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I ragazzi di Satana. La setta delle «Bestie»: alla scoperta di un'Italia sconosciuta

I ragazzi di Satana. La setta delle «Bestie»: alla scoperta di un'Italia sconosciuta

di Luigi Offeddu, Ferruccio Sansa

4.5

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Morti terribili e misteriose, suicidi, canzoni maledette, famiglie insospettabili. La vicenda delle "Bestie di Satana" è iniziata nel 1998, in Lombardia, e ancora continua. Sette giovani sono finiti in carcere con accuse da ergastolo. Un pezzo di Italia sazia, apparentemente tranquilla, in realtà ossessionata dal proprio vuoto. Ma vi sono altre morti mai spiegate, altri riti che coinvolgono ambienti inimmaginabili. Solo il cinquanta per cento di questa vicenda è stato reso pubblico. Il resto ce lo rivelano i due autori che più di tutti hanno seguito da vicino l'inchiesta, e per questo hanno avuto accesso alle fonti più riservate. Il loro è un racconto rigorosamente e tragicamente autentico, in cui ogni parola è stata documentata.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 2 recensioni)

4.0Un lungo documento, non un romanzo, 21-05-2012, ritenuta utile da 4 utenti su 5
di - leggi tutte le sue recensioni
Consiglio sicuramente la lettura di questo libro anche a chi normalmente non si interessa di cronaca nera, in quanto, superando tutti i limiti consueti dei libri scritti in fretta e furia sui casi più efferati, questo libro presenta molti punti di forza:

1. Ricostruzione ben documentata e per niente romanzata: non indugia sull'orrore, sul raccapriccio, su cui avrebbe avuto gioco facile, ed è lontano da quello stile spezzettato e alla ricerca costante di pathos tipico dei narratori da quattro soldi di cronaca nera. Riporta stralci di documenti autentici, processuali e diaristici. Gli autori hanno capito che l'abominio della vicenda è tale da non rendere necessario nessun escamotage letterario per potenziarlo, anzi. La scrittura semplice e asciutta dei fatti mette in evidenza ancor più l'assurdo di una vicenda con infinite diramazioni ancora non scoperte.

2. Le personalità degli assassini emergono ben distinte l'una dall'altra, ma - ciò che forse umanamente più conta - è come se il libro avesse fatto giustizia alle vittime, che anch'esse, una per una, emergono dal fondo indistinto di "vittime della setta", e si liberano delle calunnie degli assassini per "parlare", ciascuna con la propria voce, con gli stralci dei propri diari, attraverso i ricordi dei propri cari. I due giornalisti proteggono, curano in qualche modo la memoria delle vittime, ricordando al lettore chi erano, realmente e singolarmente, pur nelle sciocchezze che si compiono a sedici, diciott'anni. Perché anche se ci si immischia con la gente sbagliata, o ci si droga, o si gioca al satanista, esiste una differenza fatta di due metri di terra, tra chi è andato nel bosco con i coltelli, e chi invece c'è rimasto per sempre.

3. Non c'è nel libro alcun atteggiamento alla "oh mio dio questa società sbandata questi ragazzi vuoti queste droghe maledette". Non viene offerta nessuna interpretazione globale, salvifica o disfattista, di quanto è accaduto in quegli anni in quel pezzetto d'Italia. Strano a dirsi, di un libro di trecento pagine, ma è un libro che è come un lungo prestare orecchio e ascolto. Perché, questo si, una tesi emerge chiara dal libro: questi boschi, se non questi ragazzi, hanno ancora molto, purtroppo, da svelare.

FiordiBrie
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5.0allucinante, 08-07-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Leggendo questo libro-documentario ti vengono i brividi, un viaggio attraverso la bestialità e la crudeltà dell'animo umano. Sconsigliato alle persone facilmente impressionabili.
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