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Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri

Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri

di Giampaolo Pansa


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  • Editore: Rizzoli
  • Collana: Rizzoli best
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2011
  • EAN: 9788817052108
  • ISBN: 8817052108
  • Pagine: 343
  • Formato: rilegato
L’immagine della povertà più nera, segnata dai racconti dei nonni, pensavamo fosse uno spettro destinato a non tornare. Invece Giampaolo Pansa con Poco o niente. Eravamo poveri torneremo poveri ci ricorda che i fantasmi ritornano.La guerra civile combattuta tra i ragazzi di Salò e i partigiani, tema che ha accompagnato tutti i libri precedenti del grande scrittore e giornalista a partire dal Sangue dei vinti, viene abbandonata momentaneamente per fare fronte ad una scottante attualità: i nuovi poveri. L’Italia odierna infatti si deve preparare a un nuovo equilibrio sociale e politico con la middle class destinata a fronteggiare una povertà ancor più becera e inquietante di quella a cui furono costretti coloro che vissero prima e durante le due guerre mondiali. Il libro parte dal racconto commosso e delicato di una donna, Caterina Angelo Zaffiro, nonna dello scrittore e contadina nella Vercelli di fine Ottocento. Caterina ha solo trentatré anni quando muore il marito Giovanni, ma ha già sei bocche da sfamare. Non le resta che rimboccarsi le maniche e condividere la sua esperienza con le migliaia di donne che come lei si ritrovarono con tanti figli, la campagna da coltivare e pochissimi soldi in tasca. Un dramma dopo l’altro costella la storia italiana con lo scoppio della prima guerra mondiale e, in seguito, l’ascesa di Mussolini al potere. Il popolo guarda gli eventi storici atterrito, subendo la fame e partecipando attivamente nel cambiamento dell’Italia. Quello però è un Paese che non esiste più e soprattutto è una popolazione su cui oggi facciamo fatica a rispecchiarci. Caterina è solo la portavoce di una generazione umile, malnutrita e analfabeta, costretta a sopportare le angherie di chi è ricco e si crede potente, ma che reagiva con orgoglio e con forza alle avversità della vita. Partendo da quel passato Pansa guarda al presente della crisi economica italiana, delle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese e propone però i nostri antenati non come esempio a cui non aspirare, ma come monito a cui aggrapparsi. Perché nonostante la povertà e le difficoltà, l’Italia della nonna dello scrittore è quello su cui si è basata la democrazia. E’ un’Italia in cui non si smetteva di lavorare, ma nemmeno di sorridere. Questo Paese non esiste più, ma saremo costretti a ritrovarlo per uscire dal baratro.

Note su Giampaolo Pansa

Giampaolo Pansa è uno dei più noti giornalisti e saggisti italiani. È nato a Casale Monferrato nel 1935 e ha studiato presso l’Università degli Studi di Torino, dove si è laureato in Scienze Politiche con una tesi dedicata alla guerra partigiana in Piemonte, pubblicata nel 1967 dall’editore Laterza in un volume intitolato “Guerra partigiana tra Genova e il Po. La Resistenza in provincia di Alessandria”. Subito dopo la laurea ha iniziato a lavorare per il quotidiano torinese “La Stampa”, dando l’avvio alla sua lunga e prestigiosa carriera giornalistica, che prosegue tuttora. Ha scritto, negli anni, per i quotidiani “Il Giorno”, “Il Messaggero di Roma”, “Il Corriere della Sera” e “La Repubblica” e per i settimanali “L’Espresso” e “Panorama”, occupandosi di alcune delle vicende più scottanti e tragiche della storia recente del nostro paese, dalla strage di Piazza Fontana allo scandalo Lockheed. Attualmente scrive per il quotidiano “Libero”, in cui cura la rubrica “Bestiario”. Accanto al lavoro come giornalista, Pansa ha scritto anche numerosi romanzi e saggi, in gran parte dedicati alla storia della Resistenza italiana. A partire dai primi anni 2000 la sua attività saggistica si è concentrata soprattutto sul racconto dei crimini compiuti dai partigiani durante il periodo della guerra civile e nei mesi immediatamente successivi alla conclusione della seconda guerra mondiale. A questo tema sono dedicati svariati saggi – tra cui “Il sangue dei vinti”, “Sconosciuto 1945”, “La grande bugia”, “I gendarmi della memoria” – che sono stati oggetto di polemiche anche molto aspre, poiché accusati di farsi portavoce di una visione revisionista e storicamente poco attendibile. L’autore ha sempre respinto con forza accuse di questo tipo, dichiarando che il suo unico intento è quello di raccontare una parte poco nota della storia d’Italia.

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