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Quel che resta del giorno

Quel che resta del giorno

di Kazuo Ishiguro

3.5

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.4 di 5 su 14 recensioni)

3.0Troppo noioso, 03-05-2012
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Il libro si preannuncia, fin dalle prime pagine, come estremamente noioso, e il seguito purtroppo non smentisce le aspettative. Estremamente lento e quasi completamente privo di trama, il romanzo ha però il pregio di essere scritto in modo magistrale dall'autore, il quale, a mio parere, con questa prova non è riuscito ad eguagliare il bellissimo "Non lasciarmi".
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5.0Storia bella e crudele, 27-04-2012
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Un romanzo raffinato, delicato, che insegna moltissimo. Ci si lascia trasportare dalle sue pagine debordanti, dallo stile che traspare dal racconto, dall'insieme di sentimenti e sensazioni che vengono riflessi nell'animo di chi ha la fortuna di scorgerne la trama. Una straordinaria lezione di vita. Un'esortazione a non lasciarsi mai trasportare dall'ovvietà del tempo. Una forte espressione dello spirito che ti scuote e ti persuade ad apprezzare quel che ancora resta del giorno.
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5.0Mr. Stevens, 14-02-2012
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La vita di Mr. Stevens, maggiordomo a Darlington Hall, nell'Inghilterra degli anni precedenti la seconda guerra mondiale, raccontata in prima persona dall'ormai anziano domestico. Nel libro si intrecciano le storie di due uomini determinati a compiere il loro dovere al meglio delle loro capacità. Il gentiluomo e il suo maggiordomo. Un capolavoro. Triste e vero.
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4.0Quel che resta del giorno, 03-09-2011
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Fulgido esmpio di rara accoppiata: Bel romanzo e ottimo film tratto da esso. Francamente la magnifica interpretazione di Anthony Hopkins ha conferito alla pur bella storia una magia che forse al romanzo manca. Ma, a prescindere dalla resa cinematografica, il romanzo resta altamente godibile e vale la pena leggerlo.
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4.0Del vivere e dell'esistere, 01-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Il 4 è un voto di media: media data da diverse letture del romanzo e da quel che mi ha lasciato una volta girata l'ultima pagina. Ma anche una media scevra da qualsivoglia paragone con lo splendido film, voglio chiarirlo.
Ishiguro è un signore nato dalle macerie di quella che fu la Nagasaki post atomica. E prima ancora di essere uno scrittore, è un giapponese. E il suo stile ne risente, i suoi stessi personaggi ne risentono! Eppure è questo che fa' grande il suo breve romanzo: la lentezza, il rigore, la quotidianità...
E' una storia che, prima di essere capita, va' vissuta. E letta e riletta e ancora letta.
Consigliato.
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4.0Impegnativo, 30-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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La chiave di lettura di questo libro è proprio "quel che resta", non soltanto del giorno. Quel che resta di quest'uomo, il maggiordomo Stevens; quel che resta del suo circolo di colleghi, con i quali disquisire su qual è la caratteristica che rende un maggiordomo tale; quel che resta dello sterminato stuolo di domestici che, sotto la supervisione, si prendevano cura dell'enorme dimora di Lord Darlington, e delle bizzarre discussioni con la governante, Miss Kenton; quel che resta di suo padre, e della sua grande dignità nel servizio e nel modo di vivere da maggiordomo ogni istante della sua vita; quel che resta del suo antico datore di lavoro, sempre nel giusto ai suoi occhi, sempre saggio e prudente, e dall'indole romantica eppur moderna; quel che resta del mondo al tempo del suo lungo servizio, quegli anni tormentati e illusori prima del secondo conflitto mondiale, sospesi tra il doloroso ricordo di quel che si è superato e il febbricitante tentativo di riparare a quel che sta per giungere; quel che resta degli stupendi paesaggi inglesi celebrati nell'enciclopedia britannica, che rendono fiero il protagonista di essere così "inglese", e che diventano una vera e propria ricerca dell'Eden.
Se il titolo diventasse una domanda, la risposta si trova nelle ultime, bellissime tre pagine del libro: solo queste tre pagine valgono la pena di leggere tutto il resto!
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2.0Quel che resta del giorno, 05-07-2011
