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Niente di nuovo sul fronte occidentale

Niente di nuovo sul fronte occidentale

di Eric M. Remarque


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4.0Niente di nuovo sul fronte occidentale, 26-09-2011
di G. Volpi - leggi tutte le sue recensioni

«Riletto più e più volte per non permettere al messaggio pacifista di abbandonarmi. La guerra, questa bestialità dell'uomo, mai è stata descritta così bene come in questo testo di Erich Maria Remarque, alsaziano che l'ha vissuta direttamente sul fronte francese combattendo sotto le bandiere dell'impero tedesco.
Non c'è una riga di troppo, non si avverte mai la tentazione, in cui era pur così facile cadere, di invitare il lettore alle facili lacrime. Eppure la commozione prende mentre si scorrono le pagine, dense di episodi di una gioventù allevata con uno spirito nazionalistico che l'ha fatta aderire entusiasticamente a una guerra motivata dalla becera retorica della grandezza della patria e della legittima aspirazione di ampliarne i confini. Parole vuote riempiono le menti di questi giovani studenti, nascondendo non solo gli autentici fini di potere e di denaro di ogni guerra, ma anche la realtà della stessa.
Anni in cui si dovrebbero conoscere le gioie della vita sono così segnati dall'orrore della morte, dalla paura di ogni giorno, dal senso di colpa che ti prende quando ferisci a morte un nemico, se poi hai occasione di conoscerlo e di vedere in lui un povero disgraziato come te, numero in una macchina infernale che tutti divora, vinti e vincitori.
Si può solo resistere se si conserva, o addirittura si crea, un gruppo affiatato di amici con cui condividere questa pena di vivere.
La fornace della guerra, però, strapperà al protagonista, ad uno ad uno, gli affetti, rendendolo sempre più indifferente alla vita fino a quando anche lui verrà ucciso.
Il romanzo è senza ombra di dubbio un autentico capolavoro che dovrebbe costituire oggetto di studio nelle scuole di ogni nazione, con dignità pari a quella dei testi di grandi classici, e con il preciso scopo di non dimenticare che la pace è uno stato di grazia.
Dubito, però, che ciò sia possibile, perché gli interessi che muovono alla guerra sono gli stessi che presiedono alla vita di ognuno durante i periodi di relativa tregua.
»

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5.0Una denuncia della guerra, 07-07-2011
di S. Papini - leggi tutte le sue recensioni

«Niente di nuovo sul fronte occidentale è divenuto da tempo un capolavoro assoluto della letteratura universale.
Il libro, una forte denuncia contro qualunque guerra, riesce non solo a catturare il lettore con un'ottima narrazione, ma lo commuove con momenti di puro lirismo, raccontando la storia di un gruppo di ragazzi distrutti dalla vita di trincea e che non potranno mai più tornare alla vita normale.
Un libro che fa rilettere. Assolutamente da leggere.
»

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4.0Niente di nuovo sul fronte occidentale, 01-04-2011
di E. Longobardi - leggi tutte le sue recensioni

«Questo è uno dei migliori romanzi che siano mai stati scritti sul fenomeno della guerra. Tocca molti punti importanti, primo tra tutti la situazione pessima della vita in trincea, dei rapporti tra soldati, giovanissimi.
Ricco di momenti toccanti, soprattutto quando c'è un diretto contatto col nemico, fuori dalle trincee dove il protagonisca capisce che dall'altra parte del fronte ci sono giovani come lui, che la guerra non l'hanno certo voluta o cercata. Bellissimo il momento dove costretto ad uccidere un soldato francese dopo aver provato a salvarlo si ripromette di mandare una lettera alla moglie.
Altro tema importante il lavoro svolto dagli insegnanti per incitare i propri studenti ad andare al fronte, dove questi uno ad uno cadono sotto il fuoco nemico.
Insomma la storia di tanti giovani coetanei partiti tutti dallo stesso paese per andare al fronte, a morire uno dopo l'altro.
»

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4.0Niente di nuovo sul fronte occidentale, 31-03-2011
di M. Esposito - leggi tutte le sue recensioni

«Opera magistrale, davvero ben orchestrata. Consigliato. Libro denuncia, che lessi alle medie inferiori, e che ricorda, in uno stile tagliente e realista, cosa è SEMPRE stata e SEMPRE sarà la guerra: un niente di nuovo per le alte sfere, la polverizzazione dell'umanità sui fronti. Che non sono fronti, sono un voltar di spalle alla vita. E niente di più. »

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5.0Armiamoci... E partite., 28-12-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di P. Ciscato - leggi tutte le sue recensioni

«"Avevamo diciott'anni, e cominciavamo ad amare il mondo, l'esistenza: ci hanno costretti a spararle contro. " Vecchi ricchi dichiarano guerre che giovani poveri dovranno combattere, la storia si ripete, sempre uguale, non si impara mai.»

