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Quel che resta del giorno

Quel che resta del giorno

di Kazuo Ishiguro


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Oxforshire, Inghilterra. Estate 1956. Figlio di maggiordomo, e maggiordomo egli stesso, l'anziano Stevens ha trascorso gran parte della sua vita in una antica dimora inglese di proprietà di Lord Darlington, gentiluomo che egli ha servito con devozione per trent'anni. Con altrettanta fedeltà egli si accinge ora a entrare al servizio del nuovo proprietario di quella dimora, l'americano Mr. Farraday, desideroso di acquisire, assieme ed attraverso la casa, anche quanto di antico, per storie e tradizione, a essa si accompagni. Ed è su invito del nuovo padrone che Stevens intraprende, per la prima volta nella sua vita, un viaggio in automobile nella circostante campagna inglese. Questo viaggio si risolverà in un inquietante viaggio dentro se stessi.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.3 di 5 su 9 recensioni)

4.0Elegante, malinconico e impegnativo , 24-02-2017
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Dopo aver letto "Non lasciarmi" ho deciso di prendere in mano un altro libro di Ishiguro, dato che ho amato il suo stile delicato, pacato e profondo. Questo romanzo è un po' impegnativo perché non è avvincente e non ti tiene con il fiato sospeso: non ci sono scene movimentate, tutto è molto calmo, lento e pacato, tutto riflette il modo di vivere del protagonista e la sua visione del mondo. Serve quindi molta concentrazione e tranquillità per leggerlo.
La trama non è poi così ricca di avvenimenti ma è d'altro canto ricchissima di emozione e di sentimento, di parole non dette ma solo intuite, di valori ormai appartenenti al passato. Tutto ha una patina di nostalgia, di rimpianto, anche le descrizioni (bellissime) dei paesaggi inglesi sono vagamente malinconiche. Nel complesso è un libro profondo, fuori dal comune e scritto con una grande eleganza.
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5.0Storia bella e crudele, 27-04-2012
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Un romanzo raffinato, delicato, che insegna moltissimo. Ci si lascia trasportare dalle sue pagine debordanti, dallo stile che traspare dal racconto, dall'insieme di sentimenti e sensazioni che vengono riflessi nell'animo di chi ha la fortuna di scorgerne la trama. Una straordinaria lezione di vita. Un'esortazione a non lasciarsi mai trasportare dall'ovvietà del tempo. Una forte espressione dello spirito che ti scuote e ti persuade ad apprezzare quel che ancora resta del giorno.
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4.0Del vivere e dell'esistere, 01-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Il 4 è un voto di media: media data da diverse letture del romanzo e da quel che mi ha lasciato una volta girata l'ultima pagina. Ma anche una media scevra da qualsivoglia paragone con lo splendido film, voglio chiarirlo.
Ishiguro è un signore nato dalle macerie di quella che fu la Nagasaki post atomica. E prima ancora di essere uno scrittore, è un giapponese. E il suo stile ne risente, i suoi stessi personaggi ne risentono! Eppure è questo che fa' grande il suo breve romanzo: la lentezza, il rigore, la quotidianità...
E' una storia che, prima di essere capita, va' vissuta. E letta e riletta e ancora letta.
Consigliato.
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2.0Quel che resta del giorno, 05-07-2011
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Memore del meraviglioso ricordo lasciatomi dal film ho comprato il libro di ishiguro. Il monologo dell'irreprensibile maggiordomo Stevens è veramente noioso. Vive in un mondo di ossequi e sottomissione, arrivando a trascurare lo stesso padre in fin di vita pur di non dispiacere al suo padrone. Una vita intera senza viverla, vivendo degli splendori del suo padrone, senza vederlo per quello che è, scusandolo oltre ogni limite. Pagine e pagine su un unico argomento e cioè cosa rende un maggiordomo un buon maggiordomo, quando invece fuori dal palazzo c'è la guerra, l'antisemitismo, l'olocausto. Un personaggio che non mostra umanità, compassione o amore e interesse per alcun che ( nel romanzo non rende neanche la parte in cui la governante lo scopre a leggere romanzi d'amore) .
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2.0Molto meglio il film, 01-07-2011
