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L' opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica

L' opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica

di Walter Benjamin


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Descrizione

La Gioconda su un foulard o l'incisione di un concerto di Ravel diretto dall'autore stesso e ogni giorno riascoltatole sono due esemplificazioni di quel fenomeno che Benjamin definisce la "perdita dell'aura" nell'epoca della riproducibilità tecnica dell'opera d'arte, ossia la perdita del "qui e ora" magico e unico che si fonde con la creazione artistica e la contraddistingue. Nel chiuso di un'automobile, ad esempio, mediante un mangianastri si può ascoltare quel concerto di Ravel al di fuori della sua unicità spazio-temporale, oggettivandolo e spersonificandolo. Nondimeno, la perdita del carisma insito nell'opera d'arte, "unica" eppure riprodotta, non è deplorata da Benjamin con quell'atteggiamento aristocratico che contraddistingue alcuni esponenti della Scuola di Francoforte. Egli collega infatti la "perdita dell'aura" nella società contemporanea all'irruzione delle masse sulla scena e alla loro richiesta di beni culturali che è giocoforza diventino mercE. La riproduzione dell'opera d'arte in "sede impropria" non ne comporta una perdita di qualità, ma piuttosto una desacralizzazione, il che favorisce un'esperienza laica della cultura e ne sostituisce il valore rituale con un valore espositivo antiestetizzante. Con un saggio di Massimo Cacciari.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 2 recensioni)


5.0Da non perdere, 12-03-2012
di V. Braido - leggi tutte le sue recensioni

«Il libro è importantissimo sia per la comprensione del pensiero benjaminiano sia perché compie un'analisi attualissima delle differenze tra l'opera d'arte prima e dopo la possibilità della sua riproducibilità, ovvero prima e dopo l'avvento della fotografia, del cinema e dell'architettura contemporanea. »

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5.0Estremamente attuale, 10-02-2012
di F. Polli - leggi tutte le sue recensioni

«L'opera d'arte nell'epoca delle sua riproducibilità tecnica è uno di quei libri spartiacque: c'è un prima e un dopo Walter Benjamin nell'approciarsi all'arte, il filosofo tedesco affronta il tema del rapporto tra l'arte, intesa nelle sue molteplici estrinsecazioni, la tecnica e la massa. Il rapido diffondersi delle opere d'arte, possibile grazie allo sviluppo della tecnica, il fatto che l'arte possa divenire alla "portata di tutti" comporta una perdita di dignità della stessa oppure, al contrario, è da valutare positivamente? Benjamin analizza il processo in atto, lo fa, naturalmente, con riferimento alla "sua" epoca, con particolare attenzione alla fotografia, sviluppatasi nel secolo a lui precedente e ormai assurta a mezzo d'espressione compiuto, e al cinema, che invece muoveva passi da gigante proprio negli anni in cui Benjamin scrive. La pressoché infinità possibilità di riproduzione di un'opera (si pensi alla musica, al film che viene proiettato) fa si che le opere perdano quell'aura mitica, che derivava dall'essere originariamente l'arte legata soprattutto a riti, culti, dunque riservata a pochi eletti. Nel momento in cui tutto diventa riproducibile, quell'aura cade e l'arte diventa accessibile, almeno fisicamente, visivamente (altro è il discorso sotto il profilo della conoscenza) a tutti. Sotto questo profilo, proprio il cinema è un esempio di una forma d'arte "di massa", nata per essere tale.
Lungi dall'attribuire a questa esposizione dell'arte un giudizio negativo, volto magari a preservare all'arte stessa una presunta "aristocrazia", Benjamin valuta positivamente quanto stava accadendo, ovviamente con le opportune valutazioni e gradazioni, per le quali si rimanda alla lettura del saggio.
Ho scritto all'inizio che il libro è per certi versi profetico. Lo è perché il discorso che Benjamin propone circa il cinema di allora e lo sconvolgimento che comportò, potrebbe essere oggi riferito, ad esempio, a Internet, ai social network, compreso quello che ospita ciò che sto scrivendo, e più in generale ai mezzi di comunicazione.
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