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Il mio nome è Rosso

Il mio nome è Rosso

di Orhan Pamuk

4.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Super ET
  • Traduttori: Bertolini M., Gezgin S.
  • Data di Pubblicazione: novembre 2005
  • EAN: 9788806181970
  • ISBN: 8806181971
  • Pagine: 450
  • Formato: brossura
Istanbul, 1591. Tra i miniaturisti e illustratori al lavoro nel Palazzo del Sultano si nasconde un feroce assassino. Per smascherarlo Nero è disposto a tutto, anche a rischiare la vita. Perché se fallisce, per lui non ci sarà futuro con la bella Sekure, non ci sarà l'amore che ha sognato per dodici anni.

Note su Orhan Pamuk

Ferit Orhan Pamuk è nato ad Istanbul il 7 giugno del 1952. E’ cresciuto in una famiglia benestante, suo padre era dirigente dell’IBM. Studia presso il liceo americano Robert College di Istanbul e poi si iscrive alla facoltà di Architettura dell’Università Tecnica di Istanbul. Lascia gli studi tre anni dopo, per iscriversi alla facoltà di Giornalismo. Durante questo periodo inizia a scrivere romanzi. La sua prima opera si intitola “Oscurità e luce” (1974). Lo stesso romanzo viene ripubblicato nel 1982, con il titolo “Il signor Cevdet e i suoi figli”, con il quale vince numerosi premi e riconoscimenti. Consegue la laurea in giornalismo nel 1977. Nel 1982 sposa Aylin Turegen, con la quale avrà una figlia. La coppia divorzierà nel 2001. Durante la metà degli anni Ottanta, svolge alcune lezioni presso le università degli Stati Uniti, ma torna a Istanbul nel 1988. Nel 2005 è stato aspramente criticato da una parte dell’opinione pubblica per aver denunciato ad una rivista svizzera il massacro di armeni e curdi compiuto dai turchi durante la seconda guerra mondiale. Per tale motivo è stato anche incriminato nel 2005 dal governo turco, ma l’accusa è stata poi ritirata nel 2006 in quanto, secondo il nuovo codice penale, l’azione compiuta non rappresenta reato. Autore di numerosi romanzi, Pamuk, con uno stile sospeso tra il reale ed il fiabesco, racconta la realtà della Turchia divisa tra passato e presente. Nell’ottobre del 2006 viene insignito del Premio Nobel per la letteratura, divenendo il primo turco a ricevere il prestigioso premio. Ad oggi Orhan Pamuk è un autore di fama internazionale molto apprezzato sia dal pubblico sia dalla critica e vive tra Istanbul e New York.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.1 di 5 su 12 recensioni)

