Re in fuga. La leggenda di Bobby Fischer

Re in fuga. La leggenda di Bobby Fischer

4.0

di Vittorio Giacopini


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Descrizione

Tra i grandi campioni, Fischer è praticamente l'unico che non accetta i termini della sfida imposti in modo ricattatorio dalla storia e li ribalta completamente, senza remore. Bobby sembra aver racchiuso nella sua vita, nei suoi gesti clamorosi, nel suo lunghissimo silenzio, l'essenza stessa del gioco più intelligente e violento che esista. Diventato, dopo la famosa vittoria contro Spassky, l'"eroe americano" per eccellenza, Fischer era l'uomo più irregolare che si possa immaginare. Eccentrico, ribelle, figlio di una donna spiata per anni dall'Fbi per sospette attività antiamericane, la sua vita fu più emozionante di qualsiasi romanzo, ma anche la più esposta ai luoghi comuni, alle formule falsamente ammirative e agli insulti altrettanto stereotipi: il genio maledetto e il rinnegato, l'eroe della guerra fredda e il traditore. Frasi fatte che non si acquietarono neanche quando il campione decise di ritirarsi dal mondo sigillandosi nell'impenetrabile silenzio di Reykjavik, dove con l'ultimo rifiuto si è sottratto alle cure lasciandosi morire. Il racconto di Giacopini tenta l'ardua impresa di restituire a Fischer le sue ragioni e lo fa attraverso la ricostruzione di un'intera epoca e della tormentata personalità di un artista, dagli esordi nella Brooklyn degli anni Cinquanta alla fin troppo simbolica reclusione tra i ghiacci islandesi. Uno specchio dove il mondo chiuso e autoreferenziale degli scacchi e quello paranoico, lucidissimo, di Bobby diventano il nostro.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Re in fuga, 28-10-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 3
di - leggi tutte le sue recensioni
Per chi vuole sapere qualcosa di più sul grande campione americano di scacchi. Un genio scontroso e avulso dalle questioni politiche del suo tempo. Giacopini ci accompagna attraverso l'ultimo periodo di guerra fredda gettando uno sguardo dall'esterno sulle vicende personali ed agonistiche di Fischer. L'autore fa uso di una scrittura viva: a volte sfiora l'argomento, a volte affonda il colpo nella vicenda, a volte sfugge quando chiederesti di più, a volte è spigolosa come il protagonista. Ma "tiene", fino in fondo.
A dirla tutta, da ex appassionato, ho sentito la mancanza del racconto dettagliato di una partita. Di pathos, di psicologia, di psichiatria scacchistica.
Ma vabbene lo stesso.
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