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Padre Sergij

Padre Sergij

di Lev Tolstoj

4.0

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Un giovane principe della guardia imperiale di Nicola I improvvisamente lascia tutto per andare in cerca della santità. E ha inizio per lui un confronto avventuroso, travolgente, con un Dio sconosciuto che abita dentro di lui e al tempo stesso in tutto l'universo. La lunga vita del principe-monaco si trasforma in una parabola teologica, nella quale ogni certezza viene via via distrutta e non rimane, alla fine, che un'immensa libertà, conquistata attraverso tempeste di orgoglio, dubbio, sensualità. È la più intensa, la più struggente tra le autobiografie ideali di Lev Tolstoj. La scrisse tra il 1890 e il 1898, al culmine della predicazione del suo personale cristianesimo, integralista, antiecclesiastico, prepotentemente eretico. E non la pubblicò: teneva per sé questo "Padre Sergij", vi si specchiava, ora rabbrividendo per quanto gli assomigliava davvero, ora sforzandosi, disperatamente, tragicamente, di assomigliargli fino alla fine.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Padre Sergij, 11-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Non è il Tolstoj che preferisco, per intenderci quello dei romanzo oceanici, ma non posso non consigliare la lettura di Padre Sergij, mai definitivamente approvato da Tolstoj, quindi da lui mai dato alle stampe e pubblicato postumo, che rivela quanto forti fossero i tormenti dell'animo dello scrittore. Una crisi interiore manifestatasi già in Sonata a Kreutzer qui giunta all'apice, che racchiude sincero dolore, smarrimento, ricerca della verità sul significato più recondito della vita, da un punto di vista etico e religioso.
Padre Sergij, nato principe, diventato comandante di un reggimento di corazzieri dello zar, in seguito ad una enorme delusione provocatagli da una donna (o forse, più correttamente, dallo zar stesso) abbandona la vita laica e si dà al convento, all'isolamento, alla preghiera.
Una figura che nelle descrizioni dell'aspetto, della ieraticità, dei gesti mi ha richiamato alla memoria sia il vescovo Tichon de I demoni che lo starets Zosima de I fratelli Karamazov, anche se diverse sono le caratteristiche date da Dostoevskij alle figure religiose rispetto all'immagine tolstoiana. Un uomo vittima del proprio desiderio di fisicità e soprattutto del proprio orgoglio smisurato, manifestatosi in modi diversi durante tutto l'arco della sua vita.
Apprezzabili soprattutto le figure femminili: evanescente all'inizio quella della fidanzata, un'apparizione breve ma di grande significato quella della "tentatrice" Makovkina, toccante ed estremamente significativa quella di Paenka, donna umile e semplice, emblema della vera fede.
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