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Il peccato e la paura. L'idea di colpa in Occidente dal XII al XVIII secolo

Il peccato e la paura. L'idea di colpa in Occidente dal XII al XVIII secolo

di Jean Delumeau

5.0

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  • Editore: Il Mulino
  • Collana: Storica paperbacks
  • Traduttore: Grüber N.
  • Data di Pubblicazione: aprile 2006
  • EAN: 9788815110121
  • ISBN: 8815110127
  • Pagine: 1008
  • Formato: brossura
Oggetto del libro è la vistosa ipercolpevolizzazione che prese piede nella sensibilità diffusa dopo il Medievo; Delumeau ne scorge l'origine negli ideali ascetici, nel comptemptus mundi, nel tetro senso del peccato e della fragilità umana che dall'ambiente monastico medievale si allargano nella società ben oltre la sfera religiosa grazie a quella che l'autore definisce una "pastorale della paura", ossia una pervasiva pedagogia attuata dalle prediche, dai libri di edificazione, dall'iconografia macabra; una pedagogia del resto parallela a una terrificante serie di calamità e orrori bellici che punteggiarono e atterrirono quei secoli e dovettero apparire altrettante punizioni in cerca di una colpa.

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 1 recensione)

5.0Il buio su morale e filosofia di vita, 23-07-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di - leggi tutte le sue recensioni
Un’approfondita analisi introspettiva sulle ragioni e sulle cause che giustificarono gli oltre sei secoli di paura che afflissero l’Occidente dall’XIII al XVI secolo. Un testo profondo e dotto di oltre mille pagine in cui l’autore vaglia ogni tipo di documento giunto sino ad oggi e relativo al periodo preso in esame, dal testo poetico al trattato speculativo, dal documento amministrativo al carteggio epistolare, per uno studio accurato sulla psicologia di un’epoca e delle sue manifestazioni individuali e collettive, permeate da profondo senso di colpa e di peccato, di cui pittori, rimatori, filosofi e governanti si palesarono interpreti, testimoniando con le loro opere lo stesso senso di sgomento e paura che pervase l’intera società europea dal medioevo a tutto il Rinascimento. Il tentativo attuato dagli uomini di Chiesa, di estendere alla società secolare la condotta monastica attraverso l’estremizzazione della pastorale cristiana, condusse alla svalutazione della dignità umana e delle sue manifestazioni terrene, si inculcò con ogni mezzo il concetto del contemptus mundi in contrapposizione al perduto ideale preadamitico dell’aurea aetas. La stessa vita terrena, dominata dall’errore e dal peccato sin dal suo concepimento, venne messa in discussione, lasciando spazio alla dottrina del rifiuto, sino a degenerare verso la predilezione della morte e del macabro con tutte le conseguenze che ne seguirono. Il discorso morale e filosofico, intrapreso dalla religione e inizialmente riservato a monarchi e potenti, si estese ad ogni livello della società, divenendo mentalità corrente di un epoca che, anche per le coincidenze storiche portatrici di sventure collettive come siccità, guerre di religione e peste nera, giunse a giustificare la fragilità del vivere umano come frutto dell’ira del Padre, cui gli uomini peccatori non potevano sottrarsi. Un buio destino, disegnato da una predicazione estrema che, divenendo incontenibile oppressione, contribuì al paradossale e progressivo allontanamento degli uomini dalla fede stessa.
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