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Pasolini e la televisione

Pasolini e la televisione

 


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Descrizione

Un dibattito a più voci e secondo diversi approcci disciplinari, per una ricognizione a vasto raggio sul rapporto tra Pasolini e la televisione, nel quadro di un pensiero fortemente critico verso la modernità, ma anche mosso e in forte evoluzione interna, dagli anni Cinquanta al periodo 'corsaro' e in alternanza tra condanna radicale del medium di massa e proposte per una televisione alternativa. Un panorama sfaccettato di riflessioni, in cui è implicato anche il rimando alla televisione in sé, di allora e di oggi, e alle mutazioni da essa indotte nel telespettatore e nei suoi codici antropologici, valoriali e linguistici. I contributi, frutto di un convegno nazionale promosso nel novembre 2009 dal Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia e dalla Associazione Fondo Pier Paolo Pasolini della Cineteca di Bologna, sono completati dai commenti e dalle testimonianze di quanti, a vario titolo, hanno condiviso allora o indagano ora l'eretica intelligenza pasoliniana, gentile e implacabile, a contrasto con la deriva moderna dello sviluppo senza progresso e con la televisione che di quel processo, irreversibile, appare uno dei principali strumenti.

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4.0Intuizioni geniali , 19-01-2012
di D. Leo - leggi tutte le sue recensioni

«Il libro è, di fatto, costituito dagli atti di uno dei convegni che si tengono annualmente presso il centro studi intitolato a Pier Paolo Pasolini. I vari relatori esaminano, da differenti punti di vista, il sofferto e contraddittorio rapporto di Pasolini con quello che all'epoca si presentava come il mezzo di propaganda e diffusione della cultura di massa più imponente. Sbalorditivo come Pasolini, riletto oggi, abbia intuito alcuni dei potenziali più diseducativi ed anti-sociali del mezzo televisivo, tuttavia sbagliando anche completamente l'analisi su altri punti. A mio avviso il testo pecca di una ripetitività eccessiva, perdonabile se si pensa che sono atti di un convegno e non un'opera letteraria. Consigliato ai veri appassionati del grande intellettuale.»

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