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Ho visto il film da esso tratto e l'ho rivisto in seguito con affetto. Ma il libro mi ha deluso molto. Non c'è niente in esso che ricordi l'ottima interpretazione di Anthony Hopkins. Il monologo dell'irreprensibile maggiordomo Stevens è veramente noioso. Vive in un mondo di ossequi e sottomissione, arrivando a trascurare lo stesso padre in fin di vita pur di non dispiacere al suo padrone. Una vita intera senza viverla, vivendo degli splendori del suo padrone, senza vederlo per quello che è, scusandolo oltre ogni limite. Pagine e pagine su un unico argomento e cioè cosa rende un maggiordomo un buon maggiordomo, quando invece fuori dal palazzo c'è la guerra, l'antisemitismo, l'olocausto. Un personaggio che non mostra umanità, compassione o amore e interesse per alcun che ( nel romanzo non rende neanche la parte in cui la governante lo scopre a leggere romanzi d'amore).
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3.0Quel che resta del giorno, 08-11-2010
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Non è tristissimo questo romanzo, se ci si pensa dopo un po' di tempo? Un uomo che non si concede un attimo di felicità, perchè trascorre la sua vita legato ad un assurdo senso del dovere...
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3.0meriterebbe più di 3, ma..., 01-11-2010
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"Noi eravamo una generazione di idealisti... che nutriva il desiderio di offrire il suo piccolo contributo alla creazione di un mondo migliore..., il mezzo più sicuro per fare una cosa del genere era quello di entrare al servizio di grandi personaggi del nostro tempo, alle cui mani era stata affidata la CIVILTA'".
A questo Stevens ha dedicato la sua vita. Trascurando il padre, l'amore, senza amicizie. E pur "sentendo" l'errore commesso con Lord Darlington, le ultime pagine del libro sono dedicate a come compiacere il nuovo padrone, Mr Farraday, un americano ricco e rozzo.
Una persona per cui la dignità consiste nel "non togliersi i panni di dosso in pubblico". Scritto con una meticolosità, che rasenta la minuziosità, perfettamente aderente al personaggio, resta però sempre, come il personaggio, alla superficie dei sentimenti. E questo è perfetto... Meriterebbe sicuramente più di 3 stelline, ma a me ha lasciato un senso di sconforto il fatto che manchi il riscatto, che Stevens sia così poco introspettivo da non voler cambiare "quel che resta del giorno".
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4.0Quel che resta del giorno, 06-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Ci sono dei libri che ti restano in testa, che usi come strumento di interpretazione di cose e persone. Questo secondo me è uno di quelli. L'identificazione di sè con il proprio ruolo, la professionalità come valore assoluto, ragione di vita, metro universale per tutte le misure. L'identificazione con il ruolo sociale usato come schermo per devitalizzare le proprie emozioni, scansarle e viverle depotenziate, ai margini della propria giornata ed alla sera della propria vita, senza mai peraltro riconoscerle per quel che sono
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3.0The remains of the day, 07-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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E' una storia che subito mi ha ispirata, un personaggio (Stevens) che fin dall'inizio mi ha suscitato simpatia.
Poi arrivo alla fine della storia e mi rendo conto che quel simpaticone di Stevens ha suscitato un forte sentimento di compassione, di pietà nei suoi confronti.
Una persona che non concede alla vita di prendersi delle libertà, una persona che non ammette alcun fuoriprogramma, che ha tutto organizzato e che ha un'esistenza scandita da un lavoro perfetto.
Una persona che non si interroga, ma fa ciò che gli viene chiesto. Un ottuso, si sarebbe tentati di dire.
Sì, un ottuso che si lascia sfuggire la felicità solo perchè non rientra nel suo lavoro... ed è una rinuncia anche un tantino dolorosa, ma niente in confronto ad un lavoro svolto bene.
Ishiguro scrive bene ma con me non va d'accordo per niente. Non condivido i temi tratta, il perchè di certe cose, non riesco a capire il senso, forse, del suo raccontare. Fortuna che almeno lo sa dire in maniera perfetta!
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