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Il pianista. Varsavia 1939-1945. La straordinaria storia di un sopravvissuto

Il pianista. Varsavia 1939-1945. La straordinaria storia di un sopravvissuto

di Wladyslaw Szpilman

4.5

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  • Editore: Loescher
  • Data di Pubblicazione: 2004
  • EAN: 9788820127367
  • ISBN: 8820127369
  • Pagine: XIII-202
  • Formato: brossura

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.4 di 5 su 7 recensioni)

4.0COMMOVENTE, 30-05-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Il pianista è davvero la storia di un sopravvissuto. E' questa la sensazione che ci accompagna per tutta la lettura del libro. Una lettura travagliata, dalle tinte forti, ma che va fatta in onore a chi è sopravvissuto e a chi purtroppo non è stato così fortunato. La memoria è l'unica cosa che ci rimane.
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4.0Assolutamente da leggere, 05-07-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Un racconto scarno, concreto e vivido di una vita che, grazie al fato e al coraggio, non si arrende e lotta con ogni mezzo per riappropiarsi il suo futuro, mentre tutt'attorno quello degli altri viene inesorabilmente spazzato via. In uno dei periodo più neri della nostra del '900 la storia di una sopravvivenza diventa la storia di tutte
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5.0Una vita per un istante., 23-06-2011, ritenuta utile da 4 utenti su 5
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Un uomo con targa ebrea sul braccio rinchiuso nel ghetto di Varsavia. Un artista di rinomata fama costretto a vivere in ristrettezze insostenibili perche' destinato allo sterminio. Unico membro della sua famiglia scampato all'annientamento perche' strappato da uno sconosciuto dal treno che lo avrebbe tradottato a Treblinka. Un uomo che visse in una Varsavia occupata dalla brutalita' nazista, che vide la rivolta del ghetto, che vide il massacro dei polacchi che si ribellarono all'occupazione del nemico dai lucidi stivali neri. Un uomo in costante fuga dalla fame e dalla morte che lo rincorreva giorno e notte, un pianista che fu salvato da un nemico, un ufficiale Tedesco. Un uomo nemico colto e umano, che portava una divisa vergognosa e che con vergogna ne parlava. Il pianista, l'essere inferiore perche' ebreo, non smise mai, per gratitudine, di tentare di salvare quel soldato nemico amico che divento' un criminale non per vocazione ma per costrizione soltanto perche' Tedesco. Due uomini, che si incontrarono per un istante e per pura casualita' ma che per sempre furono destinati a portarsi dentro la stessa sofferenza.
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5.0Il pianista, 03-05-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Un libro molto bello toccante e struggente dal quale è stato tratto l'omonimo film. Siamo nel 1938. Comincia a stringersi la morsa nazista che produrrà le prime limitazioni per gli Ebrei: la stella di Davide cucita sul braccio, chiusura dei negozi, ghettizzazione, deportazione e infine decimazione. Wladyslaw, giovane, talentoso pianista, sta suonando Chopin per una registrazione radiofonica quando arriva la notizia dell'invasione nazista della Polonia. Il giovane assiste all'orribile spirale: tutta la famiglia deportata e poi le condizioni del ghetto: bambini che muoiono di fame, gente uccisa per nulla, e una piccola parte di ebrei che tradiscono per sopravvivere. Alla fine Wladyslaw è di nuovo al piano, proprio come all'inizio. Ma naturalmente l'esperienza lo ha devastato. Niente, neppure Chopin sarà più come prima ed in grado di farlo sorridere.
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5.0Struggente!, 24-02-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Un libro che si dovrebbe far leggere agli studenti! La narrazione di Wladyslaw Szpilman è incredibile, capace di toccare e sventrare con la crudezza delle descrizioni, semplice trasposizione dell'atroce realtà in cui l'autore è stato costretto a vivere.
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4.0Il pianista, 17-11-2010
