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La passeggiata

La passeggiata

di Robert Walser


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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 4 recensioni)


5.0Piccole riflessioni sulla vita, 30-07-2011
di F. Di noia - leggi tutte le sue recensioni

«La pochezza delle pagine non deve confondere: questo libro contiene un'intera vita dentro! Attraverso la sua attività quotidiana preferita, Walser, che considerava passeggiare alla stregua del suo essere vivo, gli incontri e i luoghi cittadini di volta in volta innescano il flusso di pensieri dello scrittore, che raggiungono picchi di euforia e di depressione, di cinismo e di speranza. Da leggere in primavera, e da imitare... Almeno nel voler guardarsi intorno e scoprire le piccole meraviglie intorno a sé.»

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4.0L'arte della passeggiata, 12-04-2011
di R. Brandi - leggi tutte le sue recensioni

«Esiste una filosofia fatta di passi lenti, di bighellonate, di buon umore raccattato per le strade e di studio dei posti, studio sia dotto, sia semplice e casuale. La flanerie è un'arte cantata anche da Baudelaire, ripresa da Walter Benjamin e poi elaborata fino a diventare una branchia del sincronismo. Uno dei racconti modello, quasi un manifesto di questo pensiero è la passeggiata di Walser Robert. Le persone che non sentono di possedere la pazienza necessaria ad un passo lento possono evitare di leggere questo libro, li farebbe solo snervare. Chi invece ama aggirarsi senza senso, fermarsi in continuo, perdere tempo con passione amerà questo libro, gli vorrà bene, come ad una bella e ricca chiacchierata.»

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2.0La passeggiata, 13-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
di S. Burlesqoni - leggi tutte le sue recensioni

«Simpatica l'idea della passeggiata e degli incontri casuali o meno, ma a me pare più un esercizio stilistico un po' vuoto di contenuti. »

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5.0Tetro e grottesco viaggio d'un anima, 08-09-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 4
di A. Toppi - leggi tutte le sue recensioni

«Noia pestifera al solito, sfregolio del distante, pensiero liminare all’altrove. Ed erranza impudica. Dall’intreccio di passi all’intreccio di termini, dall’intreccio di termini all’intreccio di storie. È un’indiscreta fantasmagoria “La passeggiata” di Robert Walser: in essa ogni metro pestato, ogni sguardo levato, ogni sbircìo definito è apparizione mirata, ad un tempo infausta e grottesca. Dall’eremo scrittoio di una stanza di spiriti, mesta dimora di cupi diletti, alla via ammattonata in pallore: «Appena finì sulla strada soleggiata mi sentii in una disposizione d’animo avventurosa e romantica, che mi rese felice. Il mondo mattutino mi apparve così bello come se lo vedessi per la prima volta. In breve mi dimenticai che fino a poco prima, su nella mia stanzetta, ero rimasto ad almanaccare tetramente su un foglio bianco. Mestizia, dolore e tutti i pensieri erano come scomparsi , sebbene continuassi a percepire acutamente, dinanzi e dietro di me, una certa nota grave». È un nero dell’anima o un confine tracciato l’ombra velata che ricalca i passi dell’errante narrante? Quel che sovviene a chi scrive, infatti, è (fatta salva la dimensione meta-letteraria del perfetto racconto, dimostrazione in pagina dell’arte digressiva in scrittura) la fascinazione dell’immobile viaggio, della peregrinazione da fermo, dell’avventura murata: e se la pletora di corpi sfatti carnali, di volti pesti espressivi, di fiati pesi a presenza fosse non altro che “una ribalta gremita da scene intensamente drammatiche” schiusesi dinanzi a rappresentare “la vita d’un tempo”? Così, ancora, in seno al volume: «Nel contemplare terra, aria e cielo fui preso da un pensiero conturbante e irreprimibile: ero costretto a dirmi che ero un povero prigioniero fra cielo e terra, che tutti qui siamo ugualmente dei poveri reclusi e che per noi tutti non v’è alcuna via verso un altro mondo, se non quell’unica che ci conduce nella fossa buia, nel grembo della terra, giù nella tomba». Giù, al buio stantio e veritiero, ora giaciglio in caverna, ora assito teatrale, che ha nome comune e disfatto di anima. Ai lettori futuri futura sentenza.»

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