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Non è un paese per vecchi

Non è un paese per vecchi

di Cormac McCarthy

4.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Super ET
  • Traduttore: Testa M.
  • Data di Pubblicazione: maggio 2007
  • EAN: 9788806188191
  • ISBN: 8806188194
  • Pagine: 254

 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
Nel 1980, nel Texas meridionale, al confine con il Messico, il giovane Llewelyn Moss, un reduce dal Vietnam, si imbatte, mentre sta cacciando antilopi nella prateria, in un convoglio di jeep colme di cadaveri, di droga e di soldi. Prende i soldi e decide di tenerseli, ma diventa subito la preda di una spietata partita di caccia: inseguito dai trafficanti, da uno sceriffo vecchia maniera, nonché dal solitario Chigurh, un assassino psicopatico munito di una pistola da mattatoio. Moss tenta disperatamente di sfuggire a un destino inevitabile, coinvolgendo per ingenuità la giovanissima moglie.

Note su Cormac McCarthy

Cormac McCarthy è nato a Providence, nello Stato di Rhode Island, il 20 luglio del 1933. Terzo di sei figli, nel 1937 si trasferisce nella famiglia nel Tennessee. Frequenta una scuola cattolica di Knoxville e nel 1951 si iscrive all’Università del Tennessee. Nel 1953 viene arruolato nell’esercito e presta servizio per quattro anni, trascorrendo due anni in Alaska, dove ha tenuto un programma radio. Nel 1957 torna nel Tennessee e riprende gli studi, senza conseguire la laurea. In questo periodo inizia a scrivere. Alla fine degli anni Cinquanta pubblica due racconti su una rivista studentesca. Si sposa con Lee Holleman nel 1961. Dalla relazione nasce un figlio, Cullen. Dopo un periodo trascorso a Chicago, la famiglia torna nel Tennessee, ma poco dopo la relazione con Lee Holleman finisce. Il suo primo romanzo viene pubblicato nel 1965 e si intitola “Il guardiano del frutteto”. Avendo vinto una borsa di studio assegnata dall’American Academy of Arts and Letters, si imbarca su una nave diretto verso l’Irlanda. Sulla barca conosce la seconda moglie, Anne De Lisle, cantante della nave. Con una seconda borsa di studio offerta dalla Fondazione Rockfeller, continua a viaggiare per l’Europa. Si ferma per due anni a Ibiza e scrive il secondo romanzo “Il buio fuori”. Tornato nel Tennessee, continua a scrivere romanzi. Dopo essersi separato anche dalla seconda moglie, si trasferisce a El Paso, in Texas. Nel 1979 scrive “Suttree” e a partire dagli anni Ottanta pubblica altri numerosi romanzi. Alcuni suoi romanzi sono stati trasposti in versione cinematografica, tra questi vi è il romanzo del 2005 “Non è un paese per vecchi”, che ha dato vita al film omonimo con la regia dei fratelli Coen. Il suo ultimo romanzo “La strada” (2007) ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa. Cormac McCarthy attualmente vive a Tesuque, nel Nuovo Messico, assieme alla terza moglie, Jennifer, e al figlio John.
 

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.8 di 5 su 18 recensioni)

