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Racconti di Pietroburgo

Racconti di Pietroburgo

di Nikolaj Gogol'

3.5

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.6 di 5 su 5 recensioni)

5.0Riferimento!, 08-10-2013
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Come scrisse Dostoevskij Siamo tutti usciti dal Cappotto di Gogol'. Una raccolta di racconti fondamentale per l'intera letteratura russa. Scene di vita quotidiana pietroburghese e elementi ai limiti del "soprannaturale" si fondono nel precitato racconto che ha fatto scuola all'interno dell'élite letteraria russa e non. Personaggi di differenti strati sociali descritti con la maestria di uno tra i più grandi scrittori di sempre disegnano un perfetto quadro della Russia dell'Ottocento. Il miglior testo per avvicinarsi alla letteratura russa.
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3.0Bei racconti, 29-05-2012
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La Prospettiva Nerski non mi è piaciuto, l'ho trovato solo cronachistico e aneddotico, nonostante la trovata dei due pazzi poteva essere originale. Invece Il Cappotto e Il naso sono due ottimi esempi di satira sociale velata contro la società russa dell'epoca, con il suo annullamento dell'identità. Consigliato
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3.0Da leggere una volta nella vita, 27-04-2012
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Prospettiva nevkij non mi è piaciuto particolarmente. L'ho trovato a tratti noiosetto quando descrive tutte le tipologie di persone che camminavano per strada.
Invece Il cappotto e Il naso sono due racconti fenomenali. Gogol'prende in giro l'impiegato "canonico" russo, con le sue fobie, la sua perdita graduale dell'identità nel lavoro e nel sistema (nel caso del naso perso o del cappotto rubato) .
Sono racconti molto scorrevoli, vivamente consigliati
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4.0Racconti di Pietroburgo, 11-08-2011
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Questo è il gogol che preferisco, quello della forma breve ma tagliente, in cinque racconti (riuniti assieme in seguito e non per volontà dell'autore) il realismo magico di Gogol'racconta una città di impiegatucci gretti, di esistenze false e fatte solo di apparenza, che si sfaldano al minimo dubbio, alla minima inquietudine, al minimo imprevisto.
Il Naso inizia in modo quasi kafkiano, dato che ad un tal maggiore Kovalev scompare il naso dalla faccia, quello stesso naso che il barbiere Ivan Jakovlevic trova dentro la pagnotta impastata e cotta dalla moglie. L'ordine naturale delle cose viene infranto per un motivo che non si comprende, e altrettanto incomprensibilmente si ristabilisce da sé. Di cosa si preoccupa Kovalev? Ma che la mancanza del naso gli rovini la vita in società, è ovvio. Il ritratto, invece, non può non farci pensare a Dorian Gray; nessun desiderio di conservare la propria bellezza attraverso la tela però, qui è addirittura il Demonio, o comunque una forza demoniaca non bene identificata, che attraverso lo sguardo nel ritratto di un vecchio usuraio sconvolge le vite dei possessori del quadro fino a far loro rasentare la pazzia e l'autodistruzione. La Prospettiva Nevskij è San Pietroburgo, né più né meno come gli Champs Elysées sono Parigi. E nel racconto omonimo Gogol'la descrive con una modernità ed un'ironia che pochi paragoni trova nel romanzo ottocentesco europeo, raffigurandone la gente che a ondate la affolla a seconda delle ore del giorno, la vita trascinante, le donne che leggiadramente, come civette, attirano gli sguardi di giovani e anziani. Sul Nevskij Prospekt possono nascere infatuazioni e amori, che in maniera diversa si scioglieranno alla luce del giorno (ah, Nasten'ka! ) , tragicamente o cinicamente. Il cappotto, molto famoso anche per un adattamento cinematografico di Alberto Lattuada, racconta le vicende di un piccolo impiegato che dopo tanto penare, tante incertezze e tanti risparmi, si decide a farsi fare un nuovo cappotto. Ne è talmente tanto orgoglioso da sentirsi addirittura elevato socialmente. Ma il realismo magico di Gogol'lo getterà nello sconforto più nero e lo trasformerà quasi in un personaggio di Poe, condannandolo ad un demoniaco errare alla luce dei lampioni di San Pietroburgo.
Ma la punta di diamante è Diario di un pazzo, una discesa nella lucida follia di un impiegato un po' bistrattato e ignorato che evidentemente nutre sogni di gloria più grandi di lui. Carriera, amore, posizione sociale, in tutto il piccolo burocrate vuole disperatamente di più, molto di più di quello che ha. Con una dissociazione psicologica che non può non ricordare il Goljadkin dostoevskiano, Gogol'trascina il suo personaggio nei deliri della pazzia. E Boris Vian non è stato il primo a creare lugliembre ne Lo strappacuore, perché cento anni prima Gogol'inventa marzobre e mette gennaio dopo febbraio. Qui è il delirio di una mente annebbiata, lì il mondo reale di Giacomorto.
La traduzione, del grande scrittore Tommaso Landolfi, è forse un po' datata ma impareggiabile, come d'altronde era anche in Enrico di Ofterdingen. Questo è il gogol che apprezzo di più, quello della narrativa breve,
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3.0Divertente e grottesco. , 18-09-2010
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Un buon libro da parte dell'autore, famoso più per i suoi scritti teatrali che come scrittore di racconti o romanzi. Grottesco,irrealistico, racconta piccole storie di vita "non vissuta" con fantasia e sagacia, il tutto ambientato in una città magica quanto misteriosa(l'attuale San Pietroburgo), come lo stesso scrittore tiene a raccontare e rappresentare.
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