Quoi? L'éternité

Quoi? L'éternité

3.0

di Marguerite Yourcenar


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Descrizione

"Quoi? L'Éternité" è l'ultimo romanzo della saga familiare della scrittrice francese inaugurata con Care memorie e proseguita con "Archivi del nord". Personaggi e ambienti si inseriscono qui in un affascinante panorama della società del primo Novecento: accanto alle inquietudini del padre, la Parigi piccolo-borghese, le spiagge della Costa Azzurra, i circoli mondani di Pietroburgo. All'immobilità aristocratica degli interni, tutta patriottismo, fronzoli e pizzi, si alternano vicende di amori clandestini, passioni omosessuali, uccisioni volontarie: un turbinare di eventi, di tragedie pubbliche e private, in un continuo alternarsi di ricordi e ricostruzione storica.

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3 di 5 su 1 recensione)

3.0scoprirsi nel passato(2), 02-10-2010
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“Michel è solo”. Così l’autrice comincia a parlare del padre nell’episodio conclusivo della sua trilogia autobiografica Le labyrinthe du monde; tuttavia afferma anche che Michel “non è che un uomo di mondo”, che “può fare ciò che vuole della propria vita”. Essa scorre attraverso le provinciali campagne delle Fiandre, o i quartieri più mondani di Parigi, o qualche spiaggia alla moda in Olanda, o qualche altra residenza in giro per l’Europa; viaggia sempre in compagnia di donne famose (non per le loro virtù…), dopo due vedovanze consecutive, che gli hanno lasciato due figli ciascuna, uno è ormai uomo, mentre l’altra, ancora bambina, lo segue nei suoi viaggi, assistita dalle cameriere.
È lei la Marguerite che a pochi anni dalla morte scriverà questo “libro fatto di ricordi” per richiamare alla memoria le vicissitudini della propria famiglia e degli amici in quegli “ultimi bei giorni d’anteguerra”: nasce infatti nei primi anni del Novecento.
Ma cosa cerca in realtà mentre rievoca quei giorni? Forse il declino dell’antica moralità e corruzione dell’uomo contemporaneo: “ci sono voragini della carne come voragini dello spirito, con le loro vertigini e le loro delizie, e anche con i loro supplizi, conosciuti soltanto da quelli che hanno osato sprofondarcisi. La loro distanza da ciò che […] chiama ancora il piacere è grande quanto quella fra il sogno e la pazzia, fra le note di un clavicembalo e una scarica di colpi di gong”. O forse cerca ancora se stessa, la bambina che osserva attenta, ma distaccata per non essere ferita, il tramonto di un’epoca sull’Europa e su di sé, e che cerca di non farsi trascinare con essa.
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