4.0Un libro unico, 24-02-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 3
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Questo è uno dei libri più lunghi (e non parlo del numero di pagine) e pesanti che abbia mai letto. E nonostante ciò è un libro bellissimo. Direi che già questo dice tutto! Non so perchè, nè cosa lo renda tanto speciale, ma l'ho apprezzato dal primo momento. Non è emozionante pur essendo un giallo, nè romantico pur essendo una storia d'amore. E' un genere a sè. Bisogna leggerlo per capire.
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4.0Pesante, ma non è un difetto, 18-02-2012
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Personalmente non sono riuscita a finirlo, ma mi sento di parlarne molto bene. E' una finestra aperta su un diverso modo di essere e di pensare. Il linguaggio è ricchissimo, tanto ricco da risultare faticoso. Ogni parola è molto significativa e di conseguenza è un libro tutt'altro che scorrevole. Non è possibile leggerlo rapidamente e quindi non è per chi ha poco tempo da dedicare alla lettura. La storia ed i personaggi sono interessanti, però, per quanto avvinca, non si riesce ad andare veloci. Mi riservo di riprenderlo in un momento in cui avrò tempo per la lentezza e lo consiglio a chi ne ha.
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3.0L'Arte prima di tutto., 16-02-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Il mio primo consiglio in assoluto è di non farsi ingannare dal retro di copertina. La sinossi non è menzognera ma fuorviante. Non c'è un giallo ricco di suspance ma un dialogo sull'Arte. La prosa è avvolgente, capace di portare immediatamente il lettore in quei luoghi descritti e di fargli provare tutte le sensazioni dei personaggi; e la vicenda anche è interessante ma non ha niente a che vedere con il giallo, l'assassino c'è ma l'indagine è solo un pretesto per nascondere un saggio colto sull'Oriente, l'Occidente e l'Arte. Leggetelo, ma lasciatevi trasportare dallo scorrere delle pagine, senza cercare di risolvere il caso: in questo caso, tutto è nelle mani di Allah!
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3.0Lettura faticosa ma interessante, 12-02-2012, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Ho trovato questo romanzo difficile da leggere per una serie di motivi: lontano dalla sensibilità occidentale, vi vengono citati storia e miti a noi poco familiari. Inoltre la narrazione prevede lunghissimi elenchi che tendono a far il filo del discorso. L'argomento, il confronto tra l'arte islamica ed l'arte occidentale è tuttavia interessante e la trama può in certi punti ricordare una detective story. L'impostazione con ogni capitolo è narrato in prima persona ognuno dei protagonisti, inclusi colori e disegni, è piuttosto originale...
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4.0Il mio nome è rosso, 28-01-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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E' pura poesia; uno dei libri più belli che abbia letto. E' come un gioco di sguardi. Meglio, un rimbalzo di sguardi. Panuk ci fa guardare loro, loro guardano le miniature; le miniature sono lo sguardo di Allah sul mondo. Un giallo e la storia di una civiltà intera, attraverso il tocco di un pennello.
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4.0Il mio nome è Rosso, 11-08-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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Tipico di Pamuk, un libro lieve, bisogna farsi lasciare cullare dal linguaggio del poeta turci, una miniatura esso stesso come le stupende miniature islamiche che racconta. Istanbul, 1591; il sultano Murat III commissiona un libro che commemori il millenario (calcolato in anni lunari) dell'Egira, che contenga un suo ritratto e che utilizzi le caratteristiche dell'arte europea, in primis la prospettiva. Tutte cose esecrate dall'arte islamica tradizionale, che bandisce la figura umana dai luoghi di culto (per evitare l'idolatria) e la permette a scopo decorativo sui libri purché non rappresenti la divinità; niente naturalismo e quindi niente prospettiva, niente luci e ombre. Il disegno è la fioritura a colori della storia, dice Zio Effendi, il miniaturista capo cui è stato commissionato il libro.
I contatti commerciali e militari tra Istanbul e Venezia avevano aperto ai turchi il mondo dell'arte occidentale, di quella veneziana in particolare; nel 2007 in una bellissima mostra a Palazzo Ducale di Venezia (Venezia e l'Islam) ho potuto ammirare quello che Pamuk fa raccontare ai suoi miniaturisti, i ritratti dei sultani "alla moda occidentale" fatti dai pittori veneziani, Gentile Bellini sopra tutti, ma anche dalla bottega di Tiziano, e centinaia di altri pezzi mirabili creati negli anni del contatto diretto tra Venezia e Istanbul.
La narrazione è affrontata da molteplici punti di vista; in 59 capitoli, vari io narranti si alternano offrendoci prospettive diverse, non solo di personaggi ma anche di oggetti (una tecnica usata un paio di anni dopo dalla Barbery nel suo romanzo d'esordio Estasi culinarie) ; bellissimi i capitoli in cui a parlare è la moneta e quello che dà voce al colore rosso, il pigmento più ammirato e ricercato per le miniature (il cui nome viene da minium, un minerale da cui si ricavava proprio il colore rosso) .
Nessun personaggio è approfondito in modo particolare, né Nero né la sua bella 350; ekre, né i tre miniaturisti tra i quali pare si nasconda l'assassino del doratore Raffinato Effendi, il cui cadavere ci parla nell'incipit del romanzo che personalmente ho trovato fulminante. Tutte le voci si intrecciano nel progresso della narrazione, che diventa corale e che svela a poco a poco non solo l'identità dell'assassino (il livello della trama del giallo è secondo me il meno interessante, è un puro gioco dell'autore che cattura l'attenzione di chi legge il libro superficialmente) ma soprattutto il rapporto tra il miniaturista e il proprio disegno, il pensiero e l'ideologia che stanno dietro alle raffigurazioni miniaturistiche, al modo d'intendere l'arte, alle varie scuole di pensiero, al rapporto tra arte, religione e filosofia.
