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Oltretorrente

Oltretorrente

di Pino Cacucci

4.0

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  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: I narratori
  • Data di Pubblicazione: aprile 2003
  • EAN: 9788807016349
  • ISBN: 8807016346
  • Pagine: 192
Agosto 1922. La Parma popolare dell'Oltretorrente resiste alle squadre fasciste di Italo Balbo. Guido Picelli è alla testa degli Arditi del Popolo nell'ultimo episodio di opposizione rivoluzionaria all'incalzare della dittatura. Picelli e Balbo, il mito socialista e il camerata fascista, rivivono nei ricordi di un vecchio Ardito, il giorno dei funerali di Mario Lupo nel 1972, quando lo scontro fra sinistra extraparlamentare e neofascisti riconduce quasi naturalmente agli avvenimenti di cinquant'anni prima. Fra memoria storica e invenzione narrativa, Pino Cacucci evoca quelle giornate di lotta e i suoi protagonisti.

Note su Pino Cacucci

Pino Cacucci è nato ad Alessandria nel 1955. Dopo aver trascorso l’adolescenza a Chiavari, nel 1975 si trasferisce a Bologna dove inizia a frequentare il corso di laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (DAMS) presso l’ateneo Bolognese. Durante gli anni Ottanta ha trascorso lunghi periodi all’estero, soggiornando prevalentemente a Parigi e a Barcellona. Successivamente si reca spesso in America Latina, soprattutto in Messico, dove ha abitato a lungo. Il suo primo romanzo è del 1988 e si intitola “Outland Rock”. Nel 1990 pubblica “Puerto Escondido”, dal quale il regista Gabriele Salvatores ha tratto l’omonimo film. Questi primi due romanzi sono il preludio di un’intensa attività come scrittore. Escono altre numerose opere, nelle quali Pino Cacucci mette spesso in risalto personaggi storici secondari, gli sconfitti che scompaiono dalle pagine dei libri di storia. Alla narrativa e alla saggistica affianca anche l’attività di traduttore dallo spagnolo e ha lavorato ad alcune sceneggiature di film e di serie TV.
 

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Oltretorrente, 06-04-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di - leggi tutte le sue recensioni
Un collage di monologhi interiori a volte faticosi da percorrere, illuminati a tratti da folgoranti epifanie. Pino Cacucci ci regala un'altra delle sue storie ambientate questa volta nell'Italia immediatamente prima della marcia su Roma. Ma non in una generica Italia, bensì in quel quartiere di Parma chiamato Oltretorrente che seppe resistere all'assalto delle squadracce di Italo Balbo. Di nuovo una pagina di storia poco conosciuta, poichè quando si studia la storia dell'avvento del fascismo in Italia, sembra che ciò sia avvenuto senza alcuna opposizione e solo per supina accettazione. In realtà, come bene viene raccontato in Oltretorrente, erano fondamentalmente i ricchi borghesi e i latifondisti a volere l'ascesa del fascismo, mentre operai e contadini, che sotto qualsiasi regime, continuavano ad avere una vita grama, ancor più dopo la Prima Guerra Mondiale, tentarono in più luoghi lungo la penisola di resistere al dilagare del fascismo medesimo.

La resistenza della città di Parma fu l'unico successo vero di questa resistenza, ma rimase un episodio confinato per i motivi che divennero ancor più evidenti e i cui effetti furono ancora più drammatici nella guerra civile spagnola: l'impossibilità tra anarchici, socialisti e comunisti di trovare un equilibrio ed un accordo che consentisse loro di essere uniti davanti al comune nemico.
Cacucci è molto bravo a mettere in evidenza alcune cecità soprattutto di socialisti e comunisti che si ripeteranno tragicamente ancora a fine della guerra e che si protrarranno per tutto il dopo guerra con l'attuarsi di una politica miope che non porterà mai ad una vera e propria crescita sociale.

L'effetto del continuo tentativo del Partito Socialista di essere un partito di governo sommato all'effetto della politica minimizzatrice del Partito Comunista porterà alle drammatiche repressioni di piazza che andranno dalla fine degli anni sessanta agli inizi degli anni ottanta. Repressioni che frustreranno l'anelito di rinnovamento e libertà dei giovani, e di miglioramento della qualità della vita di ampie fasce della società italiana. Non solo. Questa miopia politica rivolta alla società e alla gestione dello stato in maniera equa e giusta, che si tramuta in acutezza rivolta verso i propri piccoli interessi, porterà prima all'esplosione del fenomeno del terrorismo e poi all'acutizzarsi della violenza della mafia con una scellarata politica non solo dell'ordine pubblico, ma anche della giustizia, che avrà tra i suoi effetti collaterali, la solitudine di molti giudici e uomini impegnati nella lotta alla mafia medesima che di essa rimarranno vittime.
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