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Quello che ti meriti

Quello che ti meriti

di Anne Holt

3.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Super ET
  • Traduttore: Lamberti L.
  • Data di Pubblicazione: aprile 2009
  • EAN: 9788806198640
  • ISBN: 8806198645
  • Pagine: 422
  • Formato: brossura

 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
Una dolente, umanissima coppia di detective: l'investigatore Stubø e la criminologa Vik. Lui, che ha appena perso moglie e figlia in uno stupido incidente, sa che l'unico modo per venire a capo del caso dei bambini rapiti è convincere Vik a partecipare alle indagini. Lei non ne ha proprio voglia, ma non può restare indifferente di fronte al crescente orrore, e alla fine accetta. Tempo da perdere proprio non ce n'è, almeno finché c'è una speranza.

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3 di 5 su 8 recensioni)

3.0Finito un po' faticosamente, 09-05-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
A parte l'argomento molto inquietante (in generale e soprattutto per una madre) , ovvero i crimini commessi su bimbi, la narrazione è architettata in modo egregio e tiene fissi pagina dopo pagina. Peccato si perda in po' nel finale con un intreccio di fatti poco credibile e poco credibili per una detective-story. La scrittrice ha forse voluto dargli quel certo aspetto anche un po' "sovrannaturale" (non saprei come altro connotarlo) che secondo me non c'entra niente.
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4.0Quello che ti meriti, 04-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Ho fatto fatica per i primi capitoli, molto pesantucci, a mio dire, e poi era già pieno di elementi dolenti: rapimenti di bambini, mamma con figlia autistica (o quasi) . Poi dopo la metà prende quota, ed a parte un elemento un po' macchinoso del sottofinale, la parte conclusiva è scoppiettante, piena di ritmo, di inventiva, e di quasi tutte le spiegazioni necessarie. La Holt è comunque un personaggio interessante, omosessuale con figlia, avvocato ed ex Ministro della Giustizia. Scriveva prima di entrare in politica ed ha continuato dopo. Come narrato ben si inserisce nel filone scandinavo - sociale, alla Sjowal e Whaloo, perché ce ne sono di spunti critici sul (mal-) vivere moderno. Uno su tutti la ricerca parallela della soluzione ad uno che, se fossi un patito della TV, chiamerei "Cold Case". Uno stupro di bimba avvenuto una cinquantina di anni prima, ma il cui allora colpevole ha tutta l'aria di essere innocente. Lì un po' di altarini sul malfunzionamento di un certo tipo di giustizia e di potere vengono presi di mira. Inoltre, come per gli svedesi, i personaggi sono in realtà persone, che vivono e si muovono nel loro quotidiano, senza quelle dosi di singolarità che in genere hanno i personaggi dei polizieschi. Vik è separata dal marito perché le loro visioni del mondo non erano sincrone. Stub ha sofferto una grave perdita ma continua a tirare avanti. Alvhild sta per morire, ma continua a pensare alla verità. Aksel troverà alla fine il modo di riprendere a dormire sereno, facendo tutti gli sforzi per dare serenità anche ad Eva. E così via. Muovendosi per questa normale Norvegia degli anni '90, cominciando con quell'ondata di crimini che colpiscono bambini, rapiti e uccisi. Senza tracce e senza una ripetitività che lasci presagire un serial killer. Ma Vik intuisce, anche se non scopre, che deve esserci un legame. E poi... Insomma, buona la scrittura, anche se come detto stentava a decollare. Buona in fin dei conti la trama, anche se l'incidente d'auto che scatena tutte le soluzioni lo trovo un po' macchinoso. Sono indeciso se leggere d'altro (anche se della Holt lessi negli anni '90 il suo primo libro "Sete di giustizia" uscito per una benemerita collana della HobbyWork dedicata agli autori europei di gialli, contro il solito strapotere della letteratura anglosassone) .
Lo scorpione Holt, una cinquantina come direbbe Camilleri, come detto è anche avvocato e giornalista, e se ne può approfondire su
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3.0Quello che ti meriti, 09-05-2011
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L'incontro tra due investigatori norvegesi destinati a fare coppia, nonché all'essere protagonisti di una serie di indagini ideate da Anne Holt. Stube e Vic investigano insieme su un caso di bambini rapiti, e il tratto caratteristico è il coinvolgimento personale di Stube, che ha perduto moglie e figlia. Una nuova serie che merita attenzione.
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2.0Quello che ti meriti, 04-04-2011
