L' oscura immensità della morte

L' oscura immensità della morte

4.0

di Massimo Carlotto


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Descrizione

Nel corso di una rapina, un malvivente prende in ostaggio una donna e il figlio di otto anni e li uccide. L'uomo, Raffaello Beggiato, viene condannato all'ergastolo, mentre il suo complice riesce a fuggire. Il marito della donna assassinata e padre del bambino, Stefano Contin, non si dà pace. Per quindici anni vive con l'ossessione di quella che lui chiama "l'oscura immensità della morte". Cambia vita, lascia il lavoro di successo che aveva prima della tragedia e diventa ciabattino in un supermercato, non frequenta più nessuno e va a vivere in uno squallido appartamento di periferia, dove trascorre il tempo a guardare quiz o le foto dei cadaveri dei suoi cari. Ha in mente solo la vendetta e architetta un piano machiavellico per portarla a termine...

Note sull'autore

Massimo Carlotto è nato a Padova il 22 luglio del 1956. La sua vita viene sconvolta da un evento tragico. Era il 1976 e lui era uno studente universitario. Una sera, tornando a casa, sente delle urla provenire dall’edificio dove abita sua sorella. Trova aperta la porta d’ingresso di uno degli appartamenti, entra per controllare cosa è successo e rinviene il cadavere di Margherita Magello, una giovane di venticinque anni uccisa da 59 coltellate. In un primo momento fugge, spaventato, e poi si reca volontariamente a testimoniare. La polizia però lo accusa dell’omicidio. Nonostante la Corte d’Assise di Padova lo avesse assolto per insufficienza di prove, la Corte d’Assise d’appello di Venezia lo condanna a 18 anni di reclusione, pena che nel 1982 viene confermata anche dalla Corte di Cassazione. Dopo il processo d’appello decide di fuggire, dandosi alla latitanza all’estero. Si reca prima in Francia e poi in Messico. La sua latitanza dura tre anni, nel 1985 viene arrestato dalla polizia messicana e rimpatriato in Italia. Al momento del rientro in Italia, nasce il Comitato Internazionale Giustizia per Massimo Carlotto, che si muove per sensibilizzare l’opinione pubblica e per richiedere la revisione del processo. Alla campagna di informazione aderiscono anche autorità e intellettuali, tra cui lo scrittore Jorge Amado, che nel 1986 lancia un appello dalle pagine di Le Monde. Intanto Massimo Carlotto, in carcere, si dedica alla scrittura, anche per cercare di superare il trauma della vicenda in cui è stato coinvolto. In carcere inoltre si ammala, accendendo nuovamente le proteste dell’opinione pubblica che continua a muoversi per la sua scarcerazione. Nel 1989 la scoperta di nuove prove determina la revisione del processo, dopo numerose peripezie burocratiche e legali, nel 1993 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro concede la grazia a Carlotto. Una volta ottenuta la libertà, Massimo Carlotto si dedica alla scrittura. Il suo primo romanzo, del 1995, si intitola “Il fuggiasco”, un’autobiografia romanzata sulla sua latitanza. A questa prima opera ne sono seguite molte altre, spesso di genere noir, alcune delle quali sono state trasposte sullo schermo. Attualmente Massimo Carlotto vive e lavora a Flumini di Quartu Sant'Elena, in Sardegna.

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Dettagli del libro

  • Titolo: L' oscura immensità della morte
  • Editore: E/O
  • Collana: Tascabili e/o
  • Data di Pubblicazione: Marzo 2005
  • ISBN: 8876416641
  • ISBN-13: 9788876416644
  • Pagine: 183
  • Reparto: Gialli
  • Formato: brossura

Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 4 recensioni)

4.0L'oscura immensità della morte, 11-04-2011
di G. Volpi - leggi tutte le sue recensioni
Non vi dimenticherete facilmente del personaggio principale! Il racconto, a voci alternate, dell'uomo cui quindici anni prima due rapinatori strafatti di coca hanno ammazzato moglie e figlio, e di uno dei due rapinatori, ergastolano e malato di cancro, che spera di uscire per passare in libertà gli ultimi anni che gli restano.
Bello soprattutto il capovolgimento di fronte fra buoni e cattivi, stranamente al servizio di una concezione ottocentesca del carcere come luogo capace di redenzione.
Bravo Carlotto soprattutto nel descrivere la mentalità carceraria (anche se... Sempre quella storia, da cento libri a questa parte), meno bravo nel rendere l'abisso della follia o la banalità dei dialoghi di chi "sta fuori".
E la solita sgradevole strisciante misoginia, resa nei soliti sgradevoli modi di tutti i libri italiani: possibile che gli scrittori maschi non sappiano immaginare altri modi per metabolizzare il loro odio per la madre se non quello di porlo al servizio della propria latente omosessualità?
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4.0L'oscura immensità della morte, 09-04-2011
di L. Seloprendi - leggi tutte le sue recensioni
Un capolavoro assoluto. L'autore non mi delude mai. Anche questo romanzo oltre a non essere scontato affronta le tematiche del quotidiano analizzando la mente dei personaggi, sicuramente particolari e al limite del possibile.
Siamo lontani qui dall'etica terribile e cinica dell'altro suo capolavoro, quell'"Arrivederci amore ciao", nel quale il protagonista è un essere oramai svuotato da ogni sentimento umano e che alla fine si rivela solo una sorta di macchina crudele. Vicenda dove è difficile rintracciare lo status di vittima sociale del personaggio, se non andando a scandagliare i lontani recessi della sua infanzia.
Questa invece è la storia commovente di due vittime palesi, parabola sul rimorso e sul perdono. Esseri che non troveranno mai un filo per poter comunicare aldilà del dolore, della sofferenza e dell'odio...
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4.0I due rovesci della medaglia, 21-03-2011
di L. Klobas - leggi tutte le sue recensioni
Primo libro di Carlotto che leggo, m'è piaciuto davvero molto soprattutto per l'impianto narrativo.
Le due voci narranti, quella della vittima (a cui sono stati uccisi moglie e figlio) e quella del colpevole, si alternano nel corso del libro, contribuendo ciascuna delle due a creare la trama.
Nel corso del libro si assiste quasi ad un'inversione dei ruoli che alla fine fa domandare chi sia, davvero, il cattivo tra i due.

Breve, secco, tagliente, niente di superfluo.
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4.0L'oscura immensità della morte, 16-11-2010
di S. Gazzola - leggi tutte le sue recensioni
Pur non essendo il noir il mio genere preferito, questo libro mi è piaciuto molto.
E' sconcertante, sconvolgente, duro, triste, amaro e spiazzante, bene e male si mischiano, si confondono: ti costringe a porti delle domande sul senso della giustizia, sul dolore e alla fine del libro non sai più da che parte stare, perchè, in fondo, non c'è una parte sola dalla quale stare.
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