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Quel che resta della terra. (Le terre di Caino)

Quel che resta della terra. (Le terre di Caino)

di Donovan Webster

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Descrizione

Donovan Webster ha scritto questo libro per colmare una grave lacuna caratteristica dei libri storici: cosa resta sul campo una volta che la guerra è finita? Con l'intento di rispondere a queste domande l'autore è andato sui luoghi di battaglia dei maggiori scontri del ventesimo secolo: la Marna, Verdun, Stalingrado, il Vietnam, i deserti del Kuwait. Vi ha trovato arredi funebri, lapidi, monumenti ai caduti, ossari; ma anche fucili, pistole, brandelli di uniformi, rifiuti, bombe inesplose, mine anticarro e antiuomo. Questo libro non è solo rievocazione di quelle drammatiche battaglie, ma è anche la storia delle armi che hanno contribuito a rendere il ventesimo secolo il più sanguinoso della storia umana.

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4.0Le terre di Caino, 11-04-2011
di G. Volpi - leggi tutte le sue recensioni

«Libro consigliato da un'amica e che ho cominciato a leggere senza aspettative particolari. Un viaggio attraverso i campi di battaglia. L'autore intervista gli artificieri francesi ancora impegnati a bonificare le foreste attorno a Verdun: il 15 di tutti gli obici lanciati durante la prima guerra mondiale non sono esplosi. Nel 1996 circa dodici milioni di obici erano ancora in attesa di essere disinnescati: Nel capitolo successivo visita le spaventose pianure che circondano Stalingrado, dove milioni di ossa rendono quasi impossibile arare i campi e solo da pochi anni si sta iniziando ad identificare qualcuno dei 500.000 soldati tedeschi morti nel kessel, il calderone in cui l'esercito sovietico era riuscito a rinchiuderli, fino alla resa.

Poi attraversa il vietnam dove le fosse create dalle bombe sono state trasformate in vasche per i pesci, e ci porta in arizona, dove anni e anni di esperimenti nucleari hanno provocato più vittime americane che l'intera seconda guerra mondiale. Infine, nell'iraq della prima guerra del golfo racconta la mostruosità delle mine antiuomo e descriver l'incompetenza di chi si dovrebbe occupare della distruzione delle armi chimiche, in strutture fatiscenti e del tutto inadeguate.
Un libro capace di descrivere ciò che rimane della guerra, cessata la frenesia e terminata la retorica del combattimento. Scheletri, bombe inesplose e veleni.
Putroppo lo stile è molto "history channel", lui descrive brevemente il contesto, introduce l'interlocutore, questo dice qualcosa, lui fa qualche domanda e così via.
Non a caso dal libro è stato tratto un documentario che peraltro ha anche vinto non ricordo più quale premio.
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