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L' opera galleggiante

L' opera galleggiante

di John Barth

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Descrizione

La mattina del 21 giugno 1937 Todd Andrews (un'avviatissima carriera di avvocato, una sobria vita borghese in una cittadina di mare del New England, un improbabile menage a trois con l'amico Harrison, erede di un impero dei sottaceti, e la graziosissima moglie di lui) si sveglia, si alza dal letto e guardandosi allo specchio scopre che la risposta a ogni suo problema è il suicidio. Vent'anni dopo, ancora vivo, racconta al lettore gli sviluppi di quella fatale giornata. Pubblicato originariamente nel 1956 e rivisto dallo stesso autore nel 1967, il romanzo è considerato da molti il capolavoro di John Barth, in cui si fondono spirito nichilista, humour nero e critica di costume.

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5.0Il meglio di Barth, 31-07-2010
di A. Farina - leggi tutte le sue recensioni

«Atroce dilemma dai connotati inquietanti e marzulliani.
La giovanile scrittura di Barth( circa 24 enne durante la febbrile stesura) è scoppiettante ed ottima, pur considerando che va messa in conto una serie affastellante di debiti e crediti pynchoniani e wallaciani e chi puo' ne ha più ne am- metta, con grande spregio e ad onta di cronologie anagrafiche, il salto letterario/temporale in avanti e indietro è stato degno di un fantascientifico polpettone, fortuna che l'arguzia schizofrenica di Barth mi rifornisce di un ottimo paracadute.
Barth razzola beato e grufolante grondando fanghiglia luminescente in un post modernismo privo di eccessive lusinghe o salamelecchi espressivi , cullandosi beffardo e cialtrone in una ardita rappresentazione/cocktail di sperimentazioni linguistiche-parolaio-figurative , la sua causticità è fluente e al contempo affaticante, come il più ardimentoso dei free jazz.
Strabiliante constatare che conservi , pur nella foga giovanile linguistica , nella felice favella da delirium tremens, una limpidezza smaltata vorticosa e passaggi memorabili oltre a un fervido soffermarsi in tappe quasi da letteratura "classica".
La genialità della trama e il suo relativo svolgimento apparentemente scanzonato (i germi del salvifico cinismo son già tutti inoculati ) sono tuttavia di una potenza tale da lasciare senza fiato fino alla fine (salvo alcuni passaggi volutamente eccessivi nel dettaglio e nella ricostruzione di particolari tendenti all'insignificante , che sembrano appesantire l'opera, di cui ovviamente, a rifletterci bene, Barth ci spinge a non farne assolutamente a meno, anzi a dolerci se quelle fasi catatoniche lascino il posto ad altre "efficienti")
Ecco, Barth è così abile da aggrovigliarti le meninigi, spostarti la prospettiva mascellare, insinuato come un virus senza copertura ad ampio spettro, tossisci ogni sua parola , ogni sua delirante trovata, e tiri su col naso, respirandolo, mira a soffocarti, eppure a condurti di fronte ad angolazioni ed inclinazioni impreviste e ricche di ossigeno.
Indi, ad onta ed oltre il logico turbamento per il deja vu( o scritto) di chi ha masticato con gioia Pynchon (in fin dei conti son quasi coetanei-sette anni appena di differenza e hanno iniziato a pubblicare nella medesima fascia di età), posso dire che il senso di precarietà e il fluttuare navigante (battello ed esistenza ugualmente avvinti da un similar dondolio) di ogni singola pagina , rendano l'Opera galleggiante e il suo bizzarro autore un irrinunciabile godimento .

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