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Perché corriamo?

Perché corriamo?

di Roberto Weber

4.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Vele
  • Data di Pubblicazione: maggio 2007
  • EAN: 9788806187996
  • ISBN: 8806187996
  • Pagine: VI-113
  • Formato: brossura
La corsa è un teatro del corpo, soprattutto quando è praticata senza agonismo, con un piacere che riscatta solo in parte grandi fatiche e sofferenze. Richiede maniacalità e rigorosa disciplina, l'incessante auscultazione del proprio corpo. Il libro di Roberto Weber è una riflessione sulle motivazioni che spingono lui e molti come lui a praticare questo sport, ed è anche un modo per raccontare l'Italia degli ultimi decenni, con l'aumentare del numero di donne che praticano jogging amatoriale o che entrano nel mondo nell'atletica leggera. Infine, è un'occasione per raccontare una galleria di piccoli e grandi eroi: i corridori noti e soprattutto quelli meno noti, chi pur fumando vinceva, chi sembrava non correre ma distanziava ogni antagonista.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Perché corriamo?, 24-02-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Caro Weber, ho letto d'un fiato il tuo "Perché corriamo?".
Per la cronaca mi è stato regalato dall'amico Tino Bianco (il mitico "Blanche" che allenava Franco Arese).
Ci ho ritrovato parecchio della mia vita, a cominciare dagli spogliatoi (i miei erano quelli del C. S. Fiat a Torino), il confronto con i compagni più grandi (quando ero allievo mi facevano tirare i 300 in allenamento proprio ad Arese, di sette anni più grande e già campione, io puntualmente finivo a vomitare negli spogliatoi) oppure le prime attenzioni nei confronti delle ragazze. A proposito, ricordo che in quegli anni (fine anni '60) le allieve più carine e quindi più gettonate da noi maschietti, insieme a quelle della Libertas Katana erano proprio quelle della Ginnastica Triestina.
Ma al di là dei ricordi personali (io ero un modesto velocista e ostacolista, pervenuto alle non competitive di lunga lena solo in tarda età e facendo violenza alla mia indole) è tutto il libro che mi è piaciuto, dagli affreschi dei campioni alla mitizzazione di sconosciuti che potenzialmente avrebbero potuto fare grandi carriere, fino alla sensazione di "volo" che pure io, in altra forma, ho provato.
Grazie per averlo scritto.
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