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5.0Niente di nuovo sul fronte occidental, 21-11-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di P. Rossi - leggi tutte le sue recensioni

«"Io vedo dei popoli spinti l'un contro l'altro, e che senza una parola, inconsciamente, stupidamente, in una inconsapevole obbedienza si uccidono a vicenda. Io vedo i più acuti intelletti del mondo inventare armi e parole perchè tutto questo si perfezioni e duri più a lungo".
In questa frase tratta da questo bellissimo romanzo, che per il suo messaggio pacifista costò all'autore l'esilio dal suo paese, tutta l'assurdità e la stupidità della guerra. Ieri come oggi.
»

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5.0Romanzo per la pace, 30-10-2010
di C. Locatelli - leggi tutte le sue recensioni

«Ecco un testo che da solo dovrebbe convincerci tutti della demenzialità della guerra. Non c’è esplicita denuncia ma chiara emersione dal racconto della pazzia di una tragedia che fa scempio della vita umana, stravolge le famiglie, toglie la dignità. Eppure alla Grande Guerra è seguita la Seconda Mondiale e troppe altre che hanno ripetuto sostanzialmente gli stessi copioni, solo con altri mezzi ed altri protagonisti. Un libro da leggere e su cui riflettere affinché si prenda coscienza ed umana comprensione delle immani sofferenze che l’incomprensione umana e l’interesse di pochi può comportare sulla vita dei più e sempre dei più deboli. »

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5.0Il più bel libro mai scritto controguerra, 22-08-2010
di A. Zazzini - leggi tutte le sue recensioni

«Non esiste libro più bello contro la guerra di questo.
Scritto da chi la prima guerra mondiale l’ha vissuta davvero ha il pregio di essere un monumento alla inutilità della guerra descrivendone la cruda realtà non attraverso pompose retoriche ma privilegiando il tono della malinconia e della biografia, attraverso la storia di Paolo che altri non è che Remarque stesso,attraverso le immagini di una guerra vissuta in prima persona. Finendo di leggere questo libro ci si sente reduci noi stessi, con un peso nello stomaco ma con la consapevolezza che Remarque ha scritto un grande ritratto non solo visivo ma anche psicologico della realtà delle trincee. Per i soldati ,sospesi tra la vita e la morte e separati dai morti veri solo da un’impalpabile velo di terra, la vita acquista significato nei suoi aspetti più banali e spontanei. Andare di corpo con serenità, gustare un pezzo di carne rubato dal rancio,fumare un’ultima sigaretta è per questi ragazzi, troppo precocemente strappati alla gioventù dei loro anni un concentrato di vita. Non possono avere altre alternative di quella che hanno e alla fine neanche la desiderano. Negli anni di trincea,invecchiati precocemente,sospesi sull’urlo dell’azione, sviluppano un forte legame di cameratismo e una volta tornati a casa, durante le licenze,non riescono a ritrovare la quotidianità del loro vivere. La guerra li ha cambiati e i famigliari,gli amici,la vita stessa da civile sono divenuti per loro degli estranei. Solo fra di loro, tra chi ha vissuto e capisce, riescono a trovare un dialogo. Tema caro a Remarque quello del reduce e che farà da sfondo a altri suoi romanzi posteriori primo tra tutto la via del ritorno. Tema caro perché sentito durante tutta la vita. Remarque non trovò mai pace una volta finita la guerra portandone il peso in un opprimente malinconia lungo tutti gli anni. Un libro contro la guerra da far leggere,leggere,leggere nelle scuole di tutto il mondo.
“Questo libro non vuol essere né un atto di accusa né una confessione. Esso non è che il tentativo di raffigurare una generazione la quale, anche se sfuggì alle granate, venne distrutta dalla guerra”. Erich Maria Remarque.
»

