Nel paese delle ultime cose

Nel paese delle ultime cose

3.5

di Paul Auster


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Descrizione

Immaginate un posto dove le persone (la nonna, il droghiere, il vicino di casa) e gli oggetti (le auto, lo spazzolino, la caffettiera, la gomma da cancellare) sono a rischio di estinzione. Una mattina ti alzi e non c'è più il postino o lo schiaccianoci. E non solo il tuo, ma quello di tutti. Qualsiasi rimasuglio diventa allora l'oggetto più prezioso del mondo, soprattutto per i "cacciatori di oggetti", persone in grado di uccidere per accaparrarsi, che so, un mozzicone di matita. La prima edizione italiana di questo romanzo è stata pubblicata nel 1996 da Guanda.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  3.5 (3.5 di 5 su 6 recensioni)

4.0Il mondo si consuma, 28-04-2012
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Molto interessante, non è niente di cinico o tragico, è solo la storia di una donna che si trova in un mondo futuro immaginato come una landa di miseria e disperazione, una società delle 'ultime cose' dove tutto sta per terminare, dagli oggetti ai pensieri, tutto prima o poi diventa cenere e la gente ha rinunciato alla volontà di creare cose nuove, siano esse pensieri o cose.
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4.0Originale, 10-03-2012
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Splendida ricostruzione di uno scenario post-apocalittico quella di Auster, il quale è sempre impeccabile nello stile. Questa volta, a mio parere ha superato se stesso, tessendo un intreccio davvero ben congegnato, che lascia ben poco spazio alla speranza. Interessanti sono infatti gli spunti di riflessione che emergono dal romanzo, i quali però è preferibile lasciarli alla lettura del libro.
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2.0Scritto bene ma troppo fosco., 19-12-2011
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Non c'è nessuna speranza per il genere umano in questo racconto, la Città spegne e annienta qualsiasi spiraglio di positività. Auster è bravissimo a creare uno stato d'animo nel lettore così fosco e tetro da non lasciare scampo, proprio come i personaggi del romanzo; è stata dura leggere questo libro, asfissiante. La descrizione del carattere dei personaggi decadenti e decrepiti è molto ben dafinita e fin troppo reale, ci si immedesima nella vita di un comune clochard. Per riassumerlo in una parola direi... Opprimente.
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4.0Nel paese delle ultime cose, 06-11-2010
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"Nel paese delle piccole cose" è un libro denso, per questo la lettura avanza in modo lento. Ho detto denso, non pesante: "Nel paese delle piccole cose" non è un libro da divorare, ma da assaporare. Bisogna fermarsi ogni due o tre righe e riflettere su quello che si è letto, sulle probabilità che questo futuro utopico diventi un giorno la realtà. Ma "Nel paese delle piccole cose", più che un libro su un futuro possibile, è soprattutto la metafora di un presente certo, metafora che ci porta verso un finale apparentemente positivo dove un inaspettato slancio di speranza sembra in realtà suggerirci l'ennesimo fallimento dell'umanità.
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4.0Nel paese delle ultime cose, 01-11-2010
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La partenza mi è parsa lenta e le prime pagine le ho lette con un po' di fatica.
Poi il ritmo si è alzato e la storia è diventata interessante ed intrigante.
Favolosi "i Sorridenti".
Auster ci sa proprio fare con la penna in mano.
La lettera che Anna Blume scrive ad un amico è il frutto di una mente geniale, che va dritta al sodo percorrendo strade non comuni.
Consigliato.
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3.0Nel paese delle ultime cose, 07-07-2010
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Anna parte alla ricerca del fratello giornalista, e si reca nel luogo dove è scomparso: una città dove tutto è caos, dove i cadaveri abbondano tanto da essere il combustibile primario, dove i beni più preziosi sono rappresentati da scarpe e abiti non ancora del tutto da buttare, dove si finisce per non pensare più a particolari oggetti, che questi vengono considerati miti(l'aereo, ad esempio).
Insomma un ambiente tipicamente postapocalittico, tutto raccontato in una lunga lettera che Anna scrive a un amico.
Non è affatto male, stile ricco e che ti incatena alla poltrona, analogie col nostro presente ben evidenti.Segue un impostazione un po' da fiaba(protagonista incontra un personaggio particolare, si stabilisce in un ambiente, evento disturbante, nuovo incontro ecc)ed è forse questo che lo penalizza un po': troppo breve, sembra di leggere solo un capitolo di ciò che potrebbe essere un gran bel romanzo.
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