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I racconti della Kolyma

I racconti della Kolyma

di Varlam Salamov


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In sintesi

Uno scrittore altissimo che ebbe in sorte di vivere e raccontare uno degli orrori più intensi e più vasti che l’umanità abbia escogitato.

Descrizione

Racconti spesso molto brevi, dedicati a un qualche "caso" della vita quotidiana nella funesta regione dei lager della Kolyma: un'occasione di abbruttimento, depravazione, assurdità, barbarie, abiezione, pietà, solidarietà, coraggio, lotta per la sopravvivenza, resa, morte; una qualsiasi delle occasioni che hanno segnato il destino di milioni di esseri umani (decine di milioni: non conosceremo mai il loro numero) nella Russia sovietica. Nulla riscatta l'orrore di questo macabro mondo, neanche la natura, che con la sua asprezza sembra allearsi con gli aguzzini per facilitarne il compito, una natura maligna che ruba le ultime briciole di umanità. Eppure a quella natura Salamov sa dare anima in subitanei, velocissimi squarci visionari, e la cosa crudele che circonda i prigionieri prende vita e testimonia di una lotta tra forze primordiali in cui l'uomo è soltanto timida comparsa. Ognuno, dopo aver letto questo libro, sperimenterà la morbosa ossessione del pane che ispira le cronache dei campi di concentramento. Ma si chiederà anche perplesso da dove, da chi venga a Salamov quella tenera ironia che a tratti illumina l'universo torturante che gli diede in sorte la storia. "I racconti della Kolyma" apparvero per la prima volta in volume nel 1978 in Occidente e nel 1992 in Russia.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.3 di 5 su 11 recensioni)


3.0MOLTO FORTE, 30-05-2012
di A. Baldini - leggi tutte le sue recensioni

«"I racconti della kolyma" è un libro forte, che ti prende per mano e ti accompagna per lungo tempo. Va assaporato, capito e goduto con lentezza perchè ogni pagina ha molto da dire e raccontare. Non è un volume che va preso alla leggera. Se si vuole iniziarlo bisogna dedicargli tutta la nostra attenzione»

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5.0Piacevole, 07-05-2012
di L. Imondi - leggi tutte le sue recensioni

«Mi è piaciuto soprattutto per l'ironia e la drammaticità con cui lo scrittore narra gli evenenti, con un realismo tale che ne siamo fin da subito presi. Infatti il ritmo per quanto lento possa sembrare è molto avvincente, per cui non si avverte alcun segno di pesantezza durante la lettura. Consigliato!»

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3.0Piacevole, 07-05-2012
di A. Imondi - leggi tutte le sue recensioni

«Un testo autobiografico che mi ha destato qualche motivo di piacere ma che non mi ha convinto pienamente per via del carattere storico e giallistico. Tuttavia la scrittura è molto persuasiva, incolla il lettore alla vicenda e lo sprona a proseguire fino alla fine. Sicuramente piacevole e anche divertente!»

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4.0Piacevole, 30-04-2012
di C. Salera - leggi tutte le sue recensioni

«Una serie di racconti autobiografici che raccontano con ironia e delicatezza contemporanea una storia molto avvincente e intrigante, con un ritmo abbastanza incalzante e una scrittura spoglia, asciutta e dunque immediata, capace di richiamare l'attenzione fin da subito. Sicuramente un testo consigliato!»

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4.0Meraviglioso, 28-04-2012
di S. Valente - leggi tutte le sue recensioni

«Un testo molto piacevole e godibile sotto qualsiasi punto di vista. Infatti è una sorta di racconti attraverso cui lo scrittore ci racconta di eventi noti all'umanità, eventi che abbiamo vissuto e forse dimenticato, tramite la licenziosità di uno stile immediato e ricercato che cattura il lettore. Consigliato!»

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4.0Una lettura imperdibile., 12-08-2011
di C. Caglieri - leggi tutte le sue recensioni

«In questa emozionante raccolta di racconti Salamov è capace di coinvolgere i lettori a tal punto da far sentire loro il freddo siberiano.
Attraverso una scrittura scorrevole, propone una serie di scenari di vita realmente vissuta nel gulag più difficile del regime comunista stalinista.
Grazie a questo capolavoro, possiamo definire Salamov un degno rappresentante della letteratura russa di tutti i tempi.
»

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4.0I racconti di Kolyma, 11-08-2011
di B. Ballo - leggi tutte le sue recensioni