5.0Ottimo, 27-04-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Bellissimo, McCarthy lascia solo in parte le atmosfere care a lui e ci guida attraverso un western moderno con personaggi tratteggiati in maniera stupenda. Memorabili lo sceriffo e Anton Chigurgh. Il libro sembra una sceneggiatura così come è scritto, infati i fratelli Coen ne trarranno uno dei loro maggiori successi.
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4.0Romanzo "ideale", 07-03-2012
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"Non è un paese per vecchi" è la conclusione alla quale una vecchia generazione, alla quale Cormac McCarthy appartiene, cresciuta in un mondo nella quale la società aveva ancora un Ordine Morale e dei perni sulla quale poggiare, per non affondare.
Ora non è più così. Tutto il mondo ideale dei vecchi di un tempo sta crollando. Ed essi reggono a stento davanti a tanto sfacelo. In apparenza, un thriller avventuroso che in realtà esprime una certa Weltanschauung ormai al tramonto.
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2.0Non è un paese per vechhi, 25-02-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Non è un paese per vecchi è la storia di una caccia, un romanzo noir inframezzato da riflessioni da parte di un Cormac McCarthy che, obiettivamente, ha scritto di meglio. Questo libro ha avuto comunque una grande risonanza, tanto che ne è stato tratto anche un film. Personalmentente non l'ho gradito molto, a tratti l'ho trovanto lento.
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3.0Un gran bel libro, 31-01-2012
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Un ottimo libro, a cui si è ispirato un ottimo film, alcune parti della narrazione risultano pesanti e lente, non azzarderei a dire inutili, ma lente si. Una che si discosta un pochino dal genere dell'autore, qui abbiamo un noir-thriller ! Lo consiglio a chi si avvicina all'autore o al genere noir... Lo consiglio PRIMA di vedere il film
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3.0Discreto, 16-09-2011
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Libro abbastanza carino che mi ha interessato. Mi hanno però annoiato alcune parti troppo discorsive e noiose che non mi hanno reso il libro troppo piacevole da leggere. Non l'ho trovato abbastanza coinvolgente come mi aspettavo e credevo in qualcosa di più originale e inaspettato. C Ne consiglio comunque la lettura.
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4.0Non è un paese per vecchi, 08-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Molot sanguilento questo thriller di Mccarthy, lontano dai soliti canoni estetici, su tutti svetta il personaggio dello sceriffo, analizzato e approfondito in maniera splendida, che nel finale si arrende, amareggiato da una vita di orrori, se ne va in pensione pieno di rimpianti e qualche senso di colpa mai placato. Anton Chigurh, il killer è interessantissimo, splendido il film.
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4.0Non è un paese per vecchi, 27-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Questa è la storia di un assassino, ma di un assassino sinistramente simile a tutti noi. Non c'è più l'uomo, qualsiasi cosa esso fosse. Non c'è più libertà, non c'è più giudizio, non c'è più scelta. Non c'è più quel sofferto ma consapevole darsi al bene o darsi al male che faceva della vita dell'uomo di volta in volta una tragedia o una commedia, ma sempre e comunque un dramma, un agire, un mettersi in gioco. Non c'è più un cuore, un nocciolo, un core, un ubi consistam, un fine per cui vivere o morire. Non c'è più nulla di tutto questo. La razza degli uomini è in via d'estinzione, sta irrimediabilmente invecchiando, e presto scomparirà.
Al suo posto entra in scena una nuova razza, un nuovo essere. Quale sia la sua cifra non è ben comprensibile per i poveri uomini sull'orlo dell'abisso, prigionieri come sono dei loro schemi categoriali e dell'idiosincrasia della specie. Quel che è visibile è incomprensibile, e quel poco che è comprensibile lo è solo per via di contrapposizione. Per esempio, questi nuovi esseri non scelgono. Chigurh non decide nulla, tutto è già deciso: la testa e la croce della sua moneta non sono segno del caso, ma rivelazione, oracolo, manifestazione, epifania del dato. Tutto è necessità.
Bell è tutt'altro che sentimentale, ne ha viste troppe e troppo brutte per essere facile alla commozione. Per cui, se quando guarda la moglie dice che quella donna è il suo cuore; se quando parla dell'abbeveratoio di pietra vicino alla casa dove è cresciuto dice che chi lo ha scavato aveva una sorta di promessa dentro al cuore; beh, dobbiamo capire cosa intende. E intende dire che la razza degli uomini ha bisogno di un perché, di un positivo, di un criterio buono su cui misurare la realtà e se stessi.
