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Il nipote del Negus

Il nipote del Negus

di Andrea Camilleri


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In sintesi

Il nuovo romanzo di Andrea Camilleri, "Il nipote del Negus", prende spunto da un fatto realmente accaduto: negli anni Trenta il nipote del Negus, personaggio interessante e originale, venne a studiare nella scuola mineraria di Caltanissetta.
Nell'agosto del 1929 il nipote del Negus Ailè Selassiè si iscrive alla Regia Scuola Mineraria di Vigata. La cosa provoca un generale scompiglio: al nipote regale deve essere riservata una accoglienza all'altezza del suo rango; questo è l'argomento dell'esilarante corrispondenza tra ministero degli Esteri, Prefetto, Questore di Montelusa, federale di Vigata, direttore della scuola, ognuno preoccupato, in realtà, di salvare il posto. A far crollare la situazione sopraggiunge una missiva di Mussolini in persona, che sollecita il principe a scrivere una lettera di elogi spropositatati sul fascismo allo zio Ailé, allo scopo di facilitare la risoluzione del contenzioso aperto sui confini della Somalia. Il nipote del Negus temporeggia in vario modo e la vicenda prende la piega della farsa. Camilleri riscopre in questa narrazione la buona vecchia piega di caustica comicità che colorava le sue prime opere, mescolando realtà e fantasia con la maestria a cui sono avvezzi i suoi lettori.

Descrizione

Eja, Eja, Alalà! Fu già tempo in cui si andava in camicia nera; si cantavano inni. Quando la menzogna si accasa nella storia, sono gli atti di fede, e i manganelli, che fanno la verità. Ci volevano, a Vigàta, le furberie e le mattacchiate di uno scavezzacollo principe di colore, la selvatica estrosità e il talento per gli affari di un diciannovenne ben arnesato e sessualmente senza briglie, la spudoratezza e l'inclinazione astuta di un nipote del Negus, i puntigli principeschi di uno studentello straniero senza letto e senza tetto, che allettava gli occhi e invaghiva i cuori, per umiliare l'onore, l'orgoglio virile, le mire colonialistiche, le prolisse incompetenze del regime, e il nazifascistico razzismo. Il nipote del Negus, il principe Grhane Sollassié Mbassa, è stato iscritto alla Regia Scuola Mineraria di Vigàta. Si rivela un virtuoso della bricconeria e un atleta dell'inganno: tutti brontolando, e lui bravando; promettendo molto, e ancor più pagando, senza nulla mai ottenere. Cosa non tollerano tutti, cosa non tentano. Anche il Duce schiuma e freme, e subisce a rate i tiri bassi dell'etiope: di quel tizzone d'inferno che scalcia e corvetta; e sfugge al dover suo di dar testimonianza in terra italica e in colonia del viver bello e libero e generoso della "civiltà" fascista. Un evento reale con cui Camilleri torna alla sua vena più antica, quella più irriverente e comica, che mescola con intelligente divertimento, storia e fantasia.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.3 di 5 su 35 recensioni)


4.0Il nipote dei Negus, 21-04-2012
di S. Bugiani - leggi tutte le sue recensioni

«Il nipote del Negus è, anzitutto, un romanzo divertente. Con un taglio assolutamente ironico Camilleri racconta di come un giovane, astuto e sfrontato, riesce a districarsi nei complessi gioci diplomatici messi in atto durante il regime fascista, tutti miranti a far "bella figura" con lo zio, il Negus, in un momento delicatissimo. Un'ottima prova.»

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4.0Intelligente e divertente, 14-03-2012
di A. Tomeazzi - leggi tutte le sue recensioni

«Camilleri prendendo spunto da un episodio realmente accaduto, scrive un racconto ironico e pungente ambientato nel periodo fascista quando il Duce è smanioso di conquiste colonialistiche. Questo romanzo è scritto sottoforma di lettere, articoli di giornale e telefonate.
Il protagonista è un giovane furbo e temerario a cui piace il lusso ed escogita sempre nuovi modi per ottenere soldi dal regime.
»

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4.0 Il nipote del Negus, 26-09-2011
di G. Volpi - leggi tutte le sue recensioni

