla Manciuria, echi dei bombardamenti della Gran Bretagna e delle fulgide imprese dell'esercito nazista, ma sono piccoli dettagli del tutto secondari al vero interesse di Tanizaki: il contrasto tra personaggi attanagliati dal dissidio tra tradizione e modernità, tra oriente e occidente. Un tema non nuovo alla narrativa nipponica (Mishima su tutti), qui affrontato in modo quasi sussurrato, non eclatante, da evincersi dalle sfumature.
Ripetutamente le quattro sorelle Makioka sono state descritte quasi come epigoni delle sorelle March di "alcottiana" memoria; personalmente trovo questo paragone forzato e persino fuorviante, tale da distrarre l'attenzione dei lettori dalle caratteristiche vere e importanti delle quattro donne. Non tanto i caratteri in sé e per sé, quanto il loro rapporto con la tradizione e con il rispetto di usanze e riti, sia formali che privati.
Tsuruko, la primogenita e moglie del capofamiglia dopo la morte del vecchio Makioka, è estremamente legata al rispetto delle tradizioni; ne risente anche il suo carattere, freddo, formale, che spesso la relega lontano dall'affetto e dalla confidenza delle altre sorelle, anzi la pone addirittura agli antipodi. Sachiko è invece quella che prende le redini affettive della famiglia, per così dire. E' sempre pronta ad offrire una giustificazione, a comprendere, a scusare, magari rivelandosi per questo motivo inefficace agli occhi della "casa principale", quella di Tsuruko, che da Tokio osserva spesso critica e discorde l'operato di Sachiko e del marito Teinosuke. Molto dell'affannarsi di Tsuruko e Sachiko ha come obiettivo le due sorelle minori, Yukiko e Taeko (chiamata affettuosamente Koi-san, attributo della piccola di famiglia) . Queste due donne incarnano ancor più chiaramente gli estremi della tendenza tradizionale e modernista; l'una ancora da sposare alla "veneranda" età di 30 anni timida, riservata, dedita alla famiglia, sempre in kimono e obi. L'altra, cui la tradizione impone di non convolare a nozze prima della sorella più anziana, con il desiderio di essere economicamente indipendente e con una certa facilità a corteggiamenti e scaramucce amorose.
Neve sottile è un romanzo tradizionale, non c'è dubbio; il Giappone dei ciliegi in fiore, dei riti funebri, dei miai (incontri per proposte di matrimonio), dei kimono e delle acconciature elaborate c'è tutto, ma si trova a fronteggiare ad ogni passo gli usi occidentali (particolare rilevanza hanno gli abiti, evidentemente visti come un segno evidente del tracollo delle tradizioni nipponiche). Non è la tradizione di Mishima, come già detto, né quella più delicata e minimale di Kawabata e delle sue cerimonie fatte di piccoli gesti e delicatissimi particolari. E' il segnale di un mondo in dissolvenza che sta per veder giungere il suo tramonto definitivo con la disfatta del 1945; è il canto del cigno di una società fatta di relitti che non riescono a sfuggire alla nostalgia di un passato nobile, dorato, ormai incomprensibile ai più.
(Una nota per la traduzione: in alcuni passaggi obsoleta e per di più fatta non sull'originale ma sulla sua versione inglese, come appare da certi toponimi e dal nomignolo Kei-boy, evidente retaggio dell'originale su cui la traduttrice si è trovata a lavorare). »


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