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Prima del gelo

Prima del gelo

di Henning Mankell

3.5

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  • Editore: Mondadori
  • Collana: Oscar bestsellers
  • Traduttore: Giorgetti Cima C.
  • Data di Pubblicazione: febbraio 2007
  • EAN: 9788804566106
  • ISBN: 8804566108
  • Pagine: 413
  • Formato: brossura
Svezia. Sei cigni vengono cosparsi di benzina e fatti bruciare. Poco dopo una telefonata anonima avvisa la polizia di Ystad. L'ispettore Kurt Wallander si reca sul posto. Con lui c'è sua figlia Linda, che ha appena terminato l'accademia e servizio nella polizia. Qualche tempo dopo tocca a un vitello venire arso. È solo l'opera di uno squilibrato, un sadico che ama tormentare gli animali? L'intuito ereditato dal padre suggerisce a Linda Wallander che ci sia sotto qualcosa, soprattutto quando scompaiono nel nulla una sua amica e una solitaria etnografa che lavorava nei dintorni. Così la ragazza inizia a indagare mettendosi personalmente a rischio per affrontare un'inquietante serie di eventi che rischia di far terminare la sua carriera nella polizia prima ancora che sia iniziata.

Note su Henning Mankell

Henning Mankell nasce a Stoccolma il 3 febbraio del 1948. Trascorre l'infanzia e l'adolescenza nelle città svedesi di Sveg e di Borås. A 20 anni inizia l'attività presso il Riksteater di Stoccolma, dove lavora come autore ed assistente. Negli anni a seguire, continuerà ad occuparsi di teatro, lavorando in numerosi teatri della Svezia e fondando nel 1985 il teatro Avenida, a Maputo, in Mozambico. Nel 1998 sposa Eva Bergman, figlia del celebre regista Ingmar Bergman. Inizia a scrivere romanzi all'inizio degli anni Novanta e diventa un autore affermato grazie alla fortunata serie del commissario Wallander, le cui avventure vengono tradotte e lette in tutto il mondo. Nel 2001 costituisce una casa editrice, la Leopard Förlag, con l'intento di promuovere i talenti emergenti africani e svedesi. Nel 2008 riceve la Laurea Honoris Causa dall'Università scozzese di Saint Andrews. Henning Mankell attualmente vive e lavora tra la Svezia e il Mozambico, dove continua a dirigere il teatro da lui fondato.
 

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.6 di 5 su 7 recensioni)