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Scrittura piatta, è normale per il genere, anche se qualcosa in più si poteva fare. Discreta delusione, ma nell'asfittico panorama letterario moderno cosa ci si può aspettare? La storia inizia abbastanza bene, inizia in maniera coinvolgente, finchè probabilmente l'autrice smette di andare in automatico e pensa... Pensa bene di risolvere la situazione con colpi di scena che scatenano l'ilarità. I personaggi, già poco credibili, diventano costruzioni demenziali. Le grandi conclusioni esistenziali sull'uomo che vorrebbe trarre da questa vicenda assomigliano a teorie a dir tanto ottocentesche (il padre assente più la nonna cattivacattivo; cattivo più divorzio pazzo infanticida).
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4.0intrigante, 05-10-2010
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I due protagonisti sono due personaggi che colpiscono subito e la trma si dipana in manidera interessante. E' un libro coinvolgente con della suspense verso la fine
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3.0Non è un capolavoro ma va letto, 22-09-2010
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Una storia strana, scritta in uno stile particolare, sicuramente non è il miglior libro della saga Vik-Stubo, ma è quello che serve per capire meglio i libri successivi. Si fa un po' di fatica, all'inizio, a collegare tutte le storie, ma,come dico nel titolo, è importante se si vuole seguire l'evoluzione della coppia norvegese. Attenzione: questo è il primo libro, seguito da "Non deve accadere" e, infine, da "La porta chiusa" che è di gran lunga il migliore.
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3.0meglio le prove letterarie successive, 17-07-2010
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Malgrado quanto dichiarato da Einaudi, Quello che ti meriti non è il primo romanzo di Anne Holt: nel 1999 la coraggiosa casa editrice Hobby & Work aveva pubblicato nella serie "Euronoir" il romanzo Sete di giustizia, che presentava la straordinaria figura del commissario Hanne Wilhelmsen.
Quello che ti meriti ruota attorno alle vicende di quattro persone, vicende che apparentemente sembrano slegate tra loro ma che, alla fine del romanzo, trovano tutte assieme una connessione logica.
L'episodio principale, lungo il quale si sviluppa la trama, riguarda una tragica storia di rapimenti di minori portata avanti da uno psicopatico dall'agire lucido, quasi scientifico. Rapimenti che in un primo tempo sembrano opera di un pedofilo ma che, col passare del tempo e con l'uccisione dei primi bambini, sembrano svelare un disegno diverso, incomprensibile ma perfettamente intellegibile.
La seconda vicenda ruota attorno alla figura di Aksel Seier, un uomo deluso dalla vita e fuggito da un passato inconfessabile e viziato da accuse infamanti che lo hanno portato ad una condanna ingiusta per lo stupro e l'uccisione di una bambina.
Le indagini sono affidate all'investigatore Yngvar Stubø, uomo segnato da un passato doloroso, che cerca la collaborazione della criminologa di scuola americana Johanne Vik.
Fra i due, che lungo tutto l'arco del romanzo continuano ad avvicinarsi e allontanarsi, sembra nascere quasi una storia. Questa però non ha nulla di sensuale e alla fine rimane inespressa.
Il romanzo è scritto indubbiamente bene, con buona tecnica di scrittura e con uno stile secco ed efficace. Ciò che manca è forse la trama stessa: chi conduce le indagini sembra a lungo barcamenarsi in ipotesi e ricostruzioni che nulla portano alla comprensione del caso.
L'apporto della criminologa Vik è pressoché nullo mentre la soluzione del giallo sembra essere esclusivamente affidata all'istinto soprannaturale che contraddistingue Stubø.
Ed è proprio la sintesi finale, che poggia sul soprannaturale e sul caso che tutto aggiusta, che risulta priva del criterio di verosimiglianza.
Aspettiamo con ansia il prossimo romanzo della serie (in uscita sempre presso Einaudi) per valutare quest'ottima mano al servizio di una trama più convincente.
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2.0Poco contenuto, 03-07-2010
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Devo dire che ho cominciato questo libro con un pò di scetticismo, dato dalle recensioni di altri lettori che ho trovato su anobii; in effetti questa titubanza nella prima parte del racconto non è stata disattesa.
Tuttavia la storia, con il passare delle pagine, ti prende ed il libro si fa leggere velocemente, lasciando comunque alla fine, una sensazione di niente, di vuoto: sembra che l'autrice abbia voluto cercare il colpo ad effetto ad ogni costo, ottenendo così un risultato poco credibile.
Una menzione devo farla allo stile del racconto, che mi è piaciuto molto: semplice, senza fronzoli.
In conclusione: un libro scritto bene, ma con contenuti scarni.
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