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5.0Lì la retorica non è di casa, 18-08-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 5
di R. Montagnoli - leggi tutte le sue recensioni

«Questo romanzo mi è stato compagno fedele fin dalla gioventù ed è stato oggetto di più riletture al fine di non dimenticare il messaggio di pace che porta in modo addirittura sublime.
La guerra, questa bestialità dell’uomo, mai è stata descritta così bene come in questo testo di Erich Maria Remarque, alsaziano che l’ha vissuta direttamente sul fronte francese combattendo sotto le bandiere dell’impero tedesco.
Non c’è una riga di troppo, non si avverte mai la tentazione, in cui era pur così facile cadere, di invitare il lettore alle facili lacrime. Eppure la commozione prende mentre si scorrono le pagine, dense di episodi di una gioventù allevata con uno spirito nazionalistico che l’ha fatta aderire entusiasticamente a una guerra motivata dalla becera retorica della grandezza della patria e della legittima aspirazione di ampliarne i confini. Parole vuote riempiono le menti di questi giovani studenti, nascondendo non solo gli autentici fini di potere e di denaro di ogni guerra, ma anche la realtà della stessa.
Anni in cui si dovrebbero conoscere le gioie della vita sono così segnati dall’orrore della morte, dalla paura di ogni giorno, dal senso di colpa che ti prende quando ferisci a morte un nemico, se poi hai occasione di conoscerlo e di vedere in lui un povero disgraziato come te, numero in una macchina infernale che tutti divora, vinti e vincitori.
Si può solo resistere se si conserva, o addirittura si crea, un gruppo affiatato di amici con cui condividere questa pena di vivere.
La fornace della guerra, però, strapperà al protagonista, ad uno ad uno, gli affetti, rendendolo sempre più indifferente alla vita fino a quando anche lui verrà ucciso.
Il romanzo è senza ombra di dubbio un autentico capolavoro che dovrebbe costituire oggetto di studio nelle scuole di ogni nazione, con dignità pari a quella dei testi di grandi classici, e con il preciso scopo di non dimenticare che la pace è uno stato di grazia.
Dubito, però, che ciò sia possibile, perché gli interessi che muovono alla guerra sono gli stessi che presiedono alla vita di ognuno durante i periodi di relativa tregua.
»

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5.0All'interno della deflagrazione, 08-07-2010, ritenuta utile da 5 utenti su 5
di G. Gallerini - leggi tutte le sue recensioni

«La storia descritta in questo romanzo (l'avvento della I^ guerra mondiale) percepisce appieno il pathos che sta intorno alla lotta armata, alla tragedia coatta, allo spirito ribelle e al tempo stesso coeso di giovano ragazzi convinti, inizialmente, che lo spirito di squadra che li portava nei campi di concentramento avesse un fine motivato ed aggregante. I dolori, le perdite, le battaglie inflitte e subite, caratterizzanti di ogni guerra, fanno sfondo ad una innocenza rubata di questi nostri giovani combattenti! Niente di nuovo sul fronte occidentale è un "must" per le nuove leve di adolescenti, che oggigiorno non conoscono e non percepiscono la vera essenza tragica di certi movimenti bellicosi.»

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5.0La terribile realtà della guerra, 03-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
di G. Valeri - leggi tutte le sue recensioni

«Avevo letto un brano di questo libro alle scuole medie, credo in prima o seconda media; da allora mi ero sempre riproposto di comperarlo e leggerlo per intero, ma fino ad oggi non lo avevo fatto.
Leggendolo tutto riesco a capire come mai un solo brano mi sia rimasto in testa così a lungo: è un libro di una bellezza, realtà e crudeltà sconcertanti.
Lo si legge come bere un bicchier d'acqua.
Credo sia uno dei pochi libri che non mi hanno provocato sonno nemmeno una volta, ogni volta che ho deciso di interromperne la lettura, è stata una mia scelta.
Ne consiglio vivamente la lettura, specialmente a chi crede che la guerra possa essere ancora una maniera per risolvere le diatribe internazionali, e non solamente una vile maniera per arricchire, a spese di ignari incolpevoli, l'oligarchia che governa il pianeta...
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