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Nove saggi danteschi

Nove saggi danteschi

di Jorge L. Borges


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Descrizione

Di Dante, come di tanti altri scrittori, Borges si è dimostrato capace di dirci ciò che altrove non troveremmo, ma soprattutto di dircelo partendo da presupposti e da angolature a lui solo accessibili. Orientata - come accenna il prologo - da una sorta di "innocenza", la sua lettura muove infatti da dettagli, suggestioni, spunti immaginativi per proporre, attraverso molteplici riferimenti letterari, congetture spesso eccentriche e punti di vista esclusivi e personali.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)


4.0Consigliato, 22-04-2012
di G. Minotti - leggi tutte le sue recensioni

«I saggi sono tutti piuttosto interessanti. Il mio animo sentimentale apprezza poi particolarmente riflessioni come quelle secondo cui Dante ha ideato tutta la Commedia per potervi ambientare il proprio incontro con Beatrice, o che vedono Omero e Virgilio nel luogo delle anime perse perché "la loro Beatrice li ha dimenticati". Il saggio meglio costruito è forse quello sul Conte Ugolino, ma, ripeto, son tutti ben scritti. »

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4.0Nove saggi danteschi , 16-05-2011
di G. Volpi - leggi tutte le sue recensioni

«Non sono dei veri e propri saggi, quanto più o meno delle brevi note a margine del testo dantesco. Sembra soffermarsi, da grande divulgatore di cultura quale è stato, sulle terzine dantesche, come quelle riguardanti Ulisse o Ugolino, che sono forse le più "visitate" dai lettori e che una critica a volte frettolosa ha racchiuso sbrigativamente in categorie esegetiche fin troppo rigide. Sta a Borges quindi restituire a quei celeberrimi versi la loro "ambiguità", la loro polisemia; perché allo scrittore argentino non interessa qui l'esegesi dei passi danteschi (anzi, più la poesia è ambigua, più forse è bella e interessante) ma entrare nel laboratorio linguistico e culturale del fiorentino, in un fertile confronto da scrittore a scrittore. Borges così svela con leggiadria i modelli che giacciono dietro la "Commedia" e li rinviene nella letteratura visionaria medievale; nessuno forse poteva farlo con una levità tale che al lettore quasi non pare di leggere disquisizioni su testi carichi di significati e sovrasignificati come l'Apocalisse o la "Visio Pauli". Pura magia; magia di postille che, grazie alla scrittura di Borges, diventano letteratura, anzi, letteratura di letteratura.»

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