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Questa notte mi ha aperto gli occhi

Questa notte mi ha aperto gli occhi

di Jonathan Coe

3.0

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  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: I narratori
  • Traduttore: Castagnone M. G.
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2008
  • EAN: 9788807017674
  • ISBN: 8807017679
  • Pagine: 206
  • Formato: brossura

 Questo prodotto appartiene alla promozione  Feltrinelli
William ha poco più di vent'anni e le frustrazioni di tanti giovani: odia il suo lavoro (commesso in un negozio di dischi), la città in cui vive (Londra), e la ragazza con cui sta è molto restia a concedersi. Candido e complicato come il giovane Holden, gran tiratardi nel capire le cose del mondo, ha solo un paio di amici e divide la casa con una tipa che non incontra mai e che comunica con lui attraverso bigliettini. Il suo unico conforto è fare musica ma, pur aspirando a diventare pianista di jazz, suona la tastiera in una rock band di sfigati che si ostina a storpiare le sue composizioni. In realtà il suo vero talento sembra essere un altro: perdere gli autobus, essere ignorato dai camerieri, dire sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato. Una sera, infatti, assiste involontariamente a un delitto commesso - a lui pare - da due nani. La caccia agli assassini lo porterà a una sorprendente scoperta, ma gli consentirà anche di ripensare alle proprie scelte di vita e di aprire finalmente gli occhi!

Note su Jonathan Coe

Jonathan Coe è nato il 19 agosto del 1961 a Bromsgrove, un paese del Worcestershire sitauato a circa 20 chilometri da Birmingham. Figlio di Roger e Janet, ha studiato presso la King Edward’s School di Birmingham, lo stesso istituto frequentato da J.R.R. Tolkien e da Jim Grant (noto con lo pseudonimo di Lee Child). Successivamente si è iscritto al Trinity College di Cambridge. Ha iniziato ad insegnare presso la Warwick University, dove ha conseguito un dottorato di ricerca in Letteratura inglese. Oltre alla passione per la letteratura, Jonathan Coe ha da sempre nutrito un forte interesse per la musica. Durante gli anni Ottanta ha suonato in una band e ha scritto alcune canzoni. Nel 1989 Jonathan Coe si è sposato con Janine McKeown, con la quale ha avuto due bambine, nate nel 1997 e nel 2000. Il suo esordio in ambito letterario avviene nel 1987 con il romanzo “The Accidental Woman”. Il suo quarto romanzo, dal titolo “What a Carve Up!” (1994) ha vinto numerosi premi ed è stato trasposto in una serie proposta dall’emittente BBC Radio 4. Le opere di Jonathan Coe spesso riflettono su questioni politiche e su tematiche importanti, ma lo stile attraverso il quale l’autore si esprime è comico e sottoforma di satira.

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3.1 di 5 su 16 recensioni)

