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Quello che ho amato

Quello che ho amato

di Siri Hustvedt

4.0

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 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
Nel 1975 lo storico dell'arte Leo Hertzberg scopre un ritratto di donna di un artista sconosciuto. Rintracciato l'autore, Bill Wechsler, intreccia con lui un'amicizia lunga una vita. Le loro due mogli, Erica e Lucille, partoriscono lo stesso anno; le famiglie vivono nello stesso edificio a SoHo e trascorrono le vacanze insieme. Quando i figli diventano quattro, Bill divorzia da Lucille e sposa Violet, amata in segreto da Leo. Le due coppie, unite dall'amore per l'arte e la letteratura condividono più di vent'anni di successi e tragedie. Fino a quando Mark, figlio di Bill e Lucille, scivola nel torbido ambiente dei club newyorchesi dove si lega a un ambiguo artista specializzato in immagini di tortura e morte. Un'esplorazione dell'amore, della perdita, del tradimento.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)

4.0Non leggero ma da leggere , 14-05-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Intellettuali americani alle prese con l'esistenza e le sue problematiche, l'amicizia, l'amore, le donne, la morte. A momenti un po' pesante, ma pieno di fascino e di riflessioni profonde sull'arte, sugli affetti e sull'animo umano, anche nei suoi lati meno illuminati. Un romanzo interessante, comunque, che ci dà notevoli frammenti di riflessione, compreso il ritratto crudele, spietato e realistico di un adolescente paranoico che non dimenticherò facilmente.
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4.0Quello che ho amato, 25-09-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Le opere della Hustvedt si differenziano dalla massa dei romanzi odierni per due caratteristiche ben distinte: da una parte, la storia narrata che è in realtà un insieme di vicende legate tra loro per mezzo del narratore, anch'egli un personaggio scopre un po' alla volta la sua direzione principale, tanto che non solo lo spazio occupato dal cosiddetto prologo si estende al di là della misura convenzionale, ma non sempre i personaggi e i temi proposti all'inizio sono quelli che saranno svolti ed elaborati fino alla climax. In questo caso, tutto sembrerebbe ruotare intorno alla figura di un artista della New York dell'ultimo quarto del Novecento, Bill, le sue donne e le sue opere soprattutto quest'ultime presenti in un costante esercizio di ekphrasis, perfettamente congruo con il mestiere di storico dell'arte praticato da Leo, il narratore, suo amico nonché suo primo estimatore. Ma un po' alla volta prendono corpo altri personaggi che trascinano dietro di sé ben altre problematiche: il rapporto tra le generazioni, il confronto con la perdita irreparabile, la droga, la follia, ecc. Tutta la nota finale dei ringraziamenti è incentrata sulle fonti bibliografiche delle parti del romanzo che hanno narrativizzato le ricerche scientifiche su cui ha lavorato l'autrice. Tanta onestà sul rapporto intertestuale tra la propria scrittura e la rete culturale che l'ha preceduta confermano il secondo tratto distintivo della Hastvedt: la sua è una narrativa colta in gran parte metatestuale, come l'uso intersemiotico dell'arte dimostra. Ma definirla metatestuale non basta: in un'epoca laddove l'autore rincorre l'attenzione del suo lettore giocando al ribasso, tanto che quando sono presenti dissimula, nasconde, confonde i grandi interrogativi del romanzo nella forma più alta, quasi vergognandosene, lei invece lo invita a seguirla in sentieri più aspri, meno scontati, nei quali c'è la passione, ma pure molta conoscenza su cui riflettere ed interrogarsi. Forse è per questo che il suo è il ritmo è il lento, mai lo svelto. La profondità dello scandaglio alla James del resto, citato apertis verbis come modello psicologico non può procedere di pari passo alla rapidità della diegesi.
Ma al di là di queste considerazioni un po' troppo per addetti ai lavori, resta il fatto che ci troviamo in presenza di un bel romanzo, tutt'altro che freddo e cerebrale, ma anzi ricco di scene fortemente emotive e composto da una varietà di caratteri tutti convincenti e ben tratteggiati. Una lettura da consigliare per agli amanti della ermeneutica a più livelli, ma non solo a loro. Obbligatoria lo è però per gi specialisti del campo in espansione di contaminazione tra arte e letteratura.
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