Ma ora questo criterio non c'è più. E non è colpa della droga, e lo scannarsi come animali, il macellarsi reciprocamente e il ficcare i neonati nel tritarifiuti è solo il sintomo del cambiamento, non è la causa.
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3.0Non male, ma per palati forti, 28-05-2011
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Vi ricordate l'inossidabile storiella del Cavaliere Nero narrata dal mitico Gigi Proietti? (casomai vi servisse una rinfrescatina, su YouTube ne trovate diverse versioni). Ora leggete pure senza pensarci troppo questo ottimo noir, ma poi ditemi se il truce protagonista Chigurh e il Cavaliere Nero non si somigliano come due barili di sangue e frattaglie. Anche Chigurh appena incontra qualcuno, spesso colpevole solo d'essere vivo, con una sventagliata di mitra lo riduce subito ad un innaffiatoio, oppure lo promuove a carne bovina con il suo inseparabile punteruolo da mattatoio ad aria compressa. Che bisogna dire è un arnese completo di compressore e quindi piuttosto ingombrante: e quindi l'arguto lettore è portato subito a pensare che tutto quell'armamentario obsoleto serva soltanto a terrorizzare gli altri, i lettori più ingenui, ma non certamente lui, l'arguto, che ha capito che è solo scena. Invece ogni sarcasmo svapora come il fumo criminale di una sigaretta nello smog naturale cittadino, quando poi si scopre che quel pistone serve anche da passepartout all'ingegnoso killer per entrare, appunto, da per tutto. Comunque troppe trippe sparse per i miei gusti, troppa violenza gratuita, ma forse deliziosa per i palati abituati a quelle pietanze. Da parte mia aggiungo soltanto che vedere perfino gli specchi imbrattati di materie cerebrali fa riflettere, malamente, sulle aberrazioni umane.
Non posso concludere però tacendo delle numerose pagine in cui è il buono ed onesto sceriffo a raccontare le proprie malinconiche ma anche consolanti vicende personali, in quanto rivelatrici comunque di più normali e sovrastanti scelte di vita basate sugli affetti familiari e in un certo senso sulla scommessa anche se dissennata di una loro longevità. Sono riflessioni tutt'altro che peregrine, vere boccate d'ossigeno fra tanta cattiveria, leggetele, sono in corsivo, le trovate subito.
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4.0Non è un paese per vecchi, 21-02-2011
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Una disperante presa d'atto del disfacimento della società americana. L'autore ha una capacità empatica, attraverso la quale immagini diventno mezzo perfeto per comunicare con il lettore. Il tutto reso ancor più amaro dal senso di ineluttabilità che pervade il romanzo, che, se non fosse per i suoi toni lirici, potrebbe benissimo essere il copione di un film di Tarantino, vista la violenza esplicita e direi anche fredda e stilizzata che trasuda da quasi ogni pagina. Un libro che lascia un sapore agro in bocca perchè McCormac non lascia adito a nessuna speranza e chiama tutti a correo dello sfacelo. Ci rimane solo, forse, il ricordo dei tempi passati, e il sicuro rifugio della famiglia.
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2.0lento e difficoltoso, 15-11-2010
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Questo libro mi è sembrato molto lento, con continui cambi di scena a cui non sempre sono riuscita a stare dietro. Alla fine del libro non mi sembrava di averne colto appieno il significato: molto meglio il film, secondo me, in questo caso. Comunque sia, ho apprezzato molto la tratteggiatura di alcuni personaggi.
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2.0lento e difficoltoso, 15-11-2010
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Vado un po' controcorrente rispetto alle altre recensioni: questo libro mi è sembrato molto lento, con continui cambi di scena a cui non sempre sono riuscita a stare dietro. Alla fine del libro non mi sembrava di averne colto appieno il significato: molto meglio il film, secondo me, in questo caso.
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5.0Non è un paese per vecchi, 14-11-2010
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Una spietata, violentissima e brutale descrizione della società e dell'animo umano. Come sempre in Cormac McCarthy, anche lo stile è scarnificato, ridotta ai minimi termini persino la punteggiatura, quasi fossero essi stessi personaggi della storia.
Attenzione, non è banalmente un western moderno, o una storia di solitudine, miseria e à laFaulkner. Siamo di fronte ad un capolavoro che può essere benissimo messo a fianco alle classiche tragedie greche o ai più intensi drammi shakespeariani. Assolutamente da leggere e da rileggere! Superiore persino a "Meridiano di sangue", altro capolavoro dello scrittore statunitense.
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