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Quattro amici

Quattro amici

di David Trueba

2.5

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  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: I canguri
  • Edizione: 3
  • Traduttore: Finassi Parolo M.
  • Data di Pubblicazione: settembre 2000
  • EAN: 9788807701238
  • ISBN: 8807701235
  • Pagine: 248
Moderni moschettieri su uno scassato furgoncino, quattro amici in crisi da maturità si lanciano in un improbabile viaggio per riaffermare la propria voglia di ribellione e di divertimento. Da Madrid a Valencia, a Saragozza e di nuovo a Madrid, i quattro decidono di concedersi un agosto "da leoni", un illusorio risarcimento dalla quotidianità. Attraverso una scia di risse, ubriacature, cuori infranti e amplessi frettolosi, rinsalderanno la loro amicizia in una tardiva fine dell'adolescenza.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  2.5 (2.7 di 5 su 3 recensioni)

2.0Banale ma fa sorridere, 12-12-2014
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Questo libro è una sorta di romanzo di formazione portato avanti attraverso il racconto di un viaggio senza meta fatto da quattro amici, uniti dal fatto di essere tutti completamente e assolutamente in perdita nei confronti della vita e del diventare adulti. All'inizio l'impressione è che tutti loro, in particolare il narratore, siano estremamente fastidiosi e immaturi, ma poi intuendo che questa è la loro caratteristica si può iniziare ad apprezzare il loro senso dell'umorismo e la loro personalità.
Talora ci sono brutte cadute nel volgare e nell'estremamente banale, ma anche la banalità strappa comunque una risata.
Il libro ci vuole insegnare che la vita è il viaggio stesso, che l'importante è il modo in cui si viaggia, anche se spesso non accettiamo questa realtà. Anche il finale mi è sembrato prevedibile. Non posso dargli un punteggio più alto.
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4.0Cuatro amigos, 14-07-2011
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Per la serie "30enni in crisi", quattro ragazzi spagnoli insoddisfatti della piega che ha preso la loro esistenza decidono di intraprendere un viaggio che sia indimenticabile. Il romanzo picaresco del 2000, basta sostituire i cavalli con un furgoncino puzzolente. Consigliatissimo a chi ama la Spagna, ma anche a chi ha semplicemente voglia di divertirsi. Da segnalare l'incipit: tra i più belli che ho mai letto.
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2.0carino...ma non di più, 08-07-2010
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Il libro parla della vacanza (piuttosto avventurosa...) di quattro amici; ognuno di essi sembra dare a questo viaggio l'importanza di un rito di passaggio: chi lo vede come una fuga dal peso della famiglia, chi come un'anarchica sbornia amicale; per la voce narrante, un modo per estranirsi dall'insostenibile confronto con il padre e dalla fine di una storia amorosa. Domina su tutto un senso di compiaciuta autodistruzione. Il protagonista si crogiola nelle proprie disgrazie, che si è procurato con le sue mani; la donna di cui si dice ancora innamorato sta per sposare un altro uomo dopo che lui la ha lasciata; incombe su tutto la figura paterna, tanto perfetta quanto incapace di dare una dimostrazione di amore al figlio. C'è molta rabbia e disperazione in questo libro; i protagonisti si rifugiano nella loro amicizia, che la voce narrante vede spietatamente come un ultimo disperato tentativo di quattro monadi isolate di aggrapparsi l'una sull'altra per non affogare...
Questo libro è l'ennesimo prodotto(devo ammattere brillantemente scritto) di una letteratura oggi dominante, che si compiace degli effetti divestanti dell'individualismo più spinto e della mancanza di un senso pieno del vivere. Post-moderna? Ma quanto ancora dobbiamo sopportare l'afasia sentimentale del post-moderno, diventato anch'esso oramai un puro formalismo compiaciuto? E' difficile esprimere a parole il senso di vuoto, di scoramento che la lettura dell'ennesimo libro scritto sulla base di questa falsariga ideologica dà al lettore (almeno a me); se all'inizio può esserci il brivido dell'affacciarsi sull'orrido abisso della vuotezza umana, alla fine ci si chiede se davvero l'uomo è riducibile a quell'orrido abisso, se tutto questo cumulo di disperazione e negazione degli affetti sia la vera dimensione dell'humanum...Ciò che ha abbandonato un certo tipo di letteratura del nostro tempo è la pietas e la speranza (nel senso - perché no? - anche teologico del termine...).
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