3.0Paternità ansiosa, 06-04-2016, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Peccato, perché Mankell ci ha abituato bene. Questo romanzo contiene delle incongruenze. Pur gradevole nella scrittura e interessante nell'idea iniziale (uccisione di alcuni animali) l'opposizione fra padre e figlia che indagano in opposizione l'uno all'altro non è sviluppata in maniera piacevole e credibile. Si alza una tensione che offusca il tranquillo cogitare del nostro Wallander, fino a farlo assomigliare più ai nostri investigatori, che ai freddi scandinavi. In parole semplici è in preda all'ansia paterna. La figlia, del resto, entra in servizio nel suo distretto (strano), è dipinta come una ragazzina poco matura e non ne esce tanto bene. La storia poi si svolge abbastanza banalmente senza colpi di genio, e se è vero che bisogna distinguere fra l'inspiegabile e l'inaspettato (l'inaspettato può essere del tutto logico, a patto di trovare la spiegazione, dice Wallander), in questo romanzo c'è ben poco dell'uno e dell'altro. Peccato perché Mankell ne ha scritti di molto belli e se esiste la moda dei giallisti nordici, molto merito va dato a lui.
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3.0Ansia paterna, 05-05-2012, ritenuta utile da 11 utenti su 21
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Peccato, perche' Mankell ci ha abituato bene, questo romanzo contiene delle incongruenze. Pur gradevole nella scrittura e interessante nell'idea iniziale (uccisione di alcuni animali) l'opposizione fra padre e figlia che indagano in opposizione l'uno all'altro non e' sviluppato in maniera piacevole e credibile. Si alza una tensione che offusca il tranquillo cogitare del nostro Wallander, fino a farlo assomigliare piu' ai nostri investigatori, che ai freddi scandinavi. In parole semplici e' in preda all'ansia paterna. La figlia del resto entra in servizio nel suo distretto (strano) e' dipinta come una ragazzina poco matura e non ne esce tanto bene. La storia poi si svolge abbastanza banalmente senza colpi di genio, e se e' vero che bisogna distinguere fra l'inspiegabile e l'inaspettato (l'inaspettato puo' essere del tutto logico, a patto di trovare la spiegazione, dice Wallander) , in questo romanzo c'e' ben poco dell'uno e dell'altro. Peccato perche' Mankell ne ha scritti di molto belli e se esiste la moda dei giallisti nordici, molto merito va dato a lui.
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4.0Prima del gelo, 02-08-2011
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E' già il quarto che leggo di questo autore, immagino quello che mi è piaciuto di più. Il personaggio di Linda Wallander, la figlia del commissario, sicuramente. Una ragazza che a 30 anni, dopo una giovinezza piena di complessità e di episodi drammatici, decide di dare una svolta alla sua vita, trasformando i suoi limiti personali in esperienze costruttive da mettere al servizio degli altri, nel suo nuovo lavoro.
Molto difficile, ma bello il rapporto col padre: sono pagine estremamente "umane", in linea con lo stile di Mankell che non confeziona i soliti gialli coi i cliché dell'investigatore tutto di un pezzo, duro, forte, seduttore, vincente. Come sempre anche la società svedese non viene raccontata come una mitica terra lineare, ordinata, perfetta, come a volte noi "meridionali d'Europa" siamo soliti giudicarla.
Non aggiungo altro per non guastare il piacere della lettura. Dico solo che nella quarta di copertina Mankell è considerato un erede di Simenon. Detesto queste espressioni, perchè Simenon e A. Christie non hanno lasciato eredi, com'è giusto che sia. Questi sono gialli profondamente calati nella quotidianità contemporanea e secondo me vanno letti con occhi moderni.
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4.0Prima del gelo, 30-07-2011
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Qui abbiamo forse il primo esempio dell'arte giallista mankelliana, c'è già lì atmosfera dei suoi migliori. Il dopo, è che il commissario Wallander invecchia, e bisogna trovare un sostituto. Entra quindi a poco a poco, in scena la figlia, che decide di entrare inopinatamente in polizia, e qui viene coinvolta, poco prima della sua entrata in servizio, in una inchiesta tipica delle storie del commissario. Premesse altre, come al solito, e contesto attualizzato: si inizia ai tempi del suicidio di massa dei Bambini di Dio e si termina davanti ad un televisore l'11 settembre del 2001. In mezzo la storia di uno pseudo svitato che fonda una setta religiosa e cerca di mettere a ferro e fuoco le chiese svedesi. Il tutto condito da un paio di rapimenti, qualche omicidio, ed una larvata storia d'amore (questa molto Mankelliana: l'ispettore del Ritorno del maestro di Danza, chiede il trasferimento nel commissariato di Wallander ed incontra la figlia di lui vedremo il seguito). Le parti più deboli sono le lunghe tirate para teologiche sulla (cattiva) interpretazione della Bibbia e delle Sacre Scritture (godibile l'intervento del teologo donna. Sembrano un po' "appiccicate" come se facessero parte di altro. Ed un sospetto viene, che si tenti anche una minima operazione trasversale di instillare il pensiero che non solo il fondamentalismo mussulmano, ma anche quello cristiano non possano che portare a guasti e dolori. Più interessante la costruzione del personaggio di Linda, che nelle altre puntate Wallanderiane abbiamo a volte incrociato, e che qui si cerca di (ri-) costruire. I rapporti con la madre ed il padre (anche se questi probabilmente andranno avanti nei seguiti) e quelli con il nonno che disegna solo paesaggi scarni con o senza galli cedroni. Viene fuori un ritratto aggiornato di una svedese d'oggi, con le problematiche che ci aspettiamo nelle persone della fredda Scandinavia. Ma un po' di dubbi me lo lascia il fatto che Henning è di un'altra generazione e vede i trentenni con i suoi occhi da sessantenne. Nel complesso, comunque, una buona lettura domenicale, ed una speranza che i commissariati svedesi non ci lascino soli.
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2.0Prima del gelo, 07-04-2011
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Difficile da seguire si finisce col annoiarsi! Non lo consiglio. Adesso vanno di moda i gialli scandinavi e ne troviamo in libreria come se piovesse. Ma esattamente come in molti altri casi conclamati, la provenienza geografica non fa la qualità del testo, né il talento dello scrittore: il paragone di quarta copertina con Simenon mi fa semplicemente rabbrividire.
"Nel gelo" è avvincente come tutti i romanzi gialli sanno essere, perchè come tutti ha dalla sua parte il desiderio imprescindibile del lettore di sapere come va a finire. E si finisce anche bene.
Ma il castello di carte che Mankell costruisce ha spesso dell'improbabile e del lacunoso, i personaggi sembrano macchiettizzati e hanno lo spessore di un fumetto, le piste che si aprono restano spesso abbandonate e non c'è lieto fine che ci ripaghi di questo inutile viaggio nella criminalità ideologico-fanatica made in Sweden.
Un tipico prodotto per letture "da spiaggia". Forse in altri tempi meno sospetti sarebbe uscito tra i gialli da edicola.
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5.0Nordico, 11-02-2011
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In questo nuovo episodio, che ha come protagonista Wallander, Mankell porta alla luce la capacità di investigatrice anche di Linda. Wallander all'inizio un pò in disparte torna però per salvare la figlia e ridolvere un caso particolarmente complesso. E' sempre un Mankell strepitoso.
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4.0Freddo fuori ... caldo dentro., 24-08-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 3
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Non il miglior Mankell, il passaggio dal comissario Kurt alla figlia Linda non giova al romanzo, forse perché Linda è molto giovane e non ha lo spessore paterno.
La scrittura però resta godibilissima.
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