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Un nome da torero

Un nome da torero

di Luis Sepúlveda


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Descrizione

In una Berlino ormai liberata dal Muro, un ex guerrigliero cileno è incaricato da una compagnia di assicurazioni di ritrovare un'antica collezione di monete d'oro sottratta al legittimo proprietario durante Ia seconda guerra mondiale dalla Gestapo e poi di nuovo rubata e nascosta da due soldati tedeschi nel luogo in cui sognavano la libertà: la Terra del Fuoco. Juan Belmonte, questo il nome del guerrigliero, accetta la proposta, soprattutto per amore di una donna lasciata in Cile. Ma in questa ricerca Belmonte non sarà solo: un ex ufficiale dei servizi segreti della Germania Est è stato a sua volta ingaggiato per recuperare il "tesoro". Chi dei due arriverà per primo alla Collezione della Mezzaluna Errante? Un'avventurosa e drammatica caccia al tesoro, sullo sfondo di una splendida Terra del Fuoco autunnale: una terra nella quale tutti fuggono da qualcosa o da qualcuno, dove il passato si confonde e dove tutto può accadere perché Dio guarda sempre da un'altra parte.

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3.0Un nome da torero, 12-08-2011
di T. Rossi - leggi tutte le sue recensioni

«Non credo, nonostante sia classificato come tale, che appartenga alla categoria del giallo, c'è un po' di suspense, si thrillereggia un po' , ma non è quello (per me) il nodo del romanzo. Il nodo sta nel crollo delle certezze del mondo post-89, e nella sua ricostruzione. Nel crollo degli ideali rivoluzionari e nell'adattarsi all'ora. Ma anche nella critica, sempre ed ovunque in Seplveda, di tutti gli ismi, anche se alcuni vanno anche combattuti, fino in fondo. Ed infine nella solidarietà degli ultimi, vuoi essi gli emarginati di Amburgo o gli sperduti abitanti della Patagonia (e ci si riuscirà un giorno ad andare? ). Così, il nostro buon cileno intreccia un po' di sue storie personali (i desaparecidos cileni in prima linea, ma anche la fuga in Europa, l'odio per i traditori che andavano ai concerti degli Inti Illimani per riconoscere i fuorusciti) con una storia di amicizia e di fuga al contrario, dall'Europa verso la "sua" Patagonia. Molte, un po' alla maniera delle cantate del Sud, sono le storie che si affacciano alle pagine. Trafilata vediamo la storia di amicizia tra lo sfortunato Ulrich che non riesce a scappare dalla Germania Est ed il riflessivo Hans che fugge con il bottino, ma che preferirà vivere del suo aspettando il ritorno di Ulrich. Poi la storia di Frank, ex-spia della Stasi che non riesce a riciclarsi nel nuovo mondo. E quella di Juan (il Seplveda mascherato) che cercherà di risolvere l'inseguimento ad Hans, a Frank e a tutto il suo passato, solo per amore di quella Veronica costretta all'autismo dalla brutalità pinochettiana (e non svelo nulla, che tutto viene detto nelle prime pagine) . Con quel leit-motiv del nome da torero (perché Juan Belmonte è stato IL torero, quello che ha portato la tauromachia nell'era moderna ed è stato UNO degli interpreti di Morte nel pomeriggio' di Hemingway), che non viene mai portato fino in fondo, ma sempre lasciato un po' lì, sospeso. In fin dei conti, un libro dolente, che gira e rigira intorno ad una ferita ancora aperta, senza riuscire a medicarla fino in fondo. E non un romanzo totalmente riuscito, anche se dignitoso. A me, come accennato sopra, rimarrà ancora negli occhi il desiderio di vedere Ushuaia, Punta Arenas e le praterie della fine del mondo. »

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