Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida

Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida

4.5

di Umberto Eco


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Descrizione

Crisi delle ideologie, crisi dei partiti, individualismo sfrenato... Questo è l'ambiente - ben noto - in cui ci muoviamo: una società liquida, dove non sempre è facile trovare una stella polare (anche se è facile trovare tante stelle e stellette). Di questa società troviamo qui i volti più familiari: le maschere della politica, le ossessioni mediatiche di visibilità che tutti (o quasi) sembriamo condividere, la vita simbiotica coi nostri telefonini, la mala educazione. E naturalmente molto altro, che Umberto Eco ha raccontato regolarmente nelle sue Bustine di Minerva. È una società, la società liquida, in cui il non senso sembra talora prendere il sopravvento sulla razionalità, con irripetibili effetti comici certo, ma con conseguenze non propriamente rassicuranti. Confusione, sconnessione, profluvi di parole, spesso troppo tangenti ai luoghi comuni. "Pape Satàn, pape Satàn aleppe", diceva Dante nell'"Inferno"(VII, 1), tra meraviglia, dolore, ira, minaccia, e forse ironia.

In sintesi

Che cos’è una società liquida? A spiegarcelo è Umberto Eco con Pape Satàn Aleppe. Dopo il successo editoriale di A passo di Gambero, l’autore de Il nome della rosa ci intrattiene in un altro appassionante intervento civile. Seguendo le tracce di Il secondo diario minimo e La bustina di Minerva, ci racconta qualcosa di non identificabile che Eco, per l’appunto, racchiude, in un titolo che non significa proprio un bel niente come Pape Satàn Aleppe. Ma che vuol dire? Nulla proprio come la società in cui viviamo e in cui tutto è inconsistente e liquido, senza sostanza, senza significati perché le ideologie sono inevitabilmente cadute, non c’è più una sinistra o una destra o dei valori per i quali sacrificarsi, per non parlare di una comunità o di una nazione in cui identificarsi e di cui essere orgogliosi. La citazione dantesca con cui Umberto Eco sceglie il titolo e anche lo slogan di questo ultimo libro è significativo della confusione imperante dei tempi che viviamo e della decadenza del valore del ricordo, della memoria individuale e quindi, a sua volta, collettiva. Tutto è solo apparenza, senza approfondimento o voglia di capire quello che ci riguarda sempre e comunque molto da vicino. Per Eco non c’è speranza, ma nel declamare questa realtà con spiegazioni indiscutibili ci mette la consueta ironia di chi sa ridere di una conclamata tragedia annunciata. I nonni ci avevano avvertito con il “non ci sono più le mezze stagioni” e allora nulla ha più il sapore della scoperta e della meraviglia.

Note sull'autore

Umberto Eco nacque ad Alessandria il 5 gennaio del 1932. Compì i suoi studi presso il liceo classico “Giovanni Plana” di Alessandria e in seguito si iscrissse alla facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi di Torino, dove nel 1954 conseguì la laurea con una tesi sull’estetica di San Tommaso d’Aquino. Durante il periodo di studi iniziò ad interessarsi di cultura medievale, ambito che continuò a coltivare anche in seguito. Pur avendo in precedenza aderito al movimento giovanile di Azione Cattolica, durante l’università smette di credere e abbandona il movimento e la Chiesa cattolica. Nel 1956 pubblicò la sua prima opera, “Il problema estetico in San Tommaso”, pubblicazione che rappresenta un’estensione della sua tesi di laurea. Negli anni Cinquanta iniziò ad occuparsi di Semiotica della cultura popolare contemporanea e all’indagine critica sullo sperimentalismo artistico, studiò i Mass Media e il loro influsso nella cultura di massa. Nello stesso periodo iniziò a collaborare con la RAI, in un periodo in cui l’ente televisivo intendeva proporre nuove idee e volti nuovi per cercare di modernizzare i programmi proposti. La collaborazione però non durerà a lungo, ma da questa esperienza Eco raccolse alcune idee per le sue successive opere. Dalla fine degli anni Cinquanta fu condirettore editoriale della casa editrice Bompiani e iniziò a porre le basi teoriche per il movimento artistico e letterario d’avanguardia denominato Gruppo 63. Iniziò la sua carriera universitaria nei primi anni Sessanta. Svolse la professione di docente in numerose università italiane, tra cui Torino, Milano, Firenze e Bologna. A Bologna, dopo essere stato direttore dell’Istituto di Comunicazione e spettacolo al DAMS, diede vita al corso di laurea in Scienze della Comunicazione. Tenne, inoltre, lezioni in alcune prestigiose università straniere. Nell’88 fondò il Dipartimento di Comunicazione dell’Università di San Marino. Lasciò l’attività accademica nel 2007 per limiti di età. Autore di numerosi saggi, iniziò a dedicarsi alla narrativa negli anni Ottanta. Il suo primo romanzo, “Il nome della rosa” (1980) riscosse un incredibile successo, vincendo il premio Strega del 1981 e divenendo uno dei romanzo più celebri del secolo. Collaborò con numerose testate giornalistiche e dal 2010 divenne socio dell’Accademia dei Lincei. Umberto Eco venne a mancare nel febbraio del 2016.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 2 recensioni)

4.0Buone lezioni per tutti, 11-03-2016, ritenuta utile da 1 utente su 1
di G. Sapienza - leggi tutte le sue recensioni
Si è un buon libro che fa riflettere su tante questioni del nostro tempo, dall'uso patologico dei telefonini alla mania dei tatuaggi e dei pantaloni strappati, all'esigenza di apparire a ogni costo senza curarsi dell'essere. Interessanti sono poi i confronti con il passato in cui ci si accontentava di poco.
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5.0Ottimo prodotto editoriale, 11-03-2016, ritenuta utile da 1 utente su 1
di G. RAMPAZZO - leggi tutte le sue recensioni
È un prodotto che ha rispettato in pieno le aspettative, sia dal punto di vista editoriale che da quello dei contenuti. È un perfetto biglietto da visita per la nuova casa editrice "La Nave di Teseo". Ora non resta che aspettare le prossime uscite della stessa casa editrice, sicuramente saranno all'altezza delle aspettative.
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