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4.0

di Walter Veltroni


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Descrizione

1943: il quattordicenne Giovanni fissa sull'album da disegno gli ultimi giorni del fascismo, il bombardamento di Roma del 19 luglio, la deportazione degli ebrei il 16 ottobre. 1963: Andrea, tredici anni, attraversa col padre, su un Maggiolino decappottabile, l'Italia del boom. 1980: l'undicenne Luca registra sulle cassette del suo mangianastri l'anno terribile del terremoto in Irpinia, del terrorismo, dell'assassinio di John Lennon. 2025: l'adolescente Nina vuole costruire la sua vita preservando le esperienze uniche e irripetibili di coloro che l'hanno preceduta. Quattro generazioni della stessa famiglia, quattro ragazzi colti ciascuno in un punto di svolta (l'esperienza della morte e della distruzione, la malattia di una madre perduta e ritrovata, il tradimento degli affetti, la rivelazione dell'amore) che coincide con momenti decisivi della recente storia italiana, o si proietta in un futuro di inquietudini e di speranze.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.9 di 5 su 7 recensioni)

4.0Meglio lo scrittore che il politico, 28-09-2011
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E' un sorprendente romanzo familiare l'ultima fatica del Veltroni scrittore, libro unitario pur se composto da quattro segmenti narrativi sostanzialmente autonomi. Romanzo nel tempo - ma anche nello spazio: una geografia italiana con una prima parte su Roma di rara bellezza e di sorprendente forza icastica. E dire che il 1943 - 44 era già stato raccontato. Ma il confronto con la Morante che immortala il bombardamento di San Lorenzo e il Debenedetti testimone della deportazione degli ebrei del ghetto non toglie nulla alle pagine di Veltroni. Romanzo palinsesto - come piacerebbe dire a Genette, nel quale oltre ai rivi principali ne scorrono altri che si caricano di altri significati e altri contesti: il cinema, naturalmente, ma anche l'arte, la canzone, la storia politica. Una pietas nei confronti dei personaggi in base alla quale non ci sono buoni-buoni e cattivi-cattivi (bellissimo è il personaggio del gerarca fascista e il suo rapporto con il maggiordomo) . Che altro? Una scrittura appassionata, ma anche sempre sotto controllo. Un dialogo con il lettore che lo stimola, lo interroga e non ha paura di commuoverlo. Insomma, proprio un bel libro. Che viene da un connazionale che non ci avrebbe fatto vergognare, se avesse vinto le elezioni. E come scrittore ci fa pensare che la sua generazione non ha perduto i sogni con i quali era cresciuta.
Il romanzo non è morto - come pensavano taluni impostori di 40 anni fa. E' vivo e vegeto, tanto che un libro di storia si trasforma in romanzo. Da notare i ringraziamenti alla fine: così si lavora sulle fonti e così si rende merito a coloro che hanno guidato la ricerca dell'autore. Su questo non ci sono dubbi: una lezione di stile.
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2.0Noi Veltroni, 02-08-2011
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Mi ha deluso e non poco, pensavo che la serietà del politico trasparisse anche tra queste pagine. Non avevo mai letto un libro del buon Walter, ma mi aspettavo uno stile più maturo. Un conto è voler essere semplici, un altro litigare ad ogni riga con la banalità (finendo quasi sempre col soccombere). Per non parlare dell'ultimo capitolo: troppo "futuristico", un po' assurdo e, in chiusura, inconcludente.
Lo preferisco decisamente quando parla di cinema!
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4.0Noi..., 14-02-2011
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Uno spaccato indimenticabile di vita quotidiana. C'è un testimone che passa di mano in mano, ed è l'unica cosa che funziona nel paese disgraziato raccontato dall'autore, un testimone che a grande velocità viene trasmesso da padre a figlio, mantenendo intatto un legame forte con le proprie radici familiari. Così scorre la nostra personalissima Heimat, con Alfredo, un bravo italiano, vagamente fascista, almeno fino ai bombardamenti del 1943. Poi arriva il turno di Giovanni, uno che ci ha creduto al paese che si rimbocca le maniche e che si avvia lungo il glorioso percorso della democrazia. Negli anni ottanta subentra Andrea, con tutti i problemi, le lacerazioni, i cambiamenti che si attraversano quando si passa dall'Italia in bianco e nero alla Milano da bere. Ne paga le conseguenze Luca, che assiste alla tragedia di una famiglia che cede, negli anni in cui l'individualismo prende il largo. Così in un 2025 che molto assomiglia all'oggi, i conti tocca farli a Nina, impegnata a mettere insieme i puzzle di un valore che è fortemente scoraggiato dal Grande Fratello che governa il Paese: la memoria.
Un libro diretto sul male storico che affligge l'Italia, con molta della musica che ho amato e con qualche ricordo che coincide con il mio.
