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Il più mancino dei tiri

Il più mancino dei tiri

di Edmondo Berselli

4.0

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  • Editore: Il Mulino
  • Collana: Contrappunti
  • Data di Pubblicazione: maggio 1995
  • EAN: 9788815050595
  • ISBN: 8815050590
  • Pagine: 148
Si tratta di un libro sulla memoria, scritto a memoria, senza controlli e senza verifiche. Prende l'avvio da un'azione di Mario Corso (il cosiddetto "piede sinistro di Dio") durante un'imprecisata partita all'estero. Naturalmente l'azione si concluderà con "il più mancino dei tiri", con il più beffardo, anarchico, eretico dei gol. Ma prima, su quel campo di calcio che riassume e trasfigura una stagione di storia italiana, si metterà in scena una specie di teatrino nazionale i cui protagonisti sono certamente gli eroi del pallone, ma non solo: accanto a Corso, Suarez, Rivera, Riva appaiono Andreotti e Fanfani, Togliatti e Nenni, Gadda e Mina, Felice Gimondi e Romano Prodi.

Note su Edmondo Berselli

Edmondo Berselli è nato il 2 febbraio del 1951 a Campogalliano, un piccolo comune in provincia di Modena. Ha iniziato a lavorare in ambito editoriale nel 1976, svolgendo la mansione di correttore di bozze per conto della casa editrice Il Mulino, a Bologna. Matura professionalmente presso la sede di via Santo Stefano, seguendo un percorso di carriera che lo porterà alla direzione editoriale, incarico che abbandonerà nel 2000. Dopo aver lasciato la casa editrice, resta nel medesimo ambiente lavorando, dal 2002 al 2008, come direttore della rivista Il Mulino. Tutta la sua vita lavorativa è ruotata attorno agli impegni sia in ambito giornalistico, sia nel settore dell’editoria. Parallelamente alle attività con Il Mulino, dal 1986 ha lavorato come editorialista per la Gazzetta di Modena. Dal 1998 al 1994 lavora per il Resto del Carlino, continua a svolgere la professione di giornalista presso Il Messaggero dal 1994 al 1996,dal 1996 al 1998 è alla redazione de La Stampa, per poi passare, da 1998 al 2003 a Il Sole 24 Ore. Negli ultimi anni della sua vita ha scritto anche per La Repubblica e per il settimanale L’Espresso, dove ha curato una rubrica di critica televisiva. E’ stato autore di numerosi saggi, il primo dei quali, “L’Italia che non muore”, è stato pubblicato nel 1995. E’ scomparso prematuramente, a causa di un tumore, a Modena l’11 aprile del 2010.

 

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Piccolo Ritratto di un'Epoca, 12-09-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Nostalgia! La TV in bianco e nero (e non c'era la pay-TV). Gimondi che vinceva il tour (e non c'era l'EPO). Romano Prodi che faceva l'economista (e non c'era...). E Dino Sani e Pietro Nenni, Comunardo Niccolai e Aldo Moro, “Tantum Ergo” e “Taca la bala”. E soprattutto Mario Corso, il piede sinistro di Dio, a rappresentare involontariamente, e nello spazio di una sola azione, l'epopea di un'epoca. E nostalgia per uno scrittore capace, quell'epoca, di rappresentarla dal di dentro con occhio da osservatore esterno, esaminandone innumerevoli aspetti senza peraltro fare ricorso a documenti, né scritti né in rete che... non esisteva. Nostalgia per un giornalista dalla grande cultura, capace di manifestarla, pur non rinunciando mai all'ironia, ogni volta che scrivesse di analisi politica, ma anche di sport o di musica o di costume.
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