«Storia ambientata negli anni dell'apogeo del fascismo ma che offre eterni spunti di riflessioni sull'italia di oggi, infatti si ha l'impressione di un qualche cosa di già visto e che, purtroppo, è sotto ai nostri occhi tutti i giorni, una lenta assuefazione tale da non accorgerci di questa perenne recita a soggetti, tutto uno sbandierare di apparenze, di deformazione della verità, una sorta di sogno infantile il cui risveglio potrebbe tramutarsi in incubo.
Fra l'altro Camilleri per raccontare si è rifatto all'esperienza de "La concessione del telefono" e così è tutto un fiorire di carteggi fra commissari di Pubblica Sicurezza, Questori, Federali, Podestà, ministeri degli Interni e degli Esteri, intercalati da prime pagine di giornali che più di tutti rivelano un totale asservimento a un regime in cui la notizia non è il fatto come accaduto, ma come, secondo la illogicità di un sistema, viene offerto, anzi imposto, agli occhi di un lettore che ormai non può più discernere fra vero e falso.
Non mancano anche siparietti colloquiali, inseriti nel momento giusto e tesi soprattutto a dimostrare che fra l'ufficialità dei comportamenti e la relativa sicurezza del privato tutto era completamente diverso, come se ciascuno potesse contare su una doppia, e distorta, personalità.
L'autore siciliano parte così da un evento vero, e cioè il fatto che negli anni 1929 - 1932 si trovava a Caltanissetta il principe Brhané Sillassiè, nipote del Negus Ailé Sellassié, come studente della Regia Scuola Mineraria, da cui uscì diplomato.
Di lui si sa che era bello, focoso, gran spendaccione e questa è la realtà, tanto che opportunamente il buon Camilleri ci precisa alla fine che tutto il resto è solo frutto di fantasia.
Senza descrivere la trama, per non dispiacere al lettore, dico solo che questo etiopico, dalla pelle nera, si rivelerà pagina dopo pagina non lo sprovveduto e quasi selvaggio di cui Mussolini intende avvalersi, ma un attore astuto e consumato tanto da prendersi gioco del regime.
Allora un nero in Italia era una rarità, ora non lo è più, ma in un contesto socio-comportamentale assai analogo non oso pensare quello che un altro nipote del Negus, o di un capo tribù del Ciad, o addirittura anche un ex morto di fame del Biafra potrebbe combinare. Perché se ce un posto in cui tutto può accadere e anche accade è proprio l'Italia, ove grazie a personali ragion di stato, a furberie da asilo infantile e a soporiferi intrattenimenti dei media, tutto procede in una irreale realtà in cui anche "un alieno" di pelle scura potrebbe dimostrare che la logica vince sempre, soprattutto quando opera in un terreno in cui è assente.
Ho riso, più volte, ma è un riso amaro che si allarga nello specchio in cui mi rifletto.
Semplicemente un libro imperdibile.
»

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4.0UN'IMMAGINE RINFRANGENTE di Matilde Perriera , 22-08-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di M. Perriera - leggi tutte le sue recensioni

«UN'IMMAGINE RINFRANGENTE Il Nipote del Negus - Recensione di Matilde Perriera - Non è Montalbano il protagonista del nuovo libro di Andrea Camilleri, uscito il 25 marzo 2010. "Il nipote del Negus" è ambientato a Caltanissetta, negli anni '30, durante la guerra in Etiopia. Camilleri presenta i fatti con la sua vena originaria, irriverente e comica. Un romanzo dal divertimento contagioso, che mescola storia e fantasia. Coinvolgenti pagine dalle molteplici sfaccettature, prezioso laboratorio culturale che mescola cronaca, memoriale, giallo, saggio storico, trattato giuridico-morale, romanzo psicologico alla fervida fantasia. Il NIPOTE DEL NEGUS consente al lettore di introiettare fortissimi imperativi morali, marchiando personaggi sclerotizzati in una forma e intelligenze prostituite. Lo stile è terso, cristallino, rinvigorito da un linguaggio asciutto, spesso inframmezzato da intrusioni dialettali, espressioni crude, sintagmi, onomatopee, doppi sensi, metafore, similitudini che, a una prima lettura, disorientano, ma, isolandone i tratti più oscuri, lemmi come ntìfico, specchiàta, babbiàre, taliàre, nèsciri, sùsirsi, macàri, mìzzica, cchiù, pirchì, stràmmo, assintomò, arrivèrsa, accussì, embè, camurrìa, osteggiano la tronfia retorica gabrieldannunziana iperbolica e altisonate, di cui il Fascismo, per incantare le masse, faceva il suo cavallo di battaglia. L'incipit è dato da un fatto realmente accaduto, la frequenza, nell'agosto del 1929, alla scuola mineraria di Caltanissetta, di Grhane Sollassié Mbassa, formidabile trampolino di lancio per Mussolini che cerca di ingraziarlelo con ogni strategia perché ha puntato l'interesse sull'Etiopia. Nel racconto, il Principe si iscrive alla Regia Scuola Mineraria di Vigàta, provocando generale scompiglio per la diffidenza fra bianchi e neri; si scatena un susseguirsi serrato di dialoghi vivaci e fitti ping pong epistolari, con "carpette" che contengono lettere, dispacci, telegrammi, proclami, documentazioni d'archivio, articoli di cronaca locale, in un rimando continuo con frammenti dialogici-narrativi notturni e diurni tenuti tra gli abitanti di Vigàta. I destinatari sono tutti servi volontari del DUCE, marionette dibattute fra ipocrisie, timori, servilismo e apparente fierezza. Cambiano le intestazioni, ma l'oggetto è sempre lo stesso, il Principe che, amante del lusso, frequentatore dei bordelli e sollecitato dal gioco, estorce denaro sia alla corte etiope, sia al Partito Fascista. Mussolini gli chiede di scrivere allo zio Ailé Selassié una lettera di elogi nulla mai concedere, si fa beffe del Duce, dei notabili, delle forze dell'ordine, delle regole, della buona educazione, per poi scomparire nel nulla. Volatizzato. L'ellissi del discorso, del resto, lascia solo intuire per il resto tutto è affidato alle esclamazioni, indice prolettica della tresca amorosa tra la Michilìna laida assà e l'atleta dell'ingannoOddio, Gesù, ohio, così, sì, ancoraancoraancoraancoraancoraancora un piacere sessuale che spingerà i due amanti alla fuga e i misteri s'infittiscono Si scopre, intanto, che il Principe era già sposato in patria sin dall'età dei quindici anni con la tredicenne figlia del potente Ras Makonnen, che che che Un romanzo, insomma, che tiene il fiato sospeso fino alla fine ed è specchio rinfrangente che riesce a far luce sui nodi problematici di un'epoca e sulle incognite a essa correlate. Esse rappresentano momento di grande formazione perché, contrastivamente, stimolano la propria vivacità percettiva e il desiderio di abbattere i muri di acciaio tra i propri simili.»