«Salamov è un maestro nel raccontare i fatti nudi e crudi, così come li vede, nessuna pretesa di giudizio morale, nessuna critica alla società: solo il racconto di quanto facilmente si degrada un essere umano, trascinandolo negli abissi della disperazione, della negazione dei bisogni fondamentali, portandolo al disprezzo della propria dignità e al disinteresse per la vita stessa.
Nella Kolyma morte e vita sono due facce della stessa medaglia, i dochodjagi (morti viventi, moribondi, relitti umani) si aggirano in un limbo indistinto tra l'inferno della vita e l'inferno della morte, senza sapere che strada prendere, senza desiderarne una in particolare.
Il gelo della Kolyma (regione siberiana vicina alla Kam269; atka) nasconde forse milioni di corpi sepolti nel gelo, sotto le pietre, a temperature insopportabili che raggiungono anche i -55C. Le vittime delle purghe staliniane resteranno in gran parte sconosciute al mondo; le purghe ammassarono malavitosi comuni, intellettuali trotzkisti, controrivoluzionari, infimi ladruncoli, nemici del popolo, pigiandoli in un unico calderone a combattere una lotta tra poveri, all'ultima crosta di pane, all'ultimo pezzo di straccio per coprirsi le membra congelate. Alamov annaspa in questo mare magnum di sofferenza per decenni, anche lui alla deriva senza un punto di riferimento, aspettando la morte senza pensare all'indomani. Alla Kolyma invece alamov sopravviverà, tornando nel mondo a raccontare la sua storia. Non per combattere il comunismo come fece Solzhenitsyn (autore che alamov non apprezzò, che conobbe e che avversò apertamente) , non per fare storia, non per educare i posteri. Alamov scrive solo per raccontare la sua vita, le vicende che lo videro spettatore oltre che protagonista, per fissare sulla carta i suoi ricordi con ciò che definirei un distacco lirico.
Non essendo un romanzo concepito come un unicum, manca una linea narrativa singola, un trait d'union spazio-temporale; spesso il medesimo episodio si ripete in più d'un racconto, lo stesso personaggio appare nella storia visto da prospettive diverse. Globalmente, considero Vita e destino di Vasilij Grossman superiore come architettura narrativa, completamente diverso per forza empatica, spessore dei personaggi e delle vicende, organicità, pathos. Ma, bisogna ammetterlo, è uno scontro tra titani.
»

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5.0I racconti della Kolyma, 25-07-2011
di L. Costa - leggi tutte le sue recensioni

«Da abbinare idealmnente allo scritto fiume di solgenitsin, va letto sempre e comunque. Vi prego solo di leggerli, questi racconti. E di tenerli sempre dentro di voi perché se quel tempo è storicamente lontano, l'umanità che dolorosamente li ha vissuti non era diversa da noi.
Anzi, leggiamo, riflettiamo, annotiamo, consideriamo 'che questo è stato' come scrisse Primo Levi, e facciamone tesoro. Il presente è il prodotto del passato, ma il futuro comincia da ciò che facciamo nostro oggi.
»

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5.0Per non dimenticare mai, 29-03-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di G. Urbani - leggi tutte le sue recensioni

«I gulag sovietici come vita ordinaria nell'ambito della follia umana. Oltre che un forte documento politico un'idea dell'adammento degli uomini in qualsiasi contesto. Dopo Levi, con la stessa forza ed uguale potenza lirica, la storia di un prigioniero che, al di là del bene e del male, riesce a mantenere la propria dignità di uomo.»

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5.0I racconti della Kolyma, 24-08-2010
di S. Gilardi - leggi tutte le sue recensioni

«Una raccolta di racconti ambientati in una regione della Siberia nel secolo scorso durante le epurazioni di Stalin.Un libro di un deportato nei Gulag che comunque non perde la testa e non si fa prendere dallo sconforto nonostante il suo esilio duri un ventennio e che sia stato fatto per delle scuse futili, come per quasi tutti gli altri internati.Un libro scritto in un modo magistrale che fa rivivere le avventure capitate al protagonista.Un altra pagina di Storia con la S maiuscola che non dovrebbe mai essere dimenticata e che dovrebbe far parte dei libri di testo scolastici. »

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5.0Narrazioni dall'inferno, 07-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di V. Buemi - leggi tutte le sue recensioni

«La scrittura obiettiva ed elegante di Varlam Shalamov ci introduce e ci accompagna nell'universo concentrazionario sovietico, di cui i gulag della regione della Kolyma, nella Siberia estrema, erano la parte più tragica e feroce. Il libro di Shalamov è la poetica e molto spesso commovente testimonianza della resistenza dell'Uomo all'inumana ottusità e crudeltà del potere costituito, di una dittatura brutale che per autoconservarsi scelse di eliminare gli intellettuali, i poeti, i sinceri comunisti, a favore dei macellai di stato, dei servi di partito, dei baciapile di Stalin: personaggi come Ezov, Berja, Zdanov, ombre inquietanti che vagano sullo sfondo della toccante opera di Shalamov. Un testo che serba e dona al lettore tratti di autentica poesia, come nelle descrizioni dei sublimi paesaggi siberiani - atroci e bellissimi, o della sventurata umanità conosciuta dall'autore durante i lunghi anni di carcerazione e lavori forzati. "I racconti della Kolyma" sono dunque un libro utile a capire l'orrore del sistema repressivo staliniano - molto meglio che le opere di propaganda anticomunista edite in gran copia dalla caduta dell'URSS in poi -, e un esempio fondamentale della capacità dello spirito umano di conservare la propria preziosa essenza, nonostante tutto l'orrore e il dolore che altri esseri umani gli hanno inflitto.»

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