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C'è tutto il dramma di un uomo e di due popoli, quello ebraico e quello polacco. Graffia l'anima ed è talmente potente che sembra di vivere il calvario del protagonista insieme a lui: quando ha fame, anche il lettore ha fame, quando ha sete anche il lettore ha sete! E non si tratta di languori, ma dell'eco atavica della fame e della sete e della paura di morire. In sottofondo la musica di Chopin, cristallo luminoso e puro nella notte buia d'Europa.
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4.0Dopo il film il libro, 25-08-2010, ritenuta utile da 9 utenti su 11
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Il libro di W. Szpilman ha goduto di una certa popolarità dopo la trasposizione cinematografica effettuata, con notevole maestria, dal famoso regista Roman
Polanski, nella quale l'attore Adrien Brody, con mirabile bravura, rende toccanti e commoventi le dolorose vicende del pianista ebreo Władysław Szpilman
inserite nell'occupazione nazista di Varsavia durante la seconda guerra mondiale, fino alla liberazione della città, ad opera dell'armata rossa, nel gennaio
1945. Io stesso, che ne ignoravo l'esistenza, dopo la visione del film di Polanski e le forti emozioni che aveva destato nel mio animo, incuriosito, dopo averlo acquistato, l'ho letto col desiderio di ritrovarvi parte della potenza evocativa che il film mi aveva senza dubbio trasmesso.
La narrazione, nonostante rifletta eventi drammatici, dolorosi e atroci mi pare che venga svolta con estrema pacatezza, sebbene le memorie di Wladyslav Szpilman siano state scritte "a caldo", subito dopo la liberazione di Varsavia nel 1945. E' facile intuire, anche per stessa ammissione del figlio di Szpilman, che ha curato la Prefazione, che lo scrivere la propria odissea, ha costituito per il "Pianista", senza dubbio, una sorta di elaborazione dei propri ricordi, ancora vivi e brucianti, con la possibilità della "liberazione" del proprio cuore dal loro peso.
Le memorie dell'autore aprono dunque uno squarcio sulla Varsavia occupata dai nazisti e in particolare sulle vicissitudine degli ebrei circoscritti nel ghetto della città, dove sussistono, tra gli stessi ebrei, le divisioni sociali (ghetto grande e ghetto piccolo), e dove ognuno cerca in qualsiasi modo di poter sopravvivere incalzato dalle continue restrizioni poste dai tedeschi contro i giudei e, soprattutto debilitato dalla fame, dalla miseria e dalle disastrose condizioni igieniche ghetto. Quando le deportazioni iniziano, Szpilman riesce per caso e grazie all'aiuto di un poliziotto ebreo a sfuggire al viaggio verso lo sterminio, mentre stava quasi per entrare in uno dei vagoni che facevano parte dei convogli della morte, ma tutta la sua famiglia, il padre, la madre, il fratello e le sorelle, che non rivedrà più, purtroppo intraprenderanno quell'ultimo viaggio. Particolarmente toccante è il passo in cui avviene l'addio tra padre e figlio:
"Papà!"gridai!
Mi vide e fece per avvicinarmisi, poi esitò e si bloccò. Era pallido, con le labbra che gli tremavano...poi sollevò una mano in un gesto di addio, come se lui dall'oltretomba prendesse congedo da me, che partivo verso la vita. Quindi si voltò e si diresse verso i vagoni".
Dopo questa drammatica separazione, W. Szpilman, spinto da un'indomità volontà di sopravvivere, con l'aiuto del suo istinto, di alcuni amici e soprattutto
con l'inaspettato aiuto di un ufficiale delle SS, riuscirà rocambolescamente a rimanere in vita sino a quando non verrà liberato da un gruppo di soldati polacchi.
Infine, vorrei aggiungere che il libro è arricchito con degli "Estratti dal diario del capitano Wilm Hosenfeld", l'ufficiale delle SS che verso la fine del
racconto fa suonare all'autore il "Notturno in do diesis minore" di Chopin e contribuisce in modo determinante alla sua salvezza, offrendogli un nascondiglio
sicuro e cibo; verso la fine, poi, vi sono alcune pagine di Wolf Biermann che getta "Un ponte tra Wladyslav Szpilmann e Wilm Hosenfeld". In queste pagine il
lettore impara a conoscere la generosità di Hosenfeld che, sebbene ufficiale tedesco, dà prova del suo coraggio salvando delle vite umane poste in pericolo
dalla crudele ideologia nazista, tanto che W. Biermann spera di "riuscire a far piantare presto nel viale dei Giusti [nello Yad Vashem] un albero alla memoria del capitano Wilm Hosenfeld, un albero che riceverà l'acqua del Giordano. Quanto a chi lo pianterà, chi se non Wladyslaw Szpilman con l'aiuto di suo figlio Andrzej?"
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