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4.0Il nipote del Negus, 31-07-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di V. Longo - leggi tutte le sue recensioni

«Un romanzo divertentissimo, che strappa la risata durante la lettura e si lascia leggere con maggiore facilità rispetto ad altri libri del bravo Camilleri. Il nipote del negus prende spunto da una vicenda realmente accaduta durante il periodo fascista: il pupillo del Negus venne a studiare a Caltanissetta alla regia scuola Mineraria. Camilleri se lo immagina a Vigata, e sempre lì immagina le vicende delle autorità locali che devono darsi da fare per accogliere il prestigioso ospite.»

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3.0Il nipote del Negus, 28-07-2011
di P. Truzzi - leggi tutte le sue recensioni

«Sembra quasi che l'autore non riesca a dare il meglio di se se non nelle storie del commissario. Scorrevole, di facile lettura, anche piacevolmente umoristica, ma poco di più. Scritta sullo stile de "La concessione del telefono", con lettera, dispacci, frammenti di notizie ufficiali, e frammenti di colloqui, dove, in controluce e senza addentarla direttamente, si assapora ed intuisce la storia in se. Storia che lo stesso Camilleri ammette essere un po' bislacca, un po' ricalcata su alcune (brevi) vicende para-storiche e molto inventata per mettere alla berlina la stupidità del potere. Nella fattispecie, siamo intorno al 1930, ed una missiva urgente impone alla Scuola Mineraria di Vigata la presenza di uno studente etiope, ma non uno studente qualsiasi, ma niente meno che il nipote del Negus Ailé Selassié. Su questo ordito, si attorcigliano le storie di Vigata. Il potere, impersonato dalla polizia, dai federali e dai nobili, con un lontano accenno a quelli di Roma che qua e là intervengono, che cerca di favorire il negro al fine di mettersi in buona luce con il Duce e con le sue pretese di colonie d'oltremare. Il buon negretto, che non si capisce mai se poi sia o meno un nipote vero, ma sicuramente ha ingegno (soprattutto nel trovare i soldi da spendere) ed appetiti sessuali notevoli, tanto da sconvolgere il quieto andamento delle signorine vigatesi. I giovani, tra Ninetta che si innamora del fusto nero ed il biondo tedesco dagli appetiti non "regolamentari". Nonché le donne da marito, che vedono o sognano o cercano un futuro diverso. Alla fine l'etiope avrà la meglio sulla stupidità, in quanto, benché con l'intelligenza monodiretta, riesce a metterla a frutto ed a cavarne guadagno. Gli altri ben poco. Gli onesti ma deboli finiranno al solito stritolati dalla macchina messa in moto. I disonesti e gli arroganti avranno comunque modo di trarne dei loro piccoli vantaggi, almeno scaricando il massimo delle colpe sui primi. Ma il tutto, benché piacevolmente scorrevole non morde più di tanto. Non c'è una storia come ci abitua in altri scritti. Né tante storie che si intrecciano, come anche lì in più fortunati tentativi di scrittura. Certo, aumenta la cosmogonia vigatese, ma rimane comunque monca e non "compiuta" come quella del lago di Como di Vitali. Si segue la storia, se ne capiscono i risvolti, ma, ad esempio, tutta questa sarabanda di messaggi tra questori, questurini, federali ed altro ogni tanto si perde, perché bisogna ogni volta ricordarsi chi è il personaggio che scrive, ed a chi scrive. Così che alla fine, almeno io l'ho letta un po' lasciando correre questi riferimenti e rimandi. Sono d'accordo che quegli anni erano pervasi da tante correnti, e che l'arroganza che occupava il potere non poteva essere più ridicola. Ma la storia si ripete, ed anche ora assistiamo ad occupazioni di posti significativi da parte di persone quanto meno scarsamente degne. Ed il ridicolo, prima tracima in farsa, poi, purtroppo, dilaga in tragedia. Avrei preferito qualcosa di più compatto. Forse sarebbe stata una buona lettura estiva, ma ora, alle soglie del freddo inverno, merita poco più della sufficienza. Speriamo nella prossima, Andrea. »

