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In principio erano le mutande

In principio erano le mutande

di Rossana Campo

3.0

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3 di 5 su 2 recensioni)

3.0In principio erano le mutande, 10-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Letto tanto tempo fa, già allora non mi era sembrato granchè, certo, a tratti ingenua, come molte opere prime. Questo è un romanzo dove c'è una ragazza che per le conquiste d'amore si dichiara diabolica. Eternamente bisognosa di cibo e affetto, sempre senza una lira, le tocca fare i lavori più strampalati. Vive da sola con il gatto Ulisse in una casa dei vicoli di Genova che cade a pezzi, con donne africane come vicine, e sempre con il problema di sfuggire alla padrona di casa e ad altri creditori. Anche la banda dei suoi amici non è da meno. Soprattutto la sua amica del cuore, Giovanna, che si innamora solo di maschi neri (tutt'al più sudamericani, facendo uno sforzo) e non smette di raccontarle le sue magiche notti d'amore senza omettere alcun particolare. Storia fatta di "sfighe" d'amore che producono grandi sofferenze ma anche avventurose maniere per sfuggire alle malinconie e tirare avanti. Sfilano così le passioni per panettieri un po' porci e ginecologi donnaioli, psicologi mammoni e archeologi depressi... Finché un giorno fatale entra in scena un tipo "brizzolato, grande pancia, battuta pronta e amante delle gioie alcoliche" come lei, e si scatena una serie di avventure... Perché il suo motto resterà sempre; "Signori miei, velo dico, l'amore quando ci si mette è proprio bello". E continuando con esempi presi qua e la: "mi viene in mente una cosa che dice la mia scrittrice preferita Gertrude Stein che dice, qualunque cosa succede in un giorno arriva sempre la fine di quel giorno" "puoi dimenticarti di tutto quello che vuoi ma che quando ci hai un amore nella capoccia quello ti si ficca e non si schioda nemmeno con le cannonate porca puttana". Leggero come un TAV.
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3.0In principio erano le mutande, 30-09-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
L’idea della sballata costantemente senza mezzi che racconta le proprie traversie amorose intercalate da abbuffate e bevute solenni (a sbafo) mi è sembrata simpatica, e così pure la sua predilezione per gli uomini maturi, specie se provvisti di pancia imponente sul modello del suo idolo erotico, Luciano Pavarotti.
Mi ha tuttavia dapprima disorientato e poi infastidito lo stile in cui si esprime la protagonista, che all’inizio credevo fosse di nazionalità ucraina o qualcosa del genere, e poi mi è apparsa forzosamente illetterata, viste certe citazioni piuttosto colte che di tanto in tanto facevano capolino nel racconto.
L’autrice, infatti, a mio avviso eccede in maniera inopportuna nella ricerca di un linguaggio informale tipo confidenze tra amici, affidandosi a questa specie di flusso di coscienza dei poveri, con esiti a dir poco irritanti e ad evidente discapito di una storia che sarebbe senz’altro risultata più gradevole senza tanti artifici.
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