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Piattaforma. Nel centro del mondo

Piattaforma. Nel centro del mondo

di Michel Houellebecq


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Descrizione

Michel, quarant'anni, parigino, è un funzionario ministeriale spento e apatico, annoiato da tutto, incapace di emozioni. Appena colpito dalla morte del padre, ha deciso di partire: una vacanza in Thailandia, l'oblio, l'immersione in un paradiso di piacere. Nell'oasi del turismo sessuale, Michel vive un incontro di imprevista intensità: quello con Valérie, una dirigente di "Nouvelles Frontières". Nell'umanità ordinaria e insensata che da anni circonda Michel, Valérie è un'eccezione: è capace di piacere, sa vivere i suoi desideri, non insegue fantasmi. Tornato a Parigi, conquistato dalla vitalità di Valérie, Michel intraprende, con lei e un suo collega, un'avventura finanziaria: creare una rete mondiale di villaggi turistici in cui il sesso sia libero, i desideri in vendita, la prostituzione autorizzata. Il successo dell'iniziativa è immediato. Il precipitare in tragedia altrettanto.

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4.0Piattaforma. Nel centro del mondo, 08-07-2011
di G. Simeoli - leggi tutte le sue recensioni

«Houllebeq conosce bene la crudeltà degli uomini, nel suo romanzo ci sono moltissime riflessioni disarmanti per la loro crudezza, ma anche per l'estrema verità del loro contenuto. Alcune di queste sono delle frasi che mi hanno estremamente colpito, tipo: "Ero rimasto a corto di vita; per qualche mese ne avevo avuto una, potevo ritenermi soddisfatto, una simile fortuna non era da tutti. Purtroppo l'assenza di voglia di vivere non basta per aver voglia di morire. " oppure anche "Rimarrò fino all'ultimo figlio dell'Europa, dell'ansia e della vergogna; non ho alcun messaggio di speranza da comunicare. Per l'Occidente non nutro odio, tutt'al più un immenso disprezzo. So soltanto che, dal primo all'ultimo, noi occidentali puzziamo di egoismo, di masochismo e di morte. Abbiamo creato un sistema in cui è diventato semplicemente impossibile vivere; e, come se non bastasse, continuiamo ad esportarlo. " La storia è molto bella, a suo modo romantica, amara, e con sorpresa finale. Da leggere, per chi non si scandalizza.»

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4.0Odiato da piagnoni di destra e di sinistra, 02-09-2010
di G. Salce - leggi tutte le sue recensioni

«Offensivo, misogino, scorretto, Michel Houellebecq è il primo scrittore francese ad avere una certa risonanza fuori dai confini nazionali, dalla morte di Albert Camus nel '60. Il Sunday Times lo boccia come "pretentious, banal, badly written and boring". Eppure i paragoni - anche negativi - sono con De Sade, Gide e Pasolini. Vargas Llosa lo ha definito "insolente". Un apprezzamento, detto da lui. Ci sono libri sardonici e acuti nel loro pessimismo, che sistematicamente affrontano le nostre condizioni di vita e i nostri sforzi mettendoli in ridicolo, facendo apparire ogni criterio morale, presuntuoso e cretino. Il "Candide" di Voltaire potrebbe essere preso come l'esempio perfetto di insolenza letteraria. In un modo diverso, La Rochefoucauld è profondamente insolente; è così Beckett con desolazione e Roth in modo esuberante. L'insolenza trova i suoi obiettivi in concetti quali Dio, l'universo benevolo e ordinato del moralismo borghese, l'altruismo, l'esistenza del libero arbitrio. Troppo inibito per affrontare il lettore direttamente, Houellebecq impiega una serie di stili letterari ready-made: game-show televisivi, opuscoli delle vacanze, la Guide du Routard, pastiche ignobili di scienze sociali senza fondamento, feuilleton, storiografia, la stampa finanziaria, persino gli insulti senza scopo al Corano, ai romanzi di John Grisham, Forsyth e Agatha Christie. Se questa è la brodaglia marcia che ci viene servita ogni giorno - dice Houellebecq in un'intervista - l'unica spinta genuina che ancora ci muove "è il sesso che ha dei valori: la giovinezza, la bellezza e la forza: come il nazismo". Sgradevole anche di persona Houellebecq è mediatique in quanto anti-mediatique: uno che si presenta a ritirare i premi con un'ora in ritardo, puzzando, vestito come un barbone, senza ringraziare. »

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