L' orda. Quando gli albanesi eravamo noi

L' orda. Quando gli albanesi eravamo noi

di G. Antonio Stella


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Descrizione

Nella ricostruzione di Gian Antonio Stella, ricca di fatti, personaggi, aneddoti, documenti, storie ignote o sconvolgenti, compare l'altra faccia della grande emigrazione italiana. Quella che meglio dovremmo conoscere proprio per capire, rispettare e amare ancora di più i nostri nonni, padri, madri e sorelle che partirono. Quella che abbiamo rimosso per ricordare solo gli "zii d'America" arricchiti e vincenti. Una scelta fatta per raccontare a noi stessi, in questi anni di confronto con le "orde" di immigrati in Italia e di montante xenofobia, che quando eravamo noi gli immigrati degli altri, eravamo "diversi". Eravamo più amati. Eravamo "migliori". Non è esattamente così. Il libro è qui presentato in edizione aggiornata.

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Recensioni degli utenti


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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.3 di 5 su 3 recensioni)


5.0Purtroppo la storia si ripete, 20-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di F. Arnaboldi - leggi tutte le sue recensioni

Questo è un libro che andrebbe letto sempre, ancor di più quando dalla cronaca emerge il problema immigrazione. Prima di esprimere un giudizio su questo dramma bisognerebbe sempre, infatti, andare a rileggersi un po' di storia, forse potrebbe suggerire un atteggiamento diverso e proposte per la soluzione dei problemi più costruttive. Anche nostri connazionali in passato, (ma perchè non potrebbe succedere ancora in futuro? ) sono stati trattati praticamente come selvaggi e sottoposti a trattamenti inumani. Il libro a tratti è sconvolgente.

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5.0IERI COME OGGI, 13-03-2009, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di T. Pascoli - leggi tutte le sue recensioni

Ecco un'opportuna analisi dell'inversione di tendenza, da Paese massiccio esportatore di poco o non qualificati emigranti, ad importatore di manovalanza di ogni specie, non mancando gli immancabili avventurieri di turno, che giungono alle nostre coste con ogni mezzo da ovunque e che impegna l'Italia in un acceso dibattito che spesso raggiunge livelli di vero scontro ideologico, opportunamente sfruttato da forze politiche ambiguamente posizionate.

Da un lato troviamo gli intransigenti che, elevando ogni specie di barriera, chiedono di isolare ermeticamente le nostre frontiere, convinti di essere abbastanza autosufficienti da poter fare a meno di "invasori" di etnie troppo diverse dalla nostra cultura "superiore" - almeno così pretesa -, anche se l'attuale benessere evidenzia una chiara scarsità di operai per attività troppo scomode; dall'altro, liberali e libertari tolleranti - che difendono la totale libertà della circolazione di idee, merci, servizi ed ovviamente anche di persone -, convergono con l'indottrinata sinistra, abilmente pronta a strumentalizzare i nuovi arrivi, utili anche all'assimilazione da reclutare alla militanza sindacale ed ideologica.

Il tema non si esaurisce nel confronto di due parti che focalizzano aspetti opposti, in cui troppo spesso prevalgono risentimento e preconcetti, né oscuri interessi politici equivoci: le cose non sono però così semplici e ci sarebbe da meditare con coerenza. Questo di Stella è un ottimo contributo costruttivo, al di sopra delle parti e getta un po' di luce sulle oscure e sterili diatribe capace di equilibrare un po' le diverse divergenti interpretazioni. Stella è Veneto e si mostra molto preparato e documentato sull'assunto; infatti, è dal Nordest che partono grandi contingenti che alimentano per oltre due secoli la diaspora italiana, prima che il Veneto diventasse ricco, grazie pure al contributo di chi rientrerà in Patria. Egli percorre il passato dei nostri poveri emigranti, descrivendone le interminabili pene. Spesso partivano all'avventura con bagaglio di fortuna, legato con lo spago; frequentemente, senza un minimo d'istruzione, ignorando perfino le più elementari norme d'igiene e non raramente anche privi di documenti, erano accolti poco meglio degli animali.

Nel dettagliato rapporto, confronta stereotipi di avventurieri che noi oggi accogliamo, con quelli dei nostri connazionali che gli altri si vedevano arrivare ieri. Il paragone, però, non tiene perché coloro che ora arrivano da noi in centinaia di migliaia, non si comparano ai nostri esuli che "invadevano" i "paradisi" altrui addirittura a milioni; e ci fornisce i numeri per periodo: 1876-1900: 5,2 milioni; 1902-1915: 8,7 milioni; 1916-1942: 4,3 milioni; 1946-1961: 4,4 milioni la maggioranza poverissimi; sovente analfabeti ed ogni tanto anche individui già perseguiti dalla giustizia italiana. A loro si attribuivano le stesse accuse che ora si riservano ai "nostri" non sempre troppo graditi "ospiti". Stella riproduce pure tutta una serie di articoli in cui la stampa estera ostinatamente qualificava, fino a pochi anni fa, i nostri connazionali; si sofferma su particolari episodi d'intolleranza storici, che caratterizzavano una discriminazione oltremodo ingiusta quanto umiliante e che stimolava odio, degenerando in violente aggressioni e perfino veri massacri in Francia, Svizzera, Stati Uniti ed Argentina.

Il saggio comprende ricche appendici con eloquenti tavole statistiche; esse completano il quadro poco favorevole a noi; infatti, permettono un confronto fra i diversi "invasori" di altri Paesi ed i loro rispettivi gradi d'istruzione in rapporto agli Italiani che poi andavano ad affollare le carceri delle Nazioni che li accoglievano.

Per questo, la lettura risulta piuttosto amara, formando quel nodo in gola, di difficile digestione per stomaci delicati o per cuori troppo sensibili. Un resoconto oltremodo utile quanto doloroso; una raccolta di testimonianze capace di ridimensionare allarmismi ed accuse che si sommano ad ogni giorno che passa. Quaste pagine insegnano molto e potranno restituire un po' di comprensione contro preconcetti che ora avvelenano l'attuale nostra realtà quotidiana, pacando chissà, un po' gli animi carichi di deleterio rancore che domina molte testa calde di chi ignora la storia del nostro stesso passato; sentimenti che oggi alimentano proprio quel razzismo di cui noi stessi siamo stati le principali vittime fino a pochissimi decenni fa.


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3.0Aria di ronde, 22-02-2009, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di V. Ilvoltapagine - leggi tutte le sue recensioni

«Noi protestiamo contro l'ingresso nel nostro paese di persone i cui costumi e stili di vita abbassano gli standard di vita (...) e il cui carattere, che appartiene a un ordine di intelligenza inferiore, rende impossibile conservare gli ideali più alti della moralità e civiltà (...)» (p. 262). Queste parole hanno cento anni, ma potrebbero essere di ieri...

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