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Memore del meraviglioso ricordo lasciatomi dal film ho comprato il libro di ishiguro. Il monologo dell'irreprensibile maggiordomo Stevens è veramente noioso. Vive in un mondo di ossequi e sottomissione, arrivando a trascurare lo stesso padre in fin di vita pur di non dispiacere al suo padrone. Una vita intera senza viverla, vivendo degli splendori del suo padrone, senza vederlo per quello che è, scusandolo oltre ogni limite. Pagine e pagine su un unico argomento e cioè cosa rende un maggiordomo un buon maggiordomo, quando invece fuori dal palazzo c'è la guerra, l'antisemitismo, l'olocausto. Un personaggio che non mostra umanità, compassione o amore e interesse per alcun che ( nel romanzo non rende neanche la parte in cui la governante lo scopre a leggere romanzi d'amore) .
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2.0Molto meglio il film, 01-07-2011
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Ho visto il film da esso tratto e l'ho rivisto in seguito con affetto. Ma il libro mi ha deluso molto. Non c'è niente in esso che ricordi l'ottima interpretazione di Anthony Hopkins. Il monologo dell'irreprensibile maggiordomo Stevens è veramente noioso. Vive in un mondo di ossequi e sottomissione, arrivando a trascurare lo stesso padre in fin di vita pur di non dispiacere al suo padrone. Una vita intera senza viverla, vivendo degli splendori del suo padrone, senza vederlo per quello che è, scusandolo oltre ogni limite. Pagine e pagine su un unico argomento e cioè cosa rende un maggiordomo un buon maggiordomo, quando invece fuori dal palazzo c'è la guerra, l'antisemitismo, l'olocausto. Un personaggio che non mostra umanità, compassione o amore e interesse per alcun che ( nel romanzo non rende neanche la parte in cui la governante lo scopre a leggere romanzi d'amore).
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1.0DELUSIONE, 31-05-2011
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Per fortuna ho visto il film prima di aver letto il libro perchè altrimenti non lo avrei mai visto. Infatti il libro mi ha deluso molto. Non c'è niente in esso che ricordi l'ottima interpretazione di Anthony Hopkins. Il monologo dell'irreprensibile maggiordomo Stevens è veramente noioso. Vive in un mondo di ossequi e sottomissione, arrivando a trascurare lo stesso padre in fin di vita pur di non dispiacere al suo padrone. Una vita intera senza viverla, vivendo degli splendori del suo padrone, senza vederlo per quello che è, scusandolo oltre ogni limite. Pagine e pagine su un unico argomento e cioè cosa rende un maggiordomo un buon maggiordomo, quando invece fuori dal palazzo ci sarà la guerra, l'antisemitismo, l'olocausto. Un personaggio che non mostra umanità, compassione o amore e interesse per alcun che. Come hanno fatto a trarne un così gran bel film è un mistero.
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4.0Quel che resta del giorno, 01-04-2011
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Ho letto il libro che non mi ha entusiasmato molto per l'uso del linguaggio troppo aristocratico, e per la storia raccontata con un ritmo molto lento.
Anche le descrizioni dei paesaggi mi sembrano molto lunghe; io preferisco le emozioni alle descrizioni...
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3.0Quel che resta del giorno, 08-11-2010
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Non è tristissimo questo romanzo, se ci si pensa dopo un po' di tempo? Un uomo che non si concede un attimo di felicità, perchè trascorre la sua vita legato ad un assurdo senso del dovere...
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3.0meriterebbe più di 3, ma..., 01-11-2010
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"Noi eravamo una generazione di idealisti... che nutriva il desiderio di offrire il suo piccolo contributo alla creazione di un mondo migliore..., il mezzo più sicuro per fare una cosa del genere era quello di entrare al servizio di grandi personaggi del nostro tempo, alle cui mani era stata affidata la CIVILTA'".
A questo Stevens ha dedicato la sua vita. Trascurando il padre, l'amore, senza amicizie. E pur "sentendo" l'errore commesso con Lord Darlington, le ultime pagine del libro sono dedicate a come compiacere il nuovo padrone, Mr Farraday, un americano ricco e rozzo.
Una persona per cui la dignità consiste nel "non togliersi i panni di dosso in pubblico". Scritto con una meticolosità, che rasenta la minuziosità, perfettamente aderente al personaggio, resta però sempre, come il personaggio, alla superficie dei sentimenti. E questo è perfetto... Meriterebbe sicuramente più di 3 stelline, ma a me ha lasciato un senso di sconforto il fatto che manchi il riscatto, che Stevens sia così poco introspettivo da non voler cambiare "quel che resta del giorno".
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