Non poteva che scriverlo, l'unico politico italiano che frequenta la contemporaneità: Walter Veltroni.
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4.0GRANDE SAGA FAMILIARE, 07-12-2010
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Una famiglia e quattro generazioni a confronto. Un libro che si legge tutto d'un fiato tra ricordi ed emozioni per i tempi passati e curiosità per il futuro. Scritto anche bene, mi piace molto come scrittore già amato con il suo precedente "alla scoperta dell'alba".
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5.0Fantastico, 15-09-2010
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Davvero, era tempo che un libro non mi emozionava così. La storia, la nostra storia, vista dagli occhi di una tipica famiglia italiana, con le sue paure, i suoi dubbi, le sue contraddizioni ma soprattutto con la sua speranza nel domani. L'autore smette i panni di uomo di partito e la sua opera, oserei dire, potrebbe essere considerata come un valido tentativo di costruire una memoria condivisa, ciò che ancora manca nella nostra cultura. Il libro è una dimostrazione che il veltroniano "...ma anche...", tanto sbeffeggiato, debba essere un saldo punto di partenza nelle valutazioni necessarie a prendere decisioni nell'interesse della collettività. Da antologia, le definizioni di alcuni concetti espressi nei vari dialoghi: ad esempio quello di bellezza o quello di libertà ma soprattutto l'apologia del grigio; se leggerete questo libro smetterete anche voi di vedere questo colore come sinonimo di sventura o malinconia. Eccezionali le prime due parti, con un dialogo nella seconda tra Giovanni ed Andrea che mi ha dato l'impressione essere quello che avrebbe voluto avere col padre se questi fosse stato ancora in vita. Leggermente sottotono la terza parte ed interessantissima l'ultima, ambientata nel futuro, molto originale ed altrettanto inquietante. Se devo trovare un difetto, ritengo che in alcuni punti il romanzo sia fin troppo commovente. Nel complesso se fossi un insegnante d'italiano, adotterei questo testo come opera di Narrativa (magari per la terza media).
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4.0Generazioni, 13-07-2010
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Mi ha colpito questo libro di Veltroni. Francamente non pensavo scrivesse cosi' bene anche un mega-romanzo che si estende dal 1943 al 2025 per 4 generazioni ma si legge in un fiato. Bravo! E' la storia raffinata di quattro generazioni della stessa famiglia che coincide anche con momenti decisivi della recente storia italiana e si proietta anche nel presente e poi in un futuro di inquietudini e di speranze.
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4.0Un ottimo testo scolastico, 24-12-2009, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Di Veltroni politico si diceva che fosse un "buonista", ma dal Veltroni scrittore si capisce che, per così dire, abbiamo complessivamente a che fare con una persona di straordinaria mitezza e umiltà: niente a che vedere con un politico, appunto (e infatti). Ma anche come scrittore, purtroppo, il "nostro" mostra certe sue ridondanze di soavità soprattutto nella descrizione dei comportamenti e nei dialoghi familiari che sostanzialmente non variano, pur al rinnovarsi meramente anagrafico dei personaggi nel corso di cinque o sei generazioni. In particolare nei rapporti e dialoghi figlio/padre, cioè da maschio a maschio, non si capisce a cosa serva la figura di un genitore che non fa che assentire alle perle di saggezza del suo bennato clonetto. Saranno sempre d'accordo su tutto, è inutile attendersi che si diano un cazzotto liberatorio sul muso, e allora che discutono a fare?
Però la preziosa conseguenza positiva di tanta limpidezza interiore è che le vicende storiche non sono affatto edulcorate né enfatizzate, ma riportate in vita con assoluta imparzialità: e per esempio i romani che hanno perfino qualche anno in più del necessario, sanno quanto siano vere quelle scene di miseria, di macerie e di morte, che li hanno privati, anzi li hanno resi analfabeti a vita di una propria infanzia, creando generazioni di infelici endemici. Sotto questi aspetti si tratta di un libro addirittura prezioso: sia per chi ha vissuto quei tempi e ritrovandone così la memoria di tragedia epocale può coltivare legittimamente l'orgoglio di sentirsene protagonista storico piuttosto che vittima; e sia, e soprattutto, per chi ha avuto la fortuna di nascere dopo e non sa o non vuole sapere quanto sia stato davvero atroce e ingiusto quel periodo, e per questo pensa di vivere pienamente solo rapandosi la testa e giocando ad una guerra qualsiasi purché violenta ed infame come il razzismo. Basterebbe questa motivazione per imporlo come prezioso testo formativo in uno dei primi anni di scuola.
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