Sopra tutto, davvero una spanna sopra tutto, è uno dei temi chiave di Pamuk: quello del presunto contrasto Oriente Occidente, già trattato in Neve e ne Il castello bianco, per esempio, in chiave rispettivamente contemporanea e antica. Ad Allah appartengono l'Oriente e l'Occidente, dice il Corano, e Pamuk è convinto che la vera arte nasca dalla mescolanza di radici e culture; due culture diverse non dovrebbero generare conflitti ma amalgamarsi nel rispetto reciproco delle proprie credenze e dei propri valori.
Quale terra potrebbe essere più indicata di Istanbul per questo scopo? Crocevia di culture, ponte tra Europa e Asia, incontro di razze, popoli e religioni, crogiolo di arte e storia come nessun altro al mondo. Quale artista meglio di Orhan Pamuk? Sapiente fusione di temi e linguaggi antichi e moderni, uno dei maggiori scrittori contemporanei, ricco e dettagliato come una miniatura preziosa, profondo e colto come un saggio islamico, delicato ed equilibrato come un arabesco.
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5.0Ad Allah appartengono l'Oriente e l'Occidente, 05-08-2011, ritenuta utile da 6 utenti su 7
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Non vorrei svelarvi la trama ma una considerazione su un tema molto curioso e ben sostenuto in tutto il libro. Nel romanzo Il mio nome è rosso un a particolare attenzione è data al concetto di stile. Individuando con stile quelle che sono le caratteristiche riscontrabili nelle opere di un artista o di una corrente di artisti, Pamuk ci ricorda come questo termine fosse bandito dai miniaturisti islamici nei secoli XV e XVI. Il dare importanza e rilevanza alle qualità, alle doti, al modo di dipingere di un miniaturista è per lo scrittore una maggiorazione inutile che ha il solo scopo di sottolineare in modo esagerato il talento.
I miniaturisti del suo romanzo, erano noti e riconoscibili non tanto per il loro stile personale ma per quello del laboratorio, della città, della culla artisitca o delle scelte del committente.
Il romanzo rimbalza tra Turchia e Europa, Istanbul e Venezia alla ricerca di un'identità culturale sospesa tra due mondi: l'Oriente e l'Occidente.
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3.0Il mio nome è Rosso, 05-08-2011
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Scritto splendidamente, non c'è dubbio. In alcuni tratti mi ha ricordato l'ultimo Nabokov, non pensavo ci fossero tutti questi aggettivi, al mondo. Poi c'e' anche la storia d'amore, c'e' un po' di thriller, ci sono queste donne (che tra Esther e Sekure non so chi mi stava piu' simpatica), poi queste apparizioni fugaci (Io sono questo, Io sono quello...) che senti parlare una volta poi non le si rivede piu'. Proprio strutturato bene, con grande intelligenza e cultura. E' peso, ma non perche' è lungo, prolisso, e immobile.
Per me è proprio l'argomento che è faticoso, è piu' un saggio che un romanzo, quando smettevano di parlare delle miniature e tornavano a fare discorsi normali tiravo il fiato. Solo che di discorsi normali non ce n'e' poi cosi' tanti...
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4.0Il mio nome è Rosso, 26-07-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Un libro difficile, complesso, come possono essere i dedali di una Istanbul infuocata. Il rosso che comunica con noi è il cremisi intenso delle miniature. Un colore che appartiene agli occhi degli artisti europei e al sentimento segreto dei miniaturisti musulmani. Il rosso, che è il comune simbolo della passione per la pittura, è qui anche quello che di un differente sangue e di un diverso destino.
La mano del miniaturista cieco percorre col pennello i sentieri del mondo come una mano un corpo amato; i maestri europei si impadroniscono di un universo frammentato, attraverso un viaggio solitario in cui l'uomo è solo di fronte all'esistenza.
Non c'è un solo rosso, ma tante tonalità di rosso, in occidente. Non c'è un solo modo di disegnare un cavallo, ma tanti cavalli diversi.
E se il miniaturista decide la cecità per ritrovare se stesso nella dispersione del mondo, il maestro occidentale decide di perdersi come un naufrago in quel mondo. Senza salvezza.
Una riflessione intrisa di bellezza su ciò che l'uomo vorrebbe possedere ma non può; su quello che il destino ci nega, e sulla lotta di ognuno verso una mèta, forse inarrivabile, che è la felicità.
Meraviglioso e complicatissimo come i frammenti sparsi di uno specchio, come una miniatura spezzata.
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5.0fantastico e sognante, 10-08-2010, ritenuta utile da 4 utenti su 6
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Il mio "nome è rosso" insegna più cose sulla turchia di qualsiasi reportage. Attraverso gli antichi miniaturisti ti immergi in un mondo fantastico ma storicamente attendibile. Ad oggi il più bel romanzo di PAMUK. Imperdibile
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5.0mistero e nostalgia, 07-02-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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meraviglioso... il migliore che abbia letto dello scrittore turco. Mistero e nostalgia si intrecciano in una trama che coinvolge e disorienta.... le voci dei tanti personaggi ci trascinano in quel mondo perduto e decadente dove non solo la miniatura è agli sgoccioli ma una cultura intera... tante sono le suggestioni che il libro lascia al lettore, molti i punti di vista che siamo tenuti a conoscere in una narrazione corale che si fa sempre più intricata e affascinante... i personaggi si fanno odiare e amare per la loro infinita umanità...
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5.0Consigliatissimo, 12-05-2009, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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Senza ombra di dubbio il libro più bello che ho letto lo scorso anno. Poetico e sognante. La lettura non è semplice ma questo fa parte della sua magia. Uno dei rari casi in cui la stile e la storia sono al top.
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