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5.0Da non perdere, 24-07-2011
di L. Silvi - leggi tutte le sue recensioni

«Uno stile perfetto e una storia intrecciata quanto basta fanno di questo libro un piccolo gioiello.
Anni Trenta nell'Italia Fascista: ad agitare la vita di paese di Vigàta ci pensa il giovane Sellassié, nipote del Negus etiope, neo iscritto alla scuola mineraria, di cui tutti parlano nelle lettere che compongono magistralmente il romanzo.
"intoccabile" per il delicato momento diplomatico, le sue stravaganze verranno coperte in un rimbalzarsi di responsabilità tra Ministero, Questore, Prefetto, Preside della scuola attraverso la loro fitta rete di corrispondenza.
Esilarante ed imperdibile.
»

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5.0Da non perdere, 24-07-2011
di L. Silvi - leggi tutte le sue recensioni

«Uno stile perfetto e una storia intrecciata quanto basta fanno di questo libro un piccolo gioiello.
Anni Trenta nell'Italia Fascista: ad agitare la vita di paese di Vigàta ci pensa il giovane Sellassié, nipote del Negus etiope, neo iscritto alla scuola mineraria, di cui tutti parlano nelle lettere che compongono magistralmente il romanzo.
"intoccabile" per il delicato momento diplomatico, le sue stravaganze verranno coperte in un rimbalzarsi di responsabilità tra Ministero, Questore, Prefetto, Preside della scuola attraverso la loro fitta rete di corrispondenza.
Esilarante ed imperdibile.
»

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5.0Esilarante, 26-04-2011
di S. Ielo - leggi tutte le sue recensioni

«Mai libro fu così attuale che quello che parla di uno straniero accolto in Italia e trattato con tutti i riguardi solo perchè "considerato" un gran signore... Un caso Ruby di tanti e tanti anni fa, fra menzogne, soldi che vanno e vengono (e che non ci sono mai!) amori o quasi..»

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5.0Il miglior Camilleri, 07-02-2011, ritenuta utile da 5 utenti su 6
di G. Casanova - leggi tutte le sue recensioni

«Scambi di lettere e battute ironiche che svelano la burocratica macchietta italica ma che, ahimé, ne suppongo tutt'ora la pervicacia esistenza. Libro intelligente, poco storico, divertente, da possedere in libreria e da godere su una buona poltrona. Soldi spesi bene per il miglior Camilleri, anche da chi non lo ama.»

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5.0Grandioso, 14-12-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 8
di L. Camuti - leggi tutte le sue recensioni

«Dopo "La concessione del telefono", che considero il libro più bello in assoluto di Camilleri, lo stesso ritorna al genere epistolare di cui è sicuramente inarrivabile maestro regalandoci un'altra perla! Purtroppo lo stesso non si può dire lo stesso delle recenti storie del Commissario Montalbano che mostrano decisamente la corda.»

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4.0Negus, 10-12-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di L. Galli - leggi tutte le sue recensioni

«Non amo Camilleri, ma finalmente in questo suo lavoro sono riuscita a coglierne appieno l'ironia dilagante. Quanta amarezza notare che nulla è cambiato dai tempi narrati!»

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