1.0Una noia immensa, 10-05-2012
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C'è un minimo da dire, su questo breve testo. Giudicato nell'ottica della produzione di Coe, si capisce benissimo che siamo ancora agli inizi. Romanzetto semplice semplice, trama complessa il giusto (ma siamo distanti dalle vette dei romanzi migliori) , personaggi che si assomigliano, ciclicamente. Niente di più. Ammetto che l'avevo preso solo per via delle citazioni dai testi degli Smiths a inizio romanzo. Anche qui, non si sa cosa c'azzecchino con il resto.
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2.0Romanzo scarso, 25-03-2012
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Un romanzo tutto sommato non all'altezza di quel grande scrittore e dipanatore di trame avvincenti che è Jonathan Coe. Un po' sottotono è la capacità di stupire il lettore, probabilmente per una maturità narrativa non ancora raggiunta, all'epoca. La lettura è consigliata solo ai fan dello scrittore. Nel complesso, opera da rivedere
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1.0Perchè?, 10-03-2012
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Forse la peggior prova di Jonathan Coe, autore che tra l'altro io apprezzo molto. Lo stile è l'unica cosa che si salva, perché porta comunque l'impronta del grande scrittore di livello quale è Coe. La trama è sconclusionata, caratteristica che potrebbe anche passare se non fosse per quell'ultimo capitolo incomprensibile, che nulla ha a che vedere con il resto del libro. Spero vivamente di non aver compreso il romanzo, perchè per me è stato una vera delusione.
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4.0Molto bello, 29-07-2011
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Sono un appassionato di Jonathan Coe e questo libro mi ha confermato che è proprio un grande scrittore. Il protagonista è stufo di vivere a Londra ed è stanco della solita vita. Un delitto a cui assiste cambia radicalmente il suo modo di pensare, ancora un grande libro per Jonathan Coe, uno dei più grandi scrittori.
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2.0Questa notte mi ha aperto gli occhi, 19-05-2011
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Non è riuscito a trasmettermi qualsivoglia emozione. Un racconto che dal giallo vira al rosa per poi trasformarsi in un noir. Un mix di colori che cozza l'uno con l'altro. Come fa un ragazzo appassionato di musica e per giunta compositore a non saper interagire con una ragazza semplice, bella, educata, sensibile? Dice di esserne innamorato eppure ogni volta che si incontrano finiscono con il litigare. E' geloso dei suoi amici ma non ha il coraggio di darle un bacio, limitandosi a portarla fuori a cena e a passeggiare lungo le rive del Tamigi. Senonché William incappa in un omicidio lasciando in giro evidenti tracce della sua presenza eppure nessun poliziotto lo va a cercare. No, non ci siamo. Una storia dalle fondamenta traballanti che non mi ha per nulla convinta.
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2.0Questa notte mi ha aperto gli occhi, 12-04-2011
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Non giudicatemi male, ma l'ho preso per il titolo. Mi era piaciuto il primo che lessi ed il primo che scrisse (pur con dei puntini di domanda). Questa seconda prova, invece, mi è andata di traverso. Per il contenuto e per la confezione italiana. Intanto se avessero tradotto il titolo "I Nani della Morte" invece di svolazzare sulla "morale" finale, sarebbe stato meglio. I Nani, si scopre ad un certo punto, sono un oscuro complesso punk, che ha realizzato un paio di 45 giri all'epoca d'oro del punk inglese. Ed hanno una stretta connessione con la vicenda. Aprire gli occhi, cioè capire le stupidaggini di cui si è vissuto sin lì, quasi venticinquenne in cerca di gloria musicale, è forse quello che capita al protagonista William, dopo una notte in cui vede, uno dopo l'altro andare in fumo i suoi sogni musicali, i suoi sogni amorosi, financo i suoi sogni amicali. Ma il titolo anticipa troppo, e forse male. Secondo punto dolente, se qualcuno rileggesse le traduzioni, a pagina 34 il protagonista si lancia in una dissertazione distruttiva sulla musica plagiaria di Andrew Lloyd Webber, citando alcuni furti. Ma tra questi, come si fa a confondere "O mio babbino caro" dal Gianni Schicchi di Puccini, con un anonimo "O mio bambino caro"? Terzo elemento della confezione, in questa edizione 2008 viene premesso uno scritto di Coe sui suoi rapporti con la musica (senza nessuna spiegazione) e viene lasciata una coda di un racconto di poche pagine che usa nomi e personaggi del romanzo. Un