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L' opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica

L' opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica

di Walter Benjamin

4.5

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 6 recensioni)

4.0Classico, 28-04-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Walter Benjamin si occupa in questo libro divenuto un classico di come è cambiata l'arte nel passaggio tra Ottocento e Novecento nel momento in cui, grazie a numerose invenzioni tecniche - tra cui il cinema - l'opera d'arte ha perso la sua aura divenendo pura riproducibilità tecnica. Molto interessante a proposito il primo saggio contenuto nel volume.
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5.0Da non perdere, 12-03-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Il libro è importantissimo sia per la comprensione del pensiero benjaminiano sia perché compie un'analisi attualissima delle differenze tra l'opera d'arte prima e dopo la possibilità della sua riproducibilità, ovvero prima e dopo l'avvento della fotografia, del cinema e dell'architettura contemporanea.
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5.0Estremamente attuale, 10-02-2012, ritenuta utile da 3 utenti su 4
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L'opera d'arte nell'epoca delle sua riproducibilità tecnica è uno di quei libri spartiacque: c'è un prima e un dopo Walter Benjamin nell'approciarsi all'arte, il filosofo tedesco affronta il tema del rapporto tra l'arte, intesa nelle sue molteplici estrinsecazioni, la tecnica e la massa. Il rapido diffondersi delle opere d'arte, possibile grazie allo sviluppo della tecnica, il fatto che l'arte possa divenire alla "portata di tutti" comporta una perdita di dignità della stessa oppure, al contrario, è da valutare positivamente? Benjamin analizza il processo in atto, lo fa, naturalmente, con riferimento alla "sua" epoca, con particolare attenzione alla fotografia, sviluppatasi nel secolo a lui precedente e ormai assurta a mezzo d'espressione compiuto, e al cinema, che invece muoveva passi da gigante proprio negli anni in cui Benjamin scrive. La pressoché infinità possibilità di riproduzione di un'opera (si pensi alla musica, al film che viene proiettato) fa si che le opere perdano quell'aura mitica, che derivava dall'essere originariamente l'arte legata soprattutto a riti, culti, dunque riservata a pochi eletti. Nel momento in cui tutto diventa riproducibile, quell'aura cade e l'arte diventa accessibile, almeno fisicamente, visivamente (altro è il discorso sotto il profilo della conoscenza) a tutti. Sotto questo profilo, proprio il cinema è un esempio di una forma d'arte "di massa", nata per essere tale.
Lungi dall'attribuire a questa esposizione dell'arte un giudizio negativo, volto magari a preservare all'arte stessa una presunta "aristocrazia", Benjamin valuta positivamente quanto stava accadendo, ovviamente con le opportune valutazioni e gradazioni, per le quali si rimanda alla lettura del saggio.
Ho scritto all'inizio che il libro è per certi versi profetico. Lo è perché il discorso che Benjamin propone circa il cinema di allora e lo sconvolgimento che comportò, potrebbe essere oggi riferito, ad esempio, a Internet, ai social network, compreso quello che ospita ciò che sto scrivendo, e più in generale ai mezzi di comunicazione.
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3.0L'opera d'arte , 29-09-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Forse le aspettative erano troppe, o forse la visione di Benjamin è troppo legata ad un pensiero (quello del materialismo storico) che mi sembra ormai francamente anacronistico. Fatto sta che pur apprezzando l'indubbio interesse e l'originalità del saggio che dà il titolo al libro in cui si cerca di dar ragione del mutamento di prospettiva di cui l'analisi dell'opera d'arte necessita, il libro in generale appare più dominato dal carattere "ribelle" del pensiero di B. più che dal rigore teorico. I saggi su Brecht e su Fuchs francamente hanno quasi il sapore di un'agiografia della diversità più che dell'analisi critica di due personalità così originali ma anche ricche di punti oscuri.
Sostanzialmente una mezza delusione.
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5.0Benjamin e l' arte, 22-09-2010
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Dalla fotografia all'architettura, alla pittura al cinema alla letteratura ed alle altre arti, per discutere di concetti quali unicità, bellezza e utilità, psicologia e collegamenti con le avanguardie del Novecento.
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5.0La riproducibilità tecnica per Benjamin, 24-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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L'opera d'arte è sempre stata riproducibile: i greci utilizzavano le tecniche di fusione e di conio, nelle epoche più tarde si attuavano procedimenti di xilografia, acquaforte, punta secca, stampa. Ciò che si intende per riproduzione tecnica dell'opera d'arte è, però, qualcosa di nuovo: con la litografia e la fotografia per la prima volta questo processo conquista un posto autonomo tra i vari procedimenti artistici. In ogni caso nella riproduzione manca l'hic et nunc, ma nonostante questo non è considerata un falso: la decadenza dell'aurea rende l'arte più vicino alle masse (può rilevare aspetti dell'originale che sono accessibili solo all'obiettivo, ma non all'occhio umano e soprattutto può riprodurre l'originale quando esso non è disponibile) e supera il concetto di unicità.

Il testo contiene:
- Prefazione di Cesare Cases
- L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica.
- Piccola storia della fotografia.
- Eduard Fuchs, il collezionista e lo storico.
- Che cos'è il teatro epico?
- Commenti ad alcune liriche di Brecht.
- Nota di Paolo Pullega.
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