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Il porto degli spiriti

Il porto degli spiriti

di John A. Lindqvist


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Descrizione

In una bellissima giornata d'inverno, dall'alto del faro di Gavasten, Anders ammira con la moglie e la figlioletta Maja la distesa di ghiaccio e neve ai loro piedi. Attirata da qualcosa che nessuno è in grado di distinguere, la bambina corre fuori, e l'incubo comincia. Maja sparisce: non ci sono impronte né tracce di alcun genere, non c'è nulla per chilometri intorno che possa offrire un nascondiglio. Qualche anno dopo, solo e disperato, Anders torna all'isola, e qui Maja (ma è davvero lei?), gli fa sapere di essere ancora nel suo mondo, ma in un posto dove lui non può raggiungerla. Nella sua ricerca senza sosta, esplorando il passato segreto di Domarö, Anders arriverà fino al cuore misterioso del mare: per trovare la persona che ama dovrà attraversare l'abisso.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  1.5 (1.6 di 5 su 5 recensioni)


2.0Mediocre., 30-04-2011
di P. Bigella - leggi tutte le sue recensioni

«Prolisso all'inverosimile. Dall'autore di "Lasciami entrare", volume meraviglioso, mi aspettavo molto di più ed invece ho speso 19.00 euro per ritrovarmi tra le mani un libro noioso e lento negli eventi. Mi è dispiaciuto un sacco, attendevo questo libro intensamente, sono delusa!»

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2.0Il porto degli spiriti, 07-04-2011
di O. Ceppa - leggi tutte le sue recensioni

«Personaggi stereotipati al limite della disperazione e ambientazioni inverosimili fanno di questo libro una cocente delusione. Bruttissimo pasticcio sovrannaturale partorito da un enfant prodige della letteratura scandinava, qui alla sua terza prova. Dopo i meravigliosi "Lasciami entrare" e "L'estate dei morti viventi", questo romanzo sembra quasi scritto sotto influsso di sostanze apotropaiche, e neanche delle migliori. In 500 pagine, la storia ha un guizzo solo a metà, per il resto la noia, il fastidio per le descrizioni logorroiche, il linguaggio allucinato, l'insistenza su dettagli inutili, così come per gli spesso inutili flashback e le metafore usurate e messe lì, pare quasi, per allungare il brodo, soverchiano anche il più volenteroso e ben predisposto dei lettori.

Peccato, perché l'idea della comunità chiusa che cela un leggendario e nefasto segreto, per quanto abusata, è spesso vincente. Come dire, si poteva giocare facile. Peccato che ogni dignità di coerenza si perda in un marasma di appigli, infarciti di quella classica voglia di strafare che a volte conquista anche gli scrittori migliori.
Si arriva alla fine con fatica e con disturbo. Neanche le citazioni delle canzoni degli Smiths, che ad un certo punto cominciano a scorrere a piene mani pagina dopo pagina, salvano una storia che vorrebbe essere avvincente e finisce solo per essere infantile e logorante senza costrutto.
»

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2.0Troppo pesante!, 06-04-2011
di R. Cariga - leggi tutte le sue recensioni

«Caro John, stavolta mi hai delusa. Poteva essere veramente un gran bel libro ma è troppo, troppo tutto. Pesante all'inverosimile, irreale, troppo fantasioso. Passaggi dal passato al presente talmente lunghi che non capisci più nulla. Insomma, non ha né capo né coda. »

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1.0Il porto degli spiriti, 17-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
di A. Leofressi - leggi tutte le sue recensioni

«E' un brutto libro. Inutilmente prolisso. Dall'andamento parabolico: l'apice lo reggiunge nella parte cemtrale. Ma lo assapora meglio chi è stato adolescente negli anni 80 e ancora di più chi ha amato e ama la musica di Morrisey e degli Smiths. Sono bellissime le immagini della natura, lo scenario insolito e suggestivo di un arcipelago svedese a nord di Stoccolma. La storia è lentissima e manca di quel magnetismo che invece caratterizza Lasciami entrare. L'autore ha data mano libera alla sua fantasia, alimentata probabilmente dalle leggende della tradizione locale. Una narrazione volutamente al ralentì tiene costantemente con il fiato sospeso e non si capisce proprio perchè i personaggi non reagiscano prontamente. Come avviene nelle soap quando un discorso che potrebbe essere risolto in due battute si protrae per 4 o 5 puntate, ripetendo sempre le stesse cose. Le ultime cento pagine si leggono con uno sforzo di volontà biblico. »

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1.0Da evitare, 26-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
di S. Cortese - leggi tutte le sue recensioni

«Il titolo mi ha entusiasmata e anche l'inizio...ma poi...una storia senza capo nè coda per non parlare del finale.
Da evitare!
»

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