caso? Un tentativo di dare una confezione diversa ai prodromi e ai postumi del romanzo? Questa fine è scritta otto anni dopo il romanzo. Ma perché appiccicarla lì? Veniamo ora al contenuto. Purtroppo l'ho letto ora, e, ora, sembra una compilation di scritti tra Nick Hornby e Fabio Volo, passando per David Trueba e Gianluca Morozzi (scusate i paragoni estremi) . Peccato che questi quattro abbiano scritto libri "intonati" a Coe tra il 1995 ed il 2003, e questo lo precede di 5 anni. Forse letto subito avrebbe avuto altro effetto. Qui, la storia del musicista sfigato, che non riesce a dar spazio né alla sua vena artistica né alle sue pulsioni amorose è annegata nel clima dei primi film di John Landis ("Blues Brothers", "Un lupo mannaro" e "Tutto in una notte") . Ma non decolla mai. William rimane passivo per tutto il romanzo, subisce e non capisce, anche se alla fine sembra aver aperto gli occhi. E tutte le storie rimangono lì, un po' sospese. Nessun filo terminale che ricuce i destini dei complessi musicali (la Alaska Factory o gli Unfortunates), che ci dia conto della sparizione di Chester, o del futuro di Karla. Anche il promettente rapporto a bigliettini con Tina non viene chiuso. E poi chi è veramente Madeline? Ecco, l'unica cosa che mi è piaciuta sono gli exergo degli Smiths. Un po' poco. Mi sa che per un po' il buon Jonathan tornerà a poltrire negli scaffali, accanto ai suoi amici della generazione Blair.
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2.0Questa notte mi ha aperto gli occhi, 03-04-2011
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Orrendo, davvero maluccio questo autore, mi ha deluso non poco. Non mi è piaciuto questo romanzo giovanile di Coe. Una trama ridicola, dei personaggi che non vengono sviluppati, una sorta di thriller che non crea suspence, né mistero... Mi ha annoiato molto! Non gli ho dato una stellina, perchè lo salva l'ambientazione nella meravigliosa Londra!
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5.0Realista, 03-04-2011
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Jonathan Coe in questo suo libro, come al solito bellissimo, ci presenta la realtà di un ragazzo che non riesce a trovare la sua dimensione nella vita che ha a Londra. Jonathan Coe è bravo a passare nei suoi libri dall'ironia al pianto in una maniera fantastica.
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4.0Realtà giovanile, 14-02-2011
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Jonathan Coe ci presenta un libro che porta alla luce le problematiche dei giovani ad inserirsi nella società d'oggi. Con la sua solita scrittura molto diretta lo scrittore tiene in tensione per tutta la durata del libro ed è un susseguirsi di emozioni.
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2.0Questa notte mi ha aperto gli occhi, 22-11-2010
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Coe avrà anche tenuto aperto gli occhi. Io avrei preferito tener chiuso il libro. Nel senso che non mi ha dato niente (eppure il libro è descritto quale romanzo brillante, di una vitalità e uno humour travolgenti) . Un racconto che dal giallo vira al rosa per poi trasformarsi in un noir. Un mix di colori che cozza l'uno con l'altro. Come fa un ragazzo appassionato di musica e per giunta compositore a non saper interagire con una ragazza semplice, bella, educata, sensibile? Dice di esserne innamorato eppure ogni volta che si incontrano finiscono con il litigare. E' geloso dei suoi amici ma non ha il coraggio di darle un bacio, limitandosi a portarla fuori a cena e a passeggiare lungo le rive del Tamigi. Senonché William incappa in un omicidio lasciando in giro evidenti tracce della sua presenza eppure nessun poliziotto lo va a cercare. No, non ci siamo. Una storia dalle fondamenta traballanti che non mi ha per nulla convinta.
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3.0Questa notte mi ha aperto gli occhi, 20-11-2010
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.. C'è Londra, c'è la musica, c'è un amore complicato (quando mai l'amore è affar semplice? ) , un passato che si intreccia al presente, un delitto di cui si è involontari testimoni..
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5.0Mi ha aperto gli occhi, 01-11-2010
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É difficile trovare qualcuno che sia totalmente soddisfatto da questa lettura. A parte me! Per quel che mi riguarda, mi è piaciuto moltissimo, c'è tutto il sapore della gioventù, la musica, i pub, i primi amori, la voglia di fare qualcosa di importante, che rimanga